Petros Markaris.
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L'universit del crimine.
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Undicesima indagine del commissario Kostas Charitos.
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Traduzione di: Andrea Di Gregorio
2018. La nave di Teseo.
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Versione digitale realizzata da: Libero Giacomini, E-mail: libero.giacomini@gmail.com.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Una notizia improvvisa scuote il commissariato
di Kostas Charitos: il direttore Ghikas va in pensione
e lascia proprio a Charitos il comando temporaneo
della Centrale di polizia di Atene. Ma il commissario
pi famoso di Grecia non ha tempo di festeggiare
la promozione. Viene infatti ucciso il ministro per le
Riforme: nella rivendicazione si legge che il politico,
gi stimato professore universitario,  stato ucciso
perch ha tradito la sua missione di docente per fare
carriera politica, venendo cos meno ai suoi doveri
verso gli studenti. L'aria in citt  tesa, ma Charitos
e l'amata moglie Adriana assaporano una nuova felicit
perch la figlia Caterina li render presto nonni, cos si
rilassano frequentando tre nuove amiche dalla simpatia
irresistibile, conosciute durante una vacanza in Epiro.
Qualche giorno dopo viene ucciso con un'iniezione
letale un altro ministro, ex docente anch'egli. Quando
spunta il cadavere di un terzo professore, la situazione
sembra andare fuori controllo: il governo chiede
un'immediata svolta alle indagini che, tuttavia,
continuano a brancolare nel buio. Kostas Charitos
deve abituarsi in fretta alle responsabilit del suo nuovo
ruolo per venire a capo di un intrigo tra politica
e universit che lo vede coinvolto in prima persona,
un gioco pericoloso in cui nulla  come appare.
 Un'inchiesta mozzafiato per il ritorno del Maigret greco
in forma smagliante: divertente, ironico, implacabile
con i colpevoli.
...
L'autore.
Petros Markaris  nato a Istanbul nel 1937.
 Ha collaborato con Theo Angelopoulos a diverse
sceneggiature, tra cui L'eternit e un giorno,
Palma d'oro a Cannes nel 1998. I romanzi con
protagonista il commissario Kostas Charitos
hanno incontrato un grande successo di
lettori. Presso La nave di Teseo ha pubblicato
L'assassinio di un immortale (2016), I labirinti
di Atene (nuova edizione 2017), Il prezzo
dei soldi (2017), La lunga estate calda del
commissario Charitos (nuova edizione 2017),
Io e il commissario Charitos (nuova edizione
2018).
...
Citazione.

Questo luogo deve appartenere, con
quel che qui si trova, a coloro che lo
meritano.

Bertolt Brecht,
Il cerchio di gesso del Caucaso.
...
Dedica.

A Vassilis Papavassiliou, che mi ha dato l'idea per questo
romanzo e a Iosifina, come sempre.
...
Nota del traduttore.

Le parole in greco sono state traslitterate nel modo pi intuitivo.
L'accento non  segnato quando cade sulla penultima sillaba, quando
cio la parola  piana. Questo significa che il commissario Charitos,
si pronuncia "Chartos". In greco i cognomi femminili si declinano
al genitivo (quindi, ad esempio, la sorella del professor Rapsanis si
chiama Clio Rapsani, e la sorella del professor Archontidis  la signora
Archontidi).
...
.
...
1.

"Mia cara Tasia, ti trovi davanti a una lunga strada".
" una salita?"
Calliope studia con puntiglio la tazza. "No, non vedo una
salita. Solo una strada lunga, con qualche difficolt, ma alla
fine vedo la luce... C' qualcosa come un sole che sorge".
"Questo si addice meglio a tuo figlio che a te", dice
Arghir a Tasia con un sorriso.
E, infatti Tasia spiega ad Adriana: "Mio figlio ha fatto domanda
a tre universit, per insegnare alla facolt di Biologia",
e si fa il segno della croce. "Ah, fammi la grazia, Madonna mia,
che vengo a Tinos ad accenderti un cero".
La conversazione sul futuro di Tasia e del figlio si svolge
in una foresteria di Ppingo.
All'improvviso, una mattina, Adriana si  svegliata con la
nostalgia delle sue radici epirote. Dato che veniamo entrambi
dall'Epiro, mi ha subito contagiato. E cos ci  venuto il
desiderio di andare a visitare il patrio suolo. Da quando siamo
andati via dall'Epiro ci siamo tornati solo due volte, per
due funerali. Il primo  stato quello della madre di Adriana,
e il secondo quello di mio padre. Entrambe le volte insieme a
Caterina: la prima da neonata, la seconda da bambina gi
cresciutella.
Questo, il pretesto del nostro viaggio a Ppingo. Ora sono
seduto nella sala da pranzo della foresteria "To Rodi" con
quattro signore, una delle quali  mia moglie. La colazione 
terminata, ma le signore hanno ordinato un altro caff greco
perch la signora Calliope legge i fondi. Dalla finestra si ammira
la vista sublime della vetta dell'Astraka, dove, quando eravamo
piccoli, tendevamo gli archetti per acchiappare merli ma
anche quaglie: insomma, quel che capitava.
Io, per osservo, stupito, Adriana che partecipa alla rivelazione
delle cose a venire. Probabilmente ha scoperto che le
tre signore hanno doti divinatorie, dato che lei non ha fatto in
tempo a ereditarle dalla madre, all'epoca in cui le donne si lasciavano
affascinare dai fondi del caff, nel tentativo di vedere,
nel fondo della tazza, una luce di speranza. Eppure, ma non ci
giurerei perch sto tutto il giorno fuori in servizio, potrebbe
anche darsi che, in mia assenza, corra dalle cartomanti a farsi
leggere i tarocchi e da l dalle sensitive che leggono i fondi del
caff, senza che io mi sia mai accorto di nulla.
"Vedi per caso qualche grande edificio?" chiede Tasia a
Calliope.
"Che genere di edificio?"
"L'universit di mio figlio", spiega Tasia, ma era gi
evidente.
Calliope studia con grande attenzione la tazza. "Edifici
non ne vedo, per vedo molta gente radunata", conclude.
"Sar il Consiglio di facolt che si riunisce per decidere se
accettarlo", deduce Tasia, tornando a farsi il segno della croce.
"Ah, Madonna mia!"
"Ora  il suo turno, signora Adriana", dice Calliope e
prende la tazzina rovesciata di mia moglie.
Preferisco ritirarmi in buon ordine, perch non ho alcuna
voglia di ascoltare che cosa si prevede per Adriana, dato che,
probabilmente, la faccenda coinvolger anche me.
"Lei non crede ai fondi del caff, signor Charitos?" mi
chiede Arghir che mi ha osservato mentre mi alzavo.
"Potrebbero influenzarmi, per questo preferisco non
ascoltare", le rispondo mentre lo sguardo di Adriana si volta,
indeciso, verso di me. Non sa se deve farmi una lavata di capo
per le scemenze che dico oppure se davvero penso che i fondi
di caff mi influenzeranno.
Esco dalla sala da pranzo prima che Adriana prenda una
decisione e mi piazzo sulla veranda, davanti alla foresteria in
pietra. Tiro un gran respiro, mentre con lo sguardo accarezzo
gli alberi per terminare sulla vetta dell'Astraka.
Siamo a met settembre, ma la temperatura  ancora gradevole,
almeno finch non tramonta il sole. Col crepuscolo arriva
anche il freddo, e la sera devi cercare rifugio in qualche caff
o ristorante. Non mi lamento, perch in vacanza andiamo sempre
in settembre. Ci torna pi facile passare l'estate ad Atene,
evitando di partecipare all'annuale esodo degli ateniesi che comincia
alla met di luglio. Anche se optassimo per qualche isola
remota, o per la montagna, vivremmo comunque lo strazio
dell'esodo e del controesodo verso Atene, con la rete stradale
nazionale trasformata in un ingorgo nazionale, e Adriana che
grida "Sta' attento!" ogni volta che metto in moto la Seat.
Con il terzetto Arghir, Calliope e Tasia, ci siamo conosciuti
nella foresteria. Le prime due sono pensionate e zitelle,
la terza, Tasia,  pensionata e vedova. Vanno sempre in vacanza
insieme. Hanno subito legato con Adriana: sin dal primo
giorno, a colazione, hanno fatto le presentazioni e da quel
momento sono diventate inseparabili. Ora siamo diventati un
quintetto e usciamo a fare le nostre escursioni insieme.
Non ho voglia di andare a passeggiare. Del resto, non 
escluso che Adriana abbia gi organizzato qualche gita insieme
alle sue amiche e che mi sgridi per la mia assenza ingiustificata.
Mi siedo in una delle poltrone in tela, guardo l'Astraka e ricordo
mio padre che quando era in vena mi raccontava le battaglie
intorno all'Astraka e la Gamila durante la guerra civile.
Il suono del cellulare interrompe i miei pensieri. "Che
novit ci sono, pap? Come ve la passate?"  la voce di
Caterina.
"Molto bene, Caterina. Il tempo  bello, mite, e tua mamma
si  fatta una piacevole compagnia".
"Che compagnia?"
"Tre signore molto simpatiche, che mi hanno nominato
chauffeur per scarrozzarle in giro per le bellezze del luogo".
"Stai fresco", commenta Caterina mettendosi a ridere.
"E Atene, com'?" le chiedo.
"Com' sempre, in settembre, quando ogni forzato torna
al suo remo", mi risponde e chiudiamo la conversazione tra i
reciproci saluti.
Comincio a chiedermi quanto tempo richiede la puntigliosa
analisi di una tazzina, quando Adriana fa la sua comparsa.
"Che cosa ti ha detto la tazzina?" le chiedo.
Mi guarda con un sorriso furbetto. "Non te lo dico".
"Perch? Hai paura che ti porti iella?"
" una cosa per quelli che ci credono. Tu non ci credi".
Dal tono deduco che ha avuto fauste previsioni, e non insisto
perch capisco che ha tirato gi la saracinesca e non riuscir
a ottenere nulla di pi.
"Oh, ma che cos'?" sentiamo una voce alle nostre spalle.
Ci giriamo e vediamo il terzetto. Gli sguardi delle tre donne
sono fissi su un enorme volatile sospeso sulle pendici dell'Astraka.
Mentre si inclina mostra la groppa e la pancia, che sono
bianche, mentre le ali e le zampe sono rosse. Le ali sono immobili
e tese ed il volatile scende lentamente verso il canalone. Se 
un uccello, sicuramente deve provenire da un altro continente.
" un'aquila?" chiede Calliope.
"Ma cosa dici? Hai mai visto un'aquila con le ali rosse?
Un'aquila senz'ali esiste e ne parla una canzone. Ma un'aquila
con le ali rosse non si  mai vista da nessuna parte", risponde
Arghir.
"Non solo con le ali rosse, ma anche con gli occhiali",
soggiunge Tasia.
"Occhiali?" si stupisce Adriana.
"Ma scusa, non vedi che porta gli occhiali e da pilota d'aereo
per di pi?"
"Sar mica un uomo?" chiede Calliope.
" un uomo, ed  anche tedesco", si sente una voce dietro
di noi.
Ci voltiamo e vediamo all'ingresso Maria, la cinquantenne
proprietaria della foresteria. "Sono crti tedeschi, completamente
pazzi", ci spiega. "Scalano l'Astraka o la Gamila, indossano
le ali e si lanciano in volo. Mi hanno detto che volano
anche dalle pendici dello Smlikas, ma non li ho visti".
"Oh, Signore, abbi piet di me!" mormora Arghir e si fa
il segno della croce.
"Guardate in basso, verso il canalone", dice Maria.
Guardiamo e vediamo dei tizi che agitano le braccia.
"E quelli che fanno? Stanno l a guardare?"
"No,  il personale di terra. Sono loro che aiutano i volatori
a mettersi e togliersi le ali e il resto dell'equipaggiamento",
spiega Maria.
"Sono pazzi",  la conclusione di Tasia.
"Non so se sono pazzi, per sembrano divertirsi molto",
risponde Arghir.
"Perch non andiamo a vedere da vicino?" propone
Adriana.
"Ma non dovevamo andare a Zagori, oggi?" obietta
Calliope.
"Ci andiamo domani, Calliope", le risponde Arghir.
"Zagori non scappa, ma questi, magari domani volano chiss
dove!"
Tutte si voltano verso di me.  ovvio che non pensano
proprio di scendere al canalone a piedi.
"Andiamo", dico, un po' perch non voglio scontentarle,
un po' perch anch'io sono curioso di guardare lo spettacolo
da vicino.
"Solo, copritevi bene, perch nel canalone fa freddo", ci
ammonisce Maria.
Torniamo tutti nella foresteria per prendere giacche e maglioni.
In due minuti siamo di ritorno e saliamo sulla Seat.
...
2.

La Seat procede sulla strada dissestata lentamente ed a balzelloni.
A ogni sobbalzo le signore sul sedile posteriore lasciano
andare, a turno, un gridolino. La mia preoccupazione, per, 
un'altra: temo che potremmo avere qualche problema al ritorno
ad Atene, perch la Seat ha bisogno di un meccanico.
"Forse  meglio proseguire a piedi", propongo. "La macchina
avanza come una tartaruga sul sentiero del dolore".
Tutte concordano e quindi parcheggio di fianco a un albero.
Neanche a piedi, comunque, l'itinerario  comodo, perch
il sentiero  sassoso e a ogni passo sento il mio corpo che protesta.
Sono passati i tempi in cui saltavamo sugli scogli a piedi
nudi, dico tra me. L'unica che ci ha guadagnato, al momento,
 stata la Seat.
"Ahi, i miei poveri piedi!" geme Arghir. "Torner in albergo
a pezzi e domani non riuscir neanche ad alzarmi dal
letto".
"Io ve l'ho detto di andare a fare un giro ai paesi intorno
a Zagori, ma voi volevate vedere a tutti i costi l'Olandese
volante" commenta Calliope.
"Che olandese? Sono tedeschi, non hai sentito quel che
ha detto Maria?" ribatte Adriana.
Calliope scoppia a ridere, mentre le altre tre la guardano,
perplesse.
Arriviamo alle pendici dell'Astraka nel momento in cui
atterra il volatile di origini germaniche. Solo che non atterra
come gli uccelli o gli aeroplani, ma in verticale. Una coppia,
presso il canalone, lo accoglie a suon di applausi. Quando si
toglie gli occhiali ci rendiamo conto che il signor Zeppelin 
di sesso femminile. Si tratta di una quarantenne che si inchina,
sorridente, al suo pubblico.
"Ma,  una donna!" esclama Tasia.
"Cos'altro dovranno vedere i miei occhi", mormora
Arghir.
"E perch non dovrebbero volare le donne?" chiede
Calliope. "A quanto ne so, gli uccelli non sono solo maschi".
Scoppiamo tutti a ridere. I tedeschi si voltano a guardarci,
sorpresi. La coppia con un'aria seria. La signora volante,
sorridendo.
"Andiamo a congratularci, dai, senn pare brutto", ci esorta
Tasia. " vero che ci accusano di essere pigri e mangiapane a
tradimento, ma come ospitalit, non siamo secondi a nessuno".
Ci avviciniamo con grandi sorrisi e i tedeschi ricambiano.
"Brava!" dice Calliope con ammirazione alla donna
volante.
"Danke, " le risponde lei, e integra in inglese: "Thank you".
All'improvviso, Arghir si mette a parlare in tedesco e i
tre le rispondono con entusiasmo.
"Parla tedesco?" chiede Adriana a Calliope.
"S, l'ha imparato al Goethe Institut. Ora, come lo parli,
non saprei. Ma se devo giudicare da me, che ho imparato il
francese all'Istituto francese, probabilmente lo maltratta".
Inghiotto il commento sul mio inglese, che  anch'esso
da catastrofe. Mi consolo, per, perch almeno io non ho frequentato
qualche prestigiosa scuola straniera, ma la Scuola di
polizia, e ho fatto il master in Centrale con gli immigrati.
Arghir fa una pausa per tenerci aggiornati sulla conversazione.
"Mi hanno detto che vengono tutti gli anni", ci spiega.
"Sono un gruppo abbastanza numeroso. Altri sono decollati da
Gamila. Gli piace qui perch l'ambiente  amichevole e la gente
li sta a guardare. In Germania, non ci fa pi caso nessuno".
"Ti sei fatta dire che lavoro fanno, per curiosit?" le chiede
Tasia.
"Sono tutti e tre docenti universitari. La ragazza insegna
Sociologia, l'altro con la barba  un musicologo e il terzo, quello
con il cappello di paglia, insegna Legge".
"D'inverno topi di biblioteca, e d'estate mosche su per
l'aria. Bell'accostamento", commenta Calliope.
Ci avviciniamo e li salutiamo. I due uomini ci tendono subito
le mani, e mi ricordano Uli che non saluta mai senza darti
la mano. La ragazza si limita ad un cenno del capo e a un sorriso.
Probabilmente perch ha ancora le mani avvitate alle ali.
Torniamo alla Seat e restiamo seduti, esausti, per una decina
di minuti, a riprender fiato. Le donne sul sedile posteriore
si sfregano i piedi e le ginocchia tra sospiri e lievi gemiti.
L'unica che resta immobile ed imperturbabile  Adriana.
"Vedo che non hai disimparato a camminare sulle pietre",
la stuzzico.
"Ho disimparato, ma mi sono mancati i sentieri del mio
paese, e cos me li gusto", mi risponde e poi, rivolta alle sue
amiche: "Capite adesso perch non riusciamo a capirci con i
tedeschi?" chiede loro.
La guardiamo tutti incuriositi. "Perch non riusciamo?"
le chiede Arghir.
"Perch loro volano alti come aquile, mentre noi nuotiamo
sui fondali, come cefali. Figrati a capirsi".
Il terzetto scoppia a ridere, mentre solo io non ci faccio
caso, perch ormai sono fin troppo abituato alle battute di
Adriana.
"Sempre cos brillante sua moglie?" mi chiede Arghir.
"S, e poi ora che si trova in terra patria si sente particolarmente
ispirata", le rispondo.
Le altre si mettono a ridere, mentre Adriana mi fulmina
con lo sguardo.
"In ogni caso, siete una compagnia ideale per le vacanze.
Non voglio pi sentir parlar male di un poliziotto, perch mi
arrabbio", soggiunge Calliope.
Tutto contento, metto in moto la Seat perch mi sono meritato
anch'io la mia parte di complimenti. Stavolta vado a passo
d'uomo per evitare alle passeggere, ma anche all'auto, ogni
sobbalzo.
Arrivati in foresteria, corriamo tutti in camera per riposare
un attimo.
"Quella storia della terra patria, potevi risparmiartela",
mi fa, non appena chiudiamo la porta.
"Ma non ti stanchi mai?" ribatto stupefatto. "Dopo questa
faticaccia hai ancora voglia di litigare?"
"A dire il vero, anch'io ho disimparato a camminare", mi
confessa. "Non mi sar lagnata, ma ho stretto i denti e ho sofferto
abbastanza. Ora vado a farmi un bagno per rilassarmi un
po'".
Aspetto il mio turno, e non appena finiamo con il bagno,
ci buttiamo a letto, dove ci addormentiamo subito
profondamente.

Apro gli occhi perch sento bussare alla porta. "Signor
commissario, disturbo?" sento una voce che sussurra.
Balzo dal letto e mi avvicino alla porta. "No, ci siamo appena
svegliati", sussurro a mia volta per non svegliare Adriana.
"Restate in foresteria?"
"No, ma dateci una mezz'ora".
"D'accordo. Allora vi aspettiamo dabbasso".
"Chi ?" mi chiede Adriana.
"Il gruppo. Ci chiedono se restiamo in foresteria, stasera".
"Ovviamente no. Non siamo venuti fin qui per rimanere
chiusi in foresteria".
Nel giro di venti minuti siamo nel salottino che, la mattina,
si tramuta in sala per la colazione. Nonostante ci abbiano
svegliati, siamo comunque i primi. Dopo un po' fa la sua
comparsa Arghir, seguita, dopo qualche minuto, da Calliope
e Tasia.
Decidiamo di andare a mangiare fuori e Calliope propone
di spostarci in un altro paesino. "Del resto, saremmo andati a
passeggio stamattina, se non ci avessero rimbambito i tedeschi
volanti".
"D'accordo, ma dove andiamo?" chiede Tasia. "I paesi intorno
a Zagori, gli Zagorochria, sono una quarantina!"
"Facciamocelo dire da Adriana, che li conosce", propone
Arghir.
"Allora, andiamo al mio paese, ad Ano Pedin", dice
Adriana, confermando cos il discorso della terra patria. "C'
un vecchio ponte sulla valle del Vikos che vale la pena di
vedere".
"Potremmo andare volentieri con la mia macchina, ma
non conosco la strada e ho paura che potremmo perderci",
dice Tasia. "A meno che non voglia guidare lei, signor commissario,
che conosce la zona".
Ha una Toyota nuova di pacca, e non ho voglia di farmi
venire la pressione alta per paura di tirarle il collo su queste
strade.
"Lasci stare, andiamo pure con la mia, tanto per non avere
complicazioni".
Nessuno ha niente da ridire, e quindi ci accalchiamo di
nuovo tutti e cinque sulla Seat. Mi faccio il segno della croce
sperando che parta, e, per fortuna, non mi delude.
"Da che parte andiamo?" chiedo ad Adriana che conosce
la zona meglio di me.
"Dalla strada provinciale, che sbuca ad Ano Pedin", mi
risponde. " la strada pi veloce".
Esco sulla provinciale Aspranghelon-Eptalofou, svolto a
sinistra e imbocco la provinciale per Ano Pedin. La distanza
non  eccessiva, la strada permetterebbe una velocit anche superiore,
ma l'asfalto  praticamente finto, per cui ogni cinquanta
metri c' una buca o un cantiere che ti costringe a rallentare.
Alla fine, grazie alle indicazioni di Adriana, arriviamo a
Mesochori, che  la piazza principale del paese.
"Che chiesa  questa?" chiede Calliope indicando poco
pi in gi.
"Aghios Athanasios", risponde Adriana.
"Andiamo a visitarla?"
"Pi tardi. Ora andiamo al ponte sulla gola di Vikos, prima
che faccia notte".
Lasciamo la Seat e ci mettiamo in cammino. Adriana guida
la colonna e noi la seguiamo come una squadra di boy-scout.
La strada non  neanche una mulattiera:  un passaggio
per le capre, con salti e gradoni. Arriviamo con il fiato corto,
ma il paesaggio ci premia con gli interessi. Si tratta di un antichissimo
ponte in pietra. Ci fermiamo a guardarci intorno. A
sinistra e a destra si innalzano le pareti del Vikos, mentre in
basso si intravede un torrente.
Le tre signore ammirano il paesaggio, e anch'io, che me
ne ero dimenticato, ne sono rapito. Potremmo rimanere per
ore a godere della vista, ma Adriana ci riporta alla realt:
"Dobbiamo tornare perch tra poco far buio e non vedremo
pi dove mettiamo i piedi".
"Cosa ci perdiamo ad abitare in citt!" commenta
Calliope.
"S, ma anche ad abitare nei paesi si perde parecchio",
replica Adriana.
Prendiamo la strada del ritorno, ma ora che ci siamo abituati
al sentiero delle capre, procediamo con maggior sicurezza.
Le signore insistono per visitare Aghios Athanasios prima
di cena.
Faccio di necessit virt e le seguo, anche se di malavoglia
perch comincio a sentire dei borbottii nella pancia. Per fortuna
la visita  rapida dato che la chiesa  buia e non permette
una ricognizione accurata.
Poco oltre la chiesa, a Mesochori, c' una tavernetta in
una casa di pietra.
"Venivate a mangiare qui d'estate?" chiede Tasia ad
Adriana.
"Cara Tasia, non avevamo i soldi per andare nelle taverne",
le risponde secca mia moglie.
La serata  tiepida e un gruppo di persone  seduto fuori.
Calliope propone anche a noi di sederci fuori.
"Non  che poi far freddo?" chiede Arghir.
"No, di questa stagione non fa mai troppo freddo. Le
giacche ci basteranno", spiega Adriana.
Le persone sedute fuori sono la ragazza volante e i due tedeschi
che avevamo incontrato la mattina sull'Astraka. Insieme
a loro siede un'altra coppia di tedeschi.
Ci salutano con sorrisi e strette di mano poi, tramite
Arghir, ci presentano anche l'altra coppia.
"Anche loro insegnano all'universit", ci spiega, riassumendo
Arghir.
Ci sediamo sul tavolino a fianco e ordiniamo tutti uno
tspouro, una grappa, a eccezione di Arghir che chiede un
bicchiere di vino bianco.
"Tspouro!" esclamano i tedeschi. Sollevano la loro caraffina
e si mettono a parlare in tedesco con Arghir.
"Da quando sono arrivati qui, ogni sera bevono tspouro"
traduce Arghir. "Ne vanno matti!"
Il cameriere porta le insalate e la carne alla griglia. Il silenzio
si propaga su entrambi i tavoli, dato che tutti siamo
affamati e ci avventiamo sulle pietanze. Di tanto in tanto ci
scambiamo qualche parola, con la mediazione di Arghir,
pi che altro per educazione, finch il cameriere non ci porta
un'altra caraffina di tspouro.
"Ma noi non ne abbiamo ordinato dell'altro", osserva
Tasia, perplessa.
"Ve lo offrono i signori del tavolo a fianco", spiega il
cameriere.
I tedeschi ci tolgono dall'imbarazzo sollevando i bicchieri.
"Ghi mas!" ci auguriamo tutti all'unisono.
"Alla vostra e grazie", ricambia Calliope, "ma non
dovevate".
I tedeschi cominciano a spiegare ed Arghir a tradurre.
"Domani ripartono per la Germania, fanno ritorno in universit.
I tre riprendono le lezioni, mentre la ragazza volante con
l'altro tedesco sono impegnati in programmi di ricerca".
"Sono venuti, hanno respirato aria buona volando sulle
vette ed ora si rintaneranno nei loro uffici con i loro calcolatori",
dice Tasia. "Vi dir la verit: li invidio. Speriamo che mio
figlio abbia la loro stessa fortuna".
"Cosa intendi dire? Che si lanci in volo dall'Astraka?" la
stuzzica Calliope.
"Non avrei nulla da ridire. Non hai visto loro quanto si
sono divertiti?"
I tedeschi si alzano e vengono a salutarci. Segue il rituale
del commiato e dei ringraziamenti per lo tspouro.
I tedeschi, allontanandosi, agitano la mano in segno di
saluto, mentre noi torniamo seduti finch non terminiamo lo
tspouro che ci hanno offerto.
...
3.

Ultimi accordi sull'itinerario del ritorno. Adriana insiste che
dovremmo andare verso Arta, in modo da uscire al ponte di
Rio. Partiamo quindi in testa, seguiti dalla Toyota di Tasia con
le tre signore.
L'idea di partire tutti insieme  stata di Calliope. Voleva
continuare a stare insieme, dopo le belle vacanze, anche nel
viaggio di ritorno, condividendo le soste. Per questo siamo
partiti di mattina, in modo da avere maggiori occasioni per tirare
il fiato, senza per questo arrivare a mezzanotte a casa.
C' abbastanza traffico sulla provinciale, per cui procediamo
a passo d'uomo, ma in ogni caso saremmo andati ad andatura
da tartaruga, perch la strada  piena di rappezzi e buche.
Accendo la radio per distrarmi un attimo ma m'imbatto
in uno di quei programmi in cui uno sventurato od una sventurata
approfittano di un giornalista per confessargli tutto il loro
dolore.
"O metti della musica, oppure spegni", mi fa, innervosita,
Adriana.
Sento, da dietro, il clacson della Toyota. Dallo specchietto
vedo Tasia che agita la mano. Alla prima area di parcheggio mi
fermo. La Toyota mi viene dietro e Arghir scende a parlarci.
"Tasia chiedeva se potevamo entrare ad Agrinio per prendere
un caff".
"Perch andare ad Agrinio a perder tempo?" chiede
Adriana. "A Patrasso troveremo di certo molti locali, a meno
che non vogliate fermarvi sulla Corinto-Atene".
"Sulla Corinto-Atene ci fermeremo senz'altro per i
souvlkia.  una tradizione nazionale", commenta ridendo
Arghir.
La certezza che finiremo a mangiare souvlkia mi mette di
buonumore. Adriana sa che ho un debole per gli spiedini ma
lei li tratta un po' dall'alto in basso. L'ultima volta che li abbiamo
mangiati a casa  stato nel 2004, per la finale degli Europei
di calcio, quando li portarono Fanis e Caterina per goderci la
partita. Adriana era andata su tutte le furie, ma Fanis le aveva
detto: "Una finale senza souvlkia  come una partita senza
pallone", mettendola a tacere.
Schiaccio sull'acceleratore, perch mi mancano entrambi:
sia il caff, sia i souvlkia che non mangio ormai da qualche
mese.
Facciamo rotta verso il porto di Patrasso, ma troviamo la
strada bloccata dalla polizia che controlla persone ed automezzi.
Fuori del porto  pieno di immigrati. Alcuni guardano verso
il mare, altri chiacchierano tra di loro.
Mi fermo a uno dei due ingressi, e chiedo al poliziotto
che cosa sta succedendo per pura deformazione professionale,
perch, in realt n mi interessa, n potrei farci niente.
" il nostro pane quotidiano, signor commissario", mi
spiega l'agente. "Gli immigrati cercano di entrare in porto per
imbarcarsi di nascosto su qualche nave, senza neanche sapere
dove va. Noi cerchiamo di fermarli. Controlliamo anche i camion
perch ci sono degli autisti che prendono soldi dagli immigrati
per imbarcarli clandestinamente".
Facciamo un minivertice per scegliere un caff che piaccia
a tutti, ma Calliope e Tasia sono inflessibili.
"Non voglio bere un caff con vista sugli immigrati",
dichiara Calliope. "Ne vedremo gi abbastanza domani ad
Atene".
"Perch non andiamo a Rio? Sar pi bello", propone
Arghir.
Nessuno si oppone e quindi andiamo a Rio.
"Figrati se Calliope sapesse che Caterina ha come clienti
tanti immigrati", mi fa Adriana.
"Meno male che non l'ha scoperto guardando i fondi del
caff", replico ridendo.
Mi lancia un'occhiataccia, ma io mi compiaccio di essermi
risparmiato la sua solita tirata sulla figlia e sul suo lavoro.
Ci mettiamo una mezz'ora per arrivare a Rio. Scegliamo
una caffetteria sul mare, dove sono sedute altre persone.
"Oh, qui  perfetto!" esclama soddisfatta Tasia.
Adriana ordina un t, io l'immancabile caff greco e le tre
signore un cappuccino.
"Voi alla Squadra Omicidi ne vedete tanti di immigrati,
vero, signor commissario?" mi chiede Arghir.
" certo che ne vedranno. Non fanno che ammazzarsi tra
di loro", risponde Calliope al posto mio.
"Ci sono immigrati assassini, ma ci sono anche immigrati
che lavorano per guadagnarsi la paga", spiego tenendomi sulle
generali, perch non ho alcuna voglia di aprire una conversazione
su questi argomenti proprio il giorno prima di riprendere
servizio.
"Se volete maggiori informazioni sugli immigrati, potete
chiederle a mia figlia.  specializzata", interviene Adriana.
"Perch? Lavora in una ong per i profughi?" chiede
Calliope.
"No. Ha un ufficio legale", risponde secca Adriana mentre
le altre la guardano incuriosite.
Cerco di rimettere in sesto le cose, perch temo che finiremo
in un ginepraio. "Gli immigrati hanno molte pratiche da
sbrigare con le autorit", spiego. "Dalle domande d'asilo, ai
permessi di soggiorno e di lavoro, fino ai contratti per aprire
un'attivit: si tratta di pratiche burocratiche complesse".
"D'accordo. Ma come pagano?" chiede Calliope.
"Non hanno molti soldi, ma qualcosa hanno. La maggior
parte di loro arriva con un gruzzoletto".
"E poi, scusate, i greci pagano?" interviene Arghir.
"Chiedi a mia nipote che ha un'impresa, e ti dir di quanti soldi
 a credito".
"Comunque, quando ho detto che non volevo bere il caff
con davanti gli immigrati, intendevo dire che mi si stringe
il cuore quando li vedo, non che mi disgustano", si giustifica
Calliope.
Tutti comprendiamo il suo tentativo di metterci una pezza,
e non insistiamo. Beviamo in silenzio, io e Tasia con il
mare come panorama, mentre le altre tre signore con vista sui
tavolini.
Usciamo da Rio e continuiamo verso Corinto, ma poco
prima di Eghion dobbiamo rallentare ancora per dei cantieri.
C' libera solo una corsia e la coda delle macchine, trasformate
in tartarughe, raggiunge i tre chilometri.
"Non arriviamo ad Atene neanche stanotte", commenta
Adriana.
"Non c' un'altra strada. Prima o poi arriveremo".
"Ma i tuoi non potevano mettere un agente a regolare il
traffico?" mi butta l la sua solita battutina provocatoria.
"I miei appartengono alla Direzione di Atene. Questi
sono agenti della stradale di Patrasso o di Eghion. Quindi non
sono miei".
Non trova niente da ribattere, e resto con la rara soddisfazione
di averla messa a tacere.
Per fortuna, verso Akrata la strada si apre e cominciamo
a muoverci con maggiore rapidit. Per arrivare a Corinto, comunque,
ci mettiamo un paio d'ore. Entriamo sulla Corinto-Atene
e tiro un sospiro di sollievo. Arriviamo alla prima
griglieria e svolto seguito da Tasia, come se ci fossimo messi
d'accordo.
"Offro io", dichiara Calliope non appena ci sediamo.
"Perch tu e non noi?" le chiedo.
"Perch io sono una zitella in pensione e non ho spesso
l'occasione di invitare qualcuno a pranzo", mi risponde.
Chiediamo che ci portino un vassoio di souvlkia, due insalate
choritikes e patatine fritte. Personalmente avrei preferito
gli spiedini nella pitta con il ghiros, lo tzatziki e compagnia bella,
ma troverei maleducato addentare la pitta e lasciarmi sfuggire
qualche rumore sconveniente mangiando lo tzatziki,
quindi lascio stare. Del resto, sono ben felice di aver portato
Adriana nei miei territori gastronomici: la vedo che stringe i
denti e fa buon viso a cattivo gioco.
Ci mettiamo a mangiare a quattro palmenti, come tutti i
greci per cui la gita  indissolubilmente legata alla golosit,
anche se si tratta solo di souvlkia o di medaglioni di vitello.
"Non perdiamoci di vista, ora che saremo tornate ad
Atene", dice Calliope. " stato un gran piacere conoscervi e
siamo state molto bene insieme".
"Ma certo! E poi abbiamo gi fissato di sentirci per telefono
in settimana per trovarci", dice Adriana.
Non faccio in tempo a chiedermi quando abbiano deciso
tutto ci, che interviene Tasia. "S, ma vogliamo che sia dei nostri
anche il commissario. Non dimenticarti delle Tre Grazie,
ora che sarai di ritorno dai tuoi malfattori", mi dice ridendo.
Ci separiamo con mutue promesse di restare in contatto e
forti abbracci tra Adriana e il resto del gruppo.
Quando arriviamo in via Aristokleous sono ormai le
sei del pomeriggio. Ma non abbiamo ancora finito, perch
Adriana ha riempito il portabagagli di sacchetti di plastica.
"E questi cosa sono?" le chiedo.
Tocca i sacchetti a uno a uno ed enumera: "Questa  pasta
fillo dell'Epiro, cos domani preparo una pitta di porri". Fa una
pausa e poi mi spiega: "Mi sono ricordata delle pitie di quando
ero piccola e ho pensato di accogliere l'autunno preparandone
una di porri. Tanto per non farmi cogliere alla sprovvista da
Zisis", aggiunge, scoppiando a ridere. Dopodich prosegue:
"Questa  feta e questo  formaggio di capra. Lo metter nella
pitta. E qua ci sono delle melanzane".
"Melanzane? E perch? Scarseggiano ad Atene?"
"No, ma voglio preparare l'imam baild con le melanzane
dell'Epiro".
"Vuoi dire che domani potremmo mangiare delle melanzane
imam?" chiedo.
"No. Domani mangiamo la pitta con i porri. Inviter i ragazzi
e Lambros".
Personalmente, avrei preferito le melanzane, ma non insisto.
Prendiamo i sacchetti e li mettiamo nell'ascensore.
"Lascia i sacchetti in cucina", mi dice Adriana. "Li sistemo
io".
Obbedisco e vado in camera da letto. Sono un po' intontito
dal viaggio e domani torno al lavoro. Ho bisogno di
dormire.
...
4.

Il ritorno in servizio dopo le vacanze si accompagna sempre a
un umore che oscilla tra l'alto e il basso. L'alto, perch mi sento
riposato e di buonumore. Il basso, perch non so che cosa mi
aspetta e l'ansia del ritorno alla quotidianit mi mangia l'anima.
Stavolta, la giornata comincia dal basso. Piove a dirotto e
le strade sono bloccate. Riesco in qualche modo ad arrivare alla
svolta di Aghios Savvas, ma incappo in un incidente. Un furgoncino
ha tamponato una piccola Fiat e la strada  bloccata.
Lascio la Seat all'angolo di viale Alexandras ed entro di
corsa dall'ingresso principale. Chiedo al piantone di occuparsi
di mettermi la Seat nel parcheggio e mi dirigo al bar.
Mi accolgono Vellidis, della Sezione Crimine informatico,
e Zonars, degli Affari interni.
"Bentornato! Come sono andate le vacanze?"
"Benissimo. Avevo voglia di tornare in Epiro".
"Mi fa piacere, solo che caschi male", commenta Zonars.
"Se il problema  la pioggia, poco male. Basta non avere
guai peggiori".
"Sar una sorpresa, pi che un guaio".
"Che sorpresa?" chiedo aspettandomi il peggio.
"Ghikas va in pensione", mi annuncia Vellidis.
Resto a bocca aperta. "Ma era gi in et pensionabile?"
"No, ma era alle soglie del termine per il servizio attivo. E
le ultime crisi hanno accelerato le cose".
Ecco cosa ti cpita se vai in vacanza a settembre, dico tra
me. Ci sono le crisi e tu sei a Ppingo. D'altra parte, non  che
mi importi poi molto, anche perch temevo chiss quale sorpresa
che avrebbe potuto sconvolgere il mio destino.
"E chi arriva al suo posto?" chiedo a Vellidis, perch 
questa la cosa che potrebbe crearmi qualche preoccupazione.
"Per adesso  ignoto. Evidentemente qualcosa bolle in
pentola".
"Per il resto, in tutto il territorio regnano la pace e la sicurezza",
aggiunge ridendo Zonars. "A parte, naturalmente,
qualche molotov che ci tirano addosso invece delle classiche
palle di neve, i tram bruciati come i rami secchi nei campi e le
partite a guardie e ladri che giochiamo a Exrchia".
Si aspetta qualche commento da parte mia, ma ho il cervello
concentrato sull'incerto futuro. Li lascio con un "ci vediamo",
e vado a tirare il fiato al quinto piano.
Dentro di me coesistono emozione e curiosit. Da un lato,
voglio mostrare a Ghikas che ho saputo la notizia e sono subito
corso a comunicargli il mio rammarico. In fondo, abbiamo
passato una vita insieme, e il fatto che se ne vada non mi lascia
indifferente. Dall'altro, sono curioso di sapere chi lo sostituir.
Stella mi accoglie con un sorriso un po' scialbo. "Bentornato.
Come ha passato le vacanze, signor commissario?"
"Molto bene. Il tempo era bello e mi ha fatto molto piacere
tornare nei luoghi della mia infanzia. Ma appena tornato
trovo parecchio movimento".
Stella sospira e, contemporaneamente, fa cenno verso la
porta dell'ufficio. "Si prepara a lasciarci. Vedremo poi dove
andr a finire io".
Questa  la preoccupazione di tutti, quando se ne va qualcuno
con cui, bene o male, ti sei aggiustato. La prima domanda
 dove andrai a finire, e la seconda  con chi.
" dentro?" le chiedo.
"S, sta sgombrando".
Non penso di interrompere il flusso dei suoi pensieri, per
cui busso ed entro. Se Ghikas stava sgombrando l'ufficio, si
vede che ha gi finito o non ha ancora cominciato, perch l'ufficio
 pulitissimo, pronto per essere consegnato al nuovo inquilino.
Ma probabilmente ha gi finito, perch, in effetti, non
ha mai tenuto troppe carte in ufficio, dato che le inoltrava immediatamente
ai vari servizi.
Ghikas  in piedi e osserva il panorama dalla finestra, un
po' per abitudine, un po' perch vuole imprimersi nella mente
quella vista e portarla con s. Sente la porta chiudersi e si volta.
Dalla sua espressione non si direbbe che l'idea di andare
in pensione gli dispiaccia. Al contrario, mi regala uno dei suoi
rari sorrisi.
" stata la prima cosa di cui mi hanno informato appena
di ritorno in servizio", gli dico.
Il sorriso permane. "A un certo momento bisogna mettere
un punto. E io, tra qualche giorno, metto un punto alla mia
vita lavorativa". Mi fa cenno di sedermi e si siede anche lui alla
sua scrivania. "Tutti vengono a trovarmi come te, come parenti
addolorati", mi fa. "Ma io non mi sento n addolorato, n
perso. Anzi, ti posso dire - rimanga tra noi, per - che ho fatto
anche qualche telefonata per accelerare la procedura".
"Perch?" gli chiedo, dato che mi sembra incredibile che
Ghikas abbia accelerato i tempi per andare in pensione.
"Si  chiuso un ciclo, caro Kostas. So di non poter sperare
in una promozione e che passerei i miei prossimi due anni in
questo ufficio. E poi  successa un'altra cosa che mi ha aperto
gli occhi".
"Che cosa?"
"Ho scoperto la pesca. Mia moglie ha ereditato dalla sorella
di sua madre una casa in riva al mare a Eretria. Mentre
ero in ferie siamo andati a darci un'occhiata, casomai avesse
bisogno di qualche lavoro di restauro. All'inizio avevamo pensato
di affittarla in estate e di passarci qualche fine settimana
in autunno od in primavera. Una mattina ero sul balcone e
guardavo i pescatori nel golfo. E, all'improvviso, dal nulla, mi
 venuta voglia di mettermi a pescare. Sono andato in un negozio
specializzato e ho comprato delle lenze ed una canna. Ho
chiesto che esche mi servivano, e il negoziante mi ha spiegato
tutto. Il giorno dopo sono sceso al mare ed ho lanciato la lenza
in acqua. Da quel momento, ogni giorno sono andato a pescare
con la canna. Mia moglie si faceva il segno della croce. Mi
ero dichiarato pescatore, ma pesci non ne prendevo. Finch
un giorno uno che abitava da quelle parti si  fermato a guardarmi
e poi mi ha detto: Qui fuori nuota la gente. I pesci nuotano
nelle acque profonde. E le acque profonde sono pi in l,
in mare aperto".
Resta a guardarmi, quasi pi per accertarsi che non lo
prenda per matto. Si convince dalla mia espressione che lo sto
ascoltando con interesse e continua. "Mi sono innamorato del
mare e della pesca, Kostas. Il mio sogno, ora,  di comprarmi
con la liquidazione un fuoribordo per uscire a pescare al largo.
Mia moglie continua a farsi il segno della croce, ma ora lo
fa per ringraziare Dio che ho trovato qualcosa per occupare il
tempo e non le sto pi tra i piedi".
Fa un'altra pausa, poi sorride. "I pesci che potevo prendere
nel Corpo di polizia, li ho presi. Altri non ne prender. In
mare potrei essere pi fortunato. In altre parole: in tutti questi
anni ho cercato di comprar pesci stando a riva, e non ho preso
niente. A giochi fatti ho capito che sarebbe stato pi semplice
pescarli io stesso".
Vedo dinnanzi a me un uomo tranquillo e rilassato che
si  liberato di un peso. Cerco di ricordarmi quando mai avevo
visto Ghikas con un perpetuo sorriso sulle labbra e non ci
riesco. In ogni caso, lui potr anche essere contento che tra
un po' navigher a vele spiegate con la sua barchetta, ma io
rischio di non riuscire neanche a imbarcarmi con tutte queste
novit.
"Ha qualche informazione sul suo sostituto?" gli chiedo
cercando di nascondere la mia preoccupazione.
"In questo momento non c' un sostituto", mi informa
guardandomi. "Ora ti dir una cosa che devi dimenticare finch
non ci sar un comunicato ufficiale".
"Ha la mia parola", gli dico mentre sto sulle spine.
"Finch non verr nominato un sostituto, sarai tu a fare
le funzioni del vicedirettore della Centrale, dato che sei il
pi anziano in servizio. Dipenderai direttamente dal vicecomandante".
Si accorge dalla mia espressione che sono esterrefatto,
e quindi ritiene indispensabile fare una seconda
confidenza. "Come ti ho detto, tu non sai niente. Per voglio
darti un ultimo consiglio. Se ti comporterai con intelligenza
e, soprattutto, se non farai casini con il vicecomandante,
come tuo solito, ti si apre una prospettiva di promozione".
Ma poi provvede subito a tarparmi le ali. "Non dico che diventerai
direttore della Centrale, ma potresti uscire dalle sabbie
mobili".
Sono certo che il piano  tutto suo. Ha ancora i contatti
per farlo passare. "La ringrazio per le informazioni e per il
consiglio", replico.
"Per le informazioni, d'accordo. Ma quanto ai consigli, io
te ne ho dati sempre a vagonate: sei tu che non mi hai mai dato
ascolto".
"E comunque, la ringrazio per il consiglio", insisto e mi
alzo.
Si alza anche Ghikas, che mi d la mano. "Siamo stati
bene insieme, Kostas", mi fa. "Magari abbiamo avuto degli
scontri, ma alla fine ci siamo sempre trovati perch c'era fiducia
reciproca".
Non ha torto, se si eccettua il fatto che spesso faceva lo
gnorri quando temeva di esporsi come era successo con il vicecomandante
precedente, che mi aveva messo in croce.
Quindi, il pensionamento di Ghikas per me  una ciliegina
sulla torta. Prima di andare in vacanza c'erano stati alcuni
cambiamenti nella mia squadra. Koula e Papadakis si
sono sposati, e quest'ultimo  stato trasferito alla Direzione
Stranieri, perch non poteva lavorare con la moglie nella stessa
sezione. Siamo andati al matrimonio, non come testimoni, ma
come invitati, e alla fine non siamo restati al ricevimento.
La seconda perdita  stata quella di Vlaspoulos. Ha chiesto
il trasferimento alla Direzione di Calcide per essere pi vicino
ai figli piccoli che vivono con i nonni.
Al loro posto sono venuti due nuovi. Uno si chiama
Thanasis Askalidis. Viene dalla Narcotici di Patrasso. L'altro
 Fotis Dervsoglou, che mi ha mandato Zonars dagli Affari
interni. Askalidis non ha esperienza. Dervsoglou, laureato in
Legge, s. L'unico che pu essere contento per questi cambi 
Dermitzakis che con la partenza di Vlaspoulos ha ottenuto il
titolo, informale, di pi anziano del reparto.
Entro nell'ufficio dei miei assistenti e li sorprendo a
chiacchierare. Smettono all'istante e cominciano con tutte le
cerimonie del caso: come sto, come sono andate le vacanze.
Faccio anche per loro una rapida relazione delle piacevoli vacanze
e gli chiedo se c' stato qualcosa di nuovo durante la
mia assenza.
"Di Ghikas ha saputo?" mi chiede Dermitzakis.
"Ho saputo. Altro?"
"La buona notizia  che non c' altro", mi risponde.
"Koula si occupa della rete informatica, Thanasis e Fotis consultano
i vecchi schedari per farsi un'idea dell'ufficio, e io penso
che non posso proprio lamentarmi. Da un lato la buona
notizia da parte di Ghikas che sar lei a prendere la guida della
Centrale, anche se per il momento nessuno deve saperlo,
dall'altro la calma di questo periodo: insomma, la nuova stagione
inizia pian pianino".
"Forse gli assassini aspettano che completiamo i cambiamenti
per agire quando saremo organizzati", commenta ridendo
Dervsoglou.
Gli unici che non hanno aperto bocca sono Askalidis e
Koula. Il primo se ne sta sulle sue dato che  inesperto, l'altra
non parla perch mi aveva chiesto di diventare suo testimone e
poi si  rimangiata la richiesta ed  imbarazzata.
Do a Dermitzakis appuntamento nel mio ufficio di l a
dieci minuti e torno nuovamente nel bar della Centrale per
prendere il caff che avevo lasciato in sospeso a causa del pensionamento
di Ghikas.
Al mio ritorno, trovo Dermitzakis che mi aspetta. "Dato
che ti stai annoiando, come dici, ti ho trovato un'occupazione
per passare il tempo".
"Meno male. Mi dica".
"Devi fare lezione quotidiana ad Askalidis. Viene da
Patrasso ed  come un pesce fuor d'acqua. Ora che sei il pi
anziano devi essere tu a occuparti del suo addestramento.
Altrimenti imparer le cose a cavolo, e poi saremo noi a doverci
mettere una pezza".
"Me ne occuper, ma non mi sembra un tipo cos
sveglio".
"Nessuno di noi era cos sveglio quando siamo arrivati in
sezione", ribatto senza dargli corda. "Abbiamo imparato tutti
con il contagocce".
Non abbiamo altro da dirci, quindi lo congedo e gli chiedo
di mandarmi Koula. Che arriva e si siede davanti a me con
lo sguardo inchiodato al pavimento.
"Stammi a sentire, Koula", le dico per entrare subito in
tema. "Non c' ragione di fare il pulcino bagnato con me visto
che prima mi avete chiesto di farvi da testimone di nozze
e poi non se n' fatto niente. In quel periodo io ero caduto in
disgrazia e non mi aspettavo che anche voi seguiste la mia sorte.
Oggi le cose sono cambiate, per fortuna vostra e mia. Di
conseguenza non c' risentimento n da parte mia n da parte
di Adriana n per te n per Kostas. Non  cambiato nulla.
Smettila con questa faccia da verginella peccatrice, perch ormai
sei sposata e fare la verginella non ti si addice proprio".
Resta un momento indecisa sul da farsi, poi si alza dalla
sedia e mi abbraccia. Sento le sue lacrime scorrermi sulla
guancia.
"Non sa che gioia mi d", sussurra. "Tutto questo tempo
ho vissuto in un inferno, perch lei mi ha sempre sostenuto,
mentre io mi sono comportata malissimo. Lo dir a Kostas, e
impazzir di gioia".
"D'accordo, anch'io sono felice che ci siamo chiariti", le
dico e la rispedisco alla sua scrivania prima di aggiungere le
mie lacrime alle sue.
Viviamo in un momento di transizione e non sappiamo
come andr domani, quindi meglio tenere tranquilla la squadra.
...
5.

Alle tre del pomeriggio ho esaurito tutte le possibilit per ammazzare
il tempo trovando qualcosa da fare. Sono andato tre
volte al bar, due per un caff e l'ultima per un panino. Mi sono
seduto al tavolino, e mentre addentavo il panino ho ascoltato
distrattamente le conversazioni che avevano a che fare con
l'addio di Ghikas.
Sono tornato nel mio ufficio, con l'idea di comprare un
mazzo di carte per fare qualche solitario, quando  squillato il
telefono.
"Il signor vicecomandante la desidera tra un'ora nel suo
ufficio, signor commissario".
"Bene. Ci sar".
Da quando il vicecomandante di prima  stato trasferito
alla Direzione del Servizio per la cooperazione internazionale
di Polizia, va decisamente meglio perch lui ce l'aveva con me.
Al suo posto  arrivato Prdromos Kapsidis dalla Direzione
Stranieri. Le informazioni che ci sono giunte parlano di un
dirigente che ama tenere un profilo basso ma collaborativo e
competente.
La valutazione si  rivelata corretta perch dopo il primo
incontro non abbiamo pi avuto molto a che fare con lui, con
mia grande gioia, ma anche di Ghikas.
Mentre mi dirigo con la Seat verso via Katechaki, ripenso
alle prime impressioni positive, pi che altro per tenere sotto
controllo l'agitazione. L'agente all'ingresso mi invita a passare
subito nell'ufficio del vicecomandante.
La mia prima sorpresa  che non sono solo. A parte il vicecomandante,
sono presenti Vellidis, Zonars e Karambetsos,
il nuovo direttore dell'Antiterrorismo. La sorpresa  piacevole,
perch capisco che il vicecomandante annuncer la mia promozione
pro tempore.
Kapsidis mi saluta con una stretta di mano, quindi con un
"venite, signori", si dirige verso il tavolo da riunione. Si siede a
capotavola, con noi che gli facciamo da ali.
"Signori, come saprete, il vostro superiore, il direttore
della Centrale, il signor Niklaos Ghikas ci lascia per una meritata
pensione. Vi ho invitati per informarvi che fino a questo
momento non  stato ancora nominato un sostituto. Fino alla
nomina, le veci del direttore saranno competenza del commissario
Kostas Charitos, dato che  il pi anziano di voi".
Tre paia di occhi mi inquadrano, mentre io faccio finta di
cadere dalle nuvole, per essere pi credibile.
"Di conseguenza, da oggi, per qualsiasi argomento farete
riferimento al commissario Charitos", dichiara il vicecomandante
e si alza.
Noialtri lo seguiamo. Le tre paia di occhi continuano a
starmi incollate addosso, ma io sono passato dalla faccia stupefatta
al sorriso imbarazzato.
Ci prepariamo a salutare, quando il vicecomandante si
volta verso di me: "Vorrei che rimanesse ancora un po', signor
commissario".
Gli altri tre si incamminano verso l'uscita, mentre io mi
accomodo nella poltrona davanti alla sua scrivania.
"Vorrei dirle che sul suo conto ho sentito solo elogi da
parte del signor Ghikas", mi spiega mentre si siede.
Ne sono contento, ma non mi stupisco. Certo, con Ghikas
abbiamo avuto dei contrasti, quando tirava aria cattiva pensava
innanzi tutto a salvarsi la parte mediana posteriore del corpo,
ma non ha mai lesinato gli elogi nei miei confronti.
"Non sono solo gli elogi del signor Ghikas, per", continua
il vicecomandante. "La sua notoriet, all'interno della
Centrale  molto superiore al suo grado".
"A volte, queste cose vanno al contrario", commento cercando
di nascondere la soddisfazione.
"Purtroppo, molte volte vanno al contrario", mi corregge.
Mi guarda e continua. "L'ho trattenuta per dirle che per tutto
il tempo in cui avr la responsabilit della direzione  libero di
agire come ritiene opportuno. Io non le chieder di riferirmi
senza una ragione particolare. Sar lei a decidere quando informarmi
e se avr bisogno del mio parere su qualche tema".
Ho come la sensazione che mi prenda in giro. Forse c'
di mezzo il fatto che con quello prima ho passato le pene di
Giobbe. In ogni caso cerco di non entusiasmarmi troppo per
evitare, in futuro, spiacevoli sorprese. Mi limito a un "La ringrazio.
Io, comunque, la terr sempre aggiornata".
Ci stringiamo le mani e quindi mi ritiro con una sensazione
di sollievo.
Sulla via del ritorno cerco di riordinare le mosse che devo
fare. La prima cosa  incontrare i miei colleghi. Sar anche diventato
un primus inter pares, ma per loro conta il fatto che,
da questo momento in poi, sono primus, ossia sono uscito dal
gregge, anche se momentaneamente. Quindi devo mostrare
loro che rimango uno dei pares, e non mi sono montato la testa.
Non appena arrivo in ufficio convoco per prima cosa i
miei e gli comunico le novit. I due nuovi mi ascoltano senza
fare commenti, ma Koula e Dermitzakis non nascondono la
loro gioia.
"Speriamo di vederla direttore", mi augura Koula.
"Insomma, questo significa che anche noi abbiamo avuto
la promozione?" chiede tra il serio e il faceto Dermitzakis.
Mi viene il sospetto che voglia cominciare a fare il gradasso
con gli altri, con il classico "ordine del capo", e cerco di fermargli
subito la rincorsa.
"Nessuno ha avuto la promozione, Dermitzakis. Semplicemente,
mi hanno caricato sulle spalle un altro fardello. Sai
come si dice in questi casi? Aver le corna senza neanche essere
sposati".
Congedo i miei e cerco di individuare un luogo adatto per
incontrare Zonars, Vellidis e Karambetsos. Non voglio convocarli
nel mio ufficio perch potrebbero prenderla male e
credere che faccio il capoccia sin dal primo momento. Se l'ufficio
di Ghikas fosse stato vuoto, avrei potuto chiedergli di incontrarci
l, perch  il posto dove ci siamo sempre incontrati,
una specie di caff Flokas in centro. Ma Ghikas non se n' ancora
andato.
 un rompicapo, e alla fine opto per la stanza degli interrogatori.
 l'unico spazio disponibile e neutrale. Chiedo a Koula
di avvertirli. Cerco di arrivare per primo, in modo da non costringerli
ad aspettarmi. Quando arrivo c' solo Karambetsos
dell'Antiterrorismo. Dopo poco arrivano Zonars e Vellidis.
"Ci hai convocato per interrogarci?" mi chiede Vellidis.
"No, vi ho portati in una zona neutrale per non farvi venire
nel mio ufficio e darvi l'impressione che voglia fare il capo".
Zonars scoppia a ridere. "E dai, Kostas! Tu non ci interrogherai
e noi non ti considereremo mai un capo, per quanto
tu ci provi".
L'atmosfera si stempera e, come sempre succede, la distensione
porta il pettegolezzo, specialmente in un giorno in
cui c' parecchio materiale di cui parlare.
"Quanto a Ghikas, non mi  sembrato particolarmente
amareggiato per il fatto di andare in pensione", dice Vellidis.
"Se volete la mia opinione, per lui  una liberazione",
commenta Zonars. "Ha capito che  arrivato in cima e non potr
bucare il soffitto per andare oltre. E appena si  liberato dell'ansia
della promozione, ha scoperto i vantaggi della libert".
"Lui ha scoperto la libert e noi abbiamo recuperato un
po' di pace", dice Vellidis ridendo. "Non so voi, ma mi tirava
scemo dato che di informatica non capiva proprio niente".
Tutti e tre si mettono a ridere. Solo io resto serio, perch
ho i suoi stessi problemi, e non sta bene che rida alle spalle di
Ghikas.
"Chi ci dice che il prossimo che arriver sar migliore?"
chiede Karambetsos.
"Nessuno. Se rimanesse Kostas, almeno sapremmo cosa
fare", commenta Vellidis.
"Non essere poi cos sicuro che con Kostas staremmo pi
tranquilli", risponde Zonars.
"Perch? Pensi che farei la parte del dirigente severo?"
"Sai come ti chiamano in Centrale?" mi chiede Zonars.
"Come?"
"La formica. Charitos la formica".
Karambetsos scoppia a ridere. " stata la prima cosa che
ho sentito quando ho messo piede qua dentro".
Tutto mi sarei aspettato, fuorch mi dessero un soprannome,
e per di pi di un insetto. "E perch mi chiamano formica?"
"Perch sei sempre l a cercare, scavi dappertutto, non lasci
niente al suo posto. D'accordo indagare a fondo tra tutti i
cadaveri che ti appioppano. Ma se cominci a fare la formica
anche con noi, allora siamo fritti. In effetti, manc poco che il
vicecomandante precedente non schiacciasse la formica sotto
la suola, ma te la sei cavata".
"In ogni caso il nuovo vice non assomiglia per niente a
Dimitriadis", commenta Vellidis. "Mi  sembrata una persona
tranquilla e serena".
Si mettono a conversare del nuovo vice, ma a me la mente
 rimasta appiccicata a quella formica. Com' possibile, in tanti
anni, che non mi fosse arrivato all'orecchio che mi avevano
dato un nomignolo?  impossibile che i miei assistenti non lo
sappiano. Si vede che me l'hanno tenuto nascosto.
Aspetto con pazienza che le chiacchiere si esauriscano e
poi torno nel mio ufficio. Convoco tutto il quartier generale,
nuovi e vecchi. Se potessi li spedirei tutti a rapporto.
Arrivano abbastanza preoccupati, perch temono sia
scoppiato un caso.
"Cosa c', signor commissario?" mi chiede Dervsoglou.
"Da quand' che mi chiamano formica qui dentro e l'unico
a non saperne niente sono io?"
Era l'ultima cosa che si aspettavano di sentire da me, e
rimangono basiti. Nessuno apre bocca per rispondere.
"Perch non mi avete mai detto niente e sono dovuto venire
a saperlo da Zonars? Sono sicuro che lo sapevate ed anche
voi mi chiamavate formica alle spalle". Faccio una pausa, casomai
qualcuno apra bocca, ma tutti hanno inghiottito la lingua.
"Che cosa devo fare per costringervi a parlare? Trasformare la
formica in un granchio e cominciare a pizzicare tutti?"
Koula si agita sulla sedia. Vuol dire qualcosa, ma non osa.
Gli altri si voltano a guardarla come fosse un salvagente.
"Lo sapevamo, signor commissario, ma cosa potevamo
dirle? Sa che la chiamano formica? La verit  che anche tra
di noi, per scherzo, usavamo quel soprannome". Poi tace e mi
guarda seria. "Comunque io, se fossi in lei, non mi arrabbierei.
Anzi, probabilmente ne andrei fiera".
"Fiera? E perch? Ci sono formiche da collezione?"
"No, ma dove dominano i pachidermi, la formica  una
specie rara, signor commissario".
Scoppiano tutti a ridere. Mi sforzo di mantenere il tono
serio, ma non ci riesco e quindi mi arrendo.
...
6.

La notizia della mia provvisoria promozione mi fa provare ondate
di felicit.  il bello delle buone notizie: ti fanno dimenticare
che la felicit pu essere annullata il giorno dopo insieme
alla provvisoria promozione.
"Ma senti un po', pap: c' anche un aumento dello stipendio?"
mi ha chiesto Caterina.
"Non scherzare, Caterina!" la ammonisce Adriana.
"E quando lo rimetteranno al suo solito posto, cosa gli faranno?
Gli diminuiranno lo stipendio?"
"Non so quando muore la speranza, Caterina", interviene
Zisis nella conversazione. "So che la speranza  come uno
spiraglio. Per tuo padre si  aperto uno spiraglio. Ora sta a lui
mantenerlo aperto".
"Basta che non siano gli altri a chiuderlo",  il commento
pessimista di Adriana.
"Se Kostas sapr diventare indispensabile, non lo chiuderanno",
le risponde Zisis voltandosi verso di me. "Questo vale
anche per il posto che hai oggi. Non ti toccano perch gli sei
indispensabile".
Zisis diceva la sua, ma io pensavo in termini pi pratici.
La formica, in fin dei conti, potrebbe anche essere un paragone
positivo perch, com' noto, gli insetti riescono a infilarsi in
ogni spiraglio.
Chiuso l'argomento ci siamo spostati in sala da pranzo.
 la prima cena di famiglia dopo il ritorno dalle vacanze, con
Caterina, Fanis e Zisis. Gli unici assenti sono Mnia e Uli, in
Germania dai parenti.
Adriana ha preparato la cena che aveva gi progettato in
vacanza: pitta di porri con pasta fillo dell'Epiro e formaggio di
capra. Il risultato le ha dato ragione perch erano tutti entusiasti,
cosa che si  concretizzata pi in mugolii e gridolini che in
parole. Anche Zisis non ha lesinato gli elogi.
"Brava, Adriana. La tua pitta non ha rivali. Tanto di
cappello".
La pitta ha portato la conversazione sulle vacanze. Ho lasciato
l'iniziativa ad Adriana, che  partita con un panegirico
sul nostro viaggio in Epiro e anche sulle tre signore che abbiamo
incontrato e le nostre escursioni comuni.
"Sono signore molto distinte, e siamo stati proprio bene
insieme a loro, vero, Kostas?"
Mi sono subito dichiarato d'accordo, ma ho evitato di citare
l'episodio delle tazzine e dei fondi del caff, casomai Adriana
se la prendesse e la pace familiare andasse a catafascio.
"E poi non c'erano solo Calliope, Arghir e Tasia, ma anche
i tedeschi!" ha aggiunto subito Adriana.
"Quali tedeschi?" ha chiesto Caterina.
"Avete fatto amicizia con dei tedeschi? Se lo viene a sapere
Uli ne sar entusiasta", ha commentato Fanis ridendo.
"Erano tedeschi volanti".
"Volanti? Spigati un po'", ha chiesto Caterina.
"Volanti perch volavano, ragazza mia. Gli sono spuntate
le ali e volavano".
"Zio Lambros, hai mai visto tedeschi volanti?"
"Ho visto gli aeroplani tedeschi quando ci bombardavano",
ha risposto Zisis. "Magari avr visto anche qualche paracadute.
Ma di tedeschi alati non ne ho mai visti".
Mi sono sentito costretto a intervenire per spiegare lo
spettacolo in maniera un po' pi dettagliata e ho aggiunto anche
l'episodio della sera in cui ci siamo incontrati in taverna e
ci hanno offerto lo tspouro.
"Questa  la differenza tra noi e i tedeschi",  la conclusione
di Zisis.
"Quale fra le tante?" chiede Adriana.
"Noi, nei paesi, ci stupiamo per l'asino che vola. In
Germania non si stupiscono neanche se volano i professori
universitari".
Il commento di Zisis alza ulteriormente il buonumore e la
serata finisce allegramente.
"Lambros ha ragione", mi ha detto Adriana dopo i saluti
a parenti e amici mentre sparecchiava. "Se tieni aperto lo spiraglio,
chiss che non ti diano la promozione. Il nuovo direttore
che arriver avr poca esperienza e avr bisogno di una
persona esperta al suo fianco per non combinare pasticci".
Poi  rimasta un istante in sospeso, come se ci fosse qualcosa
ad infastidirla. "Non lo dico perch la promozione ci porter
qualche soldo in pi, Kostas, lo si. Grazie a Dio, anche
nelle difficolt ce la siamo cavata bene. Lo dico per te, per farti
avere finalmente il riconoscimento che meriti. E, se vuoi il mio
parere, te lo daranno solo quando non potranno fare
diversamente".
"Sai come mi chiamano in Centrale?"
"Come?"
"Formica".
Non ha mostrato sorpresa n fastidio. Semplicemente ci
ha pensato su un po'. "Dicono bene. Solo che sei una formica
per il tuo lavoro, non per te stesso".
Ha raccolto i piatti per portarli in cucina, mentre io ho
fatto rotta verso la camera da letto. Prima di addormentarmi,
ho pensato che il primo giorno dopo le ferie  stato, in fin dei
conti, un giorno alto, non basso.

La stessa buona disposizione d'animo mi accompagna la
mattina dopo mentre vado in Centrale con la Seat. Passo dal
bar per il caff e la brioche e salgo in ufficio.
Rimando l'incontro con i miei assistenti per godermi il
caff del mattino, ma come al solito, l'uomo propone, ma Dio
dispone. Al secondo sorso squilla il telefono.
"Signor commissario, la desidera il vicecomandante".  la
voce di Stella dall'altra parte del ricevitore. "La metto in
linea?"
"Certo", rispondo con voce entusiasta mentre dentro di
me impreco.
"Buongiorno, signor commissario. Ho appena ricevuto
una telefonata che mi ha preoccupato. Era la signora Clio
Rapsani. Il nome Rapsanis le dice nulla?"
Ci penso su qualche secondo. "Abbiamo un ministro che
si chiama Rapsanis?"
"Esattamente, Clearco Rapsanis, ministro per la Riforma
dell'amministrazione. Clio Rapsani  sua sorella. Mi ha chiamato
per annunciarmi che suo fratello  stato trovato morto
in casa sua. L'ha trovato stamattina la domestica e l'ha avvertita.
La signora Rapsani all'inizio ha pensato che il fratello fosse
morto per un infarto e ha chiamato un medico, amico di famiglia,
per accertarsene. Il medico, per, molto prudentemente,
le ha suggerito di chiamare la polizia".
"Con la signora Rapsani, il medico ha giustificato in qualche
modo i suoi sospetti?"
"No. Le ha semplicemente chiesto di chiamare la polizia.
Capisce che n la famiglia, n tantomeno il governo desidera
che la morte di Rapsanis diventi un titolo di giornale, in particolare
visto che ogni giornalista pu dire quel che gli passa per
la testa. Per questo le ho telefonato. Vorrei avere il suo parere
ed un consiglio su come gestire la faccenda".
Ci penso su un po'. "Il medico o la signora le hanno detto
se si trovano ancora in casa del ministro Rapsanis?"
"S. E c' anche la domestica".
"Bene. Allora non hanno ancora parlato con la scorta del
ministro, altrimenti sarebbero stati loro ad avvertirci. Andr io
da solo per parlare con la sorella e il medico. Non informer
neppure i miei collaboratori. Voglio prima ascoltare cos'ha da
dirmi il medico e poi decidiamo come procedere".
"Ottima idea. Li avverto subito del suo arrivo".
"Conosce per caso l'indirizzo dell'abitazione del
ministro?"
"S, me lo sono appuntato. Viveva in via Ourani, vicino a
piazza Drosopoulou".
"La prego di avvertire la signora che la scorta non deve in
nessun caso entrare nell'appartamento prima del mio arrivo.
La chiamo appena mi sono fatto un'idea".
Chiudo e chiamo Koula. "Koula, devo assentarmi per un
paio d'ore. Se dovesse esserci un'emergenza, chiamami sul
cellulare".
Meno male che non ho comprato le carte per fare i solitari.
Avrei buttato via i soldi.
...
7.

Il tragitto  semplice e veloce. Dalla Kifisias entro nella
Filothei, poi attraverso tutta una serie di perpendicolari finch
non arrivo sulla via Ourani. Il condominio dove abitava
Rapsanis si affaccia proprio su piazza Drosopoulou.
Non c' il piantone all'ingresso e questo mi tranquillizza,
perch le possibilit di una fuga di notizie si riducono.
L'appartamento di Rapsanis si trova al quarto piano, come mi
informa una voce femminile quando suono il campanello.
Mi apre una donna sui cinquanta con gli occhi gonfi di lacrime.
"Buongiorno, signor commissario. Sono Clio Rapsani",
mormora.
"Buongiorno a lei, e condoglianze. Siamo stati appena informati
della disgrazia e sono venuto per sapere, innanzitutto,
che cosa  successo di preciso".
"Da dove vuole che cominci?"
"Vorrei parlare con il medico, prima".
Mi fa accomodare in un ampio soggiorno. Sul divano siede
un sessantenne che mi si presenta come Kostas Arghirpoulos,
medico. Faccio per andarmi a sedere di fronte a lui, ma mi
previene.
"Prima di parlare e prima che le esponga i miei sospetti,
vorrei che vedesse il morto".
Si dirige verso il corridoio e io lo seguo. Lancio una rapida
occhiata alla stanza a fianco. Si tratta di un grande studio
con le pareti coperte di librerie.
Arghirpoulos apre la porta successiva, che  un bagno. Si
fa da parte per lasciarmi libera la visuale.
Sul pavimento, davanti alla vasca, vedo un uomo molto
sovrappeso, con gli occhiali e la barba.  molto grasso e in
pratica occupa tutto lo spazio tra la vasca da bagno e il lavabo.
Evidentemente voleva vomitare, ma si  abbattuto a terra mentre
cercava di raggiungere la tazza, perch una parte di quanto
 riuscito a espellere  finito dentro, il resto  per terra.
"Le  possibile diagnosticare la causa del decesso, o almeno
ha qualche sospetto?" chiedo ad Arghirpoulos.
Vedo che cerca di riordinare i pensieri. "Se fosse morto
per infarto, ci sarebbero due possibilit. O avrebbe avuto il
tempo di telefonare a qualcuno per chiedere aiuto, oppure sarebbe
morto sul colpo l dove si trovava. Quindi  improbabile
che la sua morte si debba ad un infarto".
"Potrebbe essere avvelenamento?" gli chiedo.
"S, ma escludo che sia di origine alimentare. L'intossicazione
alimentare di solito lascia spazio per un ricovero in ospedale.
Queste riflessioni mi hanno indotto a fare qualche altra ricerca.
Venga con me".
Lo seguo ed entriamo in cucina. La domestica, una quarantenne,
si alza dalla sedia e ci lascia soli.
Arghirpoulos va direttamente al frigorifero e lo apre.
"Guardi".
Dentro il frigorifero c' una torta enorme. Ne manca una
grossa fetta triangolare. Sulla torta c' una scritta: "al ministro
CLEARCO RAPSANIS. PER LA SUA OPERA INSTANCABILE. I SUOI
AMMIRATORI".
Persino io mi rendo conto che la targhetta vien fuori da
una stampante.
"La torta ha aumentato i miei sospetti e mi ha fatto pensare
alla necessit di un'autopsia", dice Arghirpoulos.
"La ringrazio, dottore", gli dico. "Ha fatto molto bene ad
avvertirci. Ora non voglio trattenerla oltre".
"Do un'occhiata a Clio; non vorrei avesse bisogno di un
calmante", mi dice mentre esce.
Vedo la domestica in attesa fuori dalla porta della cucina,
e le faccio cenno di entrare.
"Come ti chiami?"
"Voula Loukidou".
"Da quanti anni lavori qui?"
Fa i suoi conti. "Saranno dieci o undici".
"Quando hanno portato la torta?"
"Ieri, poco prima che me ne andassi. Era una ragazza".
"Una ragazza?" Mi sembra strano perch le consegne le
fanno quasi sempre i ragazzi.
"S. Mi ha detto che era una torta per il ministro, ed  andata
via".
"Puoi descrivermela?"
"Niente di particolare. Aveva il casco, una maglietta di cotone
ed un paio di jeans".
"E la scorta non le ha chiesto dove andava?"
"Non c' scorta, signor commissario. Il ministro non voleva
la scorta davanti casa. C'era un agente che lo accompagnava
quando si muoveva con l'auto di servizio da casa al ministero e
ritorno, ma poi non rimaneva".
"A prima vista, si direbbe che il ministro amasse la buona
tavola", le dico, con circospezione.
Lei lancia uno sguardo alla porta e abbassa la voce. "Era
voracissimo, signor commissario, e per i dolci, poi, insaziabile.
Se vedeva un dolce cominciava a delirare. Pensi che quando
non avevo preparato un dolce lui andava a comprarsi dei cioccolatini
di cui si ingozzava".
Di conseguenza, chi gli ha inviato la torta sapeva della sua
ingordigia e della particolare debolezza per i dolci.
Dico alla Loukidou che se avremo bisogno di lei la chiameremo
per una deposizione ufficiale, e poi la congedo.
"Rimango, magari la signora Clio pu aver bisogno di
me", mi dice mentre si alza.
Il medico ha ragione. Le probabilit che la morte di
Rapsanis siano dovute a un'azione criminosa sono molto alte,
tuttavia la certezza ce la dar soltanto l'autopsia. Nel frattempo,
per, possiamo aprire un'indagine preliminare, specialmente
per raccogliere degli elementi.
Ma, prima di fare il passo successivo, provvedo a pararmi
i quarti posteriori. Chiamo quindi il vicecomandante e gli fornisco
un rapporto dettagliato.
"Insomma, non esclude si tratti di un omicidio", mi fa
dopo avermi ascoltato.
"Non solo non lo escludo, ma lo ritengo molto probabile".
"L'importante  che, finch non ne siamo sicuri, non trapeli
nulla".
"D'accordo. Tuttavia, non potremo tenere segreta la morte
di Rapsanis. La mia opinione  che dovremmo avvertire il
ministro in modo che sia il governo a decidere come dobbiamo
gestire la faccenda. Altrimenti temo molto che qualsiasi
cosa facciamo ci troveremo nei pasticci".
"D'accordo,  la soluzione migliore", mi risponde il vicecomandante
e riattacca.
Clio Rapsani e il dottor Arghirpoulos si sono trasferiti in
soggiorno. Sono seduti sul divano e conversano. Mi siedo sulla
poltrona di fronte a loro.
"Il dottore l'avr informata riguardo ai suoi sospetti, che
condivido", dico alla signora Rapsani.
"S, ma perch avrebbero dovuto uccidere Clearco?" si
chiede la sorella.
"Innanzitutto, non  certo che l'abbiano ucciso. Si tratta,
semplicemente, di una possibilit che allo stato attuale non
possiamo escludere. Solo dopo l'autopsia potremo avere un
quadro pi chiaro. Di conseguenza le domande che sto per farle
sono solo per mia informazione, tanto per tenerci pronti nel
caso in cui l'autopsia ci metta dinnanzi l'opzione peggiore".
"La pregherei comunque di essere breve", interviene il
medico. "La signora Rapsani si trova in uno stato psicologico
molto difficile, e non vorrei affaticarla oltre".
"Sa se suo fratello aveva dei nemici? Voglio dire, le ha mai
parlato di qualcuno che lo minacciava, oppure di qualcuno
che gli faceva paura o, semplicemente, lo preoccupava?"
"L'unico nemico di mio fratello era il cibo, signor commissario.
Quel che non era in grado di affrontare era la sua bulimia
incontrollabile. Sia la sua famiglia sia io abbiamo lottato per
cercare di convincerlo a limitarsi con il cibo, ma  stato tutto
inutile. Ogni tanto andava dal dietologo, ma dopo due settimane
al massimo piantava tutto. Anzi, ricominciava a mangiare
con maggior lena, come se volesse recuperare i chili persi".
"Che lavoro faceva prima di entrare in politica?"
"Era un docente universitario", mi risponde la Rapsani.
"Insegnava Filosofia del diritto. A un certo punto, data la sua
passione per tutto quello era stato e societ,  passato alla politica.
 stato eletto deputato e quindi ministro".
Non ho altro da chiederle e me ne vado interrogandomi
sul perch un professore di Filosofia del diritto finisce a fare il
ministro per la Riforma dell'amministrazione. Non mi do risposte,
perch sar anche una formica, ma di politica non ne capisco
niente. Ed era proprio quello che mi rimproverava Ghikas.
Telefono a Dermitzakis e gli chiedo di venire qui con
Koula, ma senza dare spiegazioni alle nuove leve. Quindi,
chiamo Dimitriou della Scientifica e gli chiedo la stessa cosa:
di venir qui ma portando con s solo assistenti di assoluta
affidabilit.
Per ultimo lascio Stavrpoulos, il medico legale. "Secondo
me non c' bisogno che ti scomodi", gli dico dopo avergli spiegato
la situazione. "Manda un'ambulanza per prendere la salma.
Solo ti chiedo ti eseguire l'autopsia al pi presto dato che
si tratta di un personaggio politico e non vorrei avere
complicazioni".
"Vedo che appena diventato un pro tempore gi impartisci
ordini a destra e a manca", commenta risentito.
Cerco di mantenermi calmo. "Non sto impartendo ordini.
Semplicemente ti spiego che si tratta di una questione
delicata, e che sono continuamente al telefono con il
vicecomandante".
"L'ufficio del medico legale non dipende dalla polizia ma
direttamente dal ministero della Giustizia", ribatte e riattacca.
Per fortuna non faccio in tempo ad arrabbiarmi perch si
presentano Dermitzakis e Koula. Gli faccio una rapida descrizione
della situazione.
"E noi cosa possiamo fare?" mi domanda Dermitzakis.
"Non molto. Chieder il permesso alla sorella di ispezionare
la cucina e lo studio di Rapsanis, casomai si trovi qualche
elemento interessante".
La Rapsani non ha obiezioni, e Koula e Dermitzakis cominciano
il sopralluogo dallo studio.
Poco dopo compare Dimitriou con i suoi. Lo porto prima
in bagno per vedere il morto.
"Deve essersela passata brutta", commenta.
Quindi lo conduco in cucina e gli mostro la torta in
frigorifero.
"Questa la dobbiamo mandare subito in laboratorio per
farla analizzare", mi dice e fa cenno ai suoi assistenti di
imballarla.
"Che opinione ti sei fatto?" gli chiedo.
"La stessa che si  fatta lei. Naturalmente, dobbiamo
aspettare l'esito dell'autopsia, ma tutto lascia pensare a un
avvelenamento".
Faccio una capatina in ufficio per vedere se per caso i miei
hanno recuperato qualcosa.
"Libri, carte e nient'altro", mi dice Dermitzakis.
"A meno che non le interessino i cioccolatini", aggiunge
Koula che mi mostra il cassetto in alto a destra della scrivania.
Mi avvicino e vedo che  strapieno di cioccolata e cioccolatini
di ogni tipo e qualit.
"E li ha messi nel cassetto di destra per riuscire a pescare
pi agevolmente", commenta Koula.
Neanche l'ispezione in cucina d risultati. Non ci resta
che attendere l'ambulanza del medico legale, che arriva dopo
un'ora.  il modo di Stavrpoulos di dimostrarmi che non
prende ordini da me.
...
8.

Stavrpoulos si  accontentato di mostrare i muscoli facendo
arrivare l'ambulanza in ritardo, e non ha tirato ulteriormente
la corda. Ha eseguito l'autopsia in un paio d'ore e mi ha chiamato
al telefono.
"L'hanno avvelenato con il parathion, un anticrittogamico.
Altri particolari non ne ho. Sembra che si sia messo un dito
in bocca per procurarsi il vomito, ma era ormai troppo tardi
ed  morto in bagno".
Lo ringrazio per la rapidit, e riattacco. A questo punto
non ho alcun dubbio che troveremo del parathion anche nella
torta. La cosa ci complica le indagini perch vallo a trovare,
ora, chi l'ha confezionata e chi era la ragazza che l'ha recapitata
a Rapsanis.
Metto tutto in stand-by e chiamo il vicecomandante per
aggiornarlo. Mi ascolta senza interrompermi e alla fine mi fa,
con un tono rassegnato: "In altre parole, siamo proprio nei pasticci.
Non sar facile trovare l'assassino".
"Se Rapsanis fosse stato un comune mortale le avrei detto
che a ucciderlo  stata una donna, per invidia o per vendetta,
perch il parathion  un'arma che le donne usano di frequente.
Ma Rapsanis non apparteneva alla categoria dei comuni mortali,
e quindi dobbiamo metterci a scavare, cosa non semplice
quando ci sono di mezzo dei politici".
"Con i giornalisti, che facciamo?"
"Le direi di informare l'ufficio del ministro e lasciare a
loro il compito di dare l'annuncio".
"Giusto. Chiamo subito il comandante".
Con Kapsidis ci intendiamo facilmente, e questo mi mette
di buonumore, ma le buone notizie finiscono qui. La domanda
a cui  difficile rispondere  come facciamo a far partire le indagini
in modo discreto, senza esporre n il vicecomandante,
n le autorit politiche. Se aspettiamo la comunicazione ufficiale
che si tratta di un omicidio, potremmo perdere tempo prezioso.
A parte ci,  anche vero che le ricerche dietro le quinte
sono spesso pi redditizie. Quindi, cerchiamo di continuare
con la stessa discrezione con cui abbiamo proceduto nella ricognizione
dell'appartamento di Rapsanis e poi si vedr.
Chiamo Dimitriou per prendere accordi. "Mi ha anticipato,
commissario: stavo per chiamarla. Il veleno  parathion ed
 mescolato nell'impasto della torta".
Gli spiego il mio progetto e concorda. "Torno di nuovo
nell'appartamento con uno dei miei in cerca di impronte
digitali".
Convoco Dermitzakis. Gli spiego le cose fondamentali e
aggiungo: "Non dobbiamo dire niente in giro. Il caso sar trattato
direttamente dal ministero fino a nuovo ordine. Quindi,
noi ci muoveremo in questi limiti con assoluta riservatezza.
Chi altro proponi come collaboratore?"
"Dervsoglou. Viene dall'Antiterrorismo e sa muoversi
con discrezione".
"Bene. In questo momento non dobbiamo fare nient'altro.
Ho gi interrogato la sorella e la domestica, anche se senza
approfondire. Non possiamo interrogare gli altri condomini e
neppure i vicini di casa della zona se non avremo prima semaforo
verde".
Lo stato di attesa non dura molto perch dopo mezz'ora
arriva la telefonata del vicecomandante.
"Il ministro ci vuole immediatamente nel suo ufficio".
Andiamo bene, penso tra me. Nel primo caso in cui utilizzo
i miei poteri provvisori sono coinvolti sia gli alti livelli della
polizia, sia quelli del governo. Poi hai voglia a tener aperto lo
spiraglio, come mi dicevano Zisis e Adriana, dato che ora la
formichina rischia di essere schiacciata.
Metto i pensieri in quarantena e parto alla volta del ministero.
Tuttavia, la sfortuna mi perseguita perch mi trovo
imbottigliato in viale Mesoghion. Me la prendo con me stesso
perch non ho chiesto un'autopattuglia ma mi sono mosso con
la Seat. Ora arriver in ritardo e le lagnanze cominceranno con
i saluti.
Mi fanno entrare in una sala con un tavolo enorme e dieci
sedie, su due delle quali siedono il comandante ed il vicecomandante.
Per fortuna, il ministro non si  ancora visto.
Scambio strette di mano con i miei due superiori, e mi
siedo scusandomi per il ritardo. Aspettiamo muti per una decina
di minuti, finch sul fondo si apre una porta e compare il
ministro con un quarantenne che tiene una cartelletta sottobraccio.
Il ministro lo conosco per averlo visto in fotografia,
mentre l'altro tipo non l'ho mai visto. Evidentemente, per, i
miei due superiori lo conoscono perch vedo che si salutano
con un sorriso appena accennato.
Il ministro ci d il buongiorno e va subito al sodo: "Vi ho
invitato perch dobbiamo affrontare una situazione molto dolorosa
oltre che complicata, che richiede una gestione molto
accurata". Si ferma e si rivolge a me. "Pu dirci a che punto si
trovano le indagini, e quali sono i primi risultati?"
Gli fornisco un rapporto sulle mie conversazioni con la
sorella di Rapsanis, con il medico e con la domestica, e poi
completo con le informazioni che mi hanno dato Stavrpoulos
e Dimitriou.
"Quindi non  proprio possibile che si tratti di un'intossicazione
alimentare?" mi chiede il ministro come se da me si
aspettasse un miracolo.
"Purtroppo, signor ministro, anche l'autopsia e le analisi
di laboratorio confermano che si tratta di un atto delittuoso".
Il ministro capisce che non c' salvagente e decide quindi
di mettersi a nuotare. "Quanto vi dir ora ha l'approvazione
del primo ministro", ci annuncia. "La comunicazione ufficiale
da parte del governo si limiter a dire che non sono ancora
note le cause della morte del ministro Clearco Rapsanis e che
le indagini proseguono in ogni direzione".
Noi tre ci guardiamo; abbiamo capito la situazione: il ministro
cerca di guadagnare tempo rispetto a qualcosa su cui
non pu intervenire. La questione  chi di noi sar quello che
glielo dir. Gli sguardi si rivolgono al comandante, perch  il
superiore gerarchicamente. Anche lui ha capito che chi ha gli
onori ha anche gli oneri, ma cerca di trovare il modo giusto.
"Se questa  la sua decisione, la seguiremo, signor ministro",
dice infine. "Tuttavia, come ha spiegato il commissario
Charitos, si tratta senza alcun dubbio di un omicidio. Ritardare
la comunicazione non cambier lo stato di cose".
Il tale che accompagna il ministro prende la parola per la
prima volta. "Il nostro obiettivo non  cercare di insabbiare o
nascondere l'omicidio, se  ci a cui state pensando", spiega.
"In questo momento ci sono argomenti scottanti all'ordine del
giorno e non vorremmo che finissero ai margini, dato che tutti
i mezzi di comunicazione si butterebbero a pesce sull'omicidio
di un ministro. Non appena avremo sbrigato le urgenze,
comunicheremo che la morte di Clearco Rapsanis  dovuta ad
un'azione criminosa".
"Fino a quel momento, la polizia non far nessuna dichiarazione
sul caso Rapsanis", continua il ministro. "Se i giornalisti
vi facessero delle domande, rinviateli al portavoce del
ministero, il signor Rodpoulos".
"E le indagini?" chiedo tenendomi sulle generali, per capire
come comportarmi, ma senza espormi. "Andiamo avanti?"
"Certo. E sono aperte in tutte le direzioni. La polizia deve
continuare a indagare".
"Del resto, questo fa comodo anche a voi", soggiunge
Rodpoulos.
"In che senso?" gli chiedo.
"Perch potrete indagare con calma, senza avere i giornalisti
sempre tra i piedi".
Il portavoce  una di quelle persone che ti stanno antipatiche
a prima vista, ma devo ammettere che in questo caso ha
ragione.
"E come ci muoviamo con la sorella del ministro?" chiedo.
"Date anche a lei la versione ufficiale", risponde subito
Rodpoulos.
"Quindi non possiamo restituire la salma alla famiglia, ma
dobbiamo tenerla all'obitorio".
"E perch?" chiede il ministro.
"Perch la famiglia ha diritto di chiedere una copia della
relazione autoptica. E il medico di famiglia capir subito che
si tratta di un omicidio. Del resto,  stato il primo ad avere dei
sospetti.  da lui che  partito tutto".
"Il commissario ha ragione", interviene il vicecomandante.
"Non possiamo mantenere il segreto con la famiglia".
Segue un periodo di silenzio. Nessuno apre bocca e io ringrazio
il vicecomandante che mi ha tirato fuori dai pasticci.
"D'accordo. Parler io stesso con Clio Rapsani", dichiara
infine il ministro e si congeda con un sorriso, seguito dal suo
tirapiedi. Non ci resta che salutare a nostra volta.
"Il signor Ghikas le mancher", mi dice il comandante.
"Non solo come superiore, ma anche perch collaboravamo
da molto tempo e ci conoscevamo molto bene", rispondo.
Quindi mi rivolgo al vicecomandante: "La tengo informato".
"Non ne dubito", mi risponde con un sorriso. "Me ne
sono gi reso conto".
A questo punto ognuno va per la sua strada. Telefono
a Dermitzakis per incontrarci a casa di Rapsanis insieme a
Dimitriou.
Mi chiedo se ci trover la sorella di Rapsanis o se sar costretto
a farle visita a domicilio.
La fortuna continua a favorirmi perch trovo la strada libera
e quando arrivo in via Ourani, trovo ancora la sorella in
casa.
"Mi ha telefonato il ministro e mi ha spiegato", mi annuncia
mentre entro in soggiorno. "Chi pu averlo fatto? Chi
poteva odiarlo tanto?" E subito scoppia a piangere. "Povero
Clearco, non si meritava di morire cos".
"Possiamo parlare adesso, o preferisce rimandare a un altro
momento, quando si sentir pi tranquilla?"
"No, no, possiamo parlare ora". Si asciuga le lacrime e si
mette in posizione di attesa.
"Vorrei che mi desse qualche informazione riguardo alla
vita personale di suo fratello", comincio. "Vedo che viveva da
solo. Era celibe o separato?"
"Era divorziato. Sua moglie vive a Parigi con mio nipote,
che studia Ingegneria civile".
"Sa se c'erano scontri tra di loro o se il divorzio  avvenuto
- come dire? - con forti tensioni?"
"No, nulla di tutto ci. Lida, mia cognata,  una disegnatrice
di moda e non riusciva pi a sopportare la grassezza di
mio fratello. Diceva che neanche un certo pittore colombiano
che  diventato famoso con i ritratti di ballerine obese avrebbe
fatto il suo ritratto perch gli sarebbe sembrato eccessivamente
grasso. Aveva fatto innumerevoli tentativi di convincerlo a dimagrire,
ma come le ho detto, per mio fratello era impossibile
limitare la bulimia. Alla fine, mia cognata si  arresa e ha chiesto
il divorzio. Gli ha detto che non poteva vivere con un uomo
che offendeva l'estetica e, inoltre, faceva di tutto per accelerare
la sua stessa fine. Per si sono separati amichevolmente".
Comunque, se proprio uno vuol trovare il pelo nell'uovo,
a mandarlo all'altro mondo non  stato il grasso ma la gola.
Qualunque altro ministro avesse ricevuto da sconosciuti una
scatola con una torta l'avrebbe spedita alla polizia per farla
analizzare.
 impossibile, poi, che sua moglie abbia qualcosa a che
fare con l'omicidio, a giudicare da quanto mi ha detto Clio
Rapsani e inoltre, dato che vive a Parigi,  piuttosto improbabile
che abbia trovato un killer prezzolato che uccide con il
parathion.
"Potevano esserci rivalit o inimicizie risalenti ai tempi in
cui insegnava all'universit?"
"Le conviene chiedere direttamente alla facolt di Legge
dove insegnava, ma le posso dire che in Clearco l'unica cosa
sbagliata era il grasso; per il resto era una persona estremamente
cortese".
Ci interrompe il campanello. Dico alla signora che
non ho altre domande da farle. Nell'ingresso mi attendono
Dermitzakis, Dervsoglou e Dimitriou con il suo assistente.
Spedisco i miei a fare un giro della zona, casomai peschino
qualcosa di interessante, anche se escludo grandi scoperte, e
chiedo a Dimitriou di rilevare le impronte digitali.
Vado in cucina e faccio qualche altra domanda alla
domestica.
"Mi hai detto che  stata una ragazza a portare la scatola
con la torta. Ti ricordi a che ora l'ha portata esattamente?"
"Esattamente no. Ma era nel primo pomeriggio".
"E cosa ti ha detto?"
"Che era un regalo per il ministro".
"Hai detto cos al ministro?"
"Pi o meno. Hanno portato un regalo per lei, signor
ministro".
"E lui che cosa ha fatto?"
"Ha aperto la scatola, ha visto la torta, ed  corso al cassetto
per trovare un cucchiaio".
Non lo dice con sprezzo, ma con dispiacere. Quanto conoscevano
Rapsanis i suoi assassini? Di sicuro sapevano che si
sarebbe avventato sulla torta non appena l'avesse vista.
Non ho altro da fare in quell'appartamento, e non credo
che mi servir tornare. Saluto Clio Rapsani ed esco in strada.
Dervsoglou mi aspetta di fianco all'ingresso. "Ho trovato
una persona con cui credo dovrebbe parlare, signor commissario",
mi dice.
"Andiamo".
Non facciamo molta strada perch arriviamo all'edicola di
fronte al condominio. "Di' al commissario che cosa hai visto
l'altro ieri", dice Dervsoglou all'edicolante.
"Ho visto una ragazza con un motorino che si fermava davanti
all'ingresso del palazzo. Ha preso un sacchetto di plastica,
ha suonato il campanello ed  entrata".
"Ricordi pi o meno che ora era?"
"No, ma era di pomeriggio".
"Com'era vestita?"
"Aveva il casco ed era vestita come tutti i giovani d'oggi:
una maglietta, un paio di jeans e scarpe da tennis. Una volta
prendevamo in giro i figli di Mao che erano vestiti tutti uguali.
Ora i nostri ragazzi si vestono tutti uguali, ma senza Mao".
"Visto che portava il casco, come hai fatto a capire che era
una ragazza?" gli chiede Dervsoglou.
"Da com'era fatta".
"Il motorino era di qualche corriere?"
"No. Era un semplice motorino. E il sacchetto di plastica
l'aveva appeso al manubrio".
Lascio Dervsoglou e Dermitzakis a continuare le loro
ricerche e mi preparo ad andarmene quando, all'improvviso,
mi viene un'idea. Ricordo che Clearco Rapsanis insegnava
Filosofia del diritto. Caterina, che  avvocato, potrebbe conoscerlo
o sapere qualcosa di lui.
La chiamo al cellulare. "Ascolta, Caterina. Il nome
Clearco Rapsanis ti dice niente?"
"Ollio?" mi risponde.
"Ollio?" le chiedo perplesso.
"Dai, pap! Non ti ricordi le comiche dei tuoi tempi?
Stanlio e Ollio. Stan Laurel era Stanlio, quello magro, mentre
Oliver Hardy era Ollio, quello grasso. Rapsanis lo chiamavano
Ollio perch era superobeso. Io ho studiato a Salonicco, per
cui non l'ho avuto come professore. Se vuoi, per, posso chiedere
in giro e magari vengo a sapere qualcosa".
"Se ti arriva qualcosa all'orecchio dimmelo. Potrebbe
servirmi".
Andiamo bene, penso. Una formichina all'inseguimento
dell'assassino di Ollio.
...
9.

Mi preparo a prendere la rotta verso casa ma mi interrompe
una telefonata di Ghikas, e per di pi non personale, ma tramite
la segretaria.
"Il signor direttore l'attende nel suo ufficio".
L per l mi irrito, perch continua a trattarmi come un
sottoposto e comunica con me tramite la sua segretaria. Ma
poi, quando ci ripenso, la comprensione ha il sopravvento.
Non  facile scendere a patti con la pensione, dico tra me.
Almeno gli ufficiali dell'esercito possono contare sulla definizione,
onorifica, "in congedo". Da noi l'espressione "in congedo",
non esiste. C' solo l'"ex". Per quanto uno possa cercare di consolarsi
con il sogno di diventare un grande pescatore, e anche se
riuscir a realizzarlo, sar sempre un "ex" per il resto della vita.
Queste riflessioni mi calmano e torno in Centrale. Salgo
direttamente al quinto piano. " dentro", mi annuncia Stella.
"Viene tutti i giorni?" le chiedo.
"S, ma per poco. Fa qualche telefonata e poi va via. Del
lavoro non si occupa".
Entro nell'ufficio e Ghikas mi accoglie ancora una volta
con il sorriso che indossa ultimamente come una specie di maschera
per proteggersi dall'aria inquinata.
"Ho saputo che sei stato convocato dal ministro", mi fa
appena ci sediamo.
"S, riguardo alla morte del ministro Clearco Rapsanis",
spiego e gli faccio un breve riassunto.
"A me, invece, non mi hanno convocato", commenta acido.
"Probabilmente il comandante non ha voluto disturbarla
con le riunioni, ora che lei  impegnato a passare le consegne",
gli dico. So che sembra un brodino per il malato grave, ma
non trovo di meglio.
"Non  questo il punto. Semplicemente, mi trovo sul punto
di andare in pensione ed ho cambiato categoria. Ormai appartengo
agli oggetti non richiesti", commenta e conferma i miei
pensieri. "Anche l'ufficio me lo lasciano per uso personale finch
non avr terminato il trasloco". Sospira e mi guarda. "Non
 facile, Kostas. Puoi anche illuderti che hai finito di aver problemi
e non hai pi bisogno di tuffarti nella merda, ma dentro
di te sai bene che sei diventato inutile, e questo brucia".
Il tono, a questo punto, muta bruscamente. "Comunque,
tu e il vicecomandante avete gestito la cosa correttamente.
Lasciate che sia il ministro a togliere le castagne dal fuoco. In
questi casi, qualsiasi cosa faccia la polizia, si dir che ha sbagliato.
Che si prendano le loro responsabilit, allora". Tace e
mi guarda. "Continua cos. Nel vicecomandante hai trovato un
superiore con cui potrai intenderti bene. Piuttosto, cerca di
non fare troppo di testa tua e buttare tutto a mare".
Poi scoppia a ridere: "Cosa ti dicevo? Eccomi a farti di
nuovo da superiore!"
"Non c' bisogno che sia un mio superiore per darmi dei
consigli", replico.
Si alza soddisfatto e mi d la mano. "Ne riparliamo. Mi
tratterr ancora qualche giorno".
Scendo diretto in autorimessa per prendere la Seat e andare
a casa. Se passo dall'ufficio non  escluso che mi blocchino
per qualche altra cosa.

Trovo Adriana intenta a stirare. "Si  accumulato un sacco
di panni dalle vacanze", mi spiega. "Tra poco finisco".
Mi siedo a farle compagnia. Continua a stirare finch, a
un tratto, rompe il silenzio. "Che ne dici se invitassimo a cena
Calliope con Tasia e Arghir una di queste sere? Sono molto
simpatiche e siamo stati davvero bene con loro. Non vedo perch
non potremmo continuare a frequentarci".
Mi rendo conto che  contenta di aver trovato delle amiche.
Fino a oggi l'unica compagnia per lei era la famiglia, se
eccettuiamo Zisis, Mnia e Uli.  logico che voglia una sua
cerchia di conoscenze.
"Ma certo. Fissa pure quando vuoi", le rispondo.
Soddisfatta, smonta l'asse da stiro e porta via i panni stirati,
quindi apparecchia la tavola per la cena.  rimasta un po'
di pitta di porri. Adriana aggiunge un'insalata di pomodori e
ci sediamo a mangiare. La pitta  ottima, e quindi attacco di
buon appetito. Non faccio in tempo a finire la prima porzione
che vengo interrotto dalla telefonata di Caterina.
"Pap, sei davanti al televisore?"
"No, sono davanti alla pitta di porri", le rispondo.
"Accendi, presto. Stanno parlando di Ollio".
Mi ci vuole qualche secondo per collegare Ollio a
Rapsanis. "Che cosa dicono?"
" scoppiato un gran casino", mi risponde e riattacca.
Pianto l la cena e corro alla televisione. Adriana mi segue.
"Che cosa ti  preso tutt'a un tratto?" mi chiede. "Chi era al
telefono?"
Non le rispondo, ma schiaccio il telecomando. Al telegiornale,
la presentatrice parla di un certo Stakatos, che  il direttore
dei servizi giornalistici.
"Com' arrivata al canale la rivendicazione, signor
Stakatos?"
"Con un metodo piuttosto primitivo, direi, o se preferisce
come si usava ai tempi del terrorismo degli anni settanta.
 arrivata una telefonata anonima e una voce ha avvertito
la centralinista che fuori della sede, dentro una borsa, c'era la
rivendicazione dell'omicidio del ministro Clearco Rapsanis.
Sono andato di persona e ho ritirato la borsa. Il resto lo sa".
"In ogni caso, la rivendicazione  molto poco ortodossa,
anzi direi unica, come unico il modo in cui l'omicidio  stato
perpetrato".
"Sono completamente d'accordo con lei. Secondo me abbiamo
a che fare con un folle che ha ucciso Clearco Rapsanis
e poi, a posteriori, cerca di presentare l'omicidio come un atto
terroristico".
"Diamo a chi si  collegato solo da poco l'occasione di
leggere la rivendicazione", continua la presentatrice.
E segue il testo in sovrimpressione:

Ieri abbiamo giustiziato Clearco Rapsanis, colpevole di alto tradimento.
Clearco Rapsanis ha tradito la sacra missione del Maestro.
Ha sacrificato i suoi studenti, li ha privati delle sue conoscenze per
entrare in politica e assicurarsi l'incarico di ministro. E, per di pi,
in un periodo in cui le nostre universit affrontano enormi problemi
economici e quindi non hanno la possibilit di coprire i posti lasciati
vacanti dagli insegnanti prestati alla politica. Sono quindi costrette a
cercare di colmare enormi lacune per quel che riguarda il personale
docente. Questo  alto tradimento e va punito con la morte.
La morte di Clearco Rapsanis  dedicata alla memoria di Ioannis
Theodorakpoulos, professore di Filosofia dell'Universit "Aristotele"
di Salonicco, all'Universit nazionale "Capodistria" di Atene e
all'Universit "Pantion" dal 1939 al 1967. Ioannis Theodorakpoulos
non solo non ha abbandonato i suoi studenti ma ha continuato
a offrire le sue conoscenze anche dopo la conclusione della sua carriera
accademica attraverso il "Centro di Ricerca di Filosofia Greca"
dell'Accademia di Atene, di cui  stato tra i fondatori, oltre che attraverso
la rivista del Centro, "Filosofia". Eterna sia la sua memoria!

Il testo della rivendicazione sfuma e al posto del direttore del
telegiornale compare un signore magro con la barba e gli
occhiali.
"Abbiamo con noi il professore di Diritto civile Niklaos
Brosis. Professore, qual  la sua opinione riguardo all'omicidio
di Clearco Rapsanis e alla rivendicazione che abbiamo ricevuto
stamane?"
"Per tutti noi, la morte di Clearco Rapsanis  una ferita
terribile, ma con la rivendicazione che avete reso nota, alla
ferita si aggiunge anche la collera. Chi sono questi criminali
che si sono autoproclamati giudici e hanno deciso di uccidere
un docente universitario perch ha ritenuto di dover servire il
paese nel ruolo di ministro? In fondo si tratta solo di un ruolo
temporaneo. Una volta compiuto quel dovere sarebbe tornato
all'universit".
"Ma  proprio di questo che la rivendicazione accusa il
suo collega e anche gli altri professori prestati alla politica: che
hanno sempre una doppia entrata. Lasciano l'universit per
entrare in politica, e poi quando non vengono pi eletti o prdono
la poltrona del ministero, tornano all'universit".
"Ognuno serve il paese nel ruolo che desidera, l'importante
 che svolga bene il suo compito. E Clearco ha fatto un
ottimo lavoro, sia come docente sia come ministro. Spero che
la polizia arresti rapidamente i suoi assassini".
Il resto non mi interessa. Ho gi capito che il professore
segue il noto principio greco: "Non parlar male di casa tua,
perch ti croller addosso e ti schiaccer". Naturalmente, non
si tratta di un principio scientifico, ma sono sottigliezze.
Riattacco e telefono a Dervsoglou. "Ascolta, Fotis. Quando
lavoravi all'Antiterrorismo non ti  mai capitato un attentato con
ilparathion?"
"No, signor commissario. I nostri terroristi ammazzano
con la pistola, e al massimo mettono qualche bomba. Il parathion
non ci  mai capitato, e in effetti non penso che lo utilizzi
neanche il terrorismo internazionale".
"Da ora imparer ad usarlo".
Riattacco, ma non ho proprio voglia di scherzare. Capisco
che siamo impelagati in un omicidio inusuale, e gli omicidi
inusuali fanno sempre venire il mal di testa.
"Ma che cos' questa storia?" mi chiede Adriana.
Le spiego di che cosa si tratta e lei scuote la testa. "Va
bene impegnarsi, ma ci vuole anche un po' di fortuna",
mormora quasi tra s. "E tu, marito mio, sei proprio sfortunato".
"Perch?"
"Perch ti avevamo raccomandato di tener aperto lo spiraglio,
ma ora ti  capitato un grassone che non passa neanche
dalla porta".
Il telefono squilla un momento prima che mi sposti in camera
da letto. "Il ministro l'aspetta domattina alle nove, signor
commissario", mi annuncia il vicecomandante.
...
10.

Non c' maledizione peggiore che iniziare la giornata con una
riunione ministeriale. Attraverso viale Mesoghion con il pensiero
alla futura conversazione con il ministro e con tutti i dubbi
su come devo muovermi. So che non posso aspettarmi aiuto
n dal comandante, n dal vice, e non per indifferenza o per
ostilit, ma semplicemente perch anche loro non ci capiscono
niente: non vengono dalla Squadra Omicidi e non hanno esperienza
di questo tipo di indagini.
 arrivato il momento in cui mi manca la cintura di sicurezza
di Ghikas perch lui sapeva quando assumere il ruolo
del bagnino salvagente. I miei due nuovi capi non sono neanche
all'altezza della ciambella gonfiabile.
Mi trovo di nuovo nella sala riunioni con il tavolo rettangolare
e le dieci seggiole. Stavolta sono arrivato per primo.
Appena mi siedo mi viene in mente, in ritardo, che mi sarei dovuto
portare dietro il fascicolo. Non perch contenga qualcosa,
ma perch avrebbe sottolineato l'importanza dell'incontro.
L'arrivo del comandante e del vicecomandante interrompe
i miei pensieri. Si siedono di fronte a me e ci guardiamo. 
evidente che nessuno di noi  particolarmente contento della
riunione che sta per seguire.
"Abbiamo qualche sviluppo, signor commissario?" mi
chiede il comandante.
"Nessuno, a parte la rivendicazione che abbiamo gi letto
tutti".
"Ma lei pensa che l'omicidio di Rapsanis sia un atto terroristico?"
mi chiede il vicecomandante.
"Terrorismo con il parathion? Sarebbe un caso unico al
mondo", commenta il comandante.
La conversazione si interrompe all'improvviso perch fa il
suo ingresso il ministro. Stavolta  solo. Si siede a capotavola e
va subito al sodo.
"Signori, la rivendicazione ha dato una brusca accelerazione
al caso. Innanzitutto, perch non possiamo pi tardare
con l'annuncio ufficiale dell'omicidio di Clearco Rapsanis, e
questo  un problema. E, in secondo luogo, perch  venuta
fuori questa storia dell'attentato terroristico".
"Se davvero l'omicidio  un atto terroristico con il parathion,
allora possiamo essere orgogliosi, signor ministro",
commenta il comandante. "La Grecia  ancora una volta una
pioniera".
"Quale potrebbe essere l'obiettivo di un'organizzazione
terroristica?" si chiede il comandante. "Costringere i professori
di universit che sono diventati ministri a tornare all'insegnamento?
Terrorizzare quelli che pensano di scendere in
politica? Sarebbe davvero strano: i terroristi vogliono sovvertire
il sistema politico. Professori e docenti vari fino a questo
momento li hanno sempre lasciati indifferenti".
"Lei cosa ne pensa, commissario?" mi chiede il ministro.
"Sono d'accordo con i miei superiori. La possibilit che
si tratti di un attentato terroristico non convince neanche me.
D'altra parte, tuttavia, c' una rivendicazione e le rivendicazioni
sono sempre connesse ad atti terroristici. Proporrei di continuare
le indagini sull'omicidio del ministro in collaborazione
con l'Antiterrorismo, per essere pronti a ogni sviluppo".
Tutti concordano con la mia opinione, e il ministro passa
alla domanda successiva. "Fino a questo momento, le indagini
hanno fatto emergere qualche elemento?"
"No, signor ministro", rispondo. "Ci siamo limitati al medico,
ai suoi sospetti, alla sorella della vittima e alla sua domestica.
Se avessimo ampliato le indagini, sarebbero iniziate le
voci e i sospetti".
"Burro sul pane dei giornalisti", commenta il comandante.
"Una prima conclusione  che chi gli ha mandato la torta
doveva conoscere bene il ministro e la sua debolezza per i
dolci".
"Bah, questo non era poi un segreto", replica ridendo il
ministro. "Lo sapevano tutti, dai suoi colleghi in universit
all'ultimo impiegato del ministero".
"L'altra cosa che abbiamo appurato  che la torta  stata
consegnata da una ragazza in motorino".
"Una ragazza?"
"S. Quando ha fatto la consegna indossava il casco ed era
vestita unisex".
"Che cosa pu significare?" si chiede il ministro.
"Da un certo punto di vista, pu rafforzare l'ipotesi di
un attentato terroristico. Molte donne fanno parte di gruppi
terroristici. Ma potrebbe anche non significare nulla. Gli assassini
hanno trovato una ragazza con un motorino, le hanno
dato una ricompensa e l'hanno spedita con la torta a casa di
Rapsanis".
"Almeno, adesso avete le mani libere e potete indagare
sull'omicidio di Clearco Rapsanis senza ulteriori limitazioni,
salvo le dichiarazioni alla stampa. Saremo solo noi del ministero
a parlare con i giornalisti. Voi vi limiterete a informare il signor
Rodpoulos riguardo ai progressi delle indagini".
Mi trattengo, ma lo abbraccerei in segno di gratitudine. Il
ministro ci saluta e se ne va, mentre il comandante ci convoca
nel suo ufficio.
"Dobbiamo coordinarci perch potremmo avere qualche
problema con Rodpoulos", ci dice mentre ci sediamo.
"Subito ci dir che non l'abbiamo informato per tempo, poi
che le informazioni non sono sufficienti e ci creer una serie di
problemi. Lo conosco dal giorno in cui ha messo piede per la
prima volta al ministero".
"Ce la giocheremo a scaricabarile", risponde ridendo il
vicecomandante. "Il signor commissario mi tiene costantemente
aggiornato. Semplicemente gli chieder di diventare maggiormente
analitico. Partendo dai rapporti del commissario, io rediger
ogni giorno un comunicato stampa e lo consegner a
Rodpoulos. Se questi desiderasse ampliare il comunicato con
le sue opinioni e le sue valutazioni saranno fatti suoi. Io terr
le copie dei bollettini che gli consegner".
Quindi si rivolge a me: "Se il signor Rodpoulos dovesse
chiederle maggiori informazioni, lei gli risponder che degli
aggiornamenti si occupa esclusivamente il vicecomandante".
"Bravo, Prdromos!  la soluzione giusta", commenta il
comandante entusiasta.
Io mi limito a ringraziare cordialmente e dentro di me faccio
il segno della croce: ringrazio il Signore perch mi evita
l'orda giornalistica.
Sulla strada del ritorno penso che dagli scogli taglienti
del vicecomandante precedente sono passato alla bambagia di
quello attuale. Prdromos Kapsidis non mi d consigli e non
cerca neppure di aprirmi gli occhi sugli intrighi che si giocano
intorno a me, come farebbe Ghikas, ma si limita a coprirmi
per permettermi di fare con calma il mio lavoro.
Arrivo in ufficio di ottimo umore. Passo prima dal bar
della Centrale ed armato di caff e brioche mi dirigo verso l'ufficio
di Karambetsos. Preferisco essere io ad andare a trovarlo,
piuttosto che convocarlo nel mio ufficio e rischiare di creare,
sebbene informalmente, un rapporto superiore-subordinato.
Karambetsos mi vede entrare con il caff e la brioche e
scoppia a ridere. "Se mi avessi detto che volevi far colazione con
me ti avrei invitato in un bar di Kifisi che prepara un'ottima
omelette con la pancetta", mi dice.
"Non sono venuto a fare colazione con te. Il fatto  che
mi hanno travolto gi di prima mattina: torno ora dal ministero
per il caso Rapsanis e non ho fatto in tempo neanche a
prendere un caff", gli spiego. Poi gli faccio una relazione il
pi dettagliata possibile della conversazione che abbiamo avuto
nell'ufficio del ministro. Karambetsos mi ascolta con attenzione
e, infine, sorride.
"Sai anche tu come me che non c' mai stato un attentato
terroristico con il parathion. I terroristi colpiscono con armi
o con bombe. Di conseguenza la probabilit che la morte di
Rapsanis si debba ad un attentato  pari a zero".
"Quasi zero", lo correggo.
"Perch quasi?"
"Perch c' la rivendicazione, che esclude di fatto una serie
di moventi.  impossibile che l'omicidio sia, per esempio,
un delitto passionale o dovuto a qualche contrasto familiare.
 esclusa anche una motivazione economica e che sia frutto
di interessi contrastanti. La rivendicazione fa riferimento a un
movente molto preciso".
"S, l'ho letta anch'io. Ti deluder, per, perch non credo
che degli universitari l'abbiano ucciso per impedire ai loro
colleghi di lasciare l'insegnamento per entrare in politica".
"O viceversa. Ossia, cercano di spaventarli per farli tornare
a insegnare".
"Mi sembra proprio tirato per i capelli", commenta
Karambetsos.
"S, per dal momento che indaghiamo alla cieca, non
possiamo escludere, per ora, nessuna probabilit. Noi cercheremo
di trovare il bandolo della matassa all'interno della sua
cerchia di amicizie. Da te, vorrei che ti occupassi della rivendicazione
per cercare di capire chi o che cosa nasconde. Siete
voi gli specialisti in queste cose. Se ce ne occupiamo noi,
magari facciamo qualche pasticcio senza riuscire a cavare un
ragno dal buco".
"D'accordo, possiamo occuparcene".
"Bene, allora restiamo in contatto e ci scambieremo
informazioni".
Esco dall'ufficio di Karambetsos con mezza brioche e
mezza tazza di caff. Passo dall'ufficio dei miei assistenti e li
convoco per stabilire un piano d'azione.
"Da dove cominciamo?" gli chiedo non appena si siedono.
"Se posso dire la mia, dall'universit", mi risponde
Dermitzakis.
"Perch?" chiede Dervsoglou.
"Innanzitutto, perch la rivendicazione mostra chiaramente
che l'omicidio  collegato all'universit. E quindi  logico
iniziare da l. E, in secondo luogo, perch se cominciassimo
dai politici, questi potrebbero rifiutarsi di rispondere e non sapremmo
se ci dicono la verit o no".
"D'accordo, ma anche all'universit dovremo trovare
qualcuno disposto a darci almeno le prime informazioni
per procedere. Non possiamo bussare alla cieca", commenta
Koula.
"Ma tu, Fotis, non hai studiato legge?" chiedo a
Dervsoglou.
"Sissignore".
"Avevi Rapsanis come professore?"
"Solo per un semestre, signor commissario. Poi ho saputo
che si  preso un anno sabbatico. Da allora, non si  pi fatto
vedere.  entrato in politica e le elezioni successive  stato
eletto deputato".
"Quindi ha preso un anno sabbatico e se n' servito per
farsi la campagna elettorale con lo stipendio dell'universit.
Bravo", commenta Dermitzakis.
"Chi  andato al suo posto?" chiede Koula.
"Un professore a contratto. Fenekidis".
"Forse potremmo cominciare da lui", suggerisco.
"C' un'altra cosa che potremmo fare contemporaneamente",
propone Askalidis che parla per la prima volta.
"Che cosa?" gli chiedo.
"Potrei andare in facolt, sedermi al bar e mettermi in
ascolto delle chiacchiere. Magari vengo a sapere qualcosa".
"Sei pazzo, Thanos!" esclama Dermitzakis. "Ti butti, senza
rete, tra le fauci del lupo. Se qualche esagitato dovesse sospettare
che sei uno sbirro, ti conciano per le feste".
"Sono di Patrasso. Alla facolt di Legge ed all'Universit
di Atene non ho mai messo piede. Nessuno pu riconoscermi.
Del resto, ho anche un amico che ha fatto la specializzazione
in Diritto di famiglia. Possiamo andare insieme".
Capisco che devo tagliar corto. "Thanos, queste cose non
si fanno, anche se tutti ti riconosciamo il coraggio e la disponibilit
di aver fatto la proposta. Quando andremo in universit,
ti porter con me, ma allora verrai come poliziotto".
Dico a Dervsoglou di raccogliere informazioni sul sostituto
di Rapsanis per contattarlo. E io mi preparo a ricorrere
ancora una volta a Clio Rapsani perch mi dia qualche dritta
sulla cerchia degli universitari che potevano essere amici del
fratello.
Ma proprio nel momento in cui sollevo la cornetta del telefono,
entra di nuovo Koula nell'ufficio. "Fuori c' un ragazzo
intorno ai venticinque anni che vorrebbe parlarle".
"Chi ?"
"Solon Rapsanis, il figlio di Clearco Rapsanis".
...
11.

 un ragazzo alto, magro come una stecca da biliardo e con la
barba. Sta ritto a un passo dalla porta e mi guarda.
"Lei  Solon Rapsanis?" gli chiedo, per tirarlo fuori
dall'imbarazzo.
"S, sono io. Sono il figlio di Clearco Rapsanis", mi risponde
avvicinandosi.
Lo invito a sedersi. " venuto per il funerale di suo
padre?"
"Sono venuto perch me l'ha chiesto la zia Clio, la sorella
di mio padre", mi spiega e poi aggiunge: "Mi ha anche suggerito
di venire da lei, casomai abbia qualche domanda da farmi.
Ho mantenuto i rapporti solo con mia zia. Non parlavo pi
con mio padre, e non parlo neanche con mia madre".
Aspetta di vedere come reagisco, ma io resto in silenzio.
Che cosa potrei dirgli, del resto, visto che con mia figlia ci sentiamo
tutti i giorni, e lei viene a cena da noi con suo marito un
giorno s e uno no?
Il giovane Rapsanis vede che non reagisco e quindi prosegue.
"Le spiegher io, prima che sia lei a chiedermelo. Sono
cresciuto con una madre che non sapeva dov'era casa sua dato
che era sempre nell'atelier e con un padre che, quando non era
in universit, se ne stava chiuso nel suo studio". Si ferma e accenna
ad un sorriso. "Chiedo scusa, questo non  giusto: alternava
lo studio con la cucina. Quando tornava la mamma, poi,
cominciavano le discussioni".
"Per il fatto che mangiava?"
"Gliel'ha gi detto la zia Clio? Era l'unico argomento di
lite su cui mia madre effettivamente aveva sempre ragione. Se
pap avesse potuto trasferirsi in un ristorante per mangiare
tutto il giorno, l'avrebbe fatto. La mamma non lo sopportava.
 molto snella e in questo, per mia fortuna, le somiglio".
"Quando si sono separati i suoi genitori?"
"Quando ho finito il liceo. Era quello che aspettava la
mamma. Appena io ho ricevuto il diploma, lei ha detto a pap
che non voleva pi vivere con lui e gli ha chiesto il divorzio.
Una volta ottenuto il divorzio, mi ha portato con lei a Parigi.
Ho scelto l'Universit di Lione per stare lontano da entrambi.
Pap insegnava Filosofia del diritto, la mamma disegna abiti
prt--porter ed  ancora convinta che un giorno diventer
Pierre Cardin. Io ho studiato da ingegnere edile per non avere
a che fare con loro neppure dal punto di vista professionale".
"Da quel che mi ha detto, capisco che non aveva nessun
rapporto con suo padre. Ciononostante, vorrei chiederle se le
 capitato di conoscere qualche suo amico o collega, qualcuno
che lo stimasse particolarmente".
Fa spallucce, ma ci pensa su un istante. "Quando ero in
prima liceo, ogni tanto, pap mi portava con lui per farmi conoscere
i suoi amici dell'universit. Una volta mi ha presentato
a un suo amico della facolt di Legge, pi anziano di lui. Ne
era entusiasta.  un genio, mi disse e continu a ripetermelo
spesso.  un genio".
"Forse si ricorda come si chiamava?" gli chiedo con la
speranza che mi dia un indizio per trovare il bandolo della
matassa.
Solon Rapsanis ci pensa su bene. Dopo un po' mi dice.
"S. Si chiamava Kardasis... Manolis Kardasis... "
"La ringrazio. Ci ha aiutato molto, signor Rapsanis", gli
dico.
Ritiene conclusa la conversazione e si alza. Tuttavia, prima
di arrivare alla porta si volta verso di me.
"Non sarei venuto neanche per il funerale, ma me l'ha
chiesto la zia Clio", mi spiega. "Mia zia  l'unica persona che
amo in questa famiglia. Tutti gli altri mi fanno schifo. E mi fa
schifo anche il mio nome.  stata un'idea di mio padre chiamarmi
Solon, perch avrebbe voluto che facessi Legge. Con
questo nome la mia vita, dalle elementari al liceo,  stata un
incubo. Una volta ho detto a una ragazza della mia classe se
voleva stare con me, e le mi ha risposto: Solon, mi spiace, ma
con questo nome, rimarrai solo. E neanche in Francia me la
sono passata meglio. Tutti mi chiamano Soln. A me sembra
che mi chiamino saumon che in francese vuol dire salmone,
e la cosa mi irrita da morire. Sa che significa essere battezzato
Solon e finire tra i salmoni?"
Apre la porta e se ne va senza salutare. "Un istante", lo
fermo. "Mi lasci un recapito telefonico, casomai dobbiamo
metterci in comunicazione con lei".
Me ne d due, uno greco e uno francese. Poi mi tende la
mano. "Mi scusi, stavo per andarmene senza neanche salutarla.
Ma quando parlo della mia famiglia, vado fuori di testa".
Non appena il giovane Rapsanis si congeda, chiamo
Koula. "Trovami i riferimenti di un certo Manolis Kardasis,
professore di Diritto.  urgente".
Sto per finire di mangiare la brioche e bere il caff che nel
frattempo si  pi che raffreddato, ma stavolta  Askalidis a
interrompermi.
"Mi ha detto che non posso andare in incognito alla facolt
di Legge, ma mi  venuta in mente un'altra possibilit".
"Sentiamo".
"Posso fare un giro per i localini frequentati dagli studenti,
da Kesarian a Exrchia. L nessuno mi chieder chi sono
perch sembrer un cliente come gli altri. Anzi, posso portarmi
un amico fidato. Solo per ascoltare che si dice dell'omicidio
Rapsanis. Magari qualcosa vengo a sapere".
"Questa  una buona idea. Ti autorizzo. Bravo, bella pensata!
Ma sta' attento: non farti coinvolgere in qualche discussione.
Lmitati ad ascoltare e poi a riferire".
Il volto di Askalidis si illumina, e se ne va soddisfatto.
Ce l'hanno spedito da Patrasso, come fosse un pacco, ma alla
fine si sta dimostrando un tipo sveglio, dico tra me. Ma subito
dopo mi assale una punta di preoccupazione. Anche la polizia
 un servizio pubblico come tutti gli altri. E nessuno vede di
buon occhio chi spicca in mezzo al gregge per buona volont.
Askalidis rischia di non far carriera, come  capitato a me.
Devo cercare di proteggerlo. E questo significa che sto per diventare
un nuovo Ghikas, cosa che non mi piace affatto.
Koula ritorna nel giro di pochi minuti con tutti i dati di
Manolis Kardasis, compresa la sua bibliografia di cui mi interessa
poco. Ha anche il numero del telefono dello studio, che
ha avuto dalla sua segretaria, mentre il numero del cellulare si
sono rifiutati di darglielo.
Telefono subito e mi risponde una voce: "Kardasis".
"Commissario Charitos, professore. Stiamo indagando sulla
morte del suo collega Clearco Rapsanis, e vorrei incontrarla".
Segue una pausa. "Mi sta convocando in Centrale per una
deposizione?" mi chiede, secco.
"No. Voglio solo farle delle domande riguardo alla vita
universitaria di Rapsanis".
"Pu venire nel mio ufficio?"
"Certamente".

Viale Alexandras  un caos di traffico, ma la situazione
migliora un po' all'altezza della Ippokratous. Lascio la Seat al
parcheggio della Asklipiou e vado in facolt. Dalla segreteria
mi indicano dove si trova lo studio del professor Kardasis. 
un tipo bassino, che ha superato i sessanta. Deve trovarsi vicino
alla pensione. Si alza e mi d la mano.
"La ascolto. Che cosa vuole sapere?" mi chiede dopo che
mi sono seduto.
"Siamo stati informati che era buon amico del professor
Rapsanis e ho pensato che poteva darci qualche informazione
potenzialmente utile per le nostre indagini".
Mi guarda e sorride. "Sono un uomo di legge, signor commissario,
e rispetto la segretezza. So che non  obbligato a rivelarmi
le sue fonti. Tuttavia, per pura curiosit non mi dispiacerebbe
sapere chi le ha detto che sarei stato amico di Clearco Rapsanis".
"Non  un segreto. E stato il figlio".
Scuote la testa. "Il figlio. Che ne  stato di quel povero
ragazzo?"
" diventato ingegnere edile ed abita a Lione, a quanto ci
ha raccontato".
"Be', meno male", commenta Kardasis, che ripete: "Meno
male". Poi cambia tono e riprende. "Ma veniamo alle nostre
questioni. Io non ero amico di Rapsanis, era lui che desiderava
essere amico mio". Vede la perplessit che si dipinge sul mio
volto e prosegue: "Sar perfettamente a conoscenza della passione
smodata di Rapsanis per il cibo".
"S, me ne hanno parlato sua sorella, il suo medico e anche
il figlio".
"Quel che credo non le abbiano raccontato  che Rapsanis
non era insaziabile solo riguardo al cibo, ma lo era anche all'interno
dell'universit: era voracissimo nell'accaparramento dei
fondi per la ricerca. L'unica cosa che lo interessava era la sua
carriera personale. La sua ingordigia era immediatamente visibile
per quel che riguardava l'alimentazione, mentre la voracit
professionale non era forse cos manifesta, ma era ben nota
nell'ambiente universitario".
"Crede che sia stata questa voracit ad indurlo a entrare in
politica?" gli chiedo.
Si mette a ridere. "Ma certo. Che altro? Aveva rapporti
stretti con il partito che, in sguito, l'ha fatto eleggere al parlamento.
Andava e veniva da tutti gli uffici, sosteneva tutti i
candidati che il partito gli diceva di sostenere. Alle elezioni del
Senato accademico ha votato il candidato del governo".
"Secondo quello che mi sta dicendo, mi sembra naturale
che avesse dei nemici dentro l'universit".
Kardasis mi risponde con un sorriso di condiscendenza.
"Certo, ma se pensa che la sua elezione a deputato e, in sguito,
la nomina a ministro abbiano accresciuto l'odio verso di lui
si sbaglia".
"Perch?"
Kardasis continua a sorridere. "Perch ha tagliato i ponti
con l'universit per tutto il tempo che  stato ministro e questo
ha dato pace ai suoi colleghi, che finalmente potevano ottenere
maggiori finanziamenti per la ricerca. Perch ucciderlo, allora,
dato che la torta delle sovvenzioni era aumentata?"
 una considerazione a cui non avevo pensato. Kardasis
mi vede pensieroso e continua: "La cosa pi probabile  che
lo abbiano tolto di mezzo i suoi avversari politici. Rapsanis si
 materializzato dal nulla e ha sicuramente spiazzato qualcuno
che ambiva alla sua poltrona. Di conseguenza,  naturale che
lo odiassero. Se vuole il mio parere, la rivendicazione pu essere
interpretata anche in questo senso".
"Ovvero?"
"L'assassino, o gli assassini, lo accusano di aver tradito il
suo Maestro. Se non l'avesse tradito ora qualcun altro, un politico
di professione e non uno venuto dal nulla come Rapsanis,
sarebbe ministro".
Da un certo punto di vista, mi pare che la sua spiegazione
sia tirata per i capelli, ma dall'altro sembra logico che coloro
che si sono liberati di Rapsanis all'universit non avessero ragione
di ucciderlo dato che gli aveva lasciato campo libero.
Dalla conversazione con Kardasis non  emerso nessun
elemento sorprendente, ma ne ho ricavato l'indicazione di andare
a cercare in altri mbiti, specialmente nel campo della politica
che, fino a questo momento, non avevo neppure preso in
considerazione.
Non ho altro da chiedergli, e quindi mi alzo. "La ringrazio
molto per la conversazione e le informazioni".
Si alza anche lui per salutarmi. "Ha il mio telefono. Se le
serve altro, pu chiamarmi".
Prima di uscire mi soffermo un istante: "Pensa che potrebbe
essere utile parlare con qualche altro suo collega?"
Fa spallucce: "Potrebbe, ma le suggerisco di non farsi
troppe illusioni. Siamo una corporazione, e in una corporazione
nessuno parla troppo male di qualcun altro, specialmente
se si tratta di un morto assassinato. Non prenda me come
esempio. Io tra un anno vado in pensione, quindi non faccio
testo". Tace un istante per riflettere, poi aggiunge: "In effetti,
ci sarebbe Sefroglou.  il professore con cui Rapsanis ha
fatto il dottorato. Sefroglou lo ha aiutato anche alle elezioni.
Sfortunatamente  da anni emerito, ossia  in pensione, e non
so dove abiti. Mi informo e poi le telefono".
Lo ringrazio ancora e mi congedo. Lungo la strada cerco
di escogitare un modo per avvicinare qualche politico che conoscesse
Rapsanis. Non  una cosa semplice, e devo muovermi
con il consenso del ministro, altrimenti finisco con la testa sul
ceppo. Se per chiedo l'autorizzazione al ministro, potrebbe
anche capitare che sia lui a scegliere con chi dovr parlare, e
anche questo non mi va per niente.
Se fosse vivo, Sotirpoulos mi troverebbe una soluzione,
dato che lui ne aveva una in ogni tasca. Cerco di individuare,
tra quelli che infestano il mio ufficio, un giornalista di cui fidarmi,
ma non saprei proprio trovarlo. Il ministro ha posto il
veto ad avere contatti con la stampa, e se dovesse venire a sapere
che mi sono incontrato con un giornalista a sua insaputa,
il famoso spiraglio non solo si chiuderebbe, ma verrebbe sigillato
con il cemento.
L'unica mia speranza  Sefroglou. Domani chieder a
Koula di scoprire se  ancora vivo e dove abita. Nel frattempo,
potrei parlare con Fenekidis, che ha preso il posto di Rapsanis
come supplente. Ma Fenekidis  membro della corporazione,
come diceva Kardasis.
...
12.

Apro la porta di casa e mi trovo davanti Adriana vestita di tutto
punto e pronta ad uscire.
"Be', che succede?" le chiedo. "Chi ci ha invitato a cena?
Mnia e Uli di ritorno dalla Germania?"
"Ci hanno preceduto".
"Chi?"
"Le amiche delle vacanze. Arghir ci ha invitato a cena
per ricordare i bei tempi dell'Epiro".
Va bene,  vero, abbiamo passato bei momenti in vacanza,
non dico di no, e vale la pena di ricordarcene. Ma arrivo da un
vertice con il ministro, un incontro con Rapsanis junior e una
conversazione con un professore di Legge e sono morto.
"Non possiamo rimandare? Stasera sono distrutto".
"E dai! Vedrai che Arghir avr cucinato. Che se ne fa di
tutto quel mangiare, povera donna sola? Ce lo manda in una
gavetta o lo distribuisce alle ong?"
Potrei prendermela perch non mi ha consultato prima
di accettare l'invito, ma so quanto desidera mantenere questi
rapporti con le Tre Grazie, e quindi lascio perdere.
L'altro problema, per,  che Arghir abita a Marousi e
per arrivarci ci vuole un viaggio. Prendo ancora una volta, di
malavoglia, la macchina, stavolta con Adriana al mio fianco,
ed esco dalla Michalakopoulou sulla Vasilissis Sofias. Nessun
ostacolo fino all'inizio della Kifisias, ma da l fino alla Croce
Rossa siamo imbottigliati in un ingorgo che continua anche nel
sottopasso, fino alla curva di Chalandri. Per fortuna, in sguito,
il traffico si snellisce ed arriviamo facilmente alla svolta della
Mitropleos. Arghir abita in via Spirou Lui.
Calliope e Tasia sono gi arrivate e ci accolgono con baci
e abbracci.
"Venite a tavola, altrimenti la cena si fredda", ci annuncia
Arghir.
Ha preparato fagioli bianchi con la cicoria selvatica, insieme
a polpo all'aceto e trota affumicata. Prima di iniziare apre
una bottiglia di vino bianco e ne versa a tutti. Quindi alza il
suo bicchiere: "Alla nostra salute! Magari tutte le vacanze finissero
con delle amicizie e dei ricordi cos belli".
Tutti solleviamo il bicchiere, facciamo cin cin e ricambiamo
il brindisi e gli auguri. Quindi tutti ci chiniamo sui piatti
di ottimo appetito, e io in particolare sulla cicoria selvatica che
mi piace davvero parecchio.
Nel frattempo, parliamo dell'Epiro, della foresteria in cui
siamo stati e, non potevano mancare, dei tedeschi volanti.
Gli antipasti finiscono e Arghir porta il piatto principale,
una cernia bianca  la spetziota. Le due signore e la mia coniuge
si lasciano andare a esclamazioni di ammirazione, mentre io
sono felicissimo che Arghir cucini bene, ma con uno stile diverso
da Adriana, in modo che non nascano rivalit tra chef.
Mi butto sulla cernia, anche perch  parecchio che non
mangio pesce, Adriana non lo cucina spesso. Qualche frase
della conversazione arriva alle mie orecchie, ma sono completamente
assorbito dal godimento culinario, sicch non presto
molto attenzione. Finch a un certo punto sento una punzecchiatura
di Calliope: "Si vede che al commissario la nostra
conversazione non interessa affatto".
Nello stesso istante colgo anche lo sguardo di rimprovero
di Adriana, e quindi mi rendo conto che devo cavarmela in
qualche modo. "Tutta colpa della tua cernia", dico ad Arghir.
" talmente saporita che ne sono stato travolto".
"In effetti  vero", concorda Tasia. "Ma temo, Kostas, che
tu abbia anche altri grattacapi".
"Che tipo di grattacapi?" chiedo.
"L'omicidio del professore. Come si chiamava? Kapsanis?"
"Rapsanis. In effetti  un caso abbastanza ingarbugliato,
ma in questo momento non ci stavo proprio pensando".
"Credete che potremmo trovarci dinnanzi a una storia
come quella di Edipo?" chiede Arghir.
"Di chi?" chiede Adriana.
"Di Edipo. Edipo era il re di Tebe che uccise il padre, Laio.
Magari anche qui potremmo avere a che fare con un parricidio".
Il nome Edipo mi dice qualcosa, Laio non mi dice nulla
e, per di pi, detesto parlare delle mie indagini quando sono
fuori servizio. Ma, d'altra parte, cerco di restare nei limiti della
cortesia.
" escluso. Il figlio di Rapsanis vive in Francia ed era proprio
l quando il padre  stato ucciso. Non ricordo perch
Edipo avesse ucciso il padre, ma Solon Rapsanis non aveva
nessuna ragione per uccidere il suo. I suoi genitori erano divorziati
e lui non aveva contatti con il padre sin da quando aveva
terminato il liceo. A parte questo,  abbastanza improbabile
che gli abbia spedito una torta avvelenata dalla Francia".
"Se vuoi la mia opinione, Kostas, a ucciderlo deve essere
stata una donna", interviene Calliope.
In questo momento sto gustando la cena e mi  del tutto
indifferente se Rapsanis  stato ucciso da una donna, da un
uomo o da una ur del paradiso islamico. Tuttavia, mi trattengo
e fingo interesse.
"Perch dici ci?"
"Perch il parathion  un'arma da donne. Non  che magari
 stato vittima di una delusione amorosa?"
"Ma che dici, Calliope?" ribatte Tasia. "Ti immagini quel
pachiderma che provoca una delusione amorosa. E poi c'
qualcos'altro. Le donne, il parathion lo mettono nella fanourpitta.(1)
L'hanno ammazzato con una torta di San Fanourios?"
mi chiede.
"No, con una torta normale".
"Ma insomma", interviene allora Adriana un po' irritata.
"Arghir ci ha preparato una cena eccellente, abbiamo mangiato
come non mai, e per dolce c' la torta di San Fanourios
con il parathion? Se vi piace tanto, venite a casa mia che ve la
preparo. Ne ho una ricetta ottima, ed  senza parathion".
"Ha ragione Adriana", commenta Arghir. "Vado a prendere
il dolce".
"Scusaci, Kostas", dice Tasia, "ma io in particolare ho la
passione per i polizieschi".
"Allora, venite davvero una sera a cena da noi che Kostas
ne ha da raccontarvi di storie poliziesche! Io vi servir del t di
tiglio, ma poi me ne star in cucina a preparare la cena, perch
non ho alcuna voglia di starlo a sentire".
Scoppiano tutte insieme a ridere mentre Arghir arriva
con una teglia di baklavs. "L'ho preparato con le mie manine",
dichiara. "Spero vi piaccia".
"In ogni caso, per non farvi stare in pensiero e non farvi
andare di traverso il baklavs vi dir che non ci sono progressi
nelle indagini", dico a Tasia.
"Grazie, Kostas! Ora potr dedicarmi con tutta me stessa
a questo dolce meraviglioso!"
Vedo Adriana che si fa il segno della croce, come fa anche
con me quando vuol far capire che rimane sbigottita da qualcosa,
in particolare da quello che dico.
Il baklavs  eccellente e tutti gli facciamo onore.
Alla fine della cena mi sento lo stomaco pieno da scoppiare.
Aspetto un'altra mezz'ora, per salvare le apparenze, poi mi
giustifico con il fatto che il giorno dopo ho la sveglia presto e
quindi ci congediamo non prima di aver replicato saluti, baci
e abbracci.
"Ma dimmi un po', Tasia  a posto con la testa che dice di
avere la passione per i crimini?" mi chiede Adriana una volta
saliti in macchina.
"Fa esattamente quello che fai tu", le rispondo.
"Cio?"
"Sta davanti alla televisione a guardare gialli. E quando,
per caso, le cpita per le mani un delitto vero e il commissario
a cena, non riesce a trattenere la curiosit. Preferisce, come
si dice oggi?, il live. L'omicidio di Rapsanis e il commissario
Charitos sono live".
"Io il live ce l'ho dentro casa, ma non guardo i polizieschi.
Preferisco le serie con storie d'amore o di famiglia. E non mi
interessano neanche troppo i casi di cui ti occupi tu, anche se
sono live, come mi hai fatto notare con un certo orgoglio".
Arriviamo a casa, ma prima di andare a letto mi prendo
un'Alka-Seltzer perch con lo stomaco pieno mi sa che non
dormir bene.

Note.

1. Torta che si prepara il 27 di agosto, festa di San Fanourios,
protettore delle cose perse. Si tratta di un dolce adatto al digiuno
perch non contiene latte, burro n uova, ma uvetta passa
bianca e nera, noci, succo di arancia, cannella e olio
d'oliva. Pare che questa composizione sia ideale per nascondere
il sapore e l'odore del parathion. (N.d.T.).
...
13.

Ho lo stomaco ancora pieno e lo sento pesante come un masso.
Decido di rinunciare alla brioche e passare direttamente al caff.
Appena arrivo nel corridoio trovo la ciurma dei giornalisti
ad attendermi. Mi trattengo a malapena dal ridergli in faccia
dalla soddisfazione.
Li saluto con un: "State perdendo tempo".
"Non ci dir che non ha niente da dichiarare riguardo
all'assassinio del ministro?"
"Le dichiarazioni sul caso della morte di Clearco Rapsanis
sono esclusiva del portavoce del ministero".
"Ma che dice? Che il ministero assume le indagini per
scoprire il colpevole? Ci  capitato un ministro con l'ambizione
di fare il poliziotto?" chiede ironicamente quella secca.
"Noi facciamo le indagini, e il portavoce del ministero le
comunicazioni. Questo  l'ordine del ministro".
"Ma non  possibile. Qualcosa avr da dirci", esclama
quella bassina con le calze rosa.
"Rivolgetevi al signor Rodpoulos, il portavoce del
ministro".
Approfitto dell'imbarazzo che prende tutti per entrare
nel mio ufficio. La prima cosa che vedo  un biglietto che mi
avverte del fatto che Karambetsos mi ha cercato. Lo chiamo
subito.
"Hai tempo per fare due chiacchiere?"
"Certo".
"Allora arrivo subito".
Chiamo anche Dervsoglou, perch ha prestato servizio
nell'Antiterrorismo prima di Karambetsos e potrebbe tornarci
utile.
Karambetsos irrompe nel mio ufficio con la rivendicazione
in mano. Vede Dervsoglou e lo saluta con un cenno.
"Sei tu quello che se l' squagliata prima che arrivassi?"
gli chiede ridendo.
"S, sono io", gli risponde Dervsoglou. Karambetsos si
concentra su di me. "Questa rivendicazione non  stata scritta
da terroristi", mi dichiara come se mi stesse telegrafando un
ultimatum.
"Come fai a esserne cos sicuro?"
"Perch le manca il contenuto ideologico. Non c' rivendicazione
di un gruppo terroristico che non abbia una base ed
una lezione ideologica. A noi potranno sembrare cose ridicole,
ma per i terroristi  una questione di onore riuscire a dare fondamento
ideologico alle loro azioni".
"E secondo te, questa rivendicazione non ne ha?"
"No, appunto. Parla di tradimento della sacra missione
del Maestro, dice qualcosa sull'abbandono dell'universit in
tempi difficili, ma tutto questo sembra pi vicino a un'omelia
in chiesa che alla rivendicazione di un omicidio".
"Tu che ne dici, Fotis?" chiedo a Dervsoglou.
"Il signor commissario ha ragione. Credo, per, che ci sia
anche un'altra interpretazione".
"E quale sarebbe?" chiede Karambetsos. "Interpreta, e
vediamo".
"Una rivendicazione copre un delitto la cui vittima non
aveva nessun tipo di contrasto, n personale n economico,
con l'assassino. L'omicidio si compie proprio per legittimare
il messaggio che si trova nella rivendicazione. Non vorrei essere
frainteso. Non sto dicendo che l'omicidio di Rapsanis 
stato un atto terroristico. Dico per che la rivendicazione, in
qualunque modo sia stata scritta, aveva comunque lo scopo di
terrorizzare".
"E quindi cosa facciamo?" mi chiede Karambetsos.  evidente
che ignora Dervsoglou e chiede direttamente istruzioni
al suo superiore, provvisorio e ufficioso.
"Mi pare che siamo tutti d'accordo su un punto. Anche se
non abbiamo a che fare con terroristi tradizionali, gli assassini
volevano ottenere il risultato di seminare la paura, come dice
Fotis. Nessuno di noi pu garantire che domani non ci sar
un'altra vittima. L'unica cosa che possiamo fare  tenere gli occhi
e le orecchie aperte, sia voi dell'Antiterrorismo, sia noi della
Squadra Omicidi".
"D'accordo", conclude Karambetsos. Fa per andarsene,
ma ci ripensa. "Facciamo uno scambio?" mi chiede.
"Che scambio?"
"Tu mi dai questo e io te ne do un altro dei miei".
Esce senza aspettare la mia risposta. Il viso di Dervsoglou
 una mezzaluna sorridente.
"Bravo", gli dico "Hai fatto la pensata giusta".
Mi ringrazia e si ritira.  evidente che il baklavs che ho mangiato
ieri sera non  l'unica leccornia che mi  toccata. Ho anche
la dolce consapevolezza di aver acquisito due validi assistenti.
All'improvviso ripenso al baklavs e mi viene un'idea.
Ecco che cosa ti succede, Charitos, dico tra me, se invece di
fare il tuo lavoro butti via il tempo in incontri con i ministri e i
loro tirapiedi.
Telefono subito a Dimitriou. "Avete fotografato la torta
che ha avvelenato Rapsanis?" gli chiedo.
"Naturalmente. Sia dentro il frigorifero, dove l'abbiamo
trovata, sia in laboratorio".
"Riesci a mandarmi una copia della foto via mail? La pi
chiara possibile".
"Gliela mando subito".
Riattacco e vado di filato nell'ufficio dei miei assistenti.
"Dimitriou ci mander una foto della torta che ha avvelenato
Rapsanis. Appena arriva, voglio che facciate il giro di tutte le
pasticcerie, casomai scoprissimo dove l'assassino l'ha comprata.
Andate voi tre uomini. Koula preferisco che rimanga qui in
caso di bisogno".
Torno in ufficio, mi siedo e tiro il fiato. Per fortuna me
ne sono ricordato, altrimenti avremmo avuto un buco enorme
nella nostra ricerca e poi, vallo a tappare! Ma comunque, non
riesco a perdonarmi la distrazione.
Per fortuna arriva Koula ad interrompere la mia autocritica,
come direbbe Zisis.
"Qua fuori c' un professore che vuole parlarle".
"Ti ha detto come si chiama?"
"S. Fenekidis o qualcosa del genere".
Ricordo subito che si tratta del supplente che ha sostituito
Rapsanis quando  entrato in politica. "Digli di entrare".
Fenekidis  molto pi giovane sia di Rapsanis sia di
Kardasis. Sar sui quarantacinque, alto, senza barba e ben rasato,
cosa che oggi si pu definire una stranezza. Indossa un
completo senza cravatta e, su questo punto, almeno, segue la
moda.
"Buongiorno, signor commissario. Sono Marios Fenekidis",
mi si presenta.
"Il professor Kardasis ha parlato di lei come del docente
che ha sostituito Clearco Rapsanis nei suoi corsi", gli dico.
"Lo so. Il professore mi ha informato. Ho pensato che,
prima o poi, avreste voluto parlare con me ed ho preferito presentarmi
di mia spontanea volont".
"Perch? Pensa di avere qualcosa da dirci di importante o
di urgente?"
Non risponde subito perch pensa a come spiegarsi. "Il
professor Kardasis  ormai sul punto di andare in pensione,
signor commissario. Io, invece, ho ancora un futuro davanti
a me. Non farebbe buona impressione se mi vedessero, all'interno
dell'universit, intento a parlare con un commissario di
polizia. Non tanto per i miei colleghi, ma in particolare per alcuni
studenti. Quindi, ho preferito venire io da lei per far pensare
che sia stata la polizia a convocarmi".
Non ho bisogno di essere uno del Nucleo Antisommossa
per capire di quali studenti si tratta. "Capisco. In effetti avevo
intenzione di parlare con lei e mi fa piacere che abbia preso
l'iniziativa", gli dico. "I punti di vista che abbiamo raccolto riguardo
a Clearco Rapsanis, sia dalla sua famiglia, sia dalla sua
cerchia di conoscenze sono molto contraddittori. Lei ha avuto
un rapporto quotidiano con lui. Mi piacerebbe, quindi, sentire
la sua opinione".
"Lui stesso era contraddittorio, perch era incontenibile".
"Si riferisce alla sua mole? Glielo chiedo perch la prima
cosa che tutti ci hanno riferito  stata sempre la sua estrema
voracit".
"Mi riferisco alla sua ambizione, signor commissario", mi risponde
confermando quanto detto da Kardasis. "L'ambizione di
Clearco Rapsanis era incontenibile. Noialtri siamo contenti delle
nostre ricerche e dei nostri corsi. A Clearco tutto ci non bastava.
L'universit era troppo piccola per le sue mire". Si sofferma
a pensare e poi fa un sospiro. "Peccato, perch era uno studioso
eccezionale nel suo campo. Le sue lezioni erano sempre affollatissime.
Ma non lo interessava, in realt, il lavoro scientifico,
bens la visibilit. I programmi di ricerca li dava da svolgere ai
suoi assistenti. Anche a me, a essere sincero. Lui spendeva tempo
e conoscenze su Facebook, su Twitter e sugli articoli di giornale
perch era convinto che fosse il modo giusto per emergere".
"Pensa che questo comportamento gli abbia procurato delle
ostilit o qualche antipatia nel suo ambiente professionale?"
"S, ma del resto non era il solo a comportarsi cos. Sono
molti a desiderare la sicurezza del posto in universit, per poi
cercare incarichi e compiti che li rendano pi famosi. Lo sbocco
pi consueto  la politica. Ed  esattamente quanto ha fatto
Clearco".
"Aveva scontri con qualcuno dei colleghi?"
"No, era una persona dai toni sempre misurati. Solo una
volta..." fa una pausa per far mente locale. "Lo ricordo, perch
mi aveva colpito. Era stato appena eletto deputato. Sono
entrato nel suo ufficio e parlava al telefono con un tono che
proprio non gli riconoscevo. Ma piantala, stronza. Siccome ci
siamo parlati un paio di volte, credi di avere il diritto di dirmi
quel che devo fare? E ha sbattuto gi il telefono. Me lo sono
ricordato perch mi aveva impressionato il tono che non gli
avevo mai sentito".
"Ricorda per caso se aveva fatto il nome della sua
interlocutrice?"
"No.  passato subito al tema del nostro incontro, senza
dar sguito alla cosa".
Forse ha un senso, forse no. Vallo a capire, dopo tanti
anni. "Le ha mai parlato di personaggi politici per cui nutriva
simpatia o che, al contrario, gli stavano antipatici?"
Fenekidis ci pensa su un po'. "Una persona di cui parlava
spesso con molta simpatia era Ghiannis Anagnostidis, il consigliere
del primo ministro. Invece, uno che detestava profondamente
era Dionisis Schins, deputato dell'opposizione".
"Crede che l'assassino possa appartenere al mondo dell'universit?"
gli chiedo con una certa cautela.
"Un suo collega? Lo escludo", mi risponde deciso.
"Magari qualche studente deluso che lo odiava per qualche
ragione...  possibile, anche se mi sembra molto improbabile".
Fa una pausa poi aggiunge, guardandomi: "Se vuole la mia
opinione, si  rovinato da solo, signor commissario".
"Perch dice ci?"
"Perch sgomitava troppo e spazzava via chiunque ostacolasse
le sue ambizioni. A un certo punto, avr trovato qualcuno
che non ne ha potuto pi e l'ha ammazzato. Il veleno
 l'arma degli omicidi passionali, lo sa meglio di me. Quanto
alla rivendicazione, mi pare pi che altro fumo negli occhi, per
confondere le indagini della polizia".
Potrebbe anche non aver torto. Le spiegazioni semplici
sono, di solito, le pi convincenti. Non ho altro da chiedergli e
quindi lo ringrazio per la visita.
Non appena Fenekidis si congeda, telefono a Vellidis e gli
chiedo di cercare le pagine Facebook e Twitter di Rapsanis.
"Mi interessano principalmente le persone con cui  in relazione",
gli spiego. "Se tu o i tuoi capitate su qualcosa di interessante,
o qualche contrasto, informatemi immediatamente".
"Ah, grazie. Mi hai reso felice", replica Vellidis e riattacca.
Chiedo a Koula se ha per caso trovato l'indirizzo od il telefono
di Sefroglou.
"Ho trovato su Wikipedia un articolo su di lui, ma niente
telefono e neppure indirizzo".
"Continua a cercare, e guarda casomai abbia un recapito
su Facebook o su Twitter", le chiedo.
"Ho gi cercato, ma non ho trovato nulla".
A regola, ora dovrei interrogare i due politici di cui
Fenekidis mi ha fatto il nome, ma non oso farlo senza prima
avere il nullaosta del ministro. Sto per telefonare al vice, quando
entra in ufficio Dervsoglou.
"Dermitzakis e Askalidis stanno ancora cercando, ma io
ho trovato un pasticciere che vorrei interrogasse lei stesso".
"Dov'?"
"L'ho portato nella stanza degli interrogatori".
"Andiamo".
Su una sedia trovo un cinquantenne con una salopette
bianca e un caff sul tavolo.
"Signor Gheorgios, dica al commissario quel che ha detto
a me in pasticceria", gli chiede Dervsoglou.
Il pasticciere mi guarda e mi dice, telegraficamente:
"Questa torta non  stata fatta in pasticceria, ma in casa".
Resto senza parole, e ringrazio l'idea che mi  venuta,
seppure in ritardo, di spedire i miei assistenti in giro per le
pasticcerie.
"Come fai a saperlo?" gli chiedo.
Il pasticciere si volta verso Dervsoglou. "Porta la foto".
Lui se la tira fuori dalla tasca e gliela mette davanti.
Il pasticciere me la gira. "Guarda la panna com' stesa
approssimativamente. Guarda le fragole come sono irregolari e
non hanno sempre la stessa distanza. E poi la base di pandispagna
 stata comprata al supermercato. Vai in una pasticceria
qualunque e vedrai che le torte che sono fatte con questi
stessi ingredienti hanno tutt'un altro aspetto. Questa  fatta in
casa".
Lo ringrazio e dico a Dervsoglou di prendergli i dati.
Torno in ufficio con molti pensieri. Qualcuno ha preparato
la torta a casa, l'ha riempita di parathion e l'ha spedita
in dono a Rapsanis. Pu essere stata la donna al telefono di
cui mi ha parlato Fenekidis. Non  escluso, ma valla a trovare
dopo tanto tempo. La questione si fa sempre pi complessa,
perch chi ha preparato la torta, di sicuro ha acquistato anche
gli ingredienti in tanti negozi differenti per cancellare le sue
tracce.
Chiamo il vicecomandante per informarlo. Mi ascolta senza
interrompermi, come suo solito. "Tutto questo non  per
nulla positivo".
"Lo so. Una possibilit  che la torta l'abbia preparata la
ragazza che l'ha portata a casa di Rapsanis. Dal momento che
indossava il casco ed era vestita unisex, sapeva che sarebbe
stato impossibile rintracciarla. Cerchiamo alla cieca e questo
rende la situazione molto difficile. Tuttavia, vorrei parlare con
il consigliere del primo ministro e con il deputato
dell'opposizione".
"Mi dia i loro nomi".
Glieli do e lui mi risponde che mi far sapere al pi presto.
In altri tempi, quando c'era ancora Ghikas, sarei andato a
interrogarli di mia iniziativa, senza chiedere il permesso a nessuno.
Oggi, invece, osservo alla lettera la procedura.  che ho
paura di chiudere lo spiraglio, e quindi ho smesso i panni della
formica. Ma forse c' anche il fatto che mi ricordo i guai che
ho passato con il vicecomandante precedente, ed  per questo
che mi muovo con i piedi di piombo.
...
14.

Dermitzakis e Askalidis mi informano che nessuna delle pasticcerie
che hanno visitato ha riconosciuto la torta e tutte garantiscono,
anche se indirettamente, che si tratta di una torta
casalinga.
"Se vi servo, vado a fare un giro per i bar", mi dice Askalidis.
Dermitzakis lo guarda storto: "Da quando in qua si va a
prendere il caff durante l'orario di servizio?"
"Chiedilo al commissario", gli risponde Askalidis.
Gli do il mio consenso e racconto a Dermitzakis la conversazione
sui locali frequentati dagli studenti che avevo fatto con
Askalidis.
Dermitzakis mi ascolta, ma continua a tenermi il muso.
"Be', ma io non dovevo esserne informato?"
"S, hai ragione. Ma con tutto questo daffare mi  passato
di mente. Colpa mia".
Se ne va soddisfatto perch ho riconosciuto che aveva ragione.
Mi trattengo dal ricordargli che la prima volta che abbiamo
parlato di Askalidis me l'aveva dipinto come un tipo
non particolarmente brillante.
Finisco con Dermitzakis ed  il turno di Vellidis. "La maggior
parte degli interventi di Rapsanis su Facebook riguardano
questioni postegli dai suoi studenti", mi risponde. "Su Twitter,
invece, abbiamo trovato una frequentazione costante con un
tale Schins. Sembra che Rapsanis avesse seri contrasti politici
con questo deputato. Se ti va, da' un'occhiata anche tu e
poi dimmi che cosa ti serve che ti selezioni, perch c' molta
roba".
 davanti al suo computer e mi cede il suo posto. "Leggi",
mi fa lasciandomi la postazione.
Lo scontro tra Rapsanis e Schins si pu definire frontale.
Vado a vedere lo storico e trovo un esordio molto cortese,
per poi arrivare all'oltraggio. In uno dei messaggi su Twitter,
Schins scrive a Rapsanis:
"Sei entrato in politica? Hai realizzato il sogno della vita?
Certo, onorevole Ricatto. Perch quelli come te solo col ricatto
riescono a governare".
E Rapsanis gli risponde. "E tu, Schins, che cosa hai fatto
tanti anni in parlamento? Eri un mediocre e sei rimasto mediocre.
Hai sempre votato quel che ti ordinavano di votare e
applaudivi il tuo capo quando dovevi.  questo, per te, il parlamento:
uno spettacolo che si riduce al fatto che lo spettatore
ha l'obbligo di applaudire il protagonista".
In un altro messaggio su Twitter, probabilmente pi vecchio
e forse per questo pi cortese, Schins scrive: "Se affrontavi
le lezioni nello stesso modo in cui affronti la politica
poveretti i tuoi studenti!"
I messaggi su Twitter che ho letto arrivano ai giorni nostri.
"Mandali tutti a Koula che li stampi", dico a Vellidis. "Al vicecomandante,
invece, mandali solo dal punto in cui diventano
aggressivi. Gli altri sono una perdita di tempo".
"Ha chiamato Stella", mi avverte Koula appena entro nel
mio ufficio. "Ghikas la desidera".
Ora che  andato in pensione, non si usa pi chiamare
Ghikas "signor direttore" o "signor Ghikas".  rimasto solo
Ghikas.
Salgo al quinto piano e vedo Stella con gli occhi gonfi.
"Vuole salutarla", mi fa e si morde il labbro per non scoppiare
a piangere.
Lo trovo in piedi davanti al tavolo delle riunioni. La scrivania
ricorda una casa vuota, pronta per il lavoro della donna
delle pulizie prima che entri il nuovo inquilino. Sul tavolo c'
un vassoio con una bottiglia di Coca-Cola, dei succhi di limone
e d'arancia. Di fianco, tre scatolette di pasticcini, ciambelline
e trouffes.
"Gli altri li ho gi salutati", mi fa mentre mi si avvicina.
"Ti ho lasciato per ultimo perch con te ho un altro tipo di
rapporto".
All'improvviso, mi abbraccia stretto. "Mi mancherai,
Kostas. Mi mancherai molto", mi sussurra, commosso.
"Anche lei mi mancher", gli rispondo e sono pronto a
farmi prendere dalla commozione.
Ci separiamo e andiamo a sederci. "Bevi qualcosa come
saluto".
La Coca-Cola e le bibite non mi piacciono molto, ma mi
verso un po' di succo d'arancia. Solleviamo i bicchieri e
brindiamo.
"Dai, salute a noi", mi dice. "La vita continua per entrambi".
Fa una pausa, e poi continua. "Il comandante voleva organizzare
una festa di addio, ma ho rifiutato. Non ho alcuna
voglia che la gente venga in coda a salutarmi per dirmi quanto
gli mancher. So che molti sono ben contenti di essersi liberati
di me. E neanch'io voglio dire che sono stato bene con della
gente che mi dava soltanto ai nervi. La festa dei commiati e
dell'ipocrisia non mi interessa. Preferisco salutare te e qualche
altro collaboratore con cui abbiamo veramente condiviso
qualcosa e andarmene alla chetichella".
Dopo infiniti anni di relazione superiore-subordinato, ora
scopro improvvisamente l'uomo Ghikas. Dove era nascosto
tutti questi anni? O, per meglio dire: come aveva fatto a
nascondersi?
"Resteremo in contatto?" mi chiede.
"Ma certo. Ogni tanto per un caff e per fare due chiacchiere.
Quando, naturalmente, lei non sar a pesca", aggiungo
anche per distendere un po' l'atmosfera.
"Voglio chiederti un'altra cosa".
"Mi dica".
"Trova una soluzione per Stella. Si  messa in lutto perch
non sa dove potrebbero spedirla. Stamattina  andata ad
accendere un cero alla Madonna perch la protegga in questo
passaggio di consegne".
"Far quel che posso", rispondo e ci alziamo.
Torniamo ad abbracciarci e mi congedo. Fuori dell'ufficio
trovo Stella nello stesso stato d'animo disperato.
"Non fare cos. Vedrai che una soluzione la troviamo",
cerco di rincuorarla. Mi guarda muta.
Non appena entro in ufficio, chiamo il vicecomandante.
"Ho ricevuto i messaggi su Twitter tra Rapsanis e Schins, ma
non li far vedere al ministro", mi annuncia. "Potrebbe spaventarsi
e rifiutarsi di convocarlo".
"In ogni caso, io li ho mandati a lei perch si faccia un
quadro della situazione. Non c' bisogno che li legga anche
il ministro. Posso chiederle un favore?" gli chiedo dopo una
breve pausa.
"Dipende da cosa mi chiede", mi risponde ridendo.
"Vorrei pregarla di non trasferire ancora la segretaria
del signor Ghikas. Potrebbe rimanere a fare da coordinatrice
tra me e gli altri servizi. Se se ne dovesse occupare qualcuno
dei miei, perderei mezzo collaboratore ed in questo momento,
come sa, siamo davvero molto presi".
"Nessun problema. Rimarr provvisoriamente al suo posto
e poi riconsidereremo la cosa quando le acque si saranno
calmate".
Mi metto in stand-by perch sto aspettando sia l'esito
dell'incontro del vicecomandante con il ministro sia la relazione
di Askalidis sui suoi contatti con gli studenti, casomai si riesca
a tirar fuori un coniglio dal cappello.
Dato per che l'inerzia mi fa venire i nervi, chiamo Stella
e la convoco nel mio ufficio. Si siede davanti a me senza dire
una parola, sicura di sentirmi pronunciare la sua condanna a
morte, ossia il trasferimento verso destinazione sconosciuta.
"Non fare quest'aria da funerale", le dico. "Per adesso
rimani qui e farai da coordinatrice tra i vari servizi della
Direzione centrale. Non sono Ghikas al posto di Ghikas, quindi
tu non sei la mia segretaria. Hai un ruolo diverso. Gli incontri
continueranno a svolgersi nell'ufficio di Ghikas che per
adesso  vuoto e quindi ci torna comodo. In mia assenza, ti
sentirai con Koula. Poi, se domani ci dovessero essere spostamenti
alla Direzione centrale, la questione riguarder te, me e
tutti gli altri. Ma, per adesso il problema non si pone".
Il volto le si illumina, e tutto il corpo si raddrizza sulla sedia
come se si fosse liberata di un peso.
"Non so come ringraziarla, signor commissario", mi dice,
sollevata. "Davvero, non so".
"Non ringraziare me, ma il vicecomandante.  stato lui
a deciderlo". Ho gi una Koula riconoscente al mio servizio,
non ne voglio un'altra. "Ora torna alla tua scrivania e
rilssati".
Evidentemente l'inerzia sa che non la amo, perch appena
Stella esce si presenta Askalidis, anche se solo telefonicamente.
"Signor commissario, sono stato fortunato. Ho incontrato
un vecchio studente di Rapsanis che ora fa il dottorato in
Germania. Ha accettato di parlarle di Rapsanis, ma non vuole
venire in Centrale".
"Nessun problema. Portalo all'ultimo caff prima della
fine di viale Alexandras".
"Bene. Tra dieci minuti siamo l".
Informo Koula e Stella, in modo che se dovesse telefonare
il vicecomandante possano dirgli che sono fuori per servizio.
Arrivo prima di Askalidis e ordino un caff.
Poco dopo, vedo arrivare il mio collaboratore con un
giovanotto con la barba. "Posso presentarle Fedon Nefitos.
Fedon  stato studente del professor Rapsanis e ora fa il dottorato
di ricerca in Germania".
"Grazie per avere accettato di aiutarci", gli dico.
Solleva le spalle. "Lo faccio per dovere civico. Glielo devo
al professore", mi risponde e poi aggiunge: "Anche se da un
certo punto in poi non se lo meritava proprio".
"Perch? Che cosa ti fa credere che non se lo meritasse?"
"La delusione", mi risponde senza esitazione. "Rapsanis
era un docente straordinario. Per tutti gli anni che sono stato
suo studente ed in sguito, quando ho fatto la tesi per la specialistica
sotto la sua guida, non ho avuto assolutamente nulla di
cui lamentarmi. Poi, ho deciso di continuare con il dottorato
di ricerca, ancora con lui come relatore. E, all'improvviso,
dopo un trimestre, tutto  cambiato".
"Perch?" gli chiede Askalidis.
"Perch  stato contagiato dal virus della politica. Ha
piantato tutto, ha scaricato il lavoro sulle spalle di Fenekidis
e si  trasferito negli uffici del partito, a fare riunioni, comizi e
a scrivere articoli sui giornali. Lo cercavo quando avevo qualche
argomento da discutere e quando, finalmente, riuscivo a
incontrarlo, tentava solo di scaricarmi. Alla fine, deluso, sono
stato io a scaricarlo e mi sono trasferito a Mainz".
"A cosa pensi si possa attribuire questo improvviso cambiamento?"
chiedo a Nefitos.
"Ho detto che  stato improvviso, ma in realt non lo 
stato", si corregge. "Tutto  iniziato con uno studente pi vecchio
di me; anche lui aveva fatto il dottorato con Rapsanis e
poi aveva trovato un posto in un partito. Se mi chiede a cosa
gli serviva il dottorato per lavorare in un partito, le risponder
che non lo so. Rapsanis aveva mantenuto rapporti d'amicizia
con lui, e questi a un certo punto lo ha convinto a entrare
in politica. L'ex studente ora  diventato consigliere del primo
ministro. Forse se lo aspettava, e per questo ha fatto il dottorato",
conclude Nefitos scoppiando a ridere.
Ecco, dunque chi  il misterioso consigliere del presidente
del consiglio per incontrare il quale ho chiesto l'autorizzazione.
Ora che ho scoperto il suo rapporto con Clearco Rapsanis,
incontrarlo non mi interessa pi. So gi che sentirei solo lodi
sperticate sul suo antico mntore.
"Voglio dirle ancora qualcosa, signor commissario, per
farle comprendere qual  la mia posizione. La prima  che
non ho nulla in contrario al fatto che qualcuno passi dalla carriera
accademica alla politica. Basta che dia le dimissioni e si
dedichi al suo nuovo lavoro, se lo interessa maggiormente.
Purtroppo, Rapsanis e molti altri entrano in politica ma continuano
a occupare la cattedra all'universit in modo che, una
volta finito con la politica, recuperano il loro posto. La seconda
 che a Mainz ho capito finalmente che cosa vuol dire universit.
Ho un professore che mi fa da tutor e che  disponibile
ventiquattr'ore su ventiquattro. Per farle un esempio, quando
ho avuto un problema con la tesi, volevo parlarne con il mio
professore, ma esitavo perch ero troppo abituato all'andazzo
greco. Quando, alla fine, mi sono confrontato con lui nel corso
dell'appuntamento programmato, mi ha rimproverato: Ma
perch non sei venuto da me quando hai incontrato il problema?
Mi potevi almeno telefonare! Io gli ho risposto che non
volevo disturbare e per questo ho aspettato l'appuntamento
in programma. Ma lui ha ribattuto: Io sono qui per aiutarti se
hai qualche difficolt, nel momento stesso in cui la incontri. E
me l'ha detto con un tono che non ammetteva repliche".
"Hai conosciuto un tale Sefroglou?"
Si mette a ridere. "Ghiannis Sefroglou? Ma lui  un
mito!  sempre stato a fianco dei suoi studenti. Pensi che dato
che l'universit ha problemi economici e non pu nominare
altri docenti, ha continuato per anni a venire in facolt anche
da emerito per fare lezione e non abbandonare gli studenti a
se stessi".
"Dove si trova, adesso?"
"Ha avuto un cancro.  stato in cura parecchio e a quel
punto ha dovuto lasciare l'insegnamento. Non so dove si trovi,
adesso".
E cos si spiega perch non ne abbiamo trovato traccia da
nessuna parte. Mi interrompe lo squillo del mio cellulare.
"Dionisis Schins la pu ricevere nel suo ufficio politico
nella prossima mezz'ora", mi comunica il viceministro. "Dopo
 impegnato e domani  in parlamento".
"Dove si trova il suo ufficio politico?"
"In via Ypsilantou 32, al pianterreno".
"Vado subito".
Mi alzo, do la mano a Nefitos. "Scusami, ma mi chiamano
per un impegno. Ti ringrazio molto per le informazioni".
Torno rapidamente in Centrale per prendere la Seat.
...
15.

Mentre mi avvio verso la Ypsilantou cerco di riordinare i pensieri
e ricapitolare le informazioni che ho raccolto finora.
La vita privata di Rapsanis si era dissolta molto prima che
sua moglie chiedesse il divorzio. Su questo punto le opinioni
di sua sorella e di suo figlio coincidono. E, a proposito di
Solon Rapsanis, raramente ho incontrato un figlio che provi
un tale disgusto per i suoi genitori.
L'omicidio di Rapsanis non sembra, tuttavia, aver relazione
con i contrasti familiari. Sia l'ex moglie sia il figlio vivono in
Francia. Mi pare assai improbabile che siano tornati in Grecia,
dopo cinque anni dalla dissoluzione della famiglia, per uccidere
l'ex marito od il padre. Potremmo controllare i voli, ma sono
convinto che non troveremmo nulla. Del resto, la distanza attenua
le passioni. Come ha detto Rapsanis junior, sia lui sia la
madre hanno ormai un'altra vita. Se la donna avesse avuto in
animo di uccidere l'ex coniuge l'avrebbe fatto molto prima.
Poi c' l'ambiente universitario di Rapsanis. Anche qui
abbiamo due opinioni che coincidono: quella di Fenekidis
e quella di Nefitos. Entrambi sono d'accordo sul fatto che
Rapsanis era un ottimo professore. Entrambi sono rimasti delusi
della sua decisione di sacrificare la carriera universitaria,
abbandonando i suoi studenti per entrare in politica. Certo,
la delusione  molto vicina all'idea di tradimento e di vendetta,
ma anche qui ci sono decisioni diverse. Nefitos da un lato
ha buttato tutto all'aria e se n' andato a Mainz. Inoltre, ha dichiarato
di essere molto soddisfatto e quindi che ragione poteva
avere per uccidere Rapsanis? Fenekidis, dal canto suo,
per quanto si dichiari deluso, in sostanza ha tratto giovamento
dall'assenza di Rapsanis, che gli ha permesso di far carriera.
Quindi, anche lui, che ragione aveva per ucciderlo?
Un punto di vista differente arriva da Manolis Kardasis.
Questi non ha mostrato di nutrire una particolare stima per
l'opera di Rapsanis. Ha sottolineato piuttosto le macchinazioni
del collega e le antipatie che si era creato in facolt. Certo,
tutto questo potrebbe essere un movente per l'omicidio, sebbene
Kardasis lo ritenga improbabile. D'altro canto, mi riesce
difficile immaginarmi un collega di Rapsanis che prepara una
torta ripiena di parathion per ammazzarlo.
Tra questi pensieri, e senza essere arrivato ad alcuna conclusione,
giungo in via Ypsilantou. Suono il campanello del
numero 32, sulla cui targhetta sta scritto "Dionisis Schins.
Parlamentare". Mi apre una cinquantenne con un tailleurino
arancione. Mi presento e lei mi conduce direttamente nell'ufficio
di Schins.
Dionisis Schins dev'essere coetaneo di Rapsanis, ma oltre
all'et non hanno nient'altro in comune. Al contrario della
stazza di Rapsanis, il suo fisico ha un dislocamento ridotto. Si
potrebbe definire un "omino". Basso, minuto, indossa un abito
costoso con la cravatta, come se volesse compensare il suo
personale, che potrebbe passare facilmente inosservato, con
l'eleganza dell'abbigliamento.
Si alza e mi d la mano, mentre mi indica, di fronte a lui,
una poltrona con lo schienale basso su cui accomodarmi.
"Il ministro da cui dipende mi ha chiesto il favore di
fare due chiacchiere con lei, signor commissario", esordisce.
"Francamente non so come potrei contribuire ad agevolare le
indagini sull'omicidio di Clearco Rapsanis, ma non ho voluto
assumere un atteggiamento negativo di fronte a un ministro.
Faccia conto che intendo bilanciare il mio atteggiamento combattivo
all'interno del parlamento con una buona disposizione
d'animo, fuori".
"Ho voluto incontrarla perch sono stato informato che
conosceva Clearco Rapsanis".
Mi interrompe senza lasciarmi continuare. "Quando dice
che ci conoscevamo sa anche per caso a quando risale la nostra
conoscenza?"
"Mi coglie alla sprovvista e devo confessare che non lo so".
"Da quando eravamo studenti all'universit", mi informa.
"Siamo entrati nello stesso anno e nella stessa facolt. Alla
fine degli studi, lui ha continuato perch voleva abbracciare
la carriera universitaria. Io, invece, sono entrato in uno studio
legale perch volevo diventare avvocato. Nel frattempo, sono
diventato consulente legale di un'organizzazione operaia e, da
l, sono passato alla politica".
Si sofferma a pensare prima di continuare. "Devo dirle
che i rapporti tra me e Clearco non sono mai stati, per dir cos,
cordiali. Anzi, tutto il contrario. Clearco mi era sempre superiore,
perch era uno studente modello mentre io ero nella media.
Non faceva altro che cercare un'occasione per prendermi
in giro, e pu immaginare quanto la cosa mi desse sui nervi. A
parte questo, per, era anche un lecchino, e cercava di ottenere
dai professori il massimo dei benefci!"
"Avete mantenuto i rapporti anche dopo la laurea?"
"No. Ci siamo rivisti quando anche lui  entrato in politica
e ho capito, all'improvviso, che non era cambiato nulla dai
tempi dell'universit".
"Ossia?"
"Abbiamo continuato a litigare. Solo che stavolta ero io
ad avere la meglio, perch avevo esperienza mentre lui era un
nuovo arrivato".
Decido di mettere sul tavolo le mie carte. "Voglio essere
sincero con lei. Abbiamo letto le vostre conversazioni su
Twitter, ed  proprio questa la ragione per cui le ho fatto visita".
Non sembra irritato. Anzi: scoppia a ridere. "E avr visto
che ce ne dicevamo di ogni tipo!" Poi torna serio. "Sa che
cosa mi esasperava? All'universit faceva il gradasso. Mi prendeva
in giro, mi trattava come un imbecille. E non lo faceva
solo con me. Poi era riuscito effettivamente a fare un'ottima
carriera, come mi raccontavano altri vecchi compagni di corso.
Invece per me la politica era stata l'unica via di uscita dalla
mediocrit. E all'improvviso lo vedo irrompere nei miei territori.
Ho pensato subito che avrei dovuto di nuovo sopportare
la sua presunzione. E la cosa non mi andava gi".
"Ho saputo che  stato un vecchio studente di Rapsanis
a insistere perch lui entrasse in politica. Lei lo conosce, per
caso?" gli chiedo, soppesando le parole.
"Intende dire Anagnostidis?" Scoppia di nuovo a ridere.
"Ma non ci caschi! Le hanno detto che  stato Anagnostidis a
convincerlo perch era riuscito a diventare consulente del primo
ministro? No, dia retta a me: la ragione  stata un'altra".
"E quale?" A un tratto sono tutt'orecchi.
"L'amore, signor commissario. Si  innamorato di una
donna su Facebook".
Mi ci vuole un attimo per riprendermi dalla sorpresa. "E
lei sa per caso di chi si tratta?" gli chiedo.
"Purtroppo no, non so chi si nasconde dietro questa storia.
Evidentemente, entrambi utilizzavano uno pseudonimo.
Conosco quello di Rapsanis: si firmava Stan. Il nome le dice
niente?"
"Lo Stanlio delle comiche. Mi  venuto in mente perch so
che all'universit gli avevano dato il soprannome di Ollio". E
non posso che ringraziare, tra me e me, Caterina per la dritta.
"Esattamente. E la sua compagna si firmava Lisstrata. Si
immagini un uomo di successo, conosciuto negli ambienti universitari,
dentro e fuori i confini della Grecia, ma completamente
solo. Come penso sapr, sia sua moglie sia suo figlio lo
avevano lasciato tempo addietro. All'improvviso conosce una
donna su Facebook che lo ammira, lo adora e si dichiara innamorata
di lui. Non le ci  voluto molto per farlo cadere nella sua
trappola, in particolare se pensa alla sua ambizione smodata".
Devo ammettere che non riesco a credere a tutto questo.
"Intende dire che  entrato in politica perch una donna su
Facebook gli ha confessato di essere innamorata di lui?"
Schins si mette a ridere. "Lei  su Facebook, signor
commissario?"
"No".
"Allora non pu capire che cos' l'amore negli anni del
web-sex. Lisstrata non faceva altro che incitarlo. Gli diceva
che era quello il suo spazio, che solo uomini come Rapsanis
potevano risollevare il livello della politica greca, liberandola
dai mediocri come me. Per questo non credo che sia stato
Anagnostidis a convincerlo. Se ha avuto un contatto con lui,
la cosa  avvenuta, a mio parere, su suggerimento di Lisstrata.
S, ci voleva Anagnostidis perch qualcuno gli aprisse la porta
alla politica, ma le motivazioni di Rapsanis erano altre".
Se la teoria di Schins si rivelasse corretta, allora si potrebbero
spiegare sia il parathion sia la torta fatta in casa.
Mi alzo perch non ho altro da chiedergli. "La ringrazio
molto, signor Schins. Mi ha aiutato davvero molto".
"Non so quanto ne sar contento il ministro, se qualcuno lo
informer di quello che ci siamo detti", replica con un sorriso.
Non rispondo perch anch'io non so se ne sar felice, ma
non so neanche se ne sar informato, perch non ho ancora
deciso.
Torno in Centrale e mi riposo un attimo nell'ufficio di
Vellidis. "Ti devo dare un compito urgente", gli dico, e gli comunico
gli pseudonimi di Rapsanis e della sua amante internettiana.
"Devi trovare la loro corrispondenza su Facebook, ma
so che questo non  difficile. La cosa pi importante  cercare
di scoprire chi si cela dietro questo nome, Lisstrata. Non
preoccuparti di Stan: so gi di chi si tratta".
"Questo non  un compito,  una corve" mi risponde
sorridendo. "Vedr cosa posso fare, ma non escludo ci voglia
del tempo".
"Pazienza. L'importante  trovarla".
Sto per scendere nel mio ufficio, ma quando sono in
ascensore, ci ripenso. Mi sono stancato abbastanza oggi.  ora
di tornare a casa.
...
16.

A casa trovo riuniti tutti, amici e parenti. A parte Caterina e
Fanis, sono venuti anche Mnia e Uli, appena tornati dalla
Germania, e Zisis.
"Che bella sorpresa!" esclamo tutto contento. "Finalmente,
perch ci eravamo persi di vista?"
"Scusa, ma siete state voi a scomparire, insieme a Mnia
e a Uli. Fanis, io e lo zio Lambros siamo sempre stati qui", mi
corregge Caterina.
"Come ve la siete passata in Germania?" chiede Adriana
a Mnia.
"Cosa vuole che le dica, signora Adriana.  la prima volta
che vado in vacanza in montagna". Poi si volge a Uli: "Com'
che dite voi in tedesco?"
"Wandern", le risponde Uli.
"Esatto. Wandern", conferma Mnia.
"E che significa?" chiede Adriana.
"Vuol dire mettersi a camminare per le montagne, sui crinali
e per le valli. Ma non come facciamo noi qui, per un paio
d'ore. Eravamo in albergo, e ogni mattina ci mettevamo a camminare
fino a quando, a sera, tornavamo sfiniti. Cio, io ero sfinita.
Uli era felicissimo", spiega Mnia.
"Avete anche volato, Uli?" gli chiedo.
Si volta a guardarmi sorpreso. "Volato?"
Adriana si prende la briga di raccontare il nostro incontro
con i tedeschi che volavano dall'Astraka. Uli ci ascolta e poi
scoppia a ridere.
"Vorrei essere stato con voi", le confessa.
"Perch? Avresti voluto volare anche tu?"
"No, ma avrei voluto osservarvi mentre guardavate loro
che battevano le ali scendendo in volo dalla montagna".
"Che vuoi che ti dica: siamo rimasti senza parole. Ma erano
persone molto simpatiche", conclude Adriana.
"Si tratta di uno sport che molti praticano in Germania",
le spiega Uli.
"Cio, salite sulle montagne, vi mettete le ali e prendete il
volo?" chiede Fanis.
"Vi dir solo una cosa", interviene Mnia. "Ormai sto con
Uli da parecchio. Ci siamo conosciuti in spiaggia, fra un tuffo e
l'altro. Da quando andiamo in vacanza insieme ne abbiamo fatte
parecchie di escursioni. Ma era la prima volta che lo vedevo
tra le montagne, in Germania, e ho scoperto un'altra persona".
"Perch un'altra persona?" chiede Uli.
"Perch sembravi un bambino. Correvi da una cima all'altra.
Io mi sono fatta prestare dall'albergo un catino in cui mettevo
i piedi in ammollo nell'acqua calda con il sale per farli
decongestionare, mentre tu eri contento come una Pasqua".
"Vado a prendere la cena. Ho preparato i ghemist",
dichiara Adriana.
Seguono esclamazioni di entusiasmo, ma Caterina le blocca.
"Un istante. Prima c' qualcos'altro", dice. Apre la borsa e
ne estrae una bottiglia di vino non greco.
"E questo che cos'?" chiede Adriana.
"Champagne francese. Stasera si festeggia".
"Che cosa si festeggia?"
Caterina si rivolge a Fanis. "Lo dici tu?"
"No. Sei tu che devi dirlo".
Caterina si volta a guardarci. "Aspetto un bambino",
annuncia.
Per un istante restiamo tutti a bocca aperta. Poi cominciano
i "Bravi!", "Congratulazioni!", "Auguri!". Io resto in silenzio
perch ho un nodo alla gola per la commozione, ma Adriana
balza in piedi: "I fondi del caff! La tazzina aveva ragione!"
"Che tazzina?" chiede Caterina, mentre tutti gli altri, a
parte me, la guardano senza sapere che pesci prendere.
"Sicch la tazzina ti ha rivelato questa cosa e a me non hai
detto niente?" le chiedo.
"Non ti ho detto niente, perch sei un miscredente ed avresti
potuto anche portare iella", mi risponde.
"Mamma, ma tu ti fai leggere i fondi del caff?" le chiede
Caterina che, per la prima volta, vedo farsi il segno della croce,
proprio come fa la madre.
"Tu e tuo padre non credete a queste cose, eppure, vedi che
la profezia si  rivelata vera", le risponde trionfante Adriana.
"Ma, signora Adriana, ascolta un po': che tipo di tazza ti
ha detto che stava arrivando un bambino?" le chiede Fanis.
"Una tazzina con i fondi di caff, naturalmente. Che altro?"
risponde Adriana, sorpresa dalla domanda del genero.
"Ah, meno male che era solo una tazzina. Perch fosse
stata una tazza da t, ci avrebbe magari tirato fuori un paio di
gemelli", commenta Fanis.
"S, s, prendete in giro tu e tua moglie. Intanto, quel che
era scritto nella tazzina si  rivelato vero", insiste Adriana.
"Ma sapete anche se  un maschietto od una femmina?"
chiede Mnia.
"Maschietto. L'abbiamo saputo ieri", risponde Caterina.
Adriana la guarda: "Da quanto tempo sai di essere incinta?"
le chiede.
"Oggi sono tre mesi".
"E te lo sei tenuto nascosto per tre mesi senza dirlo ai tuoi
genitori?" Poi si gira, arrabbiata, verso di me: "Vedi, tu che
prendi sempre le difese della povera bambina!"
"Mamma, dovevo prima decidere se tenerlo o no. Non
volevo darvi una delusione dopo avervi dato una gioia".
"Signora Adriana, non sai cos'ho passato per convincerla",
le spiega Fanis.
"Fanis, ti ringrazio e ti ammiro, perch so com' cocciuta
mia figlia". Poi tace e guarda la figlia e il genero. "E come
lo chiamerete?" gli chiede. "Ammesso che lo abbiate gi
deciso".
"Abbiamo deciso", risponde Caterina e si volge verso
Fanis. "Questo, per, devi dirlo tu".
"Lambros", dichiara Fanis. "Si chiamer Lambros".
Segue un attimo di silenzio, perch tutti ci aspettavamo
un nome di famiglia, come accade quasi sempre. Ma poi scoppia
un grande applauso. Solo Zisis non applaude, ma guarda
muto davanti a s.
"Volevamo chiamarlo come te, perch te lo devo, zio
Lambros", gli dice Caterina.
Zisis solleva lentamente il capo. "Perch me lo devi,
Caterina?" le chiede con la voce ridotta ad un sussurro.
"Ricordi che una volta volevo emigrare all'estero? Sei stato
tu a trattenermi, con il rancio di Makrnisos che hai preparato
per me e per Fanis. Sono rimasta, ho aperto lo studio
legale con Mnia e ora avr un bambino. Ti ringrazio ogni
giorno per avermi convinta a non andarmene. Ecco perch te
lo devo".
Zisis non reagisce, ma anche noialtri non abbiamo molto
da aggiungere. Come al solito,  Adriana che d una svolta
all'atmosfera un po' imbarazzata. Abbraccia Caterina e le
schiocca un sonoro bacio sulla guancia. "Ci hai dato una grande
gioia, bambina mia", le dice. "Dai, ora portiamo i calici per
brindare!"
Madre e figlia tornano con sette bicchieri. Fanis prende
lo champagne e lo stappa con attenzione per non far saltare il
tappo. Quindi, riempie i bicchieri. Ognuno ne prende uno e
poi ci alziamo tutti in piedi.
"Lunga vita al bambino, e a noi, per goderne!" esclama
Adriana. "Che il nostro Lambros sia sempre sano e felice!"
Siamo tutti pronti a brindare quando Zisis, all'improvviso,
lascia il bicchiere e corre ad abbracciare Caterina. "Grazie,
Caterina", le sussurra. "Non ho ricevuto doni in vita mia, neppure
dai miei genitori che erano poverissimi. Per questo non so
che dire e neanche che cosa fare. Ti ringrazio per. Caterina,
Fanis, vi ringrazio molto".
Lascia Caterina e quasi scappa dal soggiorno.
"Che cosa  successo?" chiede Uli.
Mi alzo per seguirlo, ma Adriana mi ferma. "Lascialo stare.
Si  commosso e stava per mettersi a piangere. Ma non vuole
che lo vediamo piangere".
Torna a baciare la figlia e il genero. Aspetto che abbia finito
per il mio turno.
"Non ti  dispiaciuto se non abbiamo dato a nostro figlio
il tuo nome?" mi chiede Fanis.
"Ma scherzi?" salta su Adriana. "In tutte le case c' un
Kostas. Lambros  un nome pi raro".
"Neanche il nome Prdromos ci entusiasmava", dice
Caterina.
"Pensa, al giorno d'oggi, mandare a scuola un bambino
che si chiama Prdromos. Chiss quante gliene farebbero passare!"
interviene Mnia.
"Lambros  un bel nome, ma non capisco che cosa c' che
non va in Prdromos", si chiede Uli.
"Ascolta, Uli. Qual  il tuo nome per esteso?"
"Ulrich".
"Appunto. Per ti chiamano Uli. Prdromos come dovrebbero
chiamarlo? Molto probabilmente Makis. Sai quanti
Makis ci sono in Grecia?"
"S, tanti quanti Uli", le risponde Uli che ormai conosce il
greco a menadito.
Zisis fa ritorno tra le risate generali. Ha ripreso il suo
aspetto normale. Va verso la tavola e alza il bicchiere. "Lunga
vita a Lambros!" brinda rivolgendosi a Caterina e a Fanis. "Vi
auguro di godervelo, che sia sano e che diventi come lo desiderate.
Insegnategli a stare al mondo e a lottare per affrontarlo
per quel che  e non per cercare di farlo diventare come lo
vorrebbe. Chiedete a me che cosa non ho passato prima di riuscire
ad adattarmi".
Anche per lui arriva il turno di ricevere gli applausi, e
Mnia dice a Caterina di cambiare i bicchieri per il vino da pasto.
Vanno tutte in cucina, insieme ad Adriana che le segue per
portare la cena.
Accanto ai ghemist sistema due piatti con i peperoni e il
tours. Caterina riempie i bicchieri di vino. Siamo tutti pronti
per aggredire la cena, quando Adriana solleva il bicchiere e ci
fermiamo.
"Che viva a lungo il nipote, marito mio", mi fa. "Abbiamo
passato momenti difficili, a volte con grandi sforzi, qualche
volta anche tirando il fiato, ma alla fine ce l'abbiamo fatta. E
tra poco avremo anche un nipote. Che cosa potremmo volere
di pi?"
Sollevo anche il mio bicchiere e brindiamo. Dopodich ci
mettiamo a mangiare.
...
17.

Il telefono squilla mentre cerco di contenere l'entusiasmo di
Adriana che diventer nonna e sta gi costruendo i suoi castelli
in aria.
"Chiamo dal Centro operativo, signor commissario.
Ci hanno appena telefonato: c' un morto nel parco Bosco
Attico".
"Chi ha telefonato?"
"Si  trattato di una telefonata anonima. La voce di una
donna ci ha detto che il cadavere di un certo Archontidis si
trova vicino al Centro della Giovent".
Chiamo subito Dermitzakis e lo aggiorno. Gli chiedo di
informare il medico legale e la Scientifica e quindi di mandare
un'autopattuglia a prendermi. Poi telefono a Koula e le
chiedo di cercare su Internet qualche informazione su un tale
Archontidis.
L'autopattuglia arriva dopo un quarto d'ora. L'agente alla
guida mette la sirena ed esce sul viale Kifisias per portarmi al
quartiere Psichik.
La telefonata di Koula mi arriva che sono ancora sull'autopattuglia.
Se non si tratta di un tale Archontidis che ha un
mobilificio, l'altro che pu interessarci  un certo Aristotele
Archontidis, professore della facolt di Filosofia dell'Universit
di Atene e viceministro dell'Istruzione.
Bene. Ecco che abbiamo la seconda vittima del mondo
politico con radici in quello universitario. L'aumento delle vittime
accresce fatalmente anche la pressione dei politici sulla
polizia e, tra poco, saremo davvero messi male.
L'autopattuglia scende dalla via Mousn e si ferma davanti
al Centro della Giovent. Sto per chiamare Dermitzakis per sapere
se ha individuato il cadavere, ma mi precede Dervsoglou
che, evidentemente, mi aspettava.
"Venga, signor commissario. Si trova dietro il Centro della
Giovent".
Appena usciamo dalla stradina che separa il Centro dal
resto del parco, vedo le autopattuglie ed un po' di curiosi che si
sono concentrati l intorno. Dermitzakis ha isolato il luogo del
delitto con un nastro rosso.
Si tratta di un uomo con la tuta da jogging, disteso sulla
pancia. Le ferite mortali si distinguono immediatamente.
Qualcuno gli ha fracassato la testa con qualcosa di molto duro.
Il sangue gli copre il collo e ha inondato la tuta. Quando la
vittima  caduta a causa del colpo, l'assassino gli ha ficcato un
coltello sotto la scapola sinistra, proprio dove si trova il cuore.
Il coltello non c', ma la coltellata ha bucato la tuta e l'ha tinta
di rosso.
Una guancia della vittima poggia sull'erba. Si tratta di un
cinquantenne alto e magro, con gli occhiali e la barba.
Lo lascio e mi avvicino al pubblico dei curiosi. "Forse uno
di voi conosce la vittima", chiedo senza rivolgermi a qualcuno
in particolare.
"Tutti lo conoscevamo", mi risponde una signora. "Era
Aris Archontidis, viceministro dell'Istruzione".
"Non era solo un viceministro. Era anche professore d'universit",
aggiunge un signore.
"Lo conoscevamo perch veniva quasi ogni mattina a fare
jogging. Era davvero appassionato di jogging", dice una signora.
"Sapete per caso dove abitava?" chiedo ancora.
"Se non sbaglio in via Meletopoulou, molto vicino al parco",
mi risponde una ragazza. "Lo so perch io abito in via
Tepeleniou e vedevo spesso la macchina della polizia quando
passavo dalla Meletopoulou".
La stessa messa in scena, penso tra me. Nel caso di
Rapsanis, gli assassini ne conoscevano la voracit e lo hanno
colpito nel suo punto debole. Quanto ad Archontidis, sapevano
che era un appassionato di jogging e l'hanno aspettato al
varco. Evidentemente, lo seguivano da tempo e non aspettavano
altro che il momento pi opportuno per tendergli
un'imboscata.
Il furgoncino della Scientifica e l'autoambulanza arrivano
insieme. Dimitriou scende per primo. "Che cosa abbiamo?"
mi chiede.
"Idem con patate. Solo che stavolta non si tratta di una
torta al parathion ma di un'imboscata".
Dimitriou mi lascia per avvicinarsi alla vittima. Si ferma
davanti a uno dei nastri ed esamina il terreno. Quindi si rivolge
di nuovo a me.
"Vicino alla vittima ci sono tracce di pneumatici. Non ci
giuro, ma a prima vista mi sembrano ruote di un motorino. Ora,
se hanno qualcosa a che fare con l'omicidio, me lo dir lei".
"Motorino", ripeto. "Anche nel primo omicidio avevamo
a che fare con un motorino.  stata una ragazza in motorino a
portare la torta a casa di Rapsanis".
Dimitriou, a questo punto mi butta l un ben noto sillogismo:
"Coincidenza che si ripete cessa di esser tale".
Vedo sopraggiungere l'auto di Stavrpoulos che scende e
mi si avvicina. "Posso indovinare? Si tratta di un altro docente
universitario".
"Bravo, hai fatto centro. Ma stavolta siamo davanti a un
attacco in grande stile".
Mi lascia per avvicinarsi al morto. Dimitriou nel frattempo
d istruzioni alla sua squadra. Ne approfitto per spedire
Dermitzakis e Dervsoglou in via Meletopoulou.
"Voglio che scopriate dove abitava Archontidis e cominciate
a raccogliere delle informazioni. Mi interessa in particolare
qualcuno che passeggiava o passava per il parco e ha visto
qualcosa di insolito". Tengo Askalidis con me, nel caso mi possa
tornare utile.
Stavrpoulos  chino sulla vittima. Dalla borsa ha tolto
una torcia e ne sta osservando la schiena. Dopo un po' si alza
e mi si avvicina. "Come sempre ti dir le mie impressioni a
caldo. Prima l'hanno colpito con una spranga di ferro e poi
l'hanno accoltellato. Qui i segni sono molto chiari, non credo
che l'autopsia dar un'interpretazione diversa. Ma c' dell'altro,
anche se non ne sono del tutto certo".
"Non importa. Anche una tua prima valutazione pu esserci
utile".
"Ho visto delle tracce sulla tuta della vittima che mi sembrano
segni di un tamponamento. Sembrerebbe che qualcosa
prima l'abbia spinto e poi l'abbia gettato a terra. Il colpo di
spranga e l'accoltellamento sono arrivati dopo. Naturalmente,
su questo punto la Scientifica avr l'ultima parola, ma secondo
me l'hanno urtato da dietro con un mezzo di locomozione. La
vittima ha cos perso l'equilibrio ed  caduta a terra. Quindi
l'hanno colpito e poi accoltellato. Il resto potr dirtelo solo
dopo l'autopsia".
"Hai idea di quando  avvenuto l'omicidio?"
Stavrpoulos guarda l'orologio. "Ora sono le dieci e qualcosa.
Direi tra le sette e le otto del mattino. Il sangue intorno
alle ferite non si  ancora completamente coagulato".
"Grazie, mi sei stato di grande aiuto". Stavrpoulos sta
per dare ordine di sollevare il cadavere per caricarlo sull'ambulanza
quando lo fermo. "Dammi ancora un paio di minuti".
Trovo Dimitriou e gli riferisco l'impressione di Stavrpoulos:
lui chiama un assistente e si avvicina al corpo. Ne osservano la
schiena con una torcia e toccandolo leggermente. Dopo un po'
Dimitriou si alza.
"Da una prima occhiata direi che il medico legale ha ragione.
Qualcuno ha urtato da dietro la vittima e l'ha fatta cadere.
Come se il conducente della moto si fosse impennato sulla
ruota posteriore e l'avesse colpito all'altezza della schiena per
farlo cadere prono. Se l'avesse colpito alla gamba, la cosa pi
probabile sarebbe stata cadere supino. Ma potremo esserne
certi quando avremo mandato gli indumenti in laboratorio".
A questo punto dico a Stavrpoulos che pu far portare
via il cadavere. I curiosi vedono che i portantini caricano
Archontidis e capiscono che lo spettacolo  finito. Stanno per
andarsene ognuno per conto suo, ma li fermo.
"C' per caso tra voi la persona che ha visto la vittima e
ha chiamato la polizia?" chiedo. "Se c' non deve preoccuparsi:
 solo perch potrebbe esserci d'aiuto capire come se ne 
accorto".
La gente si scambia degli sguardi, finch una delle signore
che aveva gi parlato si fa avanti. "Sono stata io a chiamare",
dichiara. "Di solito non passo di qua ma oggi volevo andare in
via Karpenisioti e la strada pi rapida taglia il parco. L'ho visto
per terra e con il mio cellulare ho avvertito la polizia".
"La ringrazio. Prenderemo i suoi dati solo per una formalit
e poi potr andarsene".
Chiamo Askalidis e gli chiedo di trascrivere i dati della signora,
quindi mi sposto verso l'autopattuglia che mi ha portato
qui. L'agente alla guida pensa che stiamo per partire e mette
in moto. Ma io lo fermo e gli chiedo di scendere dall'auto.
Voglio rimanere da solo per aggiornare il vicecomandante.
Mi ascolta senza interrompermi. Quando finisco, segue
una pausa. "Ho un problema con lei, signor commissario",
esordisce. Sono pronto a ricevere una lavata di capo e taccio.
"Lei mi  simpatico, e apprezzo molto la sua collaborazione,
ma mi dice sempre cose che non mi piacciono per niente".
"Non piacciono neanche a me", replico con un certo sollievo.
"Purtroppo, siamo alle prese con un caso difficile e davvero
problematico, che diventa ancora pi difficile dato che
c' di mezzo la politica".
"Giusto. Ed  per questo che non so che fare. Informo il
ministro?"
"Io le suggerirei di informare solo il comandante. Nel
frattempo, potr farvi una relazione pi dettagliata, anche se
non so esattamente quando avr terminato con la raccolta dei
primi elementi".
"Aspetto sue notizie a qualsiasi ora". Riattacco e vedo
Dermitzakis che mi aspetta fuori dell'autopattuglia. "Abbiamo
trovato il responsabile del Centro della Giovent. Lo abbiamo
trattenuto perch lei possa fargli qualche domanda".
"Avete saputo nulla di Archontidis?"
"S. Abitava da solo in via Meletopoulou 5. Aveva anche
un agente di scorta, che per non si  accorto di nulla.
Abbiamo trattenuto la domestica, cos le pu parlare".
Il responsabile del Centro  un giovanotto sui trent'anni
che ci aspetta all'ingresso. "Vengo qui ogni mattina e do
un'occhiata in giro per assicurarmi che sia tutto in ordine. In
questi ultimi giorni ho notato un tizio in motorino che andava
avanti e indietro intorno al Centro e fuori e dentro il parco.
Quando mi notava, dava gas e se ne andava, ogni volta in una
direzione diversa".
"Uomo o donna alla guida?" gli chiedo.
"Uomo, ma non potrei dirle l'et perch portava il casco".
Bene. Quindi, nel primo assassinio abbiamo una donna
con il casco, nel secondo un uomo con il casco.
"Ricordi che ora era, pressappoco?" gli domanda
Dermitzakis.
"Non passo sempre alla stessa ora. Qualche volta sono qui
alle otto, altre alle nove del mattino. In linea di massima comunque
verso le nove".
"Hai mai incontrato Archontidis?" gli chiedo.
"Spesso, ma solo quando tornava dal jogging. Arrivava
troppo presto per me".
"A che ora apre il centro?" gli chiede Dervsoglou.
"Apre solo in occasione di qualche manifestazione oppure
di una riunione scolastica. Gli altri giorni  chiuso. E io vengo
pagato solo quando il centro  aperto. Comunque, vengo lo
stesso tutti i giorni, perch non vorrei succedesse qualcosa e
perdessi l'unico lavoro che ho".
Lo lasciamo e ci dirigiamo verso via Meletopoulou. Il
piantone  ancora davanti all'ingresso del condominio.
"Ti sei accorto di quel che  successo?"
"Me l'hanno detto i colleghi".
"Non lo seguivi quando andava a correre?"
"No, non voleva. Mi aveva detto che preferiva starsene
solo, per concentrarsi meglio".
"Hai notato nulla in questi ultimi giorni?"
"No. Tutto come al solito".
"Hai visto per caso qualche motorino passare davanti al
condominio?"
Fa spallucce: "Motorini ne passano di continuo, come per
tutta Atene".
"Non vogliamo sapere dei motorini di Atene, ma se c'era
qualche motorino che hai riconosciuto perch continuava a
passare qua davanti".
"No. Ho ordine di fermare e di chiedere informazioni
solo agli estranei che entrano nel condominio".
Lo lascio ed entriamo nel condominio. Mi auguro un giorno
di non dovermelo trovare fra i piedi in servizio.
Saliamo all'attico e ci apre la domestica. "Quando mi hanno
detto che era morto ho pensato che avesse avuto un infarto,
con questa mania della corsa. Dopo ho saputo che cosa gli
hanno fatto". Si fa il segno della croce e scoppia a piangere.
"Era da molto che lavorava qui?"
"Quasi quindici anni. Dal giorno in cui si era trasferito in
questo appartamento".
Viene interrotta dal campanello e va ad aprire. 
Dimitriou con la sua squadra. Spedisco i miei a fare un sopralluogo
dell'appartamento e resto solo con la donna di servizio.
"Archontidis aveva famiglia?" le chiedo.
"No. Era scapolo e viveva da solo. I suoi genitori e sua sorella
vivono a Corf".
"Era professore universitario?"
"S, ad Atene. Si occupava dell'et ionica. Ora, che cosa
significasse esattamente, non lo so".
"Ricordi che reazione ha avuto quando  diventato
viceministro?"
"Era molto orgoglioso. Volava dalla gioia. Finalmente
potr fare qualcosa per rimettere in sesto il nostro sistema scolastico,
Maria. Ecco cosa mi ha detto".
"Riceveva visite in casa?"
"Mai", mi risponde Maria con decisione. "Diceva che la
casa era il suo rifugio, e il suo studio. Anche i suoi amici li
incontrava fuori. In tutti questi anni non ricordo che abbia mai
invitato qualcuno a cena".
Non ho altro da chiederle e faccio un giro per l'appartamento.
A prima vista, trovo conferma di quel che mi ha detto
Maria. Non poteva proprio invitare gli amici perch non c'era
neanche un soggiorno. I due locali in cui abitava sono uniti e
formano un grande studio tappezzato di libri, oltre a quelli che
si trovano impilati nei vari angoli. A parte la poltrona girevole,
c' solo un divano a tre posti. Persino il televisore  incassato
nella biblioteca. Evidentemente Archontidis guardava la televisione
girando la poltrona. E posso immaginarmi che mangiasse
in cucina.
"Niente da fare, signor commissario", mi comunica
Dermitzakis. "Non ci sono altro che libri, e i cassetti della scrivania
sono pieni zeppi di carte. Restano il computer e i cd, ma
quello  un lavoro per la Scientifica e i loro laboratori".
Passo nell'altro locale, la camera da letto. C' un letto singolo,
una poltrona nell'angolo e un armadio pieno di vestiti e
di biancheria intima.
Non serve perdere altro tempo in casa. Meglio fare un
giro per il quartiere: l forse potremmo trovare qualcosa di interessante,
anche se non mi faccio illusioni.
...
18.

Purtroppo, nel caso di Archontidis le indagini partono con
ancora maggiori difficolt rispetto a quelle di Rapsanis che,
almeno, aveva una sorella e un figlio che hanno potuto darci
un'idea dell'uomo e alcuni nomi per andare a bussare a qualche
porta e procedere nelle ricerche. Archontidis non aveva
altro che una famiglia residente a Corf.
Anche il sopralluogo porta a porta nella strada dove abitava
non ha condotto a nulla. Tutti hanno confermato che si trattava
di una persona tranquilla, chiusa in se stessa. I rapporti
con gli altri non superavano il cenno di saluto.
Ovviamente, rimane la domanda: come ha fatto un individuo
cos chiuso a diventare viceministro, quando tutti sappiamo
che in politica nessuno fa un passo se non ha amici,
conoscenze e contatti? Quindi Archontidis, al di l della sua
vita privata, doveva avere una cerchia di conoscenze che ci 
ancora ignota.
Dato che il contatto con i suoi colleghi probabilmente non
ci dar alcun risultato, visto che non sappiamo da dove cominciare
e che cosa chiedere, ho deciso di compiere un tentativo
audace. Ho chiesto ad Askalidis di fare un giro per i locali frequentati
dagli studenti, in modo da trovare qualcuno che sia
disposto a parlare con me.  meglio sapere dagli studenti che
cosa chiedere ai loro professori. A patto, per, che gli studenti
accettino di parlare con noi.
Ora sono le cinque del pomeriggio e attraverso la
Mesoghion in direzione del ministero. Cerco di riordinare i
miei pensieri per mettere insieme un rapporto per il vicecomandante
ed accordarmi con lui sui passi da seguire.
Mi aspetta nel suo ufficio, ma si alza appena entro.
"Andiamo dal comandante", mi spiega. "Anche lui vuole essere
aggiornato".
"Ci sar anche il ministro?" chiedo un po' preoccupato,
perch non vorrei parlare con lui prima di accordarmi con i
miei superiori su come proseguire le indagini.
"No, non si preoccupi. Con il comandante abbiamo stabilito
che forniremo al ministro un rapporto scritto dopo che
avremo raccolto i suoi aggiornamenti e avremo deciso anche i
passi successivi".
Entriamo nell'ufficio del comandante. Non posso dire che
sia entusiasta di vederci. Anzi, con l'aria di un parente in lutto
ci dice:
"Signori, la situazione  molto seria. Non solo perch vengono
uccise persone note, ma perch abbiamo sulle spalle tutta
la pressione del governo". Poi si gira verso di me. "So che
il peso grava soprattutto su di lei, signor commissario. D'altro
canto, per, lei  la nostra unica speranza, perch solo un commissario
con la sua esperienza pu sperare di sciogliere questo
nodo gordiano".
Non ci fa accomodare al tavolo delle riunioni, ma si siede
alla scrivania con noi davanti.
Il mio  un rapporto molto dettagliato con tutti gli elementi
che abbiamo raccolto finora e gli spiego perch il caso
di Archontidis  pi complicato di quello di Rapsanis.
"Che cosa si aspetta dall'identificazione della signora che
faceva pressione a Rapsanis perch entrasse in politica?" mi
chiede il comandante.
"Molto e nulla", rispondo. "Effettivamente pu essere che
cercasse di incastrarlo in qualche modo, ma anche che il loro
fosse solo un gioco erotico che Rapsanis, dato che era solo, ha
preso troppo sul serio".
"In altre parole, navighiamo a vista", commenta il
vicecomandante.
"Ho pensato a una cosa che potrebbe aiutarci, ma  un
po' rischiosa e vorrei la vostra approvazione per procedere",
dico loro, che tacciono in attesa del sguito. "Ho un nuovo
agente con me, molto capace", comincio. " stato lui a scovarmi,
nel caso Rapsanis, un suo vecchio studente che ora studia
in Germania da cui ho ricavato parecchie informazioni importanti.
Dopo quell'incontro mi  venuta l'idea di assegnare di
nuovo, ad Askalidis, cos si chiama l'agente, il compito di individuare
altri ragazzi intenzionati a collaborare. Penso che
una conversazione con questi studenti possa fornirci informazioni
importanti, in particolare riguardo alle frequentazioni di
Archontidis, su cui sappiamo davvero poco. D'altra parte,
sapete anche voi che gli studenti delle universit greche possono
essere qualsiasi cosa, oltre a studenti: da agitatori, a teppisti, a
membri di organizzazioni politiche giovanili. Non posso, quindi,
garantirvi che un domani non riveleranno in pubblico od in
rete che li abbiamo contattati. Per questo ho ritenuto opportuno
informarvi per avere il vostro assenso".
Mentre parlo non credo alle mie orecchie. Se questo caso
mi fosse capitato quando ancora c'era Ghikas, avrei fatto di
testa mia senza stare a sentire nessuno. Ora, invece, mi paro le
spalle. E non solo a causa del famoso spiraglio, ma anche perch
da ieri sera sono anche un futuro nonno. Non vorrei che
Lambros crescesse con la storia dell'avo caduto eroicamente
per la patria.
Il vicecomandante mi lancia un salvagente. "Ha fatto
bene a informarci, ma questo incontro con gli studenti rientra
nell'mbito delle sue prerogative di indagine. Se domani
qualcuno di loro dovesse parlare, diremo che l'interrogatorio
si  svolto del tutto legalmente, all'interno dei limiti
dell'indagine".
"Nell'ultimo incontro tutti, a poco a poco, avevamo escluso
l'atto terroristico. Continua ad essere della stessa opinione?"
mi chiede il comandante.
"Anche in questo secondo omicidio la spranga e il coltello
non appartengono al novero delle armi usate dal terrorismo in
Grecia. Ma questo secondo omicidio conferma anche un altro
problema".
"Quale?" mi chiede il vicecomandante.
"Tutto fa pensare a una banda criminale ben organizzata.
Nell'omicidio Rapsanis, la torta era stata consegnata da una
ragazza con il motorino e il casco. Nel caso Archontidis abbiamo
un uomo con il motorino e il casco. Questo sta a significare
che gli omicidi vengono eseguiti da un gruppo di malviventi
che dispone sia di elementi operativi sia di personale dietro le
quinte. Di conseguenza, anche se formalmente non abbiamo
a che fare con dei terroristi, abbiamo comunque di fronte un
gruppo che sa bene come organizzare un delitto".
"Sono d'accordo con lei, anche se questo non mi consola
affatto", commenta il comandante.
"E poi c' anche qualcos'altro, purtroppo, che non vi piacer",
aggiungo.
"Che cosa?"
"In entrambi i casi gli assassini conoscevano assai bene le
vittime e la loro vita privata. Sapevano che Rapsanis era bulimico
e che non avrebbe resistito alla tentazione della torta. Il
caso Archontidis  ancora pi complesso. Gli assassini erano a
conoscenza del fatto che si trattava di un uomo solitario, senza
una cerchia di amici e a cui piaceva fare jogging tutte le mattine
da solo. L'hanno seguito e hanno atteso il momento adatto
per colpire. La conclusione  che abbiamo a che fare con individui
che agiscono senza esitazione e con un'organizzazione
collaudata".
Il comandante sta per rispondere, quando viene interrotto
dal telefono. "Certo, signor ministro. Naturalmente. Veniamo
subito".
"Ci vuole urgentemente", dice al vicecomandante. Poi si
rivolge a me ed aggiunge: " una felice coincidenza che lei sia
qui. Venga con noi".
Per me la coincidenza non  affatto felice, ma non posso
sottrarmi.
Come al solito, il ministro ci accoglie in sala riunioni. "Ma
che cosa sta succedendo?" ci aggredisce molto irritato. "Ora
c' anche una nuova vittima. Capirete che l'opinione pubblica
 sottosopra, e il governo in una posizione difficile".
"Lo comprendiamo, signor ministro", gli risponde il
comandante.
"Posso sapere a che punto si trovano le indagini?"
Due paia d'occhi si rivolgono a me. Alla fine, sono costretto
a fare quello che, all'inizio, avrei cercato di evitare. Do
al ministro un quadro generale delle indagini, senza per entrare
nel dettaglio.
"In altre parole, non siamo andati avanti di un passo",  il
suo commento.
"La soluzione di un crimine richiede tempo, signor ministro",
risponde il vicecomandante.
"E fino a quando questa banda di assassini continuer ad
uccidere docenti universitari, membri del governo, senza che
noi possiamo impedirglielo?"
"C' qualcosa che potrebbe fare lei, signor ministro", gli
dico.
"Di che si tratta?"
"Aumentare la scorta ai membri del governo e consigliare
a coloro che vengono dal settore universitario di non fare un
passo senza la scorta. Clearco Rapsanis andava a casa con la
scorta, ma poi la lasciava in libera uscita. Aristotele Archontidis
aveva un agente all'ingresso del condominio in cui abitava, ma
non lo portava con s quando andava a fare jogging, e ha pagato
questa scelta con la vita. I ministri che provengono dall'universit
non devono muoversi senza l'accompagnamento della
scorta, e non devono toccare nulla di quanto gli arriva in ufficio
od a casa, se prima non viene esaminato dalla polizia".
"Ha ragione. Provvedo subito", mi dice il ministro. "Da
oggi, lei non si occuper di nessun altro caso a parte l'omicidio
dei due ministri".
"Non sto facendo altro, signor ministro", gli rispondo.
"Gliele ha cantate ed ha fatto bene", commenta soddisfatto
il comandante una volta usciti dalla sala riunione del ministro.
Li saluto e me ne vado soddisfatto, perch anche questa
volta mi sono trattenuto e non ho perso il controllo.
Avvio la Seat e faccio rotta verso casa che, al mio arrivo, trovo
immersa nella quiete. Il televisore  spento e Adriana non si
vede da nessuna parte. Mi viene in mente che possa essere andata
dalle Tre Grazie, per annunciare l'arrivo dell'erede, quando
sento un rumore provenire dalla camera da letto.
Entro e vedo Adriana china sul vecchio baule dei suoi genitori
che teniamo in un angolo, coperto da un telo all'uncinetto.
Non ho mai saputo che cosa conservi l dentro, ma ora
vedo che ne ha estratto, e posato in terra, alcuni capi ricamati,
molta maglieria, fotografie incorniciate, e continua a cercare.
"Ma cosa stai facendo?" le chiedo sorpreso.
Solleva la testa dal baule e mi guarda. "Ho conservato i
capi di Caterina quand'era appena nata", mi risponde. "Ho
pensato di tirarli fuori per darci un'occhiata. Magari c' qualcosa
che potrebbe andar bene a Lambros".
Resto a bocca aperta, incerto se scoppiare a ridere o se
prenderla per matta. "Ma Adriana, ci vogliono ancora sei mesi
perch Lambros apra gli occhi al mondo", le dico cercando di
mantenere la calma. "Non sappiamo se sar grande o piccolo,
quanto peser. E poi Caterina era una femminuccia, mentre
Lambros  un maschietto".
"I neonati portano tutti gli stessi capi, non c'entra se sono
maschi o femmine. Voglio tirarli fuori, lavarli in modo da averli
pronti per la cameretta di Lambros quando traslocheranno
nella nuova casa".
"Traslocheranno nella nuova casa? Quando te l'hanno
detto?"
Mi guarda come se venissi da Marte. "Ma cosa dici,
Kostas? Non vedi che abitano in un bilocale? Il bambino non
deve avere una stanza per s? Quindi si trasferiranno. Non c'
bisogno che me lo dicano per saperlo".
Tu non ne hai bisogno, ma io s, perch sono un babbeo.
La lascio al suo lavoro e mi rifugio in soggiorno, davanti
al televisore. Come prevedevo, l'omicidio Archontidis occupa
tutto il telegiornale. C' Rodpoulos, che  stato invitato nello
studio. Non sa che pesci prendere e quindi snocciola un po'
di banalit generiche riguardo alle ricerche ed all'operato della
polizia. A un certo punto anche la giornalista che lo intervista
arriva ad un vicolo cieco perch non sa pi cosa chiedergli e
quindi lo congeda.
Adriana viene a sedersi di fianco a me. "Hai finito di rimestare
tra i panni dei neonati?" le chiedo.
Mi guarda per un po' senza rispondere. "D'accordo, lo so
che  una scemenza", mi dice infine. "Ma sono cos felice, che
cerco sin d'ora un pretesto per occuparmi di mio nipote".
"Non ti preoccupare: le occasioni non ti mancheranno",
la tranquillizzo. "Caterina ha il suo daffare e sarai tu a occuparti
del nipote. Mi sa che torner a mangiare souvlkia".
"Eh, dai! Non ti ho mai lasciato a digiuno!" risponde un
po' offesa. "Magari non mi rester il tempo per prepararti i
ghemist, ma le verdure stufate o il pollo al forno vedrai che
non te li far mancare".
"A proposito: non ceniamo? C' rimasto per caso qualche
pomodoro ripieno?"
Spegniamo il televisore e Adriana serve i ghemist rimasti
da ieri. Mangiamo entrambi in silenzio, perch abbiamo la testa
tutta rivolta al nipote.
...
19.

Li trovo di nuovo tutti radunati davanti alla porta del mio ufficio.
Non appena mi vedono mi assaltano all'arma bianca.
"Signor commissario, ci dia qualche informazione, perch
brancoliamo nel buio. Se continuiamo cos ci licenzieranno
per manifesta incapacit", mi dice quella bassina con le calze
rosa.
"In fin dei conti ci conosciamo da anni e abbiamo sempre
avuto ottimi rapporti", interviene il ragazzo con la T-shirt di
cotone. "In nome della nostra collaborazione di antica data, le
chiediamo di darci qualche informazione. Ha la nostra parola
che non riveleremo la fonte".
Posso accettare la teoria che abbiamo avuto sempre ottimi
rapporti, anche se spesso mi hanno reso la vita difficile, ma
non ho alcuna voglia di mettermi nei casini con il ministro e la
direzione di tutto il corpo di polizia, tanto pi che, per adesso,
andiamo d'amore e d'accordo.
"Il mio silenzio non ha niente a che fare con i nostri ottimi
rapporti, ma con gli ordini che mi arrivano direttamente dal
ministero", spiego al consesso. "Tutte le dichiarazioni sono riservate
al portavoce del ministero, il signor Rodpoulos.  una
decisione del ministro e quindi dovete rivolgervi a lui".
"Rodpoulos, buono quello! L'ha vista, la televisione, ieri
sera?" mi chiede quella secca. "Era l al telegiornale e non diceva
nulla, sia perch non sapeva cosa dire, sia perch non voleva
parlare. La polizia sta indagando su entrambi gli omicidi.
Quindi, la polizia ha l'obbligo di informarci e non riesco a capire
perch tace. Evidentemente la mentalit burocratica ha
conquistato anche la polizia".
I suoi colleghi si voltano tutti verso di lei, fulminandola
con una serie di sguardi irritati.
"La costituzione garantisce solo l'indipendenza del potere
giudiziario", le rispondo. "La polizia non  indipendente.
Segue le indicazioni dell'esecutivo, ossia del governo. Se voi o
i vostri direttori avete problemi con l'informazione, dovete risolverli
con l'ufficio del ministro".
Entro in ufficio, lascio la brioche sulla scrivania e bevo un
sorso del mio caff. Mi fa piacere che dopo anni in cui mi hanno
reso la vita impossibile, finalmente me li vedo qui a elemosinare
un'informazioncella evocando i nostri "ottimi rapporti".
D'altro canto, devo ammettere che Rodpoulos  un tipo poco
sveglio. Prima o poi combiner un pasticcio, e a quel punto si
salvi chi pu. La nostra sola speranza  che i giornali e le televisioni
insorgano per ottenere qualcosa.
Chiamo Askalidis e lo spedisco in giro per i locali frequentati
dagli studenti. "Devi stare molto attento, per, a scegliere
le persone con cui parlerai. Tieni presente che camminiamo su
un filo teso sull'abisso".
"Non si preoccupi, non vado da solo. Porto con me un
amico che sta facendo un master in Criminologia.  lui che
sceglie gli studenti e attacca bottone". Dopo una pausa, continua:
"Vero  che non lo fa come opera di carit. Spera un
giorno di poter bussare alla nostra porta, se avr bisogno di
informazioni o di una mano da parte nostra per il suo master".
Non appena Askalidis se ne va, chiamo Stella e le chiedo
di convocare Vellidis e Karambetsos nello studio di Ghikas
per fare il punto della situazione.
Arrivo al quinto piano insieme a Vellidis. Karambetsos
giunge subito dopo. Resta sulla porta, si guarda intorno ed
esclama: "Ehi, ragazzi, qui mi manca qualcosa".
"Ghikas ti manca, chi altri?" gli risponde Vellidis. "Sapessi
quanto manca anche a noi che siamo qui da pi tempo!"
Lascio che passi la commozione per la partenza di Ghikas
e faccio una rapida descrizione delle circostanze in cui  stato
preparato e consumato l'omicidio di Archontidis.
"Continui a credere che non si tratti di un'organizzazione
terroristica?" chiedo a Karambetsos.
"Continuo a crederlo, ma ho anche dei dubbi".
"Perch?"
"Perch ora c' di mezzo questo nuovo omicidio. Sono
d'accordo che abbiamo a che fare con una banda criminale
ben organizzata. Ma ho paura che i confini tra la banda e l'organizzazione
terroristica diverranno sempre pi vaghi se gli
omicidi dovessero continuare. In fondo, anche questa banda
sta uccidendo per diffondere il terrore nei docenti che abbandonano
l'insegnamento per passare alla politica. L'ha detto
il tuo assistente, e ha ragione. Certo, il modus operandi non
corrisponde a quello delle organizzazioni terroristiche, ma in
fondo questo non  molto importante. Al prossimo omicidio
potrebbe anche corrispondere".
"E che cosa proponi?"
"Mander qualcuno dei miei a farsi un giro nei locali frequentati
da noti fiancheggiatori di gruppi terroristici. Non tanto
perch credo che si tratti di opera di terroristi, o almeno
non lo credo ancora. Ma mi interessano la ragazza e l'uomo
con il motorino. Non  escluso che questa gente provenga da
quegli ambienti. E se cos fosse e riuscissimo a individuarli,
potremmo trovare il bandolo di questa matassa".
"Hai ragione.  una mossa corretta". Poi mi rivolgo a
Vellidis. "Tu hai qualche novit?" gli chiedo.
"Se te la racconto o muori dal ridere o sbatti la testa contro
il muro",  la sua risposta.
"Perch?"
"Siamo risaliti alla persona che sta dietro a Lisstrata. Si
tratta di una certa Glykeria Karambini, residente a Kozani. La
Karambini non ha niente a che fare con la politica, n con il
parlamento e neppure con i partiti. Per ha quattro pseudonimi
su Facebook: oltre a Lisstrata si fa chiamare Antigone,
Erato e Saffo. La signora in questione passa la sua giornata
in rete a creare relazioni su Facebook. Devo dirti che sembra
molto precisa. Prima fa una ricerca riguardo il suo prossimo
amante, poi si informa sui suoi precedenti, sulla sua occupazione,
la situazione familiare ed infine passa al contatto".
" cos che ha accalappiato Rapsanis?"
"Esattamente. Ha saputo che era professore universitario,
che era divorziato e che viveva da solo. La vittima ideale. E
Rapsanis ha abboccato".
"Non solo ha abboccato, ma  rimasto contagiato dall'idea
folle di entrare in politica e ora siamo noi a dovercela cavare".
Aveva ragione Schins, dico tra me. L'amore ai tempi del
cyberspazio. In ogni caso, quello che speravamo fosse un tesoro
si  rivelato solo carbone. Glykeria non ha a che fare n con
la politica n con l'universit. Semplicemente aveva trovato un
modo per soddisfare il suo vizietto e, per di pi, con diverse
identit.
Una telefonata di Stella m'interrompe. " uno dei suoi assistenti.
Vuole parlarle".
Mi passa Askalidis. "Signor commissario, ho qui un gruppo
di studenti che acconsentono a parlare con lei. Dove li porto?"
"L dove ci siamo visti con lo studente che veniva dalla
Germania".
Dico a Karambetsos di chiedere a Dimitriou il computer
di Archontidis per ispezionarlo.
"Spero che non venga fuori qualche altra storia erotica di
cui dovr occuparmi io", osserva ridendo Vellidis.
Esco sul viale Alexandras e mi dirigo verso la caffetteria.
Cerco Askalidis e lo trovo seduto fra tre ragazze ed un ragazzo.
"I ragazzi hanno preferito sedersi dentro, per non farsi vedere
da qualcuno", mi spiega.
"Meglio. Staremo pi tranquilli".
"Scusi se glielo chiedo. Ma come dobbiamo rivolgerci a
lei?" mi chiede una ragazza.
"Chiamatemi signor commissario oppure signor Charitos.
Come preferite".
"Preferisco signor Charitos. Il commissario non mi va
gi", dichiara il ragazzo.
"Siete tutti della stessa facolt?" chiedo.
"No. Thean e Anna sono di Legge", mi spiega Askalidis
e mi indica una ragazza bionda con la coda di cavallo che siede
di fianco a una castana con i capelli corti proprio di fronte a
me. "Nikos e Loukia, invece, studiano alla facolt di Filosofia".
Il ragazzo ha la testa rasata. Entrambi i polsi pieni di cordoncini
e ninnoli vari. La ragazza  bruna con i capelli che le
arrivano alle spalle.
"Sapete di che cosa vorrei parlare con voi?"
"S, ci ha spiegato Thanos", risponde il ragazzo.
"Da dove vogliamo cominciare?" chiede Thean, che
siede di fianco a me. "Dall'universit che  un disastro? Gli
spazi sono lerci, cominci con un professore, ti d un lavoro
da fare e poi finisci con qualcun altro. E le lezioni, quando
ci sono, all'improvviso si interrompono per qualche occupazione.
Quando l'occupazione finisce, sparisce sempre qualche
computer. Che cos'altro vuole sapere? Quali sono i professori
buoni e quali quelli cattivi? Quelli che vengono, fanno lezione,
ci danno dei lavori da svolgere ed investono nella didattica una
parte del loro tempo sono buoni. Gli altri, lasciamo perdere".
"Avrai anche ragione, ma il mio lavoro consiste nel cercare,
nell'indagare", le spiego mentre tutti si mettono a ridere.
"Le spiego io, per farle capire", mi dice Nikos. "Gli studenti
si dividono in due categorie: quelli che vogliono studiare
e quelli a cui basta la laurea".
"Che differenza fa?" chiede Askalidis.
"Quelli a cui basta la laurea sono della vecchia scuola,
dell'epoca in cui davi gli esami per superare il numero chiuso,
riuscivi a entrare da qualche parte, ti laureavi e andavi a lavorare
nel pubblico. Ora tutto questo  finito. Molti di quelli che
prdono tempo con le occupazioni e le proteste varie appartengono
a questa categoria. A un certo punto si svegliano e capiscono
che la laurea non li porter da nessuna parte, quindi
rompono qualcosa per farsi passare l'arrabbiatura. Restano gli
altri, quelli come noi che vogliono studiare. Anche noi vogliamo
laurearci ma per continuare a studiare, possibilmente all'estero
e avere cos qualche prospettiva in pi".
Decido di mettere un freno, perch la situazione dell'universit
greca non  affar mio. "Ho una domanda precisa da
farvi. Vorrei sapere la vostra opinione riguardo ad Aristotele
Archontidis".
Nikos e Loukia si guardano e alla fine  Loukia a prendere
la parola. "Guardi: Archontidis insegnava Letteratura dell'et
ionica. Le sue lezioni erano sempre piene di studenti. Devo
dirle che di Archontidis mai nessuno ha parlato male. Con tutti
si comportava in modo impeccabile".
"Solo che con qualcuno era pi impeccabile che con qualcun
altro", aggiunge Nikos con un sorriso astuto.
"A chi ti riferisci?" chiedo.
"Ai membri delle associazioni studentesche, in particolare
del partito che, poi, l'ha nominato viceministro. Voglio aggiungere
ancora qualcosa a quanto detto da Loukia. Archontidis
non aveva amici tra i suoi colleghi. Solo relazioni formali. Si
accompagnava, invece, con gli studenti delle associazioni giovanili.
Usciva con loro e quando  diventato viceministro, noi
che eravamo fuori dalle associazioni, abbiamo capito a nostre
spese il legame che aveva con la giovent del partito".
"Aveva nemici o avversari all'interno della facolt?"
"Non si  mai sentito nulla", mi risponde decisa Loukia.
"L'unica cosa che sappiamo  che, quando c'era qualche occupazione
e gli altri professori si infuriavano, lui, invece, guardava
da un'altra parte fischiettando con indifferenza".
Almeno ora abbiamo scoperto chi erano gli amici di
Archontidis e che  abbastanza improbabile che la sua morte
sia legata a qualche dissidio o rivalit all'interno della facolt.
Vallo a trovare ora l'assassino di un uomo che non aveva una
cerchia di amici, non intratteneva rapporti con i colleghi e aveva
buoni rapporti solo con alcuni dei suoi studenti.
"E di Rapsanis, che cosa mi dite", chiedo agli altri due.
"Pi o meno le stesse cose", risponde Thean. "L'unica
differenza  che Rapsanis faceva i suoi giochetti. Spartiva le
fette pi grosse della torta con i suoi e il resto, le briciole, lo
lasciava agli altri. Questo lo rendeva antipatico a molti. Non
tanto agli studenti, ma ai membri del corpo docente che non
facevano parte del suo settore".
"Come vi siete sentiti quando questi due professori hanno
lasciato l'universit per entrare in politica?" chiedo a tutti.
I ragazzi si guardano. Loukia fa spallucce. "Non solo noi,
ma anche gli altri si sono infuriati. In un periodo in cui l'universit
lotta per restare in piedi, uno non dovrebbe mandarla
a quel paese. D'altra parte, cosa vuole che le dica: la situazione
 tanto disperata che alcuni credono che persino la politica sia
meglio dell'universit".
Ci interrompe il mio cellulare. "Ha letto la rivendicazione
dell'omicidio di Archontidis?"  la voce del vicecomandante
quella che sento.
"No, perch sono in servizio fuori sede".
"La legga e poi mi chiami che ne parliamo".
Ringrazio i quattro studenti, chiedo ad Askalidis di pagare
e mi alzo. "Scusatemi, ragazzi, ma devo andare", spiego. "Nel
nostro lavoro, in qualsiasi momento ci pu cadere una tegola
in testa".
Ritorno a razzo in Centrale. Koula ha gi stampato la rivendicazione
e l'ha lasciata sulla mia scrivania.

Ieri abbiamo giustiziato Aristotele Archontidis, colpevole di alto
tradimento. Archontidis, come Clearco Rapsanis, ha tradito la sacra
missione del Maestro. Ha sacrificato i suoi studenti, li ha privati
delle sue conoscenze per entrare in politica e diventare viceministro.
Neanche ministro: viceministro! Vogliamo inviare un messaggio a
tutti i membri del corpo docente che hanno abbandonato al loro
destino i centri di istruzione superiore ed i loro studenti per una poltrona
di ministro o di viceministro. Nessuno di loro si senta al sicuro.
La nostra collera per la loro ingratitudine  in grado di superare e
abbattere ogni difesa.
La morte di Aristotele Archontidis  dedicata alla memoria di
Gheorghios Th. Zoras, professore di Letteratura greca medievale e
moderna nelle universit di Atene e di Roma e cofondatore dell'Istituto
di Studi bizantini e neogreci di Roma. Gheorghios Th. Zoras ha
dedicato la sua vita all'insegnamento e alla ricerca. Un docente come
Aristotele Archontidis, che insegnava Letteratura dell'et ionica e
non ha preso a esempio la figura di Gheorghios Th. Zoras, studioso
per eccellenza di quella letteratura, merita senz'altro la morte.

Chiamo subito Koula. "Dove hai trovato la
rivendicazione?"
"Me l'ha data Stella. L'hanno chiamata dall'ufficio del
vicecomandante".
Chiamo Dermitzakis e Dervsoglou. "Avete letto la rivendicazione?"
gli chiedo.
"Sissignore", rispondono all'unisono.
"Che opinione vi siete fatti?"
"C' una cosa che mi ha colpito", dice Dervsoglou.
"Cosa?"
"Che gli assassini devono essere persone istruite".
"E come ti  venuta in mente questa idea?" chiede
Dermitzakis.
"Perch conoscono vecchi professori, come Theodorakpoulos
prima e ora Zoras. Io, che pure ho fatto l'universit,
non ne avevo mai sentito parlare".
"Bah, sai bene che basta aprire un'enciclopedia o Wikipedia
per trovarsi tutto sul piatto", commenta sprezzante Dermitzakis.
"Anche nelle enciclopedie devi saper cercare", replica
Dervsoglou. "Se non li conosci gi, puoi passare giorni a cercare
Theodorakpoulos e Zoras sull'enciclopedia senza
trovarli".
"E poi c' un'altra cosa ancora", interviene Koula.
"Che cosa?" le chiedo, incuriosito.
"Almeno alcuni degli assassini devono aver studiato ad
Atene. In entrambi i casi fanno riferimento a professori dell'universit
di Atene. Di Salonicco, per esempio, non hanno parlato
affatto".
Entrambe le osservazioni mi sembrano giustissime. "Bravi,
ragazzi, avete proprio ragione", commento.
Do il rompete le righe per chiamare il vicecomandante. I
due se ne vanno con un ampio sorriso, mentre Dermitzakis ha
l'espressione di un cane bastonato.
Trasferisco al vicecomandante le osservazioni dei miei assistenti.
"Hanno ragione, ma come procede adesso l'indagine?"
mi chiede.
"Non procede spedita, ma sappiamo che nella banda c'
almeno qualcuno istruito e che ha studiato ad Atene. Quindi
dobbiamo concentrare la ricerca su Atene".
"D'accordo, ma questo rafforza l'ipotesi di un gruppo terroristico.
La maggior parte dei terroristi, almeno in Grecia, ha
fatto studi universitari".
Non ci avevo pensato ma ha ragione.
"E ho anche un'altra brutta notizia", aggiunge.
"Cosa?" chiedo mentre mi entrano mille pulci nelle
orecchie.
"Da questo momento in poi sar di nuovo lei a rispondere
alle domande dei giornalisti. Il ministro si  convinto che
Rodpoulos non ci capisce niente e mette in cattiva luce il ministero
invece di salvaguardarlo".
Come dire: piove proprio sul bagnato.
...
20.

Penso a quali potrebbero essere i passi successivi all'analisi
della rivendicazione, e mi pare che la soluzione pi logica sia
sentire il parere di Karambetsos. Lo chiamo e gli chiedo di incontrarci
nell'ufficio di Ghikas.
Mentre siamo tutti lost in space, l'unica contenta  Stella,
perch il movimento intorno all'ufficio di Ghikas non  diminuito
e sente il suo posto al sicuro.
Anche Karambetsos ha letto la rivendicazione e mi ascolta
con attenzione. "Non hai torto", commenta dopo che ho finito.
"In effetti gli elementi a cui ti riferisci fanno pensare a un
gruppo di livello. Non abbiamo a che fare n con una banda di
immigrati, n con dei ricattatori. Il vicecomandante, del resto,
ha ragione quando nota che gente istruita fa pensare a un'organizzazione
terroristica".
"Hai qualche idea?"
"Idee ne ho, ma non so quanto plausibili", mi risponde.
"Ho in mente qualcosa ma devo vedere se mi riesce. In questo
caso potremmo trovare il bandolo della matassa. Te ne parler
domani".
Finito l'incontro scendo al terzo piano. Le loro voci mi
arrivano appena esco dall'ascensore e capisco che cosa mi
attende.
Come al solito, si sono riuniti in corridoio, davanti al mio
ufficio. Mi accoglie un gruppo di facce sorridenti, con l'unica
eccezione di quella secca, ma del resto lei  musona per
convinzione.
"Come vedete ci siamo riusciti, signor commissario", mi
dice Merikas, che ha preso il posto di Sotirpoulos. "Immagino
che l'abbiano gi informata".
"Mi hanno informato", lo assicuro e apro la porta dell'ufficio
per farli accomodare. Se rimanessimo in corridoio nessuno
riuscirebbe pi a lavorare.
Invadono prima il mio ufficio e poi, dopo che ho chiuso la
porta, attaccano me.
"Ci pu dare l'aggiornamento delle indagini sui due omicidi,
signor commissario?" mi chiede la bassetta con le calze
rosa. "Sono passati cos tanti giorni e non abbiamo ancora
avuto un'idea chiara n di come sono avvenuti, n delle vittime
e tantomeno delle indagini".
Fornisco anche a loro una descrizione accurata dei due
omicidi e del punto in cui si trovano le indagini. L'unica cosa
a cui non faccio riferimento  la riflessione sul grado di istruzione
dei responsabili e il loro non improbabile rapporto con
il terrorismo.
"Pensa che entrambi gli omicidi siano opera di un lupo
solitario?" mi chiede Merikas.
"No, tutti gli elementi mostrano che abbiamo a che fare
con una banda criminale".
"Esclude la possibilit che i responsabili siano studenti?"
mi chiede il ragazzo con la T-shirt di cotone.
"Non lo escludiamo, ma fino a questo momento non ci
sono indizi che vadano in quella direzione".
"In altre parole, non siete avanzati di un passo", commenta
quella secca.
All'improvviso la Loukidou, una cinquantenne che si distingue
perch era stimata anche da Sotirpoulos, si volta
infuriata.
"Fammi un favore, Aret: smettila di fare a tutti i costi
quella sveglia".
"Non faccio quella sveglia, faccio un servizio. E non hai
nessun diritto di intervenire nel mio lavoro", risponde la secca
di cui, finalmente, scopro il nome.
"Non fai un servizio, sei solo capace di criticare", interviene
Merikas. "Ma non sei il superiore del commissario per
criticarlo".
"D'accordo. Mi pare che non abbiamo nient'altro da dirci",
concludo per calmare un po' gli animi. "Quando avrete
nuovamente bisogno di me, sapete dove trovarmi", e apro la
porta perch vadano a litigare da un'altra parte.
A me stesso concedo qualche istante per concentrarmi.
Siamo andati avanti nell'analisi ma non ci siamo avvicinati
neanche un po' ai responsabili. L'unica speranza che mi rimane
in questo momento  lo spiraglio che Karambetsos ha socchiuso
con l'idea di cui mi ha accennato.
Decido di chiudere bottega e di andare a casa. Forse le indagini
non sono avanzate molto, ma il fatto di avere due assistenti
piuttosto svegli mi mette di buonumore.
Sono arrivato in via Michalakopoulou quando mi viene
un'idea. Abbiamo preso in esame tutte le possibilit, siamo
arrivati a qualche conclusione, ma non abbiamo pensato di
discutere il caso Rapsanis con uno psicologo. Certo, probabilmente
la solitudine non  una spiegazione sufficiente per giustificare
che un uomo come Rapsanis sia caduto nella rete della
signora di Kozani, ma uno psicologo potrebbe aprirci finestre
che noi non sospettiamo neppure.
L'unica psicologa di cui mi fido  Mnia. Quindi cambio
rotta e invece di andare a casa mi dirigo verso l'ufficio che
Caterina e Mnia hanno in comune.
"Devo chiamare sua figlia, signor commissario?" mi chiede
la segretaria all'ingresso.
"Pi tardi. Prima voglio parlare con Mnia".
Mnia si presenta subito e mi guarda, inquieta. "Benvenuto.
Qualcosa non va?"
"S. Ho bisogno del consiglio di uno psicologo, se hai un
po' di tempo".
"Ma certo, venga. Oggi ho finito con gli appuntamenti".
Mi prende sottobraccio e mi guida nel suo ufficio. "Spero che
non sia lei ad avere problemi psicologici visto che arriva un nipotino
che si chiamer Lambros", mi dice ridendo.
"No, almeno non per il momento. Ma ho per le mani un
caso che mi d delle noie ed avrei bisogno dei tuoi lumi".
"Si tratta degli omicidi dei due professori?"
"Esatto". Le racconto la storia di Rapsanis e di come una
signora di Kozani  riuscita a farlo entrare in politica. "Riesci
a spiegarmi come pu un professore di successo farsi plagiare
da una donna che non ha mai visto fino al punto di abbandonare
il suo posto all'universit e abbracciare la carriera
politica?"
Mnia ci pensa su un attimo. "Cercher di spiegarglielo
anche se non sar facile perch lei non utilizza n Facebook n
Twitter. La rete  diventata anche, oltre al resto, un punto di
incontro di persone sole. Una volta andavi al parco, ti sedevi
su una panchina e aspettavi che qualcuno ti si sedesse a fianco
per attaccare discorso. Oppure andavi al caff ed attaccavi bottone
con quello seduto al tavolino vicino al tuo. Era un modo
per spezzare la solitudine e, spesso, riuscivi a farti anche degli
amici. Ora non si va pi n al parco n al caff. Ti siedi al
tuo computer, batti sui tasti e aspetti di fare conversazione con
qualcuno su Facebook".
Fa una pausa e aspetta, casomai abbia qualcosa da chiederle.
Ma io, per adesso, sto ad ascoltare. Quindi continua:
"Ci sono per due differenze molto importanti. Mio padre,
che stava con la giunta dei colonnelli, diceva ogni tanto La
faccia  una spada come dire che  nuda, non la puoi nascondere.
Qua, invece, sui social, non c' necessariamente un volto;
l'unica speranza  che ci sia caricata qualche fotografia. La seconda
differenza  la comunicazione. Sulla panchina e al caff,
la comunicazione  orale. In rete la comunicazione  scritta.
Questo significa che chi fa nuove amicizie in rete ha almeno
un minimo di istruzione. Ma la cosa pi importante  che la
parola scritta ha molta pi influenza di quella parlata. Scripta
manent, dicevano i latini, e sulla rete, in effetti, gli scritti rimangono.
Parlando devi cercare di ricordare che cosa ha detto
l'altra persona. In rete non devi far altro che ripescare quanto
vi siete scritti e il gioco  fatto".
Fa una nuova pausa. Mi guarda e poi continua. "Veniamo
ora al suo professore. Insegna all'universit quindi sar affascinato
dalla parola scritta, come tutti i docenti. Se la signora che
 entrata in contatto con lui aveva un certo livello di cultura e
una buona tecnica di scrittura, non le sar stato per nulla difficile
convincerlo. L'altra cosa che, purtroppo, non sapremo mai
 quanto si sentisse solo quell'uomo. Non sappiamo quanto
gli sia costato quel divorzio, e il fatto di aver perso i contatti
con il figlio. All'inizio mi ha accennato alla sua ambizione. Se
a questo aggiunge anche la bulimia, che sottolinea il suo carattere
insaziabile, capir quanto sar stato facile il compito della
signora di Kozani".
Tace e torna a guardarmi, ora con un'espressione di attesa.
"Grazie, Mnia. Mi hai chiarito tutto", le dico. "Ora s che
ho un profilo di Rapsanis". Non so ancora se mi servir un
profilo di Archontidis.
La porta si apre ed entra Caterina. "Complimenti! Vieni
in ufficio e ignori del tutto tua figlia, per di pi in stato interessante",
mi rimbrotta ridendo.
"La figlia in stato interessante far bene a non approfittare
sentimentalmente della sua gravidanza", replica Mnia.
"Avevi bisogno di qualcosa?" mi chiede Caterina.
"S. Di una consulenza di Mnia, e l'ho avuta".
"Se ti cpita di vedere l'annuncio di un trilocale in affitto,
fai un fischio", mi fa Caterina.
"Traslocate?"
"Credo proprio di s. Quando arriver Lambros non ci
staremo nel bilocale".
Anche stavolta, Adriana aveva ragione. Non lo ammetter
davanti a lei, per, altrimenti inizier a farmi la predica a
cominciare dal "te l'avevo detto", e non ne ho proprio voglia.
La trovo in cucina che svuota i sacchetti della spesa.
"Stasera ti preparo le alici al forno", mi fa. "Domani, per,
mangerai ancora ghemist e altre cose varie".
"Come mai?"
"Ho invitato a cena Arghir, Calliope e Tasia. Mi ha chiamato
Arghir per fissare un incontro. Le ho detto che tra qualche
mese avremo un nipotino ed era contentissima. Allora ho
pensato che era il caso di ricambiare l'invito".
Aspetto che finisca di sistemare la spesa e poi mi siedo al
tavolo in attesa delle alici.
...
21.

politica, s.f., 1) l'arte e la tecnica della gestione, del governo della
citt, dello stato; la scienza relativa all'organizzazione ed al governo
dello stato, tanto nelle questioni estere tanto in quelle interne - si
occupa a tempo pieno di p.;  nato per la p.; 2) la modalit di gestione
delle questioni statali, il programma che mette in pratica il governo
in ognuna delle sue funzioni - la p. di Capodistria si  dimostrata salvifica;
p. agricola, economica, di istruzione del governo II il modo in
cui si affrontano e si risolvono i problemi che hanno a che fare con
le relazioni dello stato nei confronti degli altri stati; 3) l'essere in p.;
far parte della vita p. di una nazione - la p. lo ha rovinato; 4) l'azione
dell'uomo politico - la p. di Trikoupis; 5) il modo in cui si agisce o ci
si comporta in una determinata questione.

Non mi sembra probabile che la signora Glykeria di Kozani
abbia letto la definizione del Dimitrakos. Per, avr citato a
Rapsanis il detto riferito anche dal vocabolario e che conosciamo
tutti: sei nato per la politica.
Anche ammettendo che Rapsanis si sia convinto grazie
a questo, non  detto che la stessa cosa valga anche per
Archontidis. Preferisco l'altra probabilit, che vale comunque
per entrambi: avranno letto solo la prima definizione del
termine sul Dimitrakos: "l'arte e la tecnica della gestione, del
governo della citt, dello stato; la scienza relativa all'organizzazione
ed al governo dello stato, tanto nelle questioni estere tanto
in quelle interne".
La definizione si adatta come un guanto a entrambi perch
avranno pensato: il diritto  una scienza, la letteratura  una
scienza, se anche la politica  una scienza non cambiamo mica
tanto; semplicemente ci trasferiamo da una scienza all'altra.
Ho molto rispetto e molta fiducia in Mnia ma  evidente
che neanche lei ha letto la definizione. Altrimenti non avrebbe
fatto la fatica di analizzare con tanta cura il caso Rapsanis. Mi
avrebbe rimandato direttamente al lemma.
Sulla scrivania trovo la relazione del medico legale sull'omicidio
di Archontidis. Metto da parte il caff e la brioche e
leggo. Stavrpoulos conferma che Archontidis  stato ucciso
verso le otto del mattino. L'altro elemento interessante  che la
morte non  dovuta alla sprangata, ma alla coltellata che gli ha
perforato il cuore.
Continuo a leggere, chiss che non riesca ad individuare
qualche altro elemento interessante, ma mi interrompe una
voce femminile in corridoio.
"Dovete dirmi com' morto il mio Aris. Sono sua sorella
ed esigo di saperlo!"
Apro la porta e vedo una donna a prima vista pi anziana
di Archontidis, con i capelli bianchissimi, che urla qualcosa a
Koula che cerca di calmarla.
"Venga nel mio ufficio", le dico. La donna stacca gli occhi
da Koula e mi guarda. "Sono il commissario Charitos e le dar
io le informazioni che desidera".
La donna entra nel mio ufficio. Faccio cenno a Koula di
andare, chiudo la porta e le mostro una sedia prima di sedermi
di fronte a lei.
"Posso sapere chi , signora?"
"Sono Victoria Archontidi, la sorella di Aris Archontidis.
Voglio sapere com' morto mio fratello".
"Posso dirle com' morto suo fratello. Quello che ancora
non posso dirle  chi l'ha ucciso".
Le fornisco una descrizione dell'omicidio senza entrare
nei particolari per non sconvolgerla ulteriormente.
"E l'hanno ammazzato quelli che stanno uccidendo i professori
che sono passati alla politica?" mi chiede.
"S, ma ancora non sappiamo chi siano. Ora, posso farle
qualche domanda? Le sue risposte potrebbero essermi
d'aiuto".
"Certo. Ma prima voglio chiarire alcune questioni. Io non
ho studiato come Aris. I nostri genitori hanno dato qualcosa a
ciascuno. Ad Aris hanno pagato gli studi e a me hanno dato il
negozio di famiglia. Vendiamo souvenir. Quindi sono esperta
di oggetti per turisti, ma per il resto non so niente. Sono cresciuta
e vivo a Corf. Ad Atene vengo di rado. E Aris lo vedevo
giusto quando veniva in vacanza a Corf".
"Dalle nostre ricerche  emerso che suo fratello era una
persona molto chiusa. Non aveva amici, sia all'interno sia fuori
dall'universit e frequentava solo alcuni studenti".
"Non alcuni, ma solo quelli che avevano a che fare con
la politica.  vero: Aris era un uomo chiuso, ma aveva due passioni:
la letteratura e la politica. Anche in Italia, dove era andato
a studiare, si era occupato di politica. Non mi chieda che
cosa facesse di preciso perch non lo so, dato che la politica io
me la ricordo solo quando vado a votare. Aveva per un amico
italiano che viveva, e vive ancora in Grecia ed  professore di
Interpretazione e Traduzione all'Universit Ionica.  stato lui
a insegnare l'italiano ad Aris".
"Ne conosce per caso il nome?" le chiedo mentre, mentalmente,
mi faccio la croce sperando che lo conosca.
Ci pensa su: "Guido... qualcosa... il cognome non lo ricordo".
Per ecco che all'improvviso le viene un'idea. Estrae
il cellulare e chiama qualcuno. "Louks, scusami se ti disturbo
ma  urgente. Ti ricordi per caso il nome di quel professore
che ha insegnato italiano ad Aris?" Mi fa cenno di darle un foglio
di carta e una penna. Ascolta e prende appunti. "Grazie,
Louks. Che ci vuoi fare? Andiamo avanti". Riattacca e spinge
il foglietto verso di me. "Ecco il nome: Guido Pestoni. So che
abita ad Atene, ma non ne ho n l'indirizzo n il numero di
telefono. Per Aris lo frequentava. Immagino che ci sia il suo
numero sul cellulare".
"La ringrazio, signora Archontidi. Non voglio trattenerla
oltre. Ci ha aiutato davvero tanto".
"Quando potr riportare mio fratello a Corf per
seppellirlo?"
"Oggi stesso, se lo desidera. L'autopsia  ormai terminata".
Le do il numero di telefono dell'ufficio del medico legale
per contattarlo.
Appena esce, telefono a Dimitriou. "Avete ispezionato il
cellulare di Archontidis?"
"Non ancora. Non ci sembrava urgente".
"E invece ti prego di farlo subito, e tu personalmente.
Guarda se trovi il numero di telefono di un italiano". E gli passo
il nome.
Ecco la differenza tra Rapsanis e Archontidis. Rapsanis 
entrato in politica per pura ambizione. Archontidis, invece, si
interessava di politica sin da quando era studente in Italia e ha
mantenuto i contatti con le sue conoscenze di allora oltre che
con le organizzazioni giovanili.
Sto sui carboni ardenti, ma per fortuna Dimitriou non mi
fa aspettare troppo a lungo. Nel giro di mezz'ora mi richiama.
"Trovato", mi dice con aria trionfante.
Chiamo subito Pestoni, pregando tutti i santi che risponda.
E vengo esaudito.
"Guido Pestoni", mi risponde una voce. Mi presento e gli
spiego per quale ragione ho bisogno di parlargli. "Volentieri.
Pu venire anche subito. Abito a Glyfada", e mi d l'indirizzo.
Chiedo a Dermitzakis di prenotare un'autopattuglia, perch
con la Seat ci metterei troppo tempo e ho fretta di ottenere
qualche risultato da mostrare, in particolare al ministro.
Per fortuna Pestoni abita in via Thmidos, che  molto vicina
a viale Posidonos. Chiedo all'agente alla guida di mettere
la sirena e di accelerare. Le macchine accostano di lato per farci
passare, cos in un quarto d'ora arriviamo a Glyfada.
Pestoni abita all'inizio di via Thmidos. Mi apre sua moglie,
una settantenne greca che mi conduce immediatamente
nello studio del marito.
Guido Pestoni dev'essere appena pi grande della moglie,
ma  bello dritto e in forma. Si alza per accogliermi.
"Vuole parlare di Aris?" mi chiede, lasciandosi andare a
un sospiro. "Ho subto un tale choc che non so se riuscir a
dirle tutto quanto le serve. Mi lasci un po' di tempo", mi dice
mentre si alza dalla scrivania.
Apre la porta-finestra ed esce su una veranda che si affaccia
sul golfo Saronico. Resta immobile, con le spalle alla stanza.
Parla un ottimo greco da cui riesci a distinguere solo un po'
di pronuncia straniera.
Poco dopo rientra, chiude la porta-finestra e va a sedersi
alla scrivania.
"Sono di origini sarde e la vista del mare ha su di me un
effetto calmante. Per questo, del resto, siamo venuti ad abitare
a Glyfada". Poi, come se si ricordasse d'un tratto lo scopo
della mia visita, mi chiede: "Cosa voleva sapere? La ascolto".
"Archontidis  stato suo allievo di italiano, vero?"
"S, molti anni fa, quando insegnavo al dipartimento di
Lingue. Archontidis venne in dipartimento per imparare l'italiano,
dato che voleva andare a studiare in Italia. Non gli
interessava la traduzione o l'interpretariato. La sua passione
erano i poeti e i letterati dell'et ionica. Pensi che insisteva
a fare lezione con le poesie in italiano di Dionisios Solomos.
Oltre a ci, amava molto la politica. In Italia, all'universit,
entr nell'ambiente di Lotta Continua. Sa che cos'era Lotta
Continua?"
"No. La sento nominare per la prima volta".
"Un'organizzazione rivoluzionaria che ha avuto grande
influenza nelle universit. La polizia ne teneva i militanti
sotto controllo. Anche Archontidis era schedato, e dato che
era straniero ho temuto che l'avrebbero espulso e rispedito in
Grecia obbligandolo a interrompere gli studi. Un Natale venne
a Corf e andai a parlargli. Mi disse di non preoccuparmi
perch stava molto attento. Alla fine, si  messo a studiare seriamente,
Lotta Continua si  sciolta, Archontidis si  laureato
e poi ha proseguito in Italia con un dottorato di ricerca".
Ecco che cosa spiega i rapporti di Archontidis con i
suoi studenti. I vecchi amori non si dimenticano facilmente.
D'altro canto, non riesco a trovare una qualche relazione tra
la sua azione politica in Italia e il suo assassinio. In ogni caso,
dovr parlarne con Karambetsos. Ma, prima, devo aggiornare
il vicecomandante.
Ringrazio Pestoni ed esco in strada. Trovo un angolo riparato
e chiamo il vicecomandante.
"Pensa che l'azione politica di Archontidis in Italia abbia
qualcosa a che fare con il suo omicidio?" mi chiede.
"Mi sembra improbabile. Rapsanis, che  stato ucciso
con lo stesso movente, non aveva questi trascorsi politici.
Comunque, mi far dare un parere anche da Karambetsos".
"D'accordo. Gliene parli e poi mi richiami", mi dice.
Appena entro nell'autopattuglia telefono a Karambetsos.
Gli comunico che ci sono elementi nuovi e gli chiedo di aspettarmi
per parlarne.
"Anch'io ho una sorpresa per te", ribatte.
"Ti ascolto e aspetto per gioire".
"La saprai quando sarai qui. Altrimenti, che sorpresa
sarebbe?"
L'agente alla guida mette la sirena.
...
22.

Appena arrivo in ufficio telefono a Karambetsos.
"Incontriamoci nella stanza degli interrogatori", mi annuncia
tutto contento.
"Ma che cosa c'entra la stanza degli interrogatori? Ci interrogheremo
a vicenda?" gli chiedo, di rimando.
"Vedrai la tua sorpresa", mi risponde.
"No, vieni prima tu nel mio ufficio, perch dobbiamo
parlare di un'altra questione. Poi andremo nella stanza degli
interrogatori".
Capisce che deve trattarsi di una cosa importante e non si
oppone. "Arrivo subito".
"Ci sono sviluppi?" mi chiede non appena si siede.
Gli fornisco un riassunto piuttosto articolato delle informazioni
che ho raccolto sull'attivit politica di Archontidis e
della mia conversazione con Pestoni. Appena sente parlare di
Lotta Continua balza in piedi.
"Lotta Continua? Ma  un'organizzazione terroristica".
"Pestoni me ne ha parlato come di un'organizzazione rivoluzionaria
che agiva nelle universit e nelle fabbriche".
"Pestoni abita in Grecia e forse non sa come stanno le
cose. La polizia italiana l'ha inserita tra le organizzazioni
terroristiche".
Ho i miei dubbi ma qui l'esperto  Karambetsos. "Possiamo
prendere contatto con la polizia italiana? Tanto per sapere se
Archontidis era nel mirino degli italiani".
Karambetsos mi guarda con uno sguardo furbetto.
"Prima di parlare con gli italiani devi conoscere la tua sorpresa",
mi risponde. "Sentiamo che cosa ha da dirti e poi ne
riparliamo".
"Ma che cos' questa sorpresa, insomma?" esclamo irritato,
perch mi ha innervosito.
"La sorpresa si chiama Nikos Kordons. Un tempo apparteneva
ad un'organizzazione terroristica. Lo abbiamo arrestato
quando stava per piazzare una bomba sotto l'auto di un
imprenditore. Ha collaborato e se l' cavata con una pena ridotta.
Ora  libero, ma ha abbandonato del tutto il terrorismo
e collabora con noi spontaneamente. Quando mi serve lo chiamo,
ma sempre con una citazione ufficiale per ragioni di sicurezza:
non voglio n che lui metta a rischio la sua vita, n noi il
nostro informatore".
Andiamo nella stanza degli interrogatori, e dopo un po'
un agente ci porta Kordons.  un tipo alto, con la barba,
che deve aver superato i trenta. Karambetsos mi presenta e
Kordons si limita ad un "salve".
"Nikos, abbiamo bisogno dei tuoi lumi", esordisce
Karambetsos.
"Non essere cos sicuro che riuscir a illuminarti. Magari
ne so meno di te", risponde Kordons.
"Hai saputo degli omicidi dei due docenti universitari che
erano passati alla politica?"
"Certo. Ho letto anche le rivendicazioni".
"Credi che gli omicidi siano opera di un'organizzazione
terroristica?"
Kordons lo guarda sorpreso. "Ma che cosa dici,
Karambetsos? Sei sulla piazza da tanti anni e non hai ancora
imparato niente?" risponde irritato. "Da quando in qua il
terrorismo uccide docenti universitari perch sono entrati in
politica? Che cosa gliene importa ai terroristi se restano all'universit
o diventano politici? Quella gente combatte il sistema
capitalistico. I colpi devono evidenziarne la fragilit e destabilizzarlo.
Hai mai letto la rivendicazione di un'organizzazione
terroristica che parla di tradimento perch qualcuno ha abbandonato
il suo ruolo di insegnante, e cita come esempio da
imitare altri professori che invece sono rimasti al loro posto?
Una rivendicazione terroristica ha sempre una base ideologica.
Queste due che ho letto hanno piuttosto il tono di una punizione
divina".
"Te lo chiediamo perch siamo convinti che gli omicidi
non siano opera di un esecutore solitario ma di una banda",
gli spiego.
Mi guarda dall'alto in basso e mi risponde con sprezzo:
"Ora fai arrabbiare anche me che ne sono venuto fuori,
commissario".
"Perch?"
"Karambetsos lo sa, ma ora lo spiego anche a te. A un certo
punto io ho capito che mettere delle bombe o ammazzare
la gente non ha senso. Ho pagato con la prigione, poi quando
sono uscito ho imparato a cucinare ed ora lavoro in un fast-food.
Non posso accettare per, neanche ora, che ogni banda
armata sia considerata un'organizzazione terroristica. Se cos
fosse le bande di ladri d'auto, le bande che vendono narcotici e
quelle che rapinano le case sarebbero tutte organizzazioni terroristiche,
e questo mi offende persino ora che ne sono uscito".
"D'accordo. Questo punto l'abbiamo chiarito", interviene
Karambetsos per placare la disputa. " escluso il coinvolgimento
di un'organizzazione terroristica in entrambi gli omicidi.
Per c'era un'altra cosa su cui abbiamo bisogno del tuo parere".
"Spara".
"La seconda vittima aveva studiato in Italia. Abbiamo
scoperto che durante gli anni dell'universit aveva rapporti
con un'organizzazione terroristica chiamata Lotta Continua".
Kordons balza in piedi dalla sedia. "Ma non sapete proprio
niente!" esclama rivolto a Karambetsos. "Lotta Continua
non era un'organizzazione terroristica. Era un'organizzazione di
studenti e intellettuali, tra cui Sofri. In confronto alle Brigate
Rosse, Lotta Continua era semplicemente una specie di ong".
"Ma la polizia italiana l'ha inserita tra le organizzazioni
terroristiche".
"Non ho niente a che fare con la polizia italiana. Ne ho
fin troppo di quella greca. Si vede che l'hanno catalogata come
organizzazione terroristica perch hanno arrestato Sofri per
omicidio grazie a una testimonianza falsa, e l'hanno mandato
in carcere con la stessa logica con cui voi oggi dite che ogni
banda criminale pu essere un'organizzazione terroristica".
"D'accordo, Nikos. Ci hai chiarito molte cose, ti ringraziamo",
gli dice gentilmente Karambetsos.
Kordons si volta verso di me: "Cerchi da un'altra parte,
commissario", mi fa. "Chi ha ammazzato i due professori voleva
punirli per diserzione, non combattere il sistema".
Apre la porta con un "ciao" e se ne va.
"Che conclusioni ne trai, tu che sei pi esperto?" chiedo
a Karambetsos.
"Innanzitutto, ti dir che Kordons  una persona a posto
e mi fido di lui. Di conseguenza, rimaniamo sull'ipotesi
della banda criminale ed escludiamo l'organizzazione
terroristica".
Sto per dire che " qualcosa anche questo", ma il telefono
mi precede.
"Signor commissario, il ministro ci vuole nel suo ufficio
tra mezz'ora", mi annuncia la voce del vicecomandante.
"Arrivo". Riattacco e dico a Karambetsos: "Devo andare.
Il ministro ci aspetta".
"Alla fine sei diventato la brutta copia di Ghikas, eh?" mi
fa. Io mi arrabbio e lui si spancia dalle risate.
Prendo la Seat perch ho deciso di tornare a casa dopo la
riunione che, non c' bisogno di essere un veggente per saperlo,
durer a lungo. Dopo per abbiamo a cena le Tre Grazie,
e non vorrei barcollare dalla stanchezza quando ci siederemo
a tavola. Del resto, non ho altro da fare in servizio fino a
domani.
Vado dritto e spedito verso l'ufficio del vicecomandante
perch temo di imbattermi nel ministro e vorrei evitare un incontro
a tu per tu.
Non ci hanno ancora convocato, e cos colgo l'occasione
di informarlo riguardo all'incontro con Kordons.
"Insomma, si esclude l'attentato terroristico", commenta,
dopo avermi ascoltato.
"Karambetsos lo esclude, e io concordo".
Siamo costretti a interrompere la conversazione perch ci
avvertono che il ministro ci aspetta.
Lo troviamo seduto al tavolo in compagnia del comandante.
"Vorrei un aggiornamento dettagliato perch sono piuttosto
in ansia", premette. "Abbiamo due ministri uccisi e mi
pare che le indagini non abbiano fatto passi avanti".
"A questo livello, le indagini procedono escludendo alcune
possibilit, signor ministro", gli risponde il vicecomandante.
"In questo modo si restringe la cerchia dei sospetti e anche
noi ci concentriamo sulle strade pi probabili".
"E dove siete arrivati, fino a questo momento?"
"Oggi abbiamo escluso del tutto la possibilit che si sia
trattato di omicidi a sfondo terroristico. Le spiegher meglio il
signor commissario".
Inizio con Clearco Rapsanis e la sua relazione con Glykeria.
Non ci sono domande, quindi procedo con Archontidis, i suoi
studi in Italia e il suo rapporto con Lotta Continua. Il ministro
mi ascolta corrucciato. Non mi ci vuole molto per capire
che quanto gli dico non gli piace affatto. "A questo punto, la
probabilit di un complotto terroristico si azzera, signor ministro",
concludo. "Il movente degli assassini  esplicitato nelle
rivendicazioni. Tuttavia, il fatto che non si tratti di terroristi
non vuol dire che non abbiamo a che fare con una banda di
criminali molto ben organizzati".
"Quanto mi avete detto sui miei colleghi defunti non
deve trapelare sulla stampa o su internet, signor commissario.
Specialmente il rapporto tra Archontidis e l'organizzazione
terroristica italiana. Capite bene che cosa succederebbe in
caso contrario".
"Da me non trapeler nulla di certo, signor ministro",
lo rassicura il vicecomandante. "Ma si tratta comunque di
informazioni di dominio pubblico. Le conosce il nostro informatore
ed anche l'amico italiano di Archontidis. Per quanto
riguarda quest'ultimo, ha taciuto finora e non c' ragione
perch cambi in futuro. Chi, per, pu garantire per
l'informatore?"
"Ordini a Karambetsos di minacciarlo",  la risposta. "C'
altro?"
"S, io ho qualcosa da aggiungere", intervengo.
"La ascolto".
"Vorrei il suo consenso per parlare con gli studenti che
appartengono alle organizzazioni giovanili dei partiti delle relazioni
che Archontidis aveva con loro".
"Perch lo ritiene importante?" mi chiede il comandante.
"Archontidis era una persona molto chiusa. Abbiamo saputo
per caso della sua amicizia con un insegnante italiano e
da l siamo risaliti ai suoi trascorsi ai tempi dell'universit. I
suoi studenti, forse, potranno darci alcune indicazioni su cose
che Archontidis potrebbe aver detto loro".
"Preferirei che parlaste con i suoi colleghi", replica. "Se si
dovesse sapere all'interno dell'universit che la polizia sta contattando
membri delle organizzazioni studentesche potremmo
avere dei problemi".
"Non ha torto", conferma il comandante quando siamo
usciti dalla riunione.
"Non la contraddico, ma ci mancano le fonti d'informazione
e non possiamo andare avanti".
"Faccia prima un tentativo con i colleghi. Qualcosa potrebbe
venir fuori", mi consiglia il comandante, ma mi sembra
un pannicello caldo per consolare il malato.
Sono sulla Seat quando mi viene l'idea di tornare da
Pestoni. Archontidis potrebbe avergli parlato di qualche collega
accademico con cui aveva buoni rapporti.
S. Vedr di tornare da Pestoni, ma non stasera: sono ai
limiti della resistenza e quindi metto in moto e mi dirigo verso
casa.
...
23.

Vengo accolto da voci entusiaste. Le tre signore mi si gettano
tra le braccia una dopo l'altra e mi baciano facendomi gli auguri:
"Lunga vita a voi, che ve lo possiate godere a lungo, mille
anni felici per il piccolo!"
Dopo le manifestazioni di gioia ci sediamo tutti insieme
per due chiacchiere e Adriana si affretta a rendere omaggio a
Calliope.
"Non c' che dire: la tazzina aveva ragione, Calliope.
Complimenti!"
"Mah, sar stato un caso", risponde con modestia
Calliope.
"Non starla a sentire", interviene Tasia. " davvero bravissima.
Non  mai capitato che Calliope abbia letto i fondi del
caff e quel che ha visto non si sia realizzato. Lo so ben io!"
Una conversazione sull'abilit profetica di Calliope , in
effetti, una delle ultime cose che mi interesserebbe in questo
momento. Per fortuna, Arghir cambia argomento e si concentra
su di me.
"Sembri stanco, Kostas".
"No, non sono stanco, ma ho per le mani un caso che 
particolarmente difficile ed ho i nervi piuttosto tesi".
"Si tratta dei due professori che hanno ammazzato?" chiede
Tasia.
"S.  una faccenda molto complicata e non siamo ancora
riusciti a trovare il bandolo della matassa".
"Non sar il caso di chiedere a Calliope di leggere una
tazzina?" mi chiede Adriana. "Chiss: magari riesce a trovarti
l'assassino".
Le Tre Grazie scoppiano a ridere mentre Adriana, dopo la
battuta riuscita, va in cucina per preparare la cena. Detto fra
di noi, tra l'altro, non ha del tutto torto: se continuiamo cos
prevedo che dovr davvero ricorrere alla tazzina.
"Ma non avete fatto passi avanti?" mi chiede Tasia che ha
un debole per i polizieschi e ha trovato in me una fonte di
informazioni.
"I casi che si sviluppano in ambienti chiusi sono sempre
difficili", le spiego. "Tutti proteggono la propria cerchia e forniscono
informazioni con il contagocce. L'unica cosa sicura
che sappiamo finora  che abbiamo a che fare con una banda
criminale".
"Ogni giorno sentiamo di una nuova banda criminale.
Dove andremo a finire?" commenta Calliope. "Per una banda
di assassini che ammazza professori universitari  la prima
volta che la sento".
"Mi sa che vi faranno penare parecchio prima di riuscire a
prenderli", interviene Arghir.
"Prima o poi li prenderemo. L'importante  che non ci
siano altre vittime fino a quel momento", commento.
"Lasciate perdere questa conversazione noiosissima e venite
a tavola", interviene Adriana, che fa il suo ingresso con
la cena. "Vi abbiamo invitate per festeggiare un avvenimento
gioioso e non per parlare di omicidi!"
Mi vien voglia di schioccarle un bel bacio, perch non mi
piace affatto parlare delle mie questioni di lavoro con persone
fuori del mio ambiente, e in particolare oggi che ho avuto
una giornata pesante. D'altro canto, non voglio sembrare maleducato
tagliando corto. Me la prendo con me stesso, che non
sono capace di inventarmi qualcosa per cambiare tema.
Non appena ci sediamo intorno alla tavola apparecchiata
si innalza un generale grido di entusiasmo.
"Ma insomma, ci hai invitato a cena a casa tua o all'Hotel
Grande Bretagne?" commenta Arghir.
"Al Grande Bretagne non vi preparano solo verdure stufate.
Qui da me mangerete solo verdure", spiega Adriana. "E poi
non ha senso cucinare carne ora che Atene  piena di griglierie
e tutti i ristoranti servono l'arrosto come piatto principale".
La storia delle griglierie  una stoccata a me che amo i
souvlkia. Do un'occhiata generale alla tavola mentre prendiamo
posto. Adriana non ha preparato soltanto i pomodori ripieni,
come aveva preannunciato, ma anche melanzane imam.
Come entres ci sono rape rosse con la skordali, il pur con
l'aglio, e l'accompagnamento di sgombro affumicato.
"Se non vi piacciono i ghemist, potete mangiare le melanzane
imam o viceversa. Non preoccupatevi, non mi offendo",
dichiara Adriana.
"Ma che dici? C' un greco che non vada matto per i ghemist?"
replica Tasia.
"Non hai capito, Tasia: Adriana ci obbliga a mangiare entrambi
i piatti cos poi dovremo fare tre giorni di dieta", spiega
Calliope.
"Possiamo anche prestarvi delle vaschette di plastica",
chiarisce Adriana.
"Allora siamo d'accordo: siamo arrivate per la cena e ce
ne andremo anche con il pranzo", commenta Tasia.
"Ma senti un po': cucinerai cos anche per il nipote? Ne
farai un erbivoro?" le chiede Arghir.
"Non ne sono cos sicura. Se prende dal nonno, andr
sempre in giro per griglierie", replica Adriana, che non mi risparmia
un'altra stoccatina.
Mi limito ai compiti basilari del padrone di casa. Stappo il
vino e riempio i bicchieri. Con il brindisi ricominciamo con gli
auguri a Lambros e le congratulazioni ai nonni.
"Anch'io ho una cosa bella da annunciare", dice Tasia
quando finiscono le felicitazioni. "Mio figlio  entrato in un
progetto dell'Universit di Birmingham. Si tratta di un lavoro
biennale e se tutto va bene ci sono buone probabilit che gli
affidino un corso".
"Bravo! Complimenti!" esclamiamo tutti insieme.
"Ce la far di certo. Themis  molto bravo e ha fatto studi
eccellenti. Dai, speriamo per il meglio, perch il ragazzo si 
impegnato davvero tanto".
Entriamo in una fase di silenzio in cui si sente solo il tintinnio
delle posate. Nessuno parla, perch siamo concentrati
sul mangiare.
"Che dire, Adriana: sei una cuoca eccellente. Questi piatti
sono vera poesia", dichiara Arghir.
Tasia  ancora pi audace: "Ti proporremo per un programma
televisivo, cos potrai insegnare agli spettatori la cucina
greca".
"Non ti affannare", risponde Adriana. "Nessun programma
mi vorrebbe".
"Perch?" chiede Arghir.
"Perch la cucina greca dei nostri genitori non interessa
pi a nessuno. Non vedi che cose strane preparano? Carne
con succo di limone e fichi secchi, oppure fagioli con le uvette
ed il bergamotto. Io non guardo pi niente, perch mi passa
l'appetito". Ridiamo tutti.
"Comunque, stasera abbiamo messo su due chili", dichiara
Calliope.
"Ma va' l, Calliope. Che ti importa? Con due chili in pi
non  che diventiamo ancora pi zitelle", la stuzzica Arghir.
Adriana, come sempre, accoglie i complimenti in silenzio,
la testa china sul piatto.
Il dolce l'ha portato Tasia, una torta al cioccolato con le
fragole. "Io non so fare le torte, ma la pasticceria dove mi servo
 fantastica, ve lo garantisco", dichiara.
Finito di mangiare, passiamo un'oretta a chiacchierare di
argomenti vari, tranne intrighi polizieschi, poi ci salutiamo con
baci e abbracci e la promessa di rivederci presto.
Faccio per aiutare Adriana a sparecchiare, ma lei non mi
lascia. "Va' a dormire, sei stanco. Ha ragione Arghir".
Non me lo faccio dire due volte. "Stasera hai cucinato
come non mai!" le dico. " stata una sorpresa anche per me
che sono abituato ai tuoi standard".
"Grazie, Kostas", mi risponde. "Spero che i miei piatti
piaceranno anche al nipote, quando li assagger".
...
24.

banda, s.f., dall'altotedesco band, "legame"; 1) non comune parte
- mettere in b., mettere da parte; 2) insegna dei corpi militari; raggruppamento
di soldati riuniti sotto un'unica insegna; 3) in araldica,
pezza onorevole posta diagonalmente nello scudo dello stemma;
4) compagnia di suonatori di strumenti musicali; 5) b. criminale:
gruppo di persone costituito per commettere delitti.

Ah, Dimitrakos, sei fortunato che non vivi pi ai nostri giorni.
Non sei costretto a vivere la decadenza della parola "banda"
da simbolo nobiliare a gruppo costituito per commettere delitti
e neppure la sostituzione degli strumenti musicali con armi
(di ogni tipo).
Dimitrakos mi rimane in testa finch non arrivo in
Centrale. Lo accantono non appena entro in ufficio perch ha
la precedenza la telefonata a Pestoni.
" uscito per la sua passeggiata mattutina, signor commissario",
mi dice sua moglie. "A quest'ora va sempre a camminare
in riva al mare".
Riattacco con la preghiera che mi richiami al suo ritorno.
Dato che non ho molto di meglio da fare, convoco gli assistenti
per un riepilogo della situazione. Voglio informarli riguardo
ai miei incontri con Pestoni e con il ministro, ma anche
riordinare i pensieri.
"Tutto questo  molto giusto, signor commissario", commenta
Dermitzakis. "Sia la conversazione con gli studenti, sia
il chiarimento sul concetto di terrorismo, ma io non credo che
ne usciremo se non parleremo con qualcuno dei colleghi di
Archontidis. Anche se gli studenti erano a conoscenza delle
relazioni di Archontidis con le organizzazioni giovanili, non 
detto che sapessero dei suoi rapporti con i colleghi. A parte,
poi, che sono molto diffidente nei confronti degli studenti".
"Perch?" gli chiede Askalidis.
"Perch gli studenti sono perennemente in contrasto con
la polizia. Chi mi dice che non ci abbiano raccontato un sacco
di storie per sviare le indagini?"
"Sono d'accordo con te quasi su tutto", dico a Dermitzakis.
"Per non possiamo contattare dei docenti alla cieca. Prima
dobbiamo individuare qualcuno che non ci dica solo quello che
gli salta in mente. Per questo mi sono messo in contatto con
Pestoni, dato che era amico di Archontidis: quest'ultimo potrebbe
avergli parlato di qualche collega che gli era vicino e che
potrebbe essere il nostro punto di partenza".
Proprio in quel momento telefona il signor Pestoni. "Mi
ha detto mia moglie che voleva parlarmi".
"S, ho bisogno dei suoi lumi, signor Pestoni. Cerchiamo
qualcuno tra i colleghi di Archontidis, qualcuno con cui fosse in
amicizia. Dato che lei lo conosce sin dal periodo dell'universit,
mi sono chiesto se non potrebbe aiutarci: magari Archontidis le
ha parlato di qualche collega con cui era in confidenza".
Segue un periodo di silenzio che interpreto come il tentativo
di ricordare, ma quando riprende a parlare, capisco che
mi sbagliavo.
"C' una persona con cui aveva una relazione stretta, ma
non era un collega", mi spiega con qualche esitazione.
"Di chi si tratta?" chiedo e la mente corre subito alle organizzazioni
terroristiche.
"Era una studentessa che aveva fatto la laurea specialistica
con lui. Archontidis me ne parlava spesso, ma ho la sensazione
che anche lui non sapesse esattamente che tipo di relazione
avessero: un rapporto tra un professore ed una studiosa? Un
rapporto di amicizia? Un rapporto erotico o d'amore? Credo
che fosse confuso".
"Conosce il nome di questa amica?"
"S. Pavlina Menekidi".
"Grazie molte, signor Pestoni".
Riattacco e dico a Koula: "Cerchiamo una tale Pavlina
Menekidi. Aveva un rapporto complicato con Archontidis, ma
era anche la persona che gli era pi vicina. Voglio che l'avvicini
per convincerla a parlarci. Se la contattassi direttamente io
potrebbe irrigidirsi. Voi due, tra donne, potrete intendervi".
La riunione si scioglie ed i miei collaboratori tornano alle
loro scrivanie. Mi preparo a un irritante periodo di attesa prima
del prossimo passo, ma mi sbaglio. Appena mi alzo per
dirigermi al bar della Centrale per un altro caff, tanto per ammazzare
il tempo, squilla il telefono.
"Kardasis, signor commissario. Ricorda che le avevo accennato
a un professore emerito e mi aveva detto che avrebbe
voluto parlargli?"
"S, certo, ricordo".
"Il professor Sefroglou sta ancora facendo la chemioterapia,
ma si sente bene. Gli ho spiegato la situazione, ed  disposto
a incontrarla. Se vuole le do il suo numero di telefono".
Mi segno il numero. "La ringrazio, professor Kardasis. Mi
sta aiutando molto".
"Speriamo che ne esca qualcosa di positivo".
Telefono subito al numero che ho segnato e mi risponde
una voce femminile.
"Vorrei parlare con il professor Sefroglou".
"Chilo desidera?"
"Commissario Charitos, da parte del professor Kardasis".
"Attenda".
Non devo aspettare molto che sento una voce molto vivace.
"Buongiorno, signor commissario. Manolis Kardasis mi ha
detto che vorrebbe incontrarmi".
"S, professor Sefroglou. Quando avrebbe tempo?"
"Le direi di venire adesso, perch mi sento bene.
Ultimamente, non mi cpita spesso. Abito a Kolonaki, in via
Spefsippou". Mi d il numero e io parto immediatamente.
Per fortuna il tragitto da viale Alexandras a Kolonaki 
abbastanza breve e non ci metto troppo. Sefroglou abita in
un palazzetto neoclassico, di quelli che, tra le due guerre,
appartenevano alla classe altoborghese che muoveva i fili di tutta
la Grecia.
Mi apre una donna asiatica che mi conduce in una stanza,
a sinistra dell'ingresso. Contrariamente agli studi di Rapsanis e
Archontidis, questo  un locale piccolo, con una sola biblioteca
dietro il muro.
Sefroglou si alza per accogliermi e mi d la mano. Deve
aver superato gli ottant'anni.  di altezza media e molto
magro.
"Si sieda, signor commissario. Prende un caff?"
"No, grazie. Ne ho gi presi due stamattina".
"Le ho proposto di venire subito perch da un paio d'anni
sono alle prese con un cancro. Ieri ho terminato un nuovo
ciclo di chemioterapia. Non so se sar l'ultimo, ma di certo
non dovr andare in ospedale, almeno prossimamente, e nel
frattempo star bene. Mi sono creato qui un mio spazio personale
per studiare, perch mi  difficile salire al piano di sopra,
dove c' il mio studio ufficiale". Segue una pausa, dopodich
entra in argomento: "Mi dica. Che cosa vuole chiedermi?"
"Le mie domande riguardano le indagini sugli omicidi
di due docenti universitari, Clearco Rapsanis e Aristotele
Archontidis. Come gi sapr, i responsabili sostengono di averli
uccisi perch hanno abbandonato l'universit per passare alla
politica. Quando ho parlato con il professor Kardasis, mi ha
detto che lei non solo conosceva Clearco Rapsanis, ma  anche
ben informato sulla situazione dei nostri atenei. La sua opinione
mi sarebbe molto utile, perch non le nascondo che ci troviamo
ancora nel buio pressoch assoluto".
Sefroglou non ha fretta di rispondermi. Quando riprende
a parlare, lo fa lentamente, come se dovesse spiegare un
problema difficile a uno dei suoi studenti.
"Ho letto entrambe le rivendicazioni, signor commissario.
Non c' bisogno che le dica che condanno senza esitazione i
due omicidi. La cosa strana in questa faccenda  che, mentre
gli omicidi sono atti abominevoli, la giustificazione che ne viene
data nelle rivendicazioni  assolutamente condivisibile e risponde
completamente alla realt".
"Pensa quindi che gli assassini abbiano ragione?" gli chiedo
sorpreso.
"No, non direi che hanno ragione, perch un assassino
non ha mai ragione. E fin qui siamo d'accordo. Direi, per che
le motivazioni a cui si poggiano nelle loro rivendicazioni non
sono senza fondamento".
Fa una pausa, nel caso abbia qualcosa da chiedergli, poi
prosegue: "Le nostre universit affrontano problemi enormi,
signor commissario. I pi immediati sono quelli economici. La
situazione economica  talmente drammatica che non si riesce
neppure a coprire i posti lasciati vacanti dal personale docente.
Conosco molti professori emeriti che fanno ancora lezione
per non lasciare gli studenti senza insegnamento. L'ho fatto
anch'io finch non sono stato visitato dal cancro. Ormai, per,
mi  impossibile, purtroppo. Quando le universit affrontano
questo genere di problemi, trovo immorale che qualcuno abbandoni
il suo posto per entrare in politica".
"Come hanno fatto Rapsanis e Archontidis", aggiungo
per tornare al nostro tema.
"Non so dirle nulla di Archontidis. Non lo conoscevo.
Rapsanis, invece, lo conoscevo sin da quando era studente.
Aveva una dedizione agli studi quasi religiosa ed era brillantissimo.
L'unico problema era la bulimia. Si  laureato con lode,
e io l'ho convinto a restare all'universit. Non appena si  liberato
un posto, ho mosso mari e monti perch glielo assegnassero".
Fa una pausa e sospira. "Purtroppo, molto presto sono
arrivati i problemi".
"Che tipo di problemi?"
"Creava fazioni contrapposte, divideva i collaboratori e gli
studenti in "noi e gli altri. Tutto questo costituisce l'inizio di
quel sistema clientelare che opprime il nostro paese. All'inizio
ho attribuito tutto ci al suo desiderio di evolversi, di andare
avanti. D'altro canto, sapevo bene che questi giochi sono normali
all'interno dell'universit, fanno parte del sistema clientelare.
Quando Rapsanis lasci il suo posto all'universit per
candidarsi al parlamento, ho capito che, per lui, era un nuovo
passaggio verso qualcosa di ancora superiore, una specie di allenamento
per la sua carriera politica".
"Forse lei mi pu chiarire quel che sto cercando di capire
e che nessuno, fino a questo momento,  riuscito a spiegarmi.
Com' possibile che un uomo che ha passato tutta la vita all'universit,
tra lezioni e lavoro intellettuale, abbandoni studenti
e colleghi, cancelli tutto per l'ambizione di diventare ministro?
Se riuscissi a capire il suo modo di pensare, forse riuscirei a restringere
la cerchia dei sospetti".
"Ha parlato di lavoro intellettuale. Lei dove sta cercando i
suoi sospetti? Tra gli studiosi?"
"A dire il vero no, non esclusivamente".
Sefroglou mi guarda con un sorriso. "Ai nostri giorni
non esistono pi gli studiosi. Ci sono rimasti gli intellettuali".
"E che differenza c'?" gli chiedo, perch di queste cose
non capisco proprio niente.
"Gli studiosi sono uomini e donne che vivono nelle biblioteche,
studiano e producono lavoro scientifico. Gli intellettuali
sono specialisti in generalizzazioni e, soprattutto, sono
convinti di possedere un sapere esteso a tutto lo scibile umano.
Gli studiosi hanno conoscenze; gli intellettuali hanno opinioni
che amano esprimere in ogni occasione. L'espressione della
propria opinione  intrecciata con due caratteristiche, ognuna
delle quali ha una ricaduta sessuale".
"Sessuale?" ripeto come se non credessi alle mie orecchie,
mentre penso che Sefroglou ha deciso di farmi uscire pazzo.
"Esatto: sessuale", ripete. "La prima  la lussuria dell'analisi.
Devono analizzare tutto. Soffrono di una malattia per cui
non  ancora stata trovata una cura: l'analisite. L'altra caratteristica
 il piacere di ascoltarsi. Si ascoltano mentre parlano e si
eccitano sessualmente".
Scuote la testa, sconsolato. "Non ci sono pi studiosi, cos
come non ci sono pi professori d'universit, signor
commissario".
"Non esistono pi professori d'universit?" chiedo sempre
pi stupefatto, mentre mi domando con chi ho parlato in
questi giorni.
"No. Esistono universitari, come esistono commercialisti,
bancari, poliziotti come lei, o militari come mio padre. I professori
d'universit sono stati assimilati agli universitari in generale,
come gli studiosi agli intellettuali. Il cerchio si  chiuso".
Mi guarda con l'aria soddisfatta per avermi completamente
confuso.
"So che potrei averla disorientata", mi dice. "Non era mia
intenzione. Le ho fatto questa introduzione per spiegarle che
coloro che hanno ucciso Rapsanis e Archontidis sono persone
che appartengono al passato".
Ah, questo mi interessa! Forse arriviamo al dunque. "Al
passato? Si spieghi meglio".
"Sono persone della vecchia universit, quando i professori
non erano semplicemente universitari, ma insegnanti,
studiosi. I responsabili uccidono, a mio parere, perch sono
disgustati dagli universitari di oggi, li considerano traditori
perch abbandonano l'universit per la politica. In breve, gli
assassini vorrebbero ripristinare la vecchia universit. Vivono
in un altro mondo, il mondo del passato. Non perda tempo
con i professori e gli studenti di oggi. Quelli di oggi si sono
adeguati alla nuova realt e la ritengono normale. Cerchi nel
passato".
Fa un respiro profondo e si lascia andare sulla poltrona.
"Ora la pregherei di darmi una tregua. Sono molto stanco".
Mi alzo subito. "Professore, la ringrazio davvero per il suo
tempo e per quel che mi ha detto. Da lei ho sentito qualcosa
di veramente diverso che mi ha suggerito una direzione nuova
verso cui sviluppare le mie indagini".
"Le auguro di riuscire nella sua impresa", mi dice e ci
salutiamo.
La donna asiatica mi aspetta sulla porta e mi accompagna
all'uscita.
Entro nella mia Seat e cerco di mettere in ordine gli spunti
che mi ha dato Sefroglou. Innanzitutto,  l'unico ad aver
letto correttamente le rivendicazioni, a parte Kordons che ha
subito escluso le organizzazioni terroristiche. Il punto di vista
di Sefroglou  che i responsabili vogliono punire coloro che
hanno distrutto le vecchie, buone universit di una volta. Ecco
il senso dei riferimenti ai vecchi professori del passato. I responsabili
non sono terroristi ma nostalgici.
Inoltre, mi ha consigliato di indagare nel passato e mi ha
aperto una porta nuova. Solo che la porta si spalanca sul caos.
In quale passato cercare? Mi sembra improbabile trovare vecchi
docenti che oggi uccidono con il parathion o accoltellano i
giovani colleghi diventati ministri.
Avevamo gi concluso che i responsabili sono persone
con una certa istruzione. L'unica spiegazione  che potrebbe
trattarsi di qualcuno che  rimasto deluso dai suoi studi e vorrebbe
tornare al passato.
Metto in moto la Seat, ma nella testa ho una gran
confusione.
...
25.

Durante il viaggio di ritorno cerco una soluzione che porti verso
il passato. Certo, in quasi tutte le indagini c' bisogno di andare
indietro, ma di solito si cerca l dove si spera di trovare
qualcosa. In questo caso, invece,  come gettare i dadi sperando
che ti escano due sei.
Poco prima di arrivare in Centrale, giungo all'unica conclusione
sensata: chiedere alle facolt di Legge e di Filosofia
l'elenco del personale docente in pensione nella speranza di
individuare qualcuno che possa portarci un passo oltre la linea
di partenza che Sefroglou mi ha tracciato.
Chiamo subito Dervsoglou, che si  laureato, ed  pi
abituato alla burocrazia accademica.
"Devi approntarmi un elenco dei professori che hanno insegnato
nelle facolt di Legge e di Filosofia e che ora sono diventati
emeriti", gli dico.
"Questo significa che dovr buttar via qualche giorno negli
archivi di facolt e al museo di Storia dell'universit per
cercare tra registri e annuari", mi risponde. "Ma mi serve
un'autorizzazione, e non dalla polizia, ma dal giudice istruttore,
che mi permetta di muovermi senza ostacoli".
"Pregher il vicecomandante di richiederla personalmente
per non perder tempo con procedure inutili".
"Di quanto devo risalire nel tempo?"
Buona domanda, che richiede una riflessione. Non serve
tornare indietro fino all'epoca dei professori di cui parlano le
rivendicazioni, anche perch la maggior parte di loro saranno
morti oppure vecchissimi.
Teoricamente dovremmo tornare indietro fino al momento
in cui tutto ha cominciato a cambiare. Non voglio per disturbare
ancora una volta Sefroglou, malato ed esausto per la
terapia.
"Tu che sei stato all'universit, che cosa proponi?" chiedo
a Dervsoglou.
"Signor commissario, io ero un entusiasta. Quando ero
all'universit ero felicissimo di passare un esame, dopodich,
per, non mi interessava nient'altro".
Spiegazione logica, ma che non ci aiuta affatto. All'improvviso
mi ricordo che  rimasto in sospeso il contatto di
Koula con la studentessa di Archontidis. Se  riuscita ad ottenere
qualcosa, potrebbe essere utile a questo punto
dell'indagine.
"Va bene, abbiamo tempo di pensarci finch non avremo
l'autorizzazione da parte del giudice istruttore", taglio corto
con Dervsoglou.
Chiamo subito Koula. "Che ne  stato della studentessa di
Archontidis?"
"La Menekidi? S, l'ho trovata subito, non  stato difficile.
Insegna in una scuola serale. Mi ha detto che pu venire qui a
parlarci".
"Chiamala e chiedile se pu ora.  urgente che io le parli".
Non appena Koula esce dall'ufficio chiamo il vicecomandante
e gli racconto la conversazione avuta con Sefroglou.
"Secondo lei ha ragione?" mi chiede, pensoso.
"Non so se ha ragione, ma dal momento che stiamo cercando
alla cieca, tanto vale indagare anche in questa direzione".
Dopodich gli dico che vorrei accelerare l'autorizzazione
del giudice istruttore.
"Lo chiamo subito".
Koula mi informa che la Menekidi sta arrivando. Non abbiamo
ancora trovato un bandolo per questa matassa, ma almeno
ci stiamo muovendo.  gi qualcosa.
Segue la telefonata del vicecomandante che mi avverte
che l'autorizzazione  pronta tra qualche ora e che possiamo
andare a ritirarla. Informo subito Dervsoglou.
"Da dove pensi di cominciare?" gli chiedo.
"Penso da Legge. Sia perch l sono un po' pi a mio agio,
ma anche perch Rapsanis  stata la prima vittima". Sono d'accordo
con lui.
Un quarto d'ora dopo arriva Koula, accompagnata da una
ragazza intorno ai trentacinque anni. Snella, bruna, senza trucco
ma con un fascino che ti colpisce subito.
"Ha chiesto di incontrarmi a proposito dell'omicidio di
Aris Archontidis, signor commissario?" mi chiede mentre mi
tende la mano.
"S, voglio farle alcune domande, signora Menekidi", le
rispondo, e faccio cenno a lei e a Koula di sedersi.
"Se mi ha convocato, sa sicuramente della mia relazione
con Aris".
"Per la verit sappiamo che ha fatto un master sotto la
guida di Archontidis", le risponde Koula.
La Menekidi la guarda e poi sorride. "Suvvia, sa bene che
la nostra relazione era continuata anche dopo il master e si era
evoluta in qualcosa di pi intimo". Poi si rivolge a me. "Ma qualunque
fosse il tipo di relazione che avevo con Aris si  interrotta
alcuni anni fa", mi dice. "Ci non toglie che il suo assassinio
mi abbia davvero turbata, e sono pronta a rispondere alle vostre
domande, a patto che possano servire a individuare l'assassino".
"Poco fa ha detto che la vostra relazione  continuata anche
dopo il master. Che cosa intendeva dire?" le chiedo.
"Ero una studentessa di Aris Archontidis all'universit.
Finita la specialistica volevo continuare con un dottorato che
avesse per tema il Porfyras, un poema incompiuto di Dionisios
Solomos. Glielo proposi e lui accett di farmi da relatore".
Segue una pausa per riordinare i pensieri. "Aris era un'autorit
sui poeti dell'et ionica e in particolare su Solomos, signor
commissario. Quando parlava della sua poesia, era entusiasmante,
ti trascinava. I problemi cominciavano nel momento
in cui finiva la poesia".
"Ossia?"
"Ammirava il poeta Solomos, ma aveva un'opinione assolutamente
negativa dell'uomo Solomos. Ne condannava la
tendenza all'alcol, non gli piaceva il rapporto che aveva avuto
con il fratello Dimitrios. In generale, la sua opinione riguardo
a Solomos era scissa tra l'ammirazione per il poeta e il disprezzo
per la persona".
"Tutto questo  molto interessante, ma non vedo la relazione
con l'omicidio", le dico.
"Non abbia fretta, signor commissario", mi risponde tranquillamente.
"Quando si cominciava a parlare della vita personale
di Solomos si finiva per parlare di politica. Aris prendeva
le mosse dall'aristocrazia di Zante, passava alla vita di Solomos
in Italia e finiva agli anni in cui era stato studente ed alle organizzazioni
politiche italiane, il Partito comunista, le Brigate
Rosse e Lotta Continua. Quando si entrava in quest'ordine di
idee, ci si dimenticava la letteratura, ci si dimenticava Solomos,
e si pensava solo alle lotte popolari". Fa una pausa prima di
proseguire: "Aris non si rendeva conto che, cos facendo,
diventava l'esatta copia di Solomos".
"Questo ce lo pu spiegare?" chiede Koula.
"Cos come ammirava il poeta ma disprezzava l'uomo
Solomos, Aris era un eccellente studioso, ma un politologo
insopportabile".
Mentre ascolto la Menekidi la mente mi va involontariamente
a Sefroglou e alla sua distinzione tra studiosi e intellettuali.
Anche Archontidis a un certo punto posava le sue
conoscenze su uno scaffale e tirava fuori le sue opinioni
politiche.
"Sia come sia, io mi sono innamorata dello studioso",
continua la Menekidi. "Credevo, nella mia ingenuit, che sarei
riuscita a conquistare il letterato e l'amante, mettendo tra
parentesi il politologo". Scuote la testa come per sottolineare
la semplicit del suo animo e continua: "Ho sbagliato. Ogni
nostro incontro amoroso cominciava con Solomos, scalava le
vette della politica e poi Aris, per dessert, mi offriva il sesso e il
letto. Non mi ha mai chiesto niente n della mia famiglia, n di
come stavo io o se avessi qualche problema".
Lancio un'occhiata a Koula e la vedo che guarda la
Menekidi con aria perplessa. Non riesce a credere a quel che
sente. E, se devo essere sincero, faccio fatica anch'io.
"Questo stato di cose  continuato per due anni interi",
continua la donna. "Finch ho conosciuto un medico, che era
una persona normale. Lavorava nel reparto di chirurgia di un
ospedale pubblico e desiderava avere con me una relazione
normale. Quando ho detto ad Aris che avevo un altro e che
dovevamo lasciarci, non  riuscito a nascondere la contentezza.
Anzi, mi ha augurato di essere felice con il mio nuovo ragazzo.
Era tanta la mia delusione e la mia collera che a quel
punto ho consegnato il mio lavoro cos com'era, senza perderci
un giorno di pi. Avevo la sensazione di vivere un'esistenza
campata per aria e volevo assolutamente rimettere i piedi
sulla terra. Mi sono sposata con il medico e ho fatto domanda
di assunzione come professoressa della scuola secondaria. Ora
aspetto la nomina e nel frattempo insegno alle scuole serali.
Evidentemente per ho avuto fretta, perch la mia delusione
non si  fermata l".
"Perch, c' un sguito?" chiede Koula, pi come donna
che come agente di polizia.
"La pi grande delusione l'ho avuta quando ho saputo che
era entrato in politica ed era diventato viceministro. Aris era
sempre stato un extraparlamentare, un fautore della lotta del
popolo. Odiava il sistema e considerava con disprezzo anche il
Partito comunista italiano. Com' possibile che quest'uomo, a
un tratto, abbia accettato di entrare nel sistema politico e, per
di pi, in un partito di governo? Ancora non riesco a liberarmi
dalla sensazione che mi abbia presa in giro per due anni.
Eppure, non so come spiegare tutto questo".
"Che cosa non sa spiegare?" le chiede Koula.
"Com' possibile che un professore che quando faceva lezione
sui poeti dell'et ionica aveva tutti che pendevano dalle
sue labbra abbandoni l'insegnamento e l'oggetto dei suoi studi
che tanto amava per diventare viceministro? E com' possibile
che un uomo politicamente formato, che era contro l'apparato,
entri in quel sistema cui si opponeva fino al punto da diventarne
viceministro? Ci penso ma non riesco a trovare una
risposta".
Ora tace ed anche noi aspettiamo che recuperi la calma.
"Eppure, nonostante tutto, quando ho saputo che l'avevano
ucciso, sono rimasta malissimo", continua la Melikidi.
"Qualunque fosse la mia opinione su quest'uomo, ho avuto
una relazione con lui e non mi  stato per nulla facile accettare
la sua morte. Per questo, quando mi avete chiesto di venire
a parlarvi sono venuta.  stato anche un modo per cercare di
uscire dall'angoscia".
 venuta per raccontarci la sua storia con Archontidis e
per scaricarsi di un peso, commento tra me. Per non ci ha
detto nulla che ci possa far avanzare di un passo.
"Ha conosciuto qualcuno dei suoi amici?" le chiedo.
"L'unico amico che aveva era un insegnante italiano da
cui aveva imparato la lingua. Ma non me l'ha mai presentato.
Tutte le altre erano conoscenze puramente formali, superficiali.
Aris era una di quelle persone che vivono nascoste, signor
commissario. Pensi che della sua famiglia ho saputo soltanto
che viveva a Corf. Non mi ha mai parlato n dei suoi genitori
n di sua sorella".
"S, per per entrare in politica e arrivare a coprire la carica
di viceministro, doveva pure avere delle amicizie e delle
relazioni. Non  possibile che sia arrivato dov' arrivato senza
conoscere nessuno", interviene, molto ragionevolmente, Koula.
"Sicuramente aveva delle conoscenze, ma non le rivelava.
Provo a spiegarlo con altre parole: Aris coltivava relazioni con
la logica del clandestino, del fuorilegge. Neppure io dovevo
sapere chi erano i suoi amici, e di che cosa parlava con loro.
Allo stesso modo, gli amici non dovevano sapere di me. Ora,
se questa tattica del perseguitato politico l'abbia imparata nei
suoi anni in Italia quando faceva attivit politica con le organizzazioni
extraparlamentari, non saprei dirlo".
"Quando  cambiata l'universit?" le chiedo.
"In che senso?"
"Nel senso che i professori che prima erano dediti all'insegnamento
a un certo punto si sono fatti lusingare dalla politica.
Quando  successo tutto ci?"
"Non saprei dirglielo. Questa era l'immagine che avevo
durante i miei anni di studio. Aris non era il solo. Ce n'erano
anche altri come lui. Dalle conversazioni che ascoltavo, mi
pare di poter dire che le cose sono cambiate a met degli anni
ottanta. Ma devo dire che non potrei giurarci".
Non ho altro da chiedere alla Menekidi e la lascio andare
con i miei ringraziamenti.
"Che opinione ti sei fatta?" chiedo a Koula quando restiamo
soli.
"Della Menekidi o di Archontidis?"
"Cominciamo dalla Menekidi".
"Non  difficile.  stata travolta dalla personalit del professore
e se n' innamorata. A un certo punto ha capito che la
relazione non portava da nessuna parte e quindi ha fatto quel
che avrebbe fatto la maggioranza delle ragazze: si  messa con
un altro ed  tornata alla normalit".
"E riguardo ad Archontidis?"
"La Menekidi ci ha posto due interrogativi, entrambi
corretti, dal mio punto di vista. Primo: non  che, in fin dei
conti, Archontidis era stato coinvolto pi di quanto immaginiamo
nella lotta politica extraparlamentare in Italia e viveva
in una sorta di clandestinit, per non avere guai con la polizia
e dover piantare gli studi? E, secondo: com' possibile che sia
diventato viceministro senza avere relazioni personali e amicizie?
Sappiamo tutti che questo  impossibile. La risposta della
Menekidi  che aveva sia amicizie sia relazioni, ma le teneva
nascoste".
"Sono d'accordo con te su entrambe le analisi. Di conseguenza,
per prima cosa dobbiamo entrare in contatto con la
polizia italiana, casomai a loro risulti qualcosa di pi riguardo
alle azioni di Archontidis in Italia. La seconda  pi difficile.
Anche se scoprissimo con chi era collegato politicamente e chi
lo ha spinto in alto fino a farlo diventare viceministro, non andremo
comunque molto avanti. Perch c' di mezzo un omicidio
e i suoi amici si tireranno indietro per paura e magari
anche per non danneggiare il partito".
Koula torna nel suo ufficio mentre io sono costretto ancora
una volta a dar ragione a Sefroglou. L'unica speranza che
abbiamo di aprire una porta  il passato.
...
26.

La telefonata di Dervsoglou mi coglie proprio mentre stavo
preparandomi ad andare a casa. "L'attesa non  stata di un'ora,
ma di tre, signor commissario. Ho appena fatto in tempo
ad arrivare alla segreteria di facolt prima che chiudesse. La
responsabile mi ha chiesto da che data mi servono i registri".
A questo non avevo pensato. La responsabile per ha ragione.
Non possiamo chiedere annuari senza dare un anno
come base di partenza. Il problema  che per io non so quando
siamo passati dai "vecchi tempi" ai "tempi moderni" nelle
universit, e quindi dovrei chiedere a un esperto. La Menekidi
ha parlato della met degli anni ottanta, ma vorrei essere un
po' pi preciso.
La soluzione ideale sarebbe Sefroglou, ma non voglio disturbarlo.
Potrei telefonare a Fenekidis, ma dovrei dargli spiegazioni
riguardo al mio incontro con Sefroglou e preferisco
evitare. Mi resta Kardasis. Mi do tempo fino all'indomani mattina,
per. Intanto ci penso.
"Digli che le daremo una risposta domattina", dico a
Dervsoglou.
Decido che la mia giornata lavorativa si  conclusa e prendo
la strada di casa. Ma non appena svolto sulla Vasilissis
Sofias mi vien voglia di andare a trovare Zisis. Quando sono
incasinato, due chiacchiere con Zisis mi calmano e, molte volte,
mi aiutano anche a sbrogliare qualche matassa.
Continuo a scendere verso piazza Syntagma per entrare
nella Solnos e arrivare a Kipseli passando dalla Mavromateon.
Zisis non  al suo solito posto di fianco alla porta.
"Lambros  in cucina a preparare la cena, signor commissario.
Vuole che glielo chiami?" mi chiede un'anziana signora che mi
ha riconosciuto.
Non mi va di distrarlo dal suo lavoro, ma visto che sono
arrivato fin qui vorrei almeno salutarlo. "Se  possibile e solo
per un momento... Altrimenti passo un'altra volta".
Zisis arriva subito, con il grembiule del cuoco. "Sei arrivato
direttamente dall'ufficio?" mi chiede.
"S, sono passato a trovarti perch  un po' che non ci
vediamo".
"Adriana sa che sei qui?"
"No. Dopo vado a casa".
"Allora chiamala e dille che sei gi qui, cos non ti aspetta".
Non capisco che cosa intende e comincio a preoccuparmi.
"Qualcosa non va?"
"Stasera siete miei ospiti, per festeggiare il mio omonimo".
"Lambros?"
"Chi altri? Caterina e Fanis danno il mio nome a loro figlio
e io non vi invito neppure a cena per ringraziarvi? Dato
per che la mia pensione mi ha ridotto ai limiti in cui uno
non  n vivo n morto, non posso invitarvi in una taverna.
Quindi, vi invito a casa mia. La casa di accoglienza per i senzatetto
 ormai casa mia. Ho gi invitato Caterina, Fanis e
Adriana".
Resto a bocca aperta. "E ti sei messo in cucina a preparare
la cena?" chiedo.
"Lo sai che cucinare mi diverte. Dai, telefona ad Adriana
perch se la prender con te se non la avverti che sei gi arrivato
e le tocca aspettarti inutilmente".
Estraggo il cellulare mentre Zisis torna in cucina per occuparsi
della cena.
"Be', devo ammettere che Lambros mi ha fatto diventare
simpatici anche i comunisti", mi dice tutta entusiasta. "Se me
l'avesse pronosticato qualcuno l'avrei preso per pazzo".
"Sei venuto per parlare di qualcosa?" mi chiede Zisis
quand' di ritorno. "S, ma non c' fretta. Ne possiamo parlare
un'altra volta".
Zisis si rivolge alla signora che mi ha accolto. "Anna, ti
prego, di' ad Anghelik di dare un'occhiata alla pitta di verdura
e se ha bisogno di qualcosa di darmi una voce".
Quindi si rivolge a me: "Io mi occupo della pitta di verdura,
perch so che vi piace come la faccio, mentre Anghelik
prepara lo stufato. Il suo stufato di vitello  qualcosa di speciale.
Ho pregato anche i miei coinquilini di lasciarmi disponibile
la sala ricreazione per stasera. Il tempo  bello, possono star
fuori o nelle stanze per una sera. Nessuno ha avuto nulla da ridire.
Te lo dico per non farti sentire in colpa".
Si ferma e mi guarda. "Cosa c' che ti assilla?"
Mi prende e mi porta nella sala ricreazione. In mezzo 
gi apparecchiata la tavola per cinque persone. Ci sediamo a
un altro tavolo, pi in l. Comincio a raccontargli tutta la storia
dei due omicidi e delle indagini che abbiamo fatto finora.
Mi soffermo in particolare su quanto mi ha detto Sefroglou.
Quando finisco, scoppia a ridere.
"Questo  un professore che vorrei conoscere", mi dice.
"Ormai sono diventato vecchio e voglio finalmente conoscere
uno di destra che per  capace di ragionare".
"Come fai a sapere che  di destra?"
"Tu conosci per caso qualcuno di quell'et che abbia avuto
un padre militare e che non sia di destra?  come chiedere se
c' qualcuno che sia stato nella colonia penale di Makronissos
o in confino ad Agiostrati e non sia di sinistra".
Poi torna serio e riflette: "Certo, non ho l'esperienza del
professore, perch sono stato solo nelle universit popolari,
ma penso che abbia ragione".
"C'erano le universit popolari ai tuoi tempi?" gli chiedo
stupito.
"Tutti i quartieri, da Asrmato a Dourgouti, da Kesarian
a Peristeri e a Keratsini erano per noi universit popolari.  l
che abbiamo studiato".
Si interrompe poich Anna gli fa cenno di andare in cucina.
Torna poco dopo sorridendo: "La cena  pronta in dieci
minuti. Spero che i tuoi non tardino, che poi si fredda tutto".
"Perch credi che Sefroglou abbia ragione?"
"Perch chi uccide ha nostalgia del vecchio sistema conservatore
con le linee di separazione. Allora un professore di
universit era un professore di universit, un politico un politico
e un ciabattino un ciabattino. Oggi un professore pu
diventare ministro come un calciatore pu essere eletto deputato.
I vecchi vorrebbero riportare il vecchio sistema, mentre i
giovani si sono abituati al nuovo".
"Quindi mi consigli di fare come mi ha detto Sefroglou.
Di indagare tra i vecchi professori e i vecchi studenti?"
"Perch solo tra loro?" mi chiede. "Potrebbe essere
chiunque. Anche qualcuno dell'amministrazione: non fanno
altro che lagnarsi di come vanno oggi le cose".
La conversazione si interrompe con l'arrivo di Fanis,
Caterina e Adriana.
"Lambros, mi hai rubato la sorpresa che volevo fare a
Kostas", gli dice Adriana mentre lo bacia.
Caterina gli d una scatola di pasticceria.
"Che cos'?" chiede Zisis.
"La torta che taglieremo per festeggiare Lambros. Non te:
quello che verr", chiarisce e si mette a ridere.
Lambros le guarda la pancia. "Sta' a sentire: ma 
cresciuto?"
"No, non  cresciuto. Semplicemente ora Caterina  pi
formosa", gli risponde Fanis. Caterina gli lancia uno sguardo
furente, ma lui si mette a ridere.
Zisis ci invita a sederci, e torna di nuovo in cucina.  molto
impegnato con questa cena. Lancio un'occhiata lungo il
corridoio.  vuoto. I senzatetto si sono ritirati, discretamente,
nelle loro stanze.
"Sono curioso di vedere cosa ha cucinato", dice Adriana.
"Ognuno ha i suoi vizietti", commenta ridendo Caterina.
"La cucina  un'arte, non un vizietto", la rimbrotta Adriana.
Caterina per continua a stuzzicarla: "Non parlare perch
 grazie a me che sei stata invitata".
Il contrasto tra madre e figlia si interrompe perch arriva
Zisis con la pitta di verdure. "L'ho preparata perch so che
piace a tutti. Il piatto principale arriva dopo".
Fanis ha portato due bottiglie di vino rosso. Ne apre una e
riempie i bicchieri. Brindiamo alla salute di Lambros il giovane
e ci mettiamo a mangiare.
"Lambros, ho provato a farla anch'io, ma non riesco proprio
ad arrivare al tuo livello", commenta Adriana. "Non so
quali siano i segreti magici che mi nascondi, ma la tua pitta di
verdure non ha rivali".
"La pasta fillo la fai o la compri?" le chiede Zisis.
"Ma che dici? Non viviamo mica ai tempi della zia
Charklia, e neanche di mia madre!"
"Io, invece, la impasto e la stendo.  questa la differenza",
risponde Zisis, che si alza per portare il resto della cena.
 la prima volta che qualcuno dice il fatto suo a mia moglie
su una questione di cucina.
Zisis  di ritorno con un vassoio pieno di verdure.
"Aspettate perch questo  il contorno. Ora porto anche la
pietanza".
La pietanza  il vitello stufato, come mi aveva preannunciato.
Nel frattempo, Fanis ha aperto anche la seconda bottiglia
di vino. Non appena partono le lodi per lo stufato, Zisis si
alza, dice: "Solo un momento" e sparisce in cucina.
Ne ritorna dopo poco con una signora dai capelli bianchi,
vestita di nero. "Permettetemi di presentarvi la signora
Anghelik", ci dice: " lei che ha preparato lo stufato, non io".
La signora Anghelik accetta le lodi con un sorriso molto
modesto, ringrazia e si ritira.
Ora  il turno della torta e Zisis ha una proposta. "Vi spiace
se invece di mangiare la torta, la tengo per condividerla domani
con i miei coinquilini?" ci chiede. "Ci hanno lasciato la
sala ricreazione e si sono ritirati nelle loro camere per non disturbare.
Si meritano la torta, non credete?"
La proposta viene accettata all'unanimit. Restiamo ancora
fino a terminare il vino. Dopodich Adriana insiste per aiutare
Zisis a sparecchiare la tavola.
Ed ecco che mi viene l'idea di interrogare mia figlia. "Senti
un po', Caterina. Tu ne saprai pi di me: quando  cambiata la
situazione delle universit?"
"Di quale cambiamento parli?"
"Della mania che ha preso i professori per cui piantano i
corsi e si buttano in politica".
Caterina fa spallucce, il che significa che non ne ha idea.
Interviene Fanis, per: "In realt, questa cosa  sempre successa",
mi spiega. "Tanti governi nel passato hanno avuto, tra i
ministri, dei cattedratici. La differenza  che, un tempo, i professori
una volta passati alla politica ci restavano, ossia mettevano
fine alla loro carriera accademica. La situazione di oggi,
in cui i docenti si lasciano aperte tutte e due le porte, risale agli
ultimi decenni. Ma perch lo vuoi sapere? Ti interessa la carriera
universitaria o quella politica?" mi stuzzica.
Gli spiego il problema e ci pensa su. "Io cercherei tra i
professori e gli studenti che hanno vissuto il passaggio dai vecchi
tempi a quelli nuovi: sono loro che non riescono ad adeguarsi
alle novit del nostro tempo".
Fanis non ha torto, ma mi pare che Zisis sia pi vicino a
quel che stiamo cercando. Perch i responsabili devono essere
per forza professori o studenti e non i burocrati, il personale
amministrativo, che sono quelli che protestano pi vivacemente
di altri contro la situazione odierna?
"Allora, come ti  sembrato lo stufato?" chiedo ad
Adriana mentre ci avviamo verso casa. Evito accuratamente di
fare cenno alla pitta di verdure.
"Era molto buono", mi risponde subito. "Sai una cosa:
quando vedo una donna cucinare cos bene, mi viene voglia
di mettermi a urlare! Perch doveva finire in un centro di assistenza
per senzatetto?"
Non rispondo, perch ha ragione. Per Adriana non si
ferma l. "Devo ricordarmi l'arte di mia madre".
"Perch?" le chiedo con aria ingenua, anche se so benissimo
di che cosa parla.
"Perch mia madre era bravissima a stendere la pasta fillo,
e cos, la prossima volta che invitiamo Lambros, la preparer
in casa invece di comprarla gi fatta. Ma pensa un po'! Io
prendere lezioni di cucina da un comunista!"
Mi concentro su via Evelpidon davanti a noi e schiaccio
l'acceleratore per affrontare il sottopassaggio senza mettermi
a ridere. Una cosa  certa: Lambros ci ha messo sin d'ora di
buonumore.
...
27.

L'auto  ferma sulla Dimosthenous, poco oltre la sede dell'Ente
delle Assicurazioni sociali di Chalandri, vicinissimo a un'altra
auto posteggiata correttamente. Il conducente non ha fatto
in tempo a terminare l'operazione di parcheggio perch si 
accasciato morto sul volante.
Ora sono le nove e ci hanno avvertito alle quattro del mattino.
La cena che Zisis ci ha offerto  finita verso mezzanotte.
Il tempo di tornare a casa e metterci a letto ed era l'una. Ora
mi trovo davanti alla macchina della vittima dopo tre ore scarse
di sonno.
Si tratta di una Toyota Corolla e il conducente  Stlios
Kostpoulos, professore di Economia. Doveva essere conosciuto
in zona, perch la persona che ci ha avvertito ha anche
fornito il suo nome.
Le informazioni che abbiamo raccolto dopo una prima ricognizione
nella zona parlano di un professore universitario
che  stato ministro dell'Economia per tre anni. Ha perso il
posto nel governo dopo l'ultimo rimpasto, tre mesi fa, ed 
tornato al suo lavoro accademico.
Kostpoulos abitava poco oltre, sulla Dimosthenous.
Aspetto le prime osservazioni di Stavrpoulos per capire di
che cosa  morto. Se  morto d'infarto, possiamo fare le condoglianze
ai familiari e tornarcene a casa. Se, invece, la morte
 dovuta a fattori esterni, allora andiamo di male in peggio.
Perch questo pu significare che i responsabili non uccidono
solo i docenti che si sono trasferiti nel campo della politica,
ma anche quelli che sono tornati all'universit dopo un periodo
provvisorio trascorso al governo.
Vedo Stavrpoulos che esce dall'auto della vittima e mi si
avvicina. "Temo proprio che tu abbia a che fare con una fotocopia
del primo omicidio", mi annuncia.
"Quello di Rapsanis?"
"Non ricordo come si chiamava, ma mi riferisco a quello
che hanno ucciso con il parathion. Questo qui mi pare che
l'abbiano ucciso con l'acido cianidrico".
"Come l'hai capito?" gli chiedo.
"La giacca ha un piccolo strappo sulla spalla sinistra. Mi
sembra che l'abbia strappata lui stesso cercando di liberarsi
di qualcosa che lo infastidiva. Gli ho tolto la giacca e la camicia.
Sulla spalla c' un po' di sangue, che potrebbe essere stato
provocato da un ago. E poi, non senti un vago odore di mandorle
amare?  tipico dell'acido cianidrico. Non posso esserne
del tutto sicuro, prima dell'autopsia. Ma ho fondati sospetti".
"Quando  stato ucciso, indicativamente?"
"Direi tra mezzanotte e le tre del mattino. Dopo che l'avr
esaminato potr essere pi preciso".
Stavrpoulos mi lascia per sovrintendere allo spostamento
del cadavere. Aspetta che Dermitzakis finisca l'ispezione del
cadavere di Kostpoulos. Quindi prende la sua auto e segue
l'autoambulanza.
Vedo Dimitriou e un suo assistente che esaminano il manto
stradale davanti alla macchina e mi avvicino.
"Avete trovato nulla?"
Dimitriou si alza per rispondermi. "Ci sono tracce di
pneumatici che mostrano che l'auto si  mossa a destra e a sinistra.
Ora per le ruote puntano verso il marciapiede. Questo
 strano. Se fosse stato in movimento avrebbe tamponato la
macchina parcheggiata. Invece, l'auto della vittima era ferma.
Non trovo che una spiegazione".
"Quale?"
"Che l'assassino ha spento il motore prima di scendere.
La vittima, presa dal panico, ha pensato che il motore fosse ancora
acceso e ha cercato di spostare l'auto finch non  caduta
morta sul volante".
Se la teoria di Dimitriou ha senso, allora gli assassini devono
essere due. Uno era seduto sul sedile posteriore e gli ha fatto
l'iniezione di veleno. L'altro, invece, era seduto al suo fianco
e ha spento il motore prima di abbandonare l'auto.
L'altra domanda  se anche in questo omicidio si  visto
un motorino, come in quelli precedenti, ma probabilmente
non lo sapremo mai. Il motorino, se c' stato, avr abbandonato
il luogo del delitto molto prima che un passante si sia accorto
del cadavere e ci abbia avvertito.
"Porteremo l'auto in officina e la controlleremo, ma
non credo che troveremo le impronte digitali degli assassini.
Sicuramente portavano i guanti".
Non ho nient'altro da fare qui. Mi avvio con i miei assistenti
verso la casa di Kostpoulos. Lascio indietro solo
Dermitzakis perch porti a termine il sopralluogo, anche se
non credo che individuer niente di straordinario. Era notte,
l'omicidio  avvenuto tramite un'iniezione di acido cianidrico
e non con un colpo di pistola, quindi nessuno avr sentito n
visto nulla. Poco oltre c' un chiosco di giornali, ma a quell'ora
sar stato sicuramente chiuso.
Per fortuna ho portato Koula con me. Potr tornarmi utile
per parlare con la moglie di Kostpoulos.
Saliamo al quarto piano e ci apre una giovane donna.
"Sono la sorella di Mona, la moglie di Stlios", ci si presenta.
Mona Kostpoulou  acciambellata sul divano del soggiorno
con gli occhi chiusi. Non si accorge del nostro ingresso.
"Mona,  arrivata la polizia. Riesci a parlare?" le chiede la
sorella.
Mona Kostpoulou apre gli occhi gonfi e ci guarda. Koula
le si avvicina prontamente.
"Non vogliamo farle pressione", le dice. "Se non ci riesce,
verremo in un altro momento. Del resto, il signor commissario
le far soltanto le domande di rito".
"D'accordo", mormora la Kostpoulou. "Se  per poco,
va bene..."
"Quando l'hanno informata, signora Kostpoulou?"
"Oh, mio Dio, mio Dio..." sussurra... "Dormivo e ho
sentito suonare il campanello. Sono corsa alla porta e ho chiesto
chi fosse. Una voce mi ha detto: Deve scendere subito
all'ingresso:  urgente! Ho capito che era successo qualcosa
di grave. Ho pensato a un incidente d'auto. Non mi sarei mai
immaginata che..."
Si ferma e comincia a piangere singhiozzando. Sua sorella
non regge allo spettacolo ed esce correndo dalla stanza.
La Kostpoulou ritrova in qualche modo un minimo di
sangue freddo e riprende.
"L'ho visto abbandonato sul volante. Aveva gli occhi sbarrati".
Si prende la testa con entrambe le mani e ansima. Quindi
si rivolge a me: "Mi dica, l'hanno ucciso od  morto di infarto?"
"In questo momento non conosciamo ancora le cause del
decesso, ma siamo tenuti a prendere in considerazione tutte le
possibilit. Forse ricorda a che ora l'hanno avvertita?"
Cerca di concentrarsi. "Sono andata a letto verso mezzanotte,
ma non so per quanto tempo ho dormito".
Questo significa che l'omicidio  avvenuto dopo la mezzanotte.
"Suo marito era solito tornare tardi oppure c'era una
ragione particolare ieri sera?" le chiedo.
"Era stato invitato da due amici che insegnano in
Inghilterra. Mi aveva proposto di accompagnarlo, ma io avevo
mal di testa. E poi non m'interessa molto stare ad ascoltare discussioni
interminabili di economia. Cos sono rimasta a casa e
lui  andato da solo".
Improvvisamente si rende conto delle conseguenze del
suo rifiuto e si mette a gridare: "Se fossi andata anch'io, tutto
questo non sarebbe successo! Oh, mio Dio, se fossi andata con
lui l'avrei potuto salvare!"
 scossa da un tremito e dai singhiozzi. Koula cerca di riportarla
in s.
"Si calmi, signora Kostpoulou. Non poteva sapere che
cosa sarebbe successo. E poi se si tratta davvero di un omicidio,
gli assassini avrebbero trovato un'altra occasione".
"Per caso, suo marito aveva ricevuto delle minacce ultimamente?"
le chiedo dopo che si  ripresa un poco.
"No, non mi ha mai detto nulla del genere. Del resto, non
aveva ricevuto minacce quando era ministro, e aveva preso parecchie
misure impopolari. Perch riceverne ora che era tornato
alla sua vecchia cattedra universitaria?"
"Ha figli?" chiede Koula.
"Due maschi. Ghiannis studia Letteratura a Ghiannina e
Dimitris fa il dottorato a Cambridge".
La lasciamo al suo dolore ed a sua sorella. Non ha senso ora
ispezionare lo studio di Kostpoulos. Possiamo tornare in un
altro momento.
"Potrebbe cercare la chiave dello studio di suo cognato e
portarmela?" chiedo a sua sorella.
Esce e torna poco dopo. " chiuso a chiave", mi dice.
"Ho chiesto a Mona e mi ha detto che Stlios chiudeva sempre
il suo ufficio, ma non ha la chiave".
La strada  deserta. Sono rimasti solo la macchina di
Kostpoulos e Dimitriou con i suoi assistenti.
"Portiamo la macchina in officina. Qui abbiamo finito",
mi spiega.
Gli chiedo di aspettare un attimo, e vado da Dermitzakis.
"Avete trovato delle chiavi addosso a Kostpoulos?" gli chiedo.
Lui apre una scatola in cui depositiamo quel che troviamo
nel luogo di un delitto e mi indica un portachiavi. Quindi, la
chiave dello studio deve trovarsi tra quelle e potremo ispezionarlo
anche in sguito.
Siamo pronti per andarcene quando l'occhio mi cade su
un cinquantenne dall'altra parte del marciapiede, che segue i
nostri movimenti. All'inizio non gli do importanza, ma poi,
appena entriamo nell'autopattuglia, il tipo si avvicina.
"Abito all'angolo tra Dimosthenous e Znonos. Passavo
dalla Dimosthenous quando ho visto un'auto parcheggiata
pressappoco qui", e mi indica il punto in cui si era fermata la
macchina di Kostpoulos. "L'ho illuminata con i fari e ho visto
che nella macchina c'era Kostpoulos con due donne".
"Ha riconosciuto il tipo di macchina?" gli chiede
Dermitzakis.
"Se non sbaglio era una Toyota, ma non chiedetemi che
modello".
"Conosceva Kostpoulos?" gli chiedo.
Mi guarda come se avesse a che fare con un cretino. "Ma
che dice? Tutti lo conoscevano dai tempi in cui era ministro".
"A che ora  passato di qua?" gli chiede Koula.
Ci pensa su un attimo. "Dev'essere stato verso le undici e
mezzo".
"Qualcos'altro ha attirato la sua attenzione?" gli chiedo a
mia volta.
"No. Erano seduti tutti e tre in macchina e mi  sembrato
che parlassero".
"Potreste dirci l'et delle due donne?"
"Mah. Di certo erano donne, non ragazze".
Prendiamo i suoi dati per convocarlo per una deposizione
ufficiale e partiamo con l'autopattuglia.
La prima osservazione, la pi semplice,  che potrebbe
anche darsi che non sia stato l'assassino a spegnere il motore.
Potrebbe anche essere che il motore fosse spento dato che i tre
passeggeri stavano conversando. Kostpoulos poteva aver dimenticato
di aver spento il motore ed aveva tentato, invano, di
metter in moto la Toyota.
La cosa pi importante, tuttavia, sono le due donne che
erano in macchina e stavano conversando con Kostpoulos.
La presenza delle due donne mi riporta all'uccisione di
Rapsanis e al parathion. Il parathion  l'arma tipica delle donne.
Potrebbe darsi che l'assassino abbia atteso che le donne
scendessero per entrare nella macchina di Kostpoulos. Poi 
anche possibile che l'omicidio sia stato commesso dalle due
donne, ed  una possibilit con un elemento che la rafforza: il
veleno. Ancora, per, non ne siamo certi. L'unica cosa sicura 
che dobbiamo cercare in direzione delle donne.
Il mio prossimo passo dev'essere parlare con i professori
universitari.
"La prima cosa che dovrai fare, quando saremo arrivati
in Centrale, sar cercare il nome del preside della facolt di
Economia", chiedo a Koula.
"Facile. Glielo trovo in due minuti".
 vero, le chiedo una cosa facile. La cosa difficile sar
identificare le due donne che si trovavano nell'automobile con
Kostpoulos.
Ma ecco che, all'improvviso, mi viene in mente la cosa pi
evidente. Se le due donne non sono le assassine, non  improbabile
che si presentino spontaneamente per testimoniare. Se
non lo faranno, invece, le probabilit che siano proprio loro ad
aver ucciso Kostpoulos crescono significativamente.
Mi passa per la testa il pensiero di chiamare il vicecomandante
per aggiornarlo, ma rimando finch non saremo arrivati
in Centrale.
...
28.

Entro nel corridoio del mio ufficio pronto per quello che mi
aspetta. Sono gi riuniti e parlano tutti insieme, ma appena
mi vedono le chiacchiere cessano di colpo. Aspetto che i miei
assistenti tornino ai loro laboratori per cominciare il question
time.
"Abbiamo un terzo omicidio, signor commissario", esordisce
il giovanotto con la T-shirt.
"Crede che l'omicidio di Stlios Kostpoulos sia il sguito
dei due precedenti?" mi chiede Merikas.
"In questo momento  ancora troppo presto per farci un'idea
chiara", rispondo. "Siamo appena tornati dal sopralluogo.
Certo, ci sono elementi in comune, anche se il terzo omicidio
ha seguito un itinerario inverso: la vittima non  un docente
passato alla politica, ma un ministro che  tornato all'universit.
Ciononostante,  ancora troppo presto per tirare delle
conclusioni".
" vero quel che abbiamo sentito, ossia che l'hanno ucciso
con un'iniezione di acido cianidrico?" mi chiede la bassina
con le calze rosa.
"Vi risponder l'ufficio del medico legale. Noi non abbiamo
ancora ricevuto i risultati dell'autopsia".
"In altre parole, signor commissario, non c' assolutamente
nulla di particolarmente interessante per farci un servizio",
commenta Merikas.
"Mi scuser, signor Merikas, ma in questo momento quel
che ci interessa non  tanto la notizia sorprendente, quanto
come possiamo andare avanti con l'indagine sui tre omicidi".
"Avete fatto progressi?" mi chiede quella secca che, fino
a questo momento, si era limitata a fissarmi con il suo solito
sguardo acido.
"S, ma non possiamo ancora comunicarli, perch non siamo
arrivati a risultati certi".
"Briciole", commenta sprezzante.
Non ho voglia di litigare, quindi dichiaro chiuso l'aggiornamento.
Li vedo allontanarsi con la coda tra le gambe perch
non sono riusciti a ottenere quel che chiedeva Merikas: una
notizia bomba che avrebbe tirato su gli indici di ascolto.
Mi siedo alla scrivania e chiamo il vicecomandante. Mi
ascolta senza interrompermi, com' suo solito, e quando finisco
mi fa la sua domanda: "Crede che l'uccisione di Kostpoulos
appartenga alla serie dei due precedenti omicidi?"
"Forse s, forse no. Anche Kostpoulos era un docente
universitario. E qui c' il punto comune con i due omicidi precedenti.
La differenza sta nel percorso inverso di questo caso.
Le due vittime precedenti sono state uccise perch sono entrate
in politica. Kostpoulos perch  tornato all'universit. In
ogni caso ci sono due elementi ancora da definire che chiariranno
la questione".
"Quali sono?"
"Il primo  il sospetto del medico legale che Kostpoulos
sia stato ucciso con dell'acido cianidrico: se questo sospetto
venisse confermato, allora sarebbe il secondo omicidio al veleno
su tre, Rapsanis con il parathion e Kostpoulos con l'acido
cianidrico. E la cosa non pu essere una coincidenza. Il
secondo elemento da vedere  se ci sar una rivendicazione. Se
dovesse arrivare una rivendicazione, allora non ci saranno pi
dubbi: avremo il terzo omicidio. In caso contrario, dovremo
cercare altrove".
"Quel che mi dice  ragionevole e chiaro. Ne informer il
comandante".
Sono pronto a fare un rapido salto al bar della Centrale,
ma Koula mi trattiene.
"Il preside della facolt di Economia si chiama Thedoros
Raptis". Mi d anche il suo telefono.
Prima per devo assolutamente passare dal bar per il mio
caff e la mia brioche. Il caff per schiarirmi la mente e la brioche
perch, come dice il proverbio, l'orso digiuno non balla, e
mi aspetta un cancan che neanche a teatro...
Al ritorno telefono al preside. Risponde la segretaria, che
me lo passa subito.
"So perch mi sta chiamando, signor commissario", mi fa,
dopo le presentazioni.
" urgente che la incontri, signor preside", gli dico senza
giri di parole. "Parlare con lei  indispensabile per procedere
nelle indagini".
"Pu venire anche adesso. La aspetto nel mio ufficio".
Decido di andare in Seat. Con l'autopattuglia, a sirene
spiegate, arriverei prima, ma temo qualche spiacevole sorpresa
da parte degli studenti che vedessero la macchina della polizia.
Per fortuna il traffico su viale Alexandras  piuttosto scarso,
quindi arrivo rapidamente.
La segretaria mi conduce subito nell'ufficio del preside.
Raptis  un cinquantenne calvo. Sulla sedia di fronte alla sua
scrivania siede un altro cinquantenne, con la barba. Il preside
si alza per salutarmi. Mi presenta l'altro signore: si tratta di
Nikos Demertzs, vicepreside.
"Siamo tutti sconvolti, signor commissario", esordisce
il preside. "Da soli tre mesi Stlios era tornato in universit.
Studioso eccellente e docente di grandi capacit. Avevamo
sentito la sua mancanza in questi tre anni in cui era stato ministro
dell'Economia".
Lo ascolto in attesa che termini l'elogio funebre, che in
questi casi  doveroso, per andare al sodo.
"In quest'ultimo periodo, le  sembrato che Stlios
Kostpoulos fosse inquieto?" chiedo a Raptis. "Forse ha detto
a lei o a qualcun altro dei colleghi che aveva ricevuto minacce,
per esempio telefoniche?"
"Al contrario. Era anzi molto contento di essere tornato.
Finalmente mi ritrovo nel mio ambiente, mi ha detto un
giorno".
"Qual  stata la reazione dei suoi colleghi al ritorno di
Kostpoulos dopo tre anni di assenza?"
Stavolta, Raptis non risponde, ma rivolge lo sguardo verso
Demertzs.
"Le reazioni, o per meglio dire, i sentimenti erano misti e
contrastanti", risponde Demertzs. "Da un lato i colleghi sono
stati felici che il personale docente fosse potenziato. Le universit
si trovano in una situazione molto difficile, signor commissario.
Ci sono spaventose lacune anche dal punto di vista
del personale docente. Di conseguenza, il ritorno di Stlios 
stato motivo di sollievo. Questa  stata la reazione al rientro di
Stlios: gioia per averlo di nuovo tra noi. Sotto sotto, per, c'era
dell'altro, che si esprimeva solo sottovoce".
"E di che cosa si trattava?"
"L'irritazione per un collega che abbandona il suo posto
per tre anni, mentre gli altri si dannano per coprire il vuoto
che ha creato, si gode la poltrona da ministro e, quando la perde,
torna come se niente fosse".
"Mi sta dicendo per che questa irritazione non si 
espressa ad alta voce".
"S".
"Quindi esclude che l'omicidio sia collegato all'odio od alla
volont di vendetta da parte di qualcuno all'interno
dell'universit?"
"Ma  impensabile! Che cosa sta dicendo?" esclama indignato
Raptis.
Cerco di calmarlo. "Non mi fraintenda. Purtroppo, sono
costretto a fare le domande pi sgradevoli".
"Anch'io lo escludo, come il signor preside", interviene,
con pi calma, Demertzs. "Le dir un'altra cosa, per, signor
commissario".
"La ascolto".
"Ho letto entrambe le rivendicazioni degli omicidi precedenti,
e vorrei dire che i responsabili stanno commettendo
un'enorme ingiustizia".
"Non la seguo", dico mentre mi chiedo dove voglia andare
a parare.
"Gli assassini dedicano i loro delitti a docenti del passato.
Se fossero giusti dovrebbero dedicarli a docenti di oggi che
lottano con spirito di sacrificio per tenere in piedi le universit,
arrivando a sfinirsi per non lasciare gli studenti senza i loro
corsi, mentre altri colleghi li abbandonano per gustarsi i fasti
della vita politica".
Fa una pausa, perch forse si aspetta una replica da parte
mia, ma io non so molto della situazione nelle universit oltre
a quanto ho appreso durante questa indagine, e quindi non ho
un'opinione precisa.
Demertzs vede che taccio e quindi riprende: "Ci sono
molti professori che accettano incarichi di visiting professor
per un semestre in universit straniere. Sa perch lo fanno?"
"No".
"Per tirare un po' il fiato in un'universit che funziona.
Per calmarsi e riprendere le forze in modo da resistere alla
battaglia quotidiana che troveranno al loro ritorno. Quindi,
quando arresterete i responsabili, oltre alle accuse che gli formulerete,
la prego di dire loro che hanno commesso una grande
ingiustizia nei confronti dei docenti di oggi, quelli coerenti
e ligi al dovere".
"Non mancher. Ha la mia parola".
Saluto ed esco. Ho voglia di prendere la Seat per cercare
di riordinare alcune conclusioni che ho tratto dalla conversazione
con Raptis e Demertzs, ma quando le ripasso davanti, la
segretaria mi ferma.
"La signora Loukidou ha saputo che lei  qui e ha qualcosa
da dirle", mi avverte indicandomi una signora che le siede
di fronte.
"Certo. La ascolto".
"Qualche giorno fa, verso mezzogiorno, ho ricevuto
una telefonata. Una voce femminile mi ha chiesto se il professor
Kostpoulos era tornato all'universit e aveva ripreso
le lezioni. Le ho risposto che s, effettivamente il professor
Kostpoulos era tornato a insegnare. Le ho domandato perch
le interessasse e mi ha risposto che voleva incontrarlo per
intraprendere con lui un dottorato di ricerca e mi ha chiesto
l'argomento del corso di quest'anno. Mi  sembrato strano,
perch gli studenti che puntano al dottorato e vogliono comunicare
con un docente vengono a trovarlo nell'ora di ricevimento
e non passano dalla segreteria. Del resto, molti studenti
gi conoscono il professore perch hanno frequentato i suoi
corsi di laurea e post-laurea".
"Ricorda per caso a quando risale la telefonata?"
Ci pensa su un po'. "Dev'essere stato tre giorni fa. Lo ricordo
perch c'era una riunione del senato accademico e noi
preparavamo i documenti come ci aveva richiesto il preside".
"Com'era questa voce? Giovanile? Oppure era la voce di
una donna di una certa et?"
"Direi che era giovanile, anche se non potrei giurarci".
"Mi pu dare il numero del telefono da cui ha risposto?"
Me lo d e me lo segno. "Grazie per aver pensato di informarmi",
le dico. " stata un'ottima idea".
Entro nella Seat e comincio a mettere in ordine i miei pensieri.
Demertzs ha rafforzato, inconsapevolmente, l'opinione
che sta prendendo il sopravvento in questi ultimi giorni. I responsabili
fanno riferimento ai docenti del passato non per indifferenza
ma perch non conoscono i professori impegnati di
oggi. Uccidono quelli che hanno fatto il salto nella politica, ma
non sanno come stanno veramente le cose oggi all'universit.
Questo fatto rafforza l'idea di indagare nel passato.
La seconda notizia, assai preziosa,  la telefonata di cui
mi ha parlato la signora della segreteria. Innanzitutto, perch
la voce al telefono era una voce di donna. E questo concorda
con le due donne che erano in macchina con Kostpoulos.
Evidentemente non ha telefonato per sapere se Kostpoulos
era tornato all'universit: questo lo sapevano gi. Quanto al
dottorato era un pretesto. Quel che volevano sapere erano gli
orari delle lezioni di Kostpoulos, in modo da poterlo pedinare
per trovare il momento giusto per passare all'azione.
Devo per frenare il corso dei miei pensieri perch mi imbatto
in un ostacolo. Il testimone oculare ha detto che le due
donne nell'auto di Kostpoulos non erano ragazze. Invece,
l'impiegata della segreteria ha detto che la voce al telefono le
era sembrata giovanile. Le due cose sono in contraddizione.
Ed ecco che mi ritorna in mente la ragazzina con il casco
che, a bordo di un motorino, aveva portato la torta a casa di
Rapsanis. Non  escluso che la ragazza che ha portato la torta
e quella che ha telefonato in segreteria siano la stessa persona.
Appena rientro in ufficio chiamo Dervsoglou. "Tutto 
iniziato negli anni ottanta.  da l che dovete cominciare a cercare.
Prima tra il personale docente. Con gli studenti sar difficile
trovare qualcosa di interessante. Una volta che avrai finito
con i professori, passa al personale amministrativo".
Dervsoglou esce e proprio in quel momento mi telefona
Stavrpoulos per confermarmi che la morte  stata provocata
dall'acido cianidrico. Gli hanno fatto un'iniezione sulla schiena
e il veleno  arrivato direttamente al cuore.
Chiamo il vicecomandante per aggiornarlo. "L'acido cianidrico
rimanda al primo omicidio, ha ragione", osserva.
Lo ringrazio e gli racconto anche della telefonata della
sconosciuta in segreteria.
"Quindi la presenza delle due donne viene in qualche
modo confermata", commenta e continua: "Il comandante ha
informato il ministro che per, a quanto mi ha riferito, non
gli  sembrato particolarmente inquieto. Dal momento che il
morto non  un ministro in carica ma un professore di universit,
ritiene che l'omicidio non debba avere nulla a che fare con
i precedenti".
"Pu anche pensarlo, ma gli indizi si moltiplicano".
"Lo so", mi risponde e riattacchiamo.
Do il numero del telefono della segreteria a Dimitriou per
controllare le chiamate, ma non mi aspetto di trovare chiss
quale rivelazione. Sono sicuro che la sconosciuta ha chiamato
da una cabina pubblica.
L'unica cosa che possiamo fare  attendere la rivendicazione.
E allora, voglio proprio vedere quanto il ministro sar
capace di mantenere il sangue freddo.
...
29.

La rivendicazione  apparsa la stessa sera sul telegiornale
principale.

Il professore ed ex ministro dell'Economia Stlios Kostpoulos 
morto. Non puniamo solo coloro che hanno abbandonato l'universit
per diventare ministri, ma anche coloro che ritengono l'universit
una propriet dove possono tornare quando gli fa comodo, una volta
finite le ferie su qualche poltrona ministeriale. Questo  il caso di
Stlios Kostpoulos. L'universit non  una residenza acquisita ma
neanche un albergo da cui uno pu entrare e uscire quando gli pare
e piace.
La sua morte  dedicata alla memoria del professor Xenophn
Zolotas. Xenophn Zolotas ha servito la scienza e la cultura prima
come professore all'Universit aristotelica di Salonicco e quindi
all'Universit statale "Ioannis Capodistria", ma anche con la sua
ricca produzione saggistica che lo ha riconosciuto come studioso di
livello internazionale. Xenophn Zolotas non ha abbandonato l'universit.
Fu allontanato dall'insegnamento nel 1968 dalla dittatura
e va a suo onore il fatto che non sia tornato. Non ha considerato
quindi l'universit n come residenza definitiva, n come albergo.
Eterna sia la sua memoria!

Mentre leggevo la rivendicazione mi immaginavo anche l'espressione
del ministro e il fuoco che deve aver sentito alle
chiappe. Ma anch'io avevo i miei malumori. Avrei preferito
che le previsioni fossero state smentite ed avessimo a che fare
con un omicidio, come dire, pi tranquillo.
Subito dopo la trasmissione della rivendicazione mi ha telefonato
il vicecomandante. "I suoi timori hanno trovato conferma",
mi ha detto, come se mi avesse letto nel pensiero.
"S, ma non ne sono n orgoglioso n contento", ho
ribattuto.
"Non lo  nessuno, e per primo non lo  il ministro. Si 
svegliato tutt'a un tratto e ci ha convocati per una riunione
domattina alle dieci".
"Tasia, a quest'ora sar davanti al televisore a godersi la
nuova storia criminale", ha commentato Adriana, che sedeva
accanto a me.
Non le ho risposto perch l'ultima cosa che mi preoccupa
in quel momento era lo stato d'animo di Tasia e delle altre due
Grazie.
Ma Adriana aveva voglia di confessarsi e quindi ha continuato:
"Rispetto il tuo lavoro, ma te lo devo proprio dire: i cadaveri
mi fanno schifo e non voglio aver nessun contatto con
loro".
"D'accordo, lo capisco, ma perch tanto ribrezzo?"
"Verso i cadaveri tu nutri un interesse professionale perch
devi trovare l'assassino. A me, per, mettono di pessimo
umore, perch mi fanno pensare ai funerali".

Sono le nove del mattino e mi dirigo verso viale Mesoghion.
Impreco perch a quest'ora il traffico  al suo culmine e sulla
Michalakopoulou le auto sono tutte ferme in attesa di non si sa
cosa, mentre gli unici che possono muoversi zigzagando sono i
motorini, che mi fanno venire i nervi.
La telefonata di Dimitriou mi coglie sull'orlo di una crisi
di nervi. Non vorrei proprio arrivare in ritardo alla riunione e
beccarmi anche la lavata di capo del ministro, tanto per non
farmi mancare nulla.
"La presenza delle donne all'interno dell'auto sembra
confermata", mi dice.
"Che cosa avete trovato?"
"Un capello femminile sullo schienale del passeggero.
L'abbiamo subito mandato al laboratorio per farlo esaminare,
ma non ho ancora i risultati. La chiamer non appena sapr
qualcosa di pi".
Ecco un elemento che conferma la presenza delle donne
nella Toyota di Kostpoulos. E conferma la deposizione del
testimone oculare sul luogo del delitto. Ma anche la telefonata
alla segreteria dell'universit. L'esame di laboratorio ci potr
dire l'et della donna.
Arrivo con cinque minuti di ritardo. Mi spediscono di volata
in sala riunioni e trovo il trio che mi aspetta. Mi scuso per
il ritardo, causa traffico, e il ministro mi dice: "Attendiamo
tutti con ansia sue nuove, signor commissario".
Segue rapporto dettagliato in cui non tralascio n nascondo
nulla. "Due sono gli elementi importanti", concludo. "Il
primo  la conferma del metodo con cui vengono compiuti
gli omicidi. Parathion nel caso di Rapsanis, acido cianidrico
nel caso di Kostpoulos. L'altro  la presenza di due donne
nell'auto di Kostpoulos".
"Che probabilit c', secondo lei, che gli assassini siano
donne?" mi chiede il vicecomandante.
"L'uso del veleno, in effetti, fa pensare alle donne. Per
l'omicidio di Archontidis sembra opera di un uomo. Inoltre,
la presenza di due donne nell'auto non porta automaticamente
alla conclusione che siano state loro a ucciderlo. Non  escluso
che fossero due sue conoscenti e che Kostpoulos sia stato
ucciso dopo che le donne se ne sono andate. L'assassino
poteva essere in agguato ed essere entrato nell'auto in sguito.
La macchina era parcheggiata ed  pressoch certo che
Kostpoulos non avesse inserito la chiusura di sicurezza delle
porte. Come abbiamo saputo da sua moglie non aveva ricevuto
minacce, e quindi non aveva nulla da temere. E poi c' un
altro elemento che aumenta i sospetti sulle due donne".
"Quale?" mi chiede il ministro.
"La telefonata alla segreteria di facolt. Sicuramente la
sconosciuta che ha chiamato non era interessata a frequentare
un dottorato. Voleva conoscere gli orari di Kostpoulos
per poterlo tenere d'occhio. E c' anche qualcos'altro. Se le
due donne non hanno a che fare con l'omicidio, allora esiste
la possibilit che si presentino spontaneamente per deporre".
"Signor commissario, sono passato da molti reparti di
polizia, prima di arrivare alla posizione in cui mi trovo. Non
sono mai passato, per, dalla Squadra Omicidi e neanche dalla
Sezione Crimini contro la vita, come la chiamiamo ora, e
ringrazio l'Altissimo di avermi risparmiato", mi dice il
comandante.
Scoppiamo tutti a ridere, eccetto il ministro che, in ogni
caso,  da compiangere.
Mentre stiamo ancora ridendo mi squilla il cellulare.
"Signor commissario, il capello appartiene a una donna di circa
sessant'anni", mi dice Dimitriou. "Altri particolari in
sguito".
Trasferisco immediatamente la notizia agli altri. " gi
qualcosa. Un passo l'abbiamo fatto", commenta il ministro.
Chi sta affogando si afferra dai capelli, direbbe Adriana se
lo sentisse.
Contrariamente al ministro a me viene in mente un'altra
idea. Non la comunico, per, per pensarci meglio per conto
mio.
La riunione con il ministro si conclude con il morale che,
in qualche modo, si  sollevato. Il comandante resta in ufficio
a parlare di altri argomenti, mentre il vicecomandante e io ce
ne andiamo.
"Ghikas aveva ragione", mi dice il vice quando restiamo
soli nel corridoio.
"In che cosa aveva ragione?" gli chiedo.
"Prima di andarsene mi aveva detto che lei pensa in modo
chiaro e ha metodo nelle sue indagini. E non aveva torto".
Ti manca un passettino per chiamarmi anche tu formica,
dico tra me, ma poi  evidente che devo interpretare le sue parole
come un complimento. D'altro canto, ho la sensazione di
aver dato una spintarella alla porta per aprire ancora un po' lo
spiraglio.
Sulla Seat torno all'idea che mi  venuta prima. Se la donna
in macchina aveva circa sessant'anni, allora non parliamo
di professoresse emerite, ma di professoresse in attivit. Lo
stesso vale per il personale amministrativo. Sefroglou si  sbagliato
e io sto impegnando Dervsoglou in una ricerca inutile.
Ciononostante, non perdiamo nulla a continuare: potremmo
imbatterci in qualcosa che sarebbe comunque valsa la pena di
chiarire.
Sulla mia scrivania trovo l'elenco delle chiamate effettuate
e ricevute dai cellulari di Rapsanis e Archontidis. A quel che
vedo, quasi tutte le telefonate riguardavano collaboratori al
ministero o qualche collega. Non  emerso nessun elemento
sospetto da approfondire.
Chiamo i miei assistenti in riunione per decidere tutti insieme
che cosa fare per andare avanti. Ma non facciamo in
tempo a sederci che in corridoio sento gi il baccano dell'orda
giornalistica in arrivo.
"Vai a dire loro che per il momento non c' niente di nuovo
e che ci vediamo domani per un aggiornamento", dico a
Koula.
Il baccano si trasforma in protesta, ma dopo un po' i manifestanti
si arrendono e noi troviamo pace.
"Date per certo che le due donne siano le assassine?"
chiede Askalidis come esordio della discussione.
"Ci sono indizi secondo cui potrebbero esserlo, ma si tratta
solo di indizi. La cosa pi importante, in questo momento,
sarebbe di individuarle per interrogarle".
" come cercare un ago in un pagliaio, signor commissario",
mi dice Dermitzakis. "Una donna telefona in segreteria
e chiede gli orari di Kostpoulos. Come dice anche lei,
avr telefonato sicuramente da una cabina. Due donne erano
in compagnia di Kostpoulos nella sua macchina, un passante
le ha viste per caso, vattelappesca chi sono. Nei primi due
omicidi abbiamo un motorino. La prima volta alla guida c'era
una ragazza; la seconda un uomo, entrambi con il casco integrale.
Non abbiamo la targa, non conosciamo il modello, ma
neanche la marca. Come possiamo uscirne? Vuole sapere la
mia opinione?"
"Secondo te perch ti ho convocato, Dermitzakis? Per
dirmi le tabelline a memoria? Voglio la tua opinione!"
"I responsabili non si trovano all'interno dell'universit.
Se fossero stati colleghi delle vittime, avremmo trovato qualche
elemento, almeno un indizio. Invece niente. Di conseguenza,
dobbiamo cambiare tattica".
"E dove dovremmo andare a cercare? Nei ministeri, visto
che tutti sono stati ministri?" chiede Koula di rimando.
"No. Nel terrorismo", le risponde e poi si gira verso di
me. "Abbiamo a che fare con dei terroristi, signor commissario.
Ammazzano per gettare il terrore nel sistema. Il sistema
 la politica, ma anche l'universit che lo alimenta con i suoi
elementi migliori. Passi il caso a Karambetsos. Non  affar
nostro".
"Ma guarda che abbiamo gi preso in considerazione
l'ipotesi terrorismo e poi l'abbiamo scartata", gli ricorda
Askalidis.
"Perch l'abbiamo considerata da un punto di vista troppo
ristretto. Oggi dai teppisti che spaccano le vetrine e bruciano
i cassonetti all'isis e ai vari movimenti islamisti che
ammazzano la gente in giro per l'Europa, tutti sono terroristi.
Il terrorismo  di moda come i tatuaggi che tutti si stampano
sul corpo, maschi e femmine".
Si ferma e mi guarda. "Ci siamo limitati a considerare il
terrorismo vecchio stampo, quello che conosciamo in Grecia,
commissario. Ma il terrorismo  cambiato. Non  pi solo kalashnikov
e bombe, prende le mosse dalla voglia di metter paura
al tuo vicino di casa. Come hanno ammazzato Archontidis?
Con una coltellata. Si guardi intorno e vedr quanti islamisti
saltano addosso alla gente armati di coltello".
Dermitzakis ha finito e ora ci guarda. Segue una pausa di
silenzio perch ci ha fatto riflettere.
"Quel che dici ha senso e dobbiamo pensarci seriamente",
gli dico. "La mia proposta  di escludere le varie possibilit
una per una, a cominciare da quella che gli assassinii siano
stati concepiti nell'mbito universitario e poi spostarci sul terrorismo.
Cos saremo coperti e nessuno avr da ridire, n il comandante,
n il ministro".
"Se dovesse venir fuori che gli omicidi sono atti terroristici
il ministro sar tutto contento", commenta Koula. "Gli offriremmo
la soluzione su un piatto d'argento".
Li trattengo ancora un po' per buttar gi un piano d'azione.
Spedisco Koula dalla moglie di Kostpoulos per chiederle
se ha qualche idea su chi potrebbero essere le due
donne. Chiedo a Dermitzakis e Askalidis di ritornare in via
Dimosthenous per un ulteriore sopralluogo. In particolare, gli
chiedo di parlare con chi lavora nelle prime ore del mattino,
con i dipendenti dell'Ente delle assicurazioni sociali che  l di
fianco e con l'edicolante.
"Non  che pensi di chiedere il trasferimento all'Antiterrorismo?"
chiedo a Dermitzakis, mentre si prepara ad uscire.
"A sentirti direi che sei proprio fatto per quel settore".
Ci pensa su un attimo. "Ma no, lasci perdere", conclude.
"Ormai mi trovo bene con lei e non ho voglia di passare un altro
periodo di adeguamento".
Non appena se ne vanno tutti, chiamo il vicepreside
Demertzs. Prima lo informo sulla telefonata anonima e sulle
due donne che erano nella macchina di Kostpoulos.
"Vorrei chiederle un favore", aggiungo prima di
riattaccare.
"Dica".
"Vorrei che mi organizzasse un incontro con il personale
amministrativo dell'universit. Vorrei chiarire se ci sono stati
altri tentativi di entrare in comunicazione con la segreteria a
cui il personale non ha dato peso, com'era naturale, del resto".
Ci pensa su un po'. "Mi dia un po' di tempo per vedere
come e quando convocare il personale".
Non sar l'unico incontro, dico tra me. Ne dovr organizzare
di simili anche con il personale amministrativo dei ministeri
in cui operavano Rapsanis e Archontidis. Ma questo sar
pi difficile perch richiede il consenso del ministro.
...
30.

La telefonata di Demertzs tarda e io sto sui carboni ardenti.
Per fortuna, nel frattempo tornano i miei collaboratori e
mi portano qualcosa, anche se  talmente poco che non basta
neanche per uno spuntino.
La prima a tornare  Koula, a mani vuote. Mona
Kostpoulou non sa niente della vita lavorativa del marito n
all'universit, n al ministero. Quindi era all'oscuro delle sue
conoscenze e dei suoi contatti.
"Ti ha dato l'impressione che non volesse parlare o che
nascondesse qualcosa?" le chiedo.
"No. La sua spiegazione  convincente. Lei  un'avvocatessa,
ha uno studio legale e lavora tutto il giorno. La mattina
 in udienza in tribunale ed il pomeriggio riceve i clienti fino a
tardi. Con il marito si vedevano di sera e parlavano per lo pi
dei figli, che sono stati tirati su dai nonni. Quasi mai parlavano
di questioni di lavoro".
La vita di Mona Kostpoulou non  molto diversa da
quella di Caterina, quindi capisco che a Koula ha detto la verit,
cos come so che il piccolo Lambros lo tirer su Adriana,
dato che i genitori di Fanis abitano a Volos.
In conclusione, quindi, anche se le due donne che si sono
viste con Kostpoulos non fossero state l per caso ma fossero
conoscenze di lavoro o d'altro, la moglie non le conoscerebbe.
Per secondi arrivano Dermitzakis e Askalidis. Mi descrivono
una mandria di persone di ogni razza, sesso ed et
che entrano ed escono di continuo dagli uffici dell'Ente delle
Assicurazioni sociali.
"A chi potevamo chiedere, signor commissario?" mi chiede
Dermitzakis. "Se fossimo andati a parlare con i dipendenti
ci avrebbero guardati come marziani. C' una marea di gente.
Come avrebbero fatto a distinguere due donne che, per di pi,
non differivano in un nulla dalle altre?"
"La stessa cosa ci ha detto l'edicolante", soggiunge
Askalidis. "Quando lo abbiamo interrogato  restato a bocca
aperta. Ma che domande sono queste? Di qua passano
migliaia di persone tutti i giorni. Perch avrei dovuto notare
due donne in tutto e per tutto uguali alle altre? ci ha risposto.
Allora gli abbiamo chiesto se qualcuno lo aveva contattato per
chiedergli in quale condominio abitasse Kostpoulos, ma anche
in quel caso, dopo averci pensato, ci ha detto di non ricordare
nulla del genere".
Giusto: perch dovrebbe ricordarsene? Le due sconosciute
sapevano perfettamente dove abitava Kostpoulos. Non
avevano ragione di chiederlo all'edicolante. Il guaio  che non
abbiamo una fotografia, neanche di una di loro, per mostrarla
in giro, sperando che qualcuno la riconosca.
Demertzs mi richiama intorno a mezzogiorno. Mi chiede
scusa e si giustifica spiegandomi che non  facile coordinare il
personale amministrativo.
"Alla fine, ho organizzato un incontro per le tre e mezzo
di oggi pomeriggio", mi comunica. "Vi incontrerete in aula
magna, cos li potr vedere tutti".
"Le chiedo di essere l con me", gli dico. "La sua presenza
semplificher l'incontro, dato che lei li conosce".
"Ci sar, non si preoccupi", mi risponde. "In fondo, sar
la prima volta in cui mi trover a partecipare a un interrogatorio
e la cosa mi interessa".
Guardo l'orologio. Sono solo le dodici e mezzo. Penso a
cosa potrei fare nel frattempo, e mi viene in mente che abbiamo
limitato la ricerca delle due sconosciute a Kostpoulos,
dato che erano in macchina con lui. Non abbiamo indagato,
per, se quelle stesse donne erano entrate in contatto con
Rapsanis.
Nel caso di Archontidis la ricerca potrebbe essere pi
complicata, perch era una persona molto chiusa per cui, se
avesse incontrato le due sconosciute, lo avrebbe fatto fuori
dall'universit.
Penso con chi potrei confrontarmi alla facolt di Legge e
mi viene in mente Kardasis. Gli telefono immediatamente e,
per mia buona fortuna, mi dice che  libero e posso passare
subito da lui. Lo prego di informare anche Fenekidis in modo
che sia anche lui presente al nostro incontro, se gli  possibile.
Esco subito, anche per non perdere tempo dato che alle
tre e mezzo devo essere alla facolt di Economia. Evito viale
Alexandras e imbocco viale Vasissis Sofias per immettermi
nella Solnos e arrivare presto a Legge. Fino alla Solnos il
traffico  sotto controllo, ma dopo mi impantano in un ingorgo
e prendo me stesso a male parole per non aver preferito la
Panepistimiou. Lascio la Seat in un parcheggio sulla Asklipiou
ed entro all'universit.
Kardasis mi aspetta nel suo studio insieme a Fenekidis.
"Spero sia importante, perch ho rimandato la lezione per essere
con lei",  il saluto di quest'ultimo.
Parto con un'informativa generale sull'assassinio di
Kostpoulos e sulle due donne che erano in macchina con lui
prima che fosse ucciso.
"Non  certo che le due sconosciute siano le responsabili
della morte di Kostpoulos, ma ci sono molte probabilit che
lo siano", spiego. "Innanzitutto, perch le due vittime sono
state avvelenate e, statisticamente, il veleno  l'arma preferita
dalle donne. Ma anche se i responsabili fossero altri, sarebbe
comunque della massima importanza individuare le due donne
ed interrogarle. Sono le ultime ad aver visto vivo Kostpoulos e
potrebbero aver notato qualcosa di utile per le indagini. L'altra
cosa che ci serve  chiarire se le due sconosciute erano entrate
in contatto anche con Clearco Rapsanis. Il ministro le aveva mai
parlato di donne oltre a quelle nell'mbito universitario?"
I due uomini si guardano. "Clearco ti aveva mai parlato
di qualche donna che lo aveva avvicinato?" chiede Kardasis a
Fenekidis. "A me non ha mai detto nulla, ma tu eri in rapporti
pi stretti con lui".
Fenekidis ci pensa. "No, non ricordo che mi abbia mai
parlato di donne", risponde.
"Vi riferir un altro elemento che potrebbe aiutarvi",
riprendo e gli racconto della telefonata della sconosciuta alla segreteria
di Economia, per il dottorato che voleva frequentare
con Kostpoulos.
Kardasis e Fenekidis si mettono a ridere contemporaneamente:
"Ha capito perfettamente, commissario: la telefonata
non c'entrava niente con il dottorato".
"Spiegatemi meglio come funziona la procedura, per
favore".
"La maggior parte degli studenti che frequentano il dottorato
vengono dall'universit, dove hanno conseguito la laurea,
commissario", mi spiega Fenekidis. "Quelli che hanno finito
gli studi di primo e secondo livello ma vogliono fare una tesi
con un professore scelto da loro hanno due possibilit: o venir
qui e aspettare di parlare con un professore, incontrarlo nel
suo studio durante le ore di ricevimento e parlargli. Oppure,
nel caso estremo in cui non riescano proprio a trovarlo,
possono chiamare la segreteria e chiedere di fissare un appuntamento.
In entrambi i casi arriveranno all'appuntamento all'ora
convenuta. Non  possibile che la ragazza non conoscesse la
procedura".
E cos abbiamo la conferma definitiva che la sconosciuta
non voleva fare un dottorato ma informarsi sugli orari di
Kostpoulos.
"Rapsanis aveva ottimi rapporti con la segreteria", continua
Fenekidis. "Capitava spesso che uscisse con qualche impiegato
od impiegata, a bere un caff o a mangiare. Erano anche
queste relazioni che gli permettevano di sapere per primo, e
prima di tutti noialtri, le informazioni che lo interessavano".
"Di conseguenza, se le due signore fossero state individuate
nell'auto di Rapsanis le diremmo dove cercarle", aggiunge
Kardasis. "Ma anche se ammettiamo che Kostpoulos
avesse ottime relazioni con la segreteria di Economia, e che le
due signore siano impiegate della segreteria,  molto improbabile
che conoscessero anche Rapsanis, che apparteneva alla
facolt di Legge".
L'unica certezza che ho ottenuto durante questo colloquio
 che la sconosciuta che ha telefonato non aveva nulla a che
fare n con il dottorato n probabilmente con l'universit.
Ho tempo prima di andare alla facolt di Economia.
Prendo la Seat dal parcheggio e mi dirigo verso la Patision.
Arrivo prima dell'ora convenuta, e chiedo dove si trova l'ufficio
del vicepreside.
Demertzs  nel suo ufficio. "Aspettiamo un attimo finch
non arrivano tutti", mi propone.
Dopo un quarto d'ora andiamo in aula magna, che  ad
anfiteatro. Gli impiegati della segreteria si sono seduti nei banchi
degli studenti e chiacchierano. Ma ecco che, nello stesso
momento in cui facciamo il nostro ingresso le conversazioni
si interrompono. Demertzs mi fa salire in cattedra. Si siede al
mio fianco e prende il microfono per presentarmi.
"Il commissario Charitos vorrebbe farvi alcune domande
che riguardano la tragica scomparsa del professor Stlios
Kostpoulos. Tutti vogliamo che i responsabili di questo terribile
crimine vengano arrestati, come anche chi ha ucciso gli
altri due professori. Chiediamo, quindi, sia il signor commissario,
sia io, la vostra collaborazione".
Mi consegna il microfono. Mi  capitato di tutto in tanti
anni di servizio, ma un interrogatorio con il microfono  la
prima volta che mi cpita. Apro la bocca per parlare, ma con
la prima parola che pronuncio gli altoparlanti si mettono a fischiare.
Demertzs mi guida la mano, per tenere il microfono
a distanza. Ricomincio, cercando da un lato di controllare la
tensione con il microfono e, dall'altro, di non dimenticarmi le
domande che ho intenzione di fare.
"Ieri quando ho visitato il signor preside una vostra collega
mi ha informato che una donna sconosciuta ha chiamato
per sapere gli orari del professor Kostpoulos. Vorrei sapere se
anche qualcun altro tra voi ha ricevuto telefonate analoghe".
I dipendenti si guardano tra di loro e alcuni fanno spallucce.
Un quarantenne, invece, si alza dalla sedia.
"Mi ricordo che qualche settimana fa ha telefonato
una persona che voleva conoscere l'indirizzo del professor
Kostpoulos. Quando gli ho chiesto perch lo desiderasse, mi
ha risposto che voleva inviargli alcuni libri. Gli ho dato l'indirizzo
ma ho aggiunto che poteva spedire i libri in universit".
"Che voce aveva questa persona? Maschile o femminile?"
"Maschile".
Soluzione semplice: la ragazza ha telefonato per il dottorato
e il ragazzo per l'indirizzo. L'edicolante aveva ragione.
Non c'era ragione di chiedere a lui dove abitava Kostpoulos.
L'indirizzo lo sapevano gi.
"E hanno spedito i libri in universit?"
"Non  facile risponderle", interviene un sessantenne.
"Ogni giorno arrivano tanti di quei libri per i professori che 
impossibile sapere se tra tutti c'erano anche quelli del tale che
ha telefonato".
"Dato che ne parliamo, mi  venuto in mente che anch'io
ho ricevuto una telefonata un po' strana", dice una ragazza alzandosi
in piedi. "Un giorno un tale mi ha chiamato per dirmi
che la Mitsubishi del professor Kostpoulos era parcheggiata
male ed impediva il passaggio. Quando gli ho detto che il professor
Kostpoulos non aveva una Mitsubishi, il tale insisteva.
Al che io gli ho spiegato: Le dico che il professor Kostpoulos
non ha una Mitsubishi, ma una Toyota Corolla. A quel punto
il tale ha riattaccato con tante scuse".
"La voce era maschile?"
"S".
"A quando risale la telefonata? Lo ricorda?"
La ragazza ci pensa su. "Non ricordo esattamente. Direi
qualche settimana fa".
Chiedo se c' qualcuno che vuole aggiungere qualcosa.
Silenzio. Li ringrazio e l'interrogatorio via microfono ha termine.
Esprimo la mia gratitudine a Demertzs e sono pronto per
andarmene, ma il professore mi prega di seguirlo nel suo ufficio.
"Dato che ero presente alla conversazione, sarei curioso
di sapere quali sono i risultati che ha ottenuto", mi dice mentre
ci sediamo. "Se  possibile, naturalmente", soggiunge.
" semplice", gli rispondo. "Nel caso di Rapsanis, tutti
sapevano che era bulimico, e gli hanno spedito la torta. Nel
caso di Archontidis sapevano che faceva jogging tutte le mattine,
e gli hanno teso un agguato. Nel caso di Kostpoulos,
invece, non sapevano niente e si sono informati attraverso le
telefonate. Resta ancora da capire se conoscevano gi gli indirizzi
di Rapsanis e Archontidis oppure se li hanno appresi in
modo analogo. In ogni caso la conversazione  stata davvero
utilissima, e la ringrazio".
Salgo sulla Seat e torno in Centrale. Chiamo immediatamente
i miei e li aggiorno sulla conversazione con i dipendenti
della segreteria della facolt di Economia.
"Che cosa ne possiamo concludere, secondo voi?" chiedo
loro.
"Che non hanno esperienza e hanno paura", commenta
Dermitzakis. "Hanno un motorino e avrebbero potuto pedinarli.
Ma non l'hanno fatto per timore di farsi vedere. Per questo
hanno preferito telefonare:  pi sicuro".
"Hai ragione", gli dico e mi rivolgo ad Askalidis.
"Domattina vai alla segreteria di Legge e poi a quella di Filosofia e
chiedi se ci sono state telefonate del genere".
Li lascio andare e chiamo il vicecomandante per aggiornarlo.
"Ora almeno sappiamo come hanno agito gli assassini di
Kostpoulos", commenta.
"Domani sapremo se hanno seguito lo stesso metodo anche
con Rapsanis e con Archontidis. Se non hanno telefonato,
vuol dire che gi ne conoscevano l'indirizzo".
Il vicecomandante si dichiara d'accordo e riattacca. Da
parte mia non ho altro da fare, oggi, per cui vado direttamente
a casa.
...
31.

Adriana sta seduta, vestita di tutto punto, davanti alla
televisione.
"Sei andata in visita?" le chiedo.
"No. Siamo fuori a cena".
"E chi ci ha invitati? Ancora Lambros?"
"No, e neanche i ragazzi. Ci ha invitati Tasia. Ha detto che
voleva invitarci a cena, ma dato che non si fida della sua cucina,
ha prenotato in un ristorante".
Tutti questi inviti a cena cominciano a seccarmi. Arrivo
gi mezzo morto con tutto lo stress accumulato nella giornata,
anche perch non riesco a trovare una conclusione al caso di
cui mi sto occupando. Il pensiero di lasciare la pace della casa
per andare in qualche ristorante mi si presenta come una specie
di calvario.
"Non potresti andare da sola", suggerisco ad Adriana.
"Potresti dire a Tasia che sono in riunione con il ministro e
non so quando finir".
"Mi risponder di farti venire quando avrai finito che ti
aspettiamo", mi risponde. "E sar anche peggio perch, pi
tardi arrivi e pi in l si trasciner la cena".
"Dove andiamo?" chiedo, dato che non vedo possibilit
di fuga.
Si mette a ridere. "Dai, stai tranquillo. Andiamo da
Karavitis, a Pangrati.  vicinissimo".
So dov' la taverna di Karavitis e tiro un sospiro di sollievo.
 davvero vicina. Almeno non dovr attraversare la citt e
spremere le mie ultime forze.
E quindi riparto con la Seat, ma  il mio quartiere e conosco
strade e viuzze. Quindi arriviamo molto rapidamente.
"Hai visto? Quante storie, non era poi cos difficile!"
commenta Adriana. "Hai la cartina in testa. E pensare che non
sei stato neanche un giorno nella polizia stradale".
Ecco, questi sono i complimenti di Adriana che si esprimono
ora con una lamentela e ora con un rimprovero.
Siamo arrivati per primi. Adriana chiede al cameriere se
c' una prenotazione a nome di Tasia, e questi ci indica un
tavolo per cinque dove ci sediamo. Adriana comincia a raccontarmi
delle sue telefonate con Caterina. La sente tutti i
giorni perch vuole sapere come si evolve la gravidanza e se
ha qualche problema. Penso a cosa non mi dir Caterina quando
ci troveremo perch sono sicuro che, con questo sistema,
Adriana la ridurr con i nervi a pezzi.
Per prima si presenta Tasia e cinque minuti dopo arriva
Calliope con Arghir. Completiamo la cerimonia dei saluti e
degli omaggi dopodich ci sediamo.
"Mi scuserete se non vi ho invitati a casa mia, ma la mia
abilit in cucina  molto discutibile", ci spiega Tasia.
"Ti ringraziamo per l'invito", le dice Calliope. "Quanto alla
cucina, non preoccuparti se non ti viene granch: hai altre doti".
Il cameriere viene a prendere le ordinazioni. Lasciamo che
sia Tasia a decidere il primo. Io e Adriana ordiniamo dei medaglioni
di vitello alla griglia, mentre Calliope e Tasia prendono
una bistecca di vitello e Arghir del fegato. Quando arriva il momento
di ordinare da bere, le signore ordinano il vino, mentre io
mi limito a una birra. Se bevessi del vino con la stanchezza che
mi ritrovo, temo che mi addormenterei con la faccia sul piatto.
Com' naturale, il primo argomento di conversazione  la
gravidanza di Caterina. Adriana fa un resoconto dettagliatissimo,
che  inutile perch la gravidanza di Caterina va avanti
tranquillamente e si pu condensare in una frase: tutto bene,
nessun problema. Al massimo, si pu aggiungere un "Tocca
ferro!" Ma non voglio lamentarmi, dico tra me. Passo la met
delle mie giornate a informare il vicecomandante, il comandante
ed il ministro. Non mi va poi male che ora il compito
dell'aggiornamento l'abbia preso mia moglie mentre io mi limito
al ruolo di ascoltatore.
Quel che temevo accade, per, dopo che, finite le entres
arriva il cameriere con i piatti principali.
"Ma, ascolta un po'. Adesso avete anche un terzo omicidio?"
mi chiede Tasia.
"Finch non riusciamo a individuare gli assassini, ho proprio
paura che potremmo doverne affrontare anche un quarto",
le rispondo.
"Ma che cosa gli  preso? Perch lo fanno? Sono pazzi?"
"Se hai letto le rivendicazioni, avrai capito perch lo fanno.
E, a giudicare dalle rivendicazioni, non sembrano affatto
pazzi. Forse ingiusti, ma non pazzi".
"Perch ingiusti?" mi chiede Calliope.
Cito loro l'opinione di Demertzs sui professori che restano
all'universit e lottano per tenerla in piedi.
"Il vicepreside crede che gli omicidi avrebbero dovuto essere
dedicati a quelli che oggi combattono per non far crollare
l'universit e non alla vecchia guardia".
"Effettivamente, non ha tutti i torti", commenta Tasia.
"Dai, questi sono dettagli", interviene Arghir. "Il punto
 se ci sono elementi, o anche solo indizi che possano guidare
verso i responsabili".
Racconto delle telefonate alla segreteria dell'universit e
delle due donne nell'auto di Kostpoulos.
"Donne?" chiede Calliope, sorpresa. "Credete davvero
che possano avere a che fare con l'omicidio?"
"Non necessariamente. Potevano anche essere soltanto
delle sue conoscenti che sono scese dall'auto poco prima
dell'omicidio".
"Peccato che quel tale non abbia scattato una foto col telefonino",
dice Tasia. "Magari potevate identificarle".
"Non cpita spesso che un passante si metta a fotografare
con il cellulare i passeggeri di un'automobile", spiego. "A
meno che non si tratti di uno di quei ragazzini che vanno in
giro con il cellulare in mano come fosse un ombrello".
A questo punto interviene Adriana. "I miei medaglioni di
vitello sono davvero ottimi. Morbidi e succulenti. I vostri?"
Capisco che cerca di mettere fine alla conversazione sugli
omicidi perch proprio l'argomento la interessa zero.
"Anche la mia bistecca  eccellente", conferma Calliope.
Solo Arghir lamenta che il fegato  un po' troppo
abbrustolito.
Grazie ad Adriana, la chiacchiera si allontana dagli omicidi
e dall'indagine poliziesca per concentrarsi sul figlio di Tasia
e sul trasloco di Caterina.
"Anche mio figlio sta per traslocare e dovr andare ad
aiutarlo", dice Tasia.
"Be', non lamentarti: ti fai un viaggetto in Inghilterra", la
stuzzica Calliope.
"S, ma non per turismo: per aprire e chiudere scatole piene
di libri".
"Non sarebbe meglio, in fin dei conti, darci un taglio con
i nostri incontri, almeno finch non  finita questa storia degli
omicidi?" mi chiede Adriana mentre rientriamo a casa in
macchina.
"Perch? Sei sempre cos contenta quando usciamo con le
tue amiche".
"S, lo sono, ma non sopporto il fatto di avere davanti a
me un bel piatto succulento e farmelo rovinare dalla necrofilia
delle mie amiche. Sai che cosa diceva la mia povera mamma?
Se hai le pulci in casa, ti arrivano anche quelle dei vicini".
"E cosa vorresti dire con questo?"
"Che le pulci che ho in casa sei tu con le tue indagini. E
quelle che mi arrivano dal vicinato sono le mie amiche che ti
vengono a stuzzicare per soddisfare le loro curiosit".
Scoppio a ridere, ma lei mi guarda male. "Va bene, la
prossima volta di' che ho il turno di notte e che vuoi aspettarmi
per tenermi la cena in caldo", le dico seriamente. "Te l'ho
proposto anche oggi, ma tu hai rifiutato".
"Hai ragione. Ho fatto una scemenza", confessa una delle
rare volte in cui ammette che ho ragione.
...
32.

Sono, come sempre, puntuali all'appuntamento. Mi affaccio la
mattina al corridoio e li trovo gi ai blocchi di partenza.
"Ieri ci ha snobbati, signor commissario", mi dice la bassina
con le calze rosa.
"Non vi ho snobbati. Semplicemente, dovevamo chiarire
alcune questioni per procedere all'interrogatorio dei testimoni.
Ora sono in grado di fornirvi un aggiornamento pi completo.
E comincio comunicandovi in via ufficiale che la morte di
Stlios Kostpoulos si deve a un'iniezione di acido cianidrico".
"Gli hanno fatto un'iniezione dentro la sua auto?"
Faccio un passo avanti e riferisco della deposizione
del testimone oculare che ha visto le due donne nell'auto di
Kostpoulos e della telefonata della sconosciuta per il dottorato.
Tralascio le altre telefonate e gli elementi emersi dall'interrogatorio
collettivo al personale amministrativo della facolt di
Economia.
"Pensa che le responsabili siano le due donne che si trovavano
nell'automobile?" mi chiede il giovanotto con la T-shirt
di cotone.
"Non lo possiamo escludere, ma non ne siamo certi", gli
rispondo e gli spiego il perch.
"In altre parole, state proprio messi male, signor commissario",
commenta quella secca, e stavolta lo dice perch lo
pensa seriamente.
"Sono d'accordo con lei.  un caso molto difficile", le rispondo
non meno seriamente.
I giornalisti cominciano a sfollare ma quella secca resta inchiodata
alla sua postazione.
"Posso disturbarla due minuti, signor commissario?" mi
chiede quando rimane da sola.
Andiamo bene, dico tra me. Ho trovato la sostituta di
Sotirpoulos. La giornalista che il mio povero amico aveva
maggiormente in antipatia prende il suo posto e vuole un trattamento
di favore, proprio come lui.
Apro la porta dell'ufficio e la lascio passare. Aspetta educatamente
in piedi che io la inviti a sedersi, e mi accomodo davanti
a lei. Non dico niente, in attesa che sia lei a cominciare a
parlare.
"Vorrei innanzitutto scusarmi per il mio comportamento,
signor commissario. So di essere sgarbata molte volte. Ma non
ce l'ho con lei, e non ho niente contro di lei.  tutta colpa del
lavoro".
"Mi scusi se glielo chiedo, anche se non dovrebbe riguardarmi.
Ma perch l'ha scelto?"
"Non l'ho scelto. Mi  stato imposto dalle circostanze. Ma
in ogni caso, questa  una storia personale, non sono qui per
affliggerla con le mie vicende private".
"Mi dica, allora, di che si tratta?"
"Ho letto ripetutamente e con grande attenzione tutte e tre
le rivendicazioni. Quel che mi ha colpito sono le dediche alla
memoria dei tre professori. Tutti e tre sono morti da tempo".
"Ha ragione. L'ho notato anch'io, ma non siamo riusciti a
spiegarcelo".
"Ho studiato Storia greca ad Atene ed ho preso una specializzazione
in Inghilterra, signor commissario. Leggendo le
rivendicazioni mi sono venuti in mente gli anni in cui frequentavo
i corsi e di cui mi ero dimenticata".
"Che cosa ha ricordato, di preciso?"
"Il grande rispetto per gli straordinari professori che avevamo
non veniva dai loro colleghi. Tra di loro, i docenti collaboravano,
magari erano rivali, qualche volta alleati, qualche
altra avversari. Il rispetto, in tutto questo, non aveva spazio".
"E quindi dov'era? Tra gli studenti?"
"Gli studenti apprezzavano i professori che tenevano corsi
e lezioni interessanti, che si occupavano dei loro studenti e
del loro lavoro. Invece, disprezzavano chi teneva corsi noiosi o
era indifferente od ostile ai loro sforzi". Fa una pausa e mi guarda.
"Il rispetto veniva da una particolare categoria di impiegati
amministrativi, signor commissario. C'erano impiegati amministrativi,
tanto in Grecia, quanto in Inghilterra, che consideravano
alcuni professori come di dell'Olimpo. Se qualcuno
di loro gli rivolgeva la parola, era come gli facesse un regalo.
Ecco cosa mi sono ricordata leggendo le rivendicazioni e volevo
metterla a parte".
"Ha fatto benissimo, e la ringrazio. Posso dirle che nessuno
fino a questo momento, n fuori n all'interno dell'universit,
mi aveva proposto una riflessione del genere".
"Quando vivi la quotidianit dell'universit, questi particolari
ti sfuggono. Te li ricordi dopo, quando  passato del tempo".
Si alza e mi d la mano. "Mi chiamo Aret Sterghiou. Spero
non mi serbi rancore se qualche volta sono stata sgarbata".
"Non le serbo alcun rancore. Al contrario, la ringrazio
perch quanto mi ha detto mi suggerisce alcuni percorsi di
indagine".
Mi regala il suo primo sorriso spontaneo e si ritira.
Torniamo a Sefroglou, ma ora si  aggiunto un elemento
che lui probabilmente non poteva immaginare per le ragioni
che mi ha spiegato la Sterghiou. La questione  come
fare a individuare all'interno del personale amministrativo di
tante facolt universitarie chi sono gli impiegati che avevano
un debole per i vecchi professori. E poi c' un'altra cosa che
dobbiamo ancora valutare. I professori a cui si riferiscono le
rivendicazioni avevano terminato la carriera intorno agli anni
sessanta. Gli impiegati che li hanno conosciuti oggi viaggeranno
intorno agli ottanta, novant'anni. Non sta in piedi, n dal
punto di vista fisiologico, n da quello logico che siano loro i
responsabili degli omicidi. E continuo a sentirmi sperduto nel
cosmo.
La porta dell'ufficio si apre di botto ed entra Askalidis.
"Signor commissario, abbiamo una manifestazione in centro".
"Perch me lo dici come se fosse chiss quale avvenimento?
Non  la prima, non sar l'ultima. Qui, il centro ogni due
giorni  chiuso per colpa di cento persone".
"Stavolta sono almeno cinquecento".
"Ehil! E comunque, perch dovrebbe interessarmi?"
"L'hanno organizzata i comitati studenteschi. Si tratta di
una manifestazione di protesta contro gli omicidi dei
professori".
"Dove si tiene la manifestazione?"
"Ai Propilei. Hanno chiuso via Panepistimiou e via
Akadimias".
"Hai fatto bene a dirmelo. Trova un'autopattuglia e andiamo
a dare un'occhiata".
Non mi interessano n le dimensioni della manifestazione,
n i discorsi. Voglio farmi un'idea dell'aria che tira e spero
di individuare, magari anche solo a distanza, qualche viso che
potrebbe tornarmi utile per le indagini.
Lasciamo l'autopattuglia dietro la barriera della polizia
sulla Panepistimiou e procediamo a piedi.
Mentre ci avviciniamo, mi chiedo se valeva la pena lasciare
il mio ufficio per questo. Il numero dei dimostranti coincide
con la stima di Askalidis: saranno in cinquecento. Hanno steso
dei teli colorati, un giovanotto  salito sulla scalinata e parla
senza che nessuno riesca ad ascoltarlo perch gli slogan e il rumore
di fondo ne coprono la voce. I passanti lanciano un'occhiata
e continuano per la loro strada, indifferenti.
Mi maledico per questa perdita inutile di tempo, quando
sento una voce: "Buongiorno, signor commissario".
Mi volto e vedo un signore basso e grasso, calvo, che indossa
un completo e la cravatta. Mi si affianca sorridendo.
"Lei non mi conosce, ma io l'ho vista l'altro ieri alla riunione
del personale amministrativo dell'universit. Mi chiamo
Cleonte Roupakidis e sono professore emerito di Economia.
L'altro ieri, quando  venuto per quella riunione con il personale
amministrativo avevo un seminario.  finito un po' prima
e ho deciso di restare, dato che mi interessava sentire che cosa
sarebbe venuto fuori durante l'incontro".
Il mio umore cambia immediatamente, perch forse la
giornata non  andata completamente perduta. Chiss: forse
Roupakidis  la persona che sono inconsciamente venuto a
cercare per proseguire con le indagini.
"Sa, sono un habitu delle manifestazioni di protesta",
continua Roupakidis. "Non mi definirei politicamente schierato,
ma ora che non ho quasi pi impegni accademici non so
come impiegare il mio tempo e nelle manifestazioni ho trovato
un ottimo svago".
"Perch le trova cos interessanti?" gli chiedo, piuttosto
sorpreso.
"Ho fatto una scommessa con me stesso: cerco di trovare
una manifestazione che non abbia come obiettivo una semplice
protesta, che non venga indetta per la difesa di diritti acquisiti,
ma abbia un carattere costruttivo".
"Cio?"
"Per esempio, una manifestazione sulla drammatica situazione
delle universit e sugli enormi problemi dell'istruzione
media-superiore con proposte serie per affrontarli. Una manifestazione,
insomma, che non si limiti a rivendicazioni o al
mantenimento dello status quo. Ai miei tempi, le manifestazioni
si facevano per cambiare il regime, per abbattere lo stato di polizia,
per avere maggiore democrazia... Oggi le manifestazioni
e i cortei si fanno perch nulla sia cambiato. Ecco quindi che
vengo a vedere, con la speranza vana di trovare una manifestazione
o un corteo che abbia, come obiettivo, il cambiamento".
Non faccio in tempo a rispondergli perch scoppia un
boato, mentre dalla Ippokratous e dalla Akadimias irrompono
dei giovani con il volto coperto che gridano e lanciano pietre.
La manifestazione si scioglie all'istante ed i manifestanti
scappano in cerca di un riparo. Alcuni corrono verso via Sina,
per entrare a Legge, altri invece vanno verso Syntagma.
"I facinorosi sono i soli che non hanno diritti acquisiti da
difendere", commenta Roupakidis. "Il problema  che non vogliono
il cambiamento ma la distruzione".
Vedo un poliziotto in divisa che ci si avvicina. "Collega, ti
consiglio di prendere il signore ed andartene. Qui tra poco saremo
a El Alamein".
"Ha tempo per bere un caff in piazza Syntagma, che vorrei
farle qualche domanda?" chiedo a Roupakidis. "Poi la accompagno
a casa con l'autopattuglia".
"D'accordo, ma poi non c' bisogno che mi riaccompagni
a casa. Mi basta arrivare alla fermata della metro di
Evanghelisms. Da l prender la metro per Pallini, dove abito.
Potrei anche scendere alla stazione di Syntagma, ma ho paura
che sia stata chiusa proprio a causa della manifestazione".
Entriamo nell'autopattuglia e ci dirigiamo verso
Evanghelisms. C' un baretto in mezzo al parco e ci sediamo.
Gli presento Askalidis e veniamo subito al dunque.
"Vorrei avere la sua opinione sui tre omicidi dei suoi colleghi",
gli chiedo per prima cosa.
"Gliel'ho gi detto. Non vogliamo il cambiamento, per
questo ci riduciamo alla distruzione".
"Cosa intende dire?" gli chiedo, perch non capisco dove
voglia andare a parare.
"Mi permetta di spiegarle. Qualcuno ha ucciso tre docenti
universitari perch hanno abbandonato l'insegnamento
per diventare ministri. L'hanno abbandonato con la certezza
di potervi far ritorno una volta terminata l'esperienza politica.
Questo  evidente nel caso di Stlios Kostpoulos. Che cosa
impedisce alle universit che sono enti autonomi con statuti
propri di cambiare le regole in modo tale che i professori
che assumono una carica politica non possano fare automaticamente
ritorno alla loro cattedra una volta terminata la loro
esperienza? Stia attento, signor commissario. Non parlo, 
evidente, di un permesso di studio e neppure di un posto in
un consiglio di amministrazione o in un comitato consultivo.
Parlo di quelle attivit che richiedono un'interruzione delle
funzioni accademiche del docente a tempo indeterminato. Se
passasse una regolamentazione del genere, nessun professore
sacrificherebbe il suo posto fisso all'universit per diventare,
provvisoriamente, ministro".
"Lei crede che sarebbe possibile un simile provvedimento?"
gli chiede Askalidis, che lo ha ascoltato con attenzione.
"No, caro il mio giovanotto. Teoricamente  facile, ma in
pratica , purtroppo, impraticabile. I giochi interni all'universit
non lo permetterebbero. Perch molti di coloro che se la
prendono con i docenti che sono diventati ministri non avrebbero
niente in contrario a diventarlo a loro volta, se gliene fosse
data l'opportunit. Di conseguenza, la grande maggioranza
non appoggerebbe un mutamento normativo del genere. 
quel che vi ho detto sin dall'inizio: dato che non vogliamo il
cambiamento, finiamo per preferire la catastrofe e cos tre colleghi
ci rimettono la vita".
"L'ha detto sin dall'inizio e l'ho ascoltata, ma c' qualcosa
che non capisco. Di sicuro esistono delle minoranze che, diciamo
cos, dissentono. Ma perch nessuna di queste minoranze
si  mai fatta carico di una protesta?"
"Perch sia nel caso delle manifestazioni per la difesa dello
status quo, sia nel caso dei facinorosi, sia nel caso delle manifestazioni
per l'universit siamo vittime di una gravissima
distorsione, signor commissario".
"E sarebbe?"
"Abbiamo accolto ci che  innaturale come se fosse normale,
naturale".
Comincio a comprendere meglio quanto mi ha detto stamattina
la Sterghiou.  impossibile, quando ascolti parlare
Sefroglou o Roupakidis non pendere dalle loro labbra con
tanto di cappello.
"Stamattina una giornalista mi ha detto qualcosa che potrebbe
avere importanza per l'indagine e vorrei la sua opinione.
Ha detto che coloro che hanno scritto le rivendicazioni per
i tre omicidi devono nutrire un enorme rispetto per i vecchi
professori. Anche quando semplicemente facevano due chiacchiere
con loro, si dovevano sentire orgogliosi e felici, cos si
 espressa. Ed  per questo che dedicano le esecuzioni che
commettono ai vecchi professori che non sono pi in vita".
Roupakidis ride, ed  la prima volta. "Faccia i miei complimenti
alla giornalista", mi dice. "Quando sono entrato
all'universit come studente, ho vissuto questa sensazione da
vicino. I professori mi si proponevano con l'autorit della cattedra
e delle loro conoscenze. Mi ricordavano costantemente
la distanza che ci separava. Non le dir che la cosa mi piaceva,
perch non mi piaceva affatto. D'altro canto, per, ogni lode
che riuscivo a ottenere mi sembrava una manna dal cielo. Pu
immaginare, quindi, la gioia di un impiegato amministrativo
quando un professore scendeva al suo livello per scambiare
due parole".
Si ferma, mi guarda e sorride. "A volte la distanza minore
tra due punti, signor commissario,  una curva, ma la strada
pi veloce per il rispetto  sempre la distanza".
E qui finisce la lezione del professore emerito al commissario
e al suo assistente. Roupakidis si alza e ci saluta.
"Appena torniamo in ufficio", comunico ad Askalidis,
"chiama Dervsoglou e fallo venire. Vi voglio tutti nel mio
ufficio".
Sull'autopattuglia ringrazio la buona sorte per come si 
messa la giornata. Sia la Sterghiou sia Roupakidis mi hanno
aperto gli occhi, aiutandomi a dare un nuovo indirizzo alle
indagini.
...
33.

Si sono seduti tutti intorno a me ed ascoltano la descrizione dei
miei incontri con la Sterghiou e Roupakidis. Al termine, segue
un lungo silenzio.
"E ora che succede? Volete dirmi che cosa ne pensate?"
gli chiedo.
"Cosa vuole che le dica, signor commissario", prende la
parola per prima Koula. "Sono arrivata ad essere la seconda per
anzianit di servizio dopo Dermitzakis, ma un pasticcio del genere,
non l'avevo mai visto".
"Se vuole la mia opinione, questa storia del personale amministrativo
non sta in piedi", interviene Dermitzakis. "Gli impiegati
in attivit sono entrati in servizio sicuramente dopo il
pensionamento dei professori di cui si parla nelle rivendicazioni,
altrimenti dovrebbero essere novantenni, come giustamente notava
anche lei. E poi c' anche quanto le ha detto il professore".
"A cosa ti riferisci?"
"Allo status quo. Mi sembra strano che i dipendenti pubblici
si interessino solo ai loro diritti acquisiti mentre gli impiegati
amministrativi delle facolt si siano prefissi di salvare l'universit.
Non sono dipendenti pubblici anche loro? Avranno le stesse
preoccupazioni e lo stesso modo di pensare".
"Quel che dici  molto ragionevole. E quindi, qual  la tua
valutazione?"
"Ci sono due possibilit, signor commissario. La prima 
che si tratti di studenti e studentesse che erano entrati all'universit
quando i vecchi docenti insegnavano ancora e hanno
avuto modo di conoscerli. Queste persone potrebbero avere
una settantina d'anni. Un omicidio con il veleno non dovrebbe
essere un problema per loro. Certo, l'esecuzione di
Archontidis  un'altra questione. L'altra possibilit, per me pi
convincente,  che gli omicidi siano opera di professori attualmente
in servizio che hanno conosciuto i vecchi docenti quando
erano studenti".
"Scusate, ma ho l'impressione che ci siamo impantanati e
ci stiamo occupando di semplici teorie, tutte un po' tirate per i
capelli", prende la parola Dervsoglou.
"Perch dici ci?" gli chiedo incuriosito.
"Siamo d'accordo sul fatto che i responsabili devono essere
persone di una certa cultura?"
"Siamo d'accordo", rispondiamo all'unisono.
"Tutti e tre i professori citati nelle rivendicazioni sono studiosi
che hanno lasciato dietro di s grandi opere. Chi ci dice
che qualcuno tra i responsabili non abbia letto i loro libri e
non sia per questo che li ammira tanto? E se fosse questa la ragione
per la dedica agli omicidi?"
Tutti restiamo in silenzio perch non abbiamo nulla da
opporre. L'osservazione  del tutto convincente. Dervsoglou
vede che restiamo in silenzio e continua.
"Il professore oggi le ha parlato di rispetto, signor commissario.
Io le parler di ammirazione. Alcuni dei responsabili
hanno letto i loro libri e ne sono rimasti ammirati. Secondo me
le dediche non sono frutto di rispetto, ma di ammirazione".
"E cosa proponi di fare?" gli chiede Dermitzakis.
"Fare proposte non mi compete. Le dir qualcos'altro,
per. Sono due giorni che cerco tra gli annuali del personale
amministrativo della facolt di Legge. Mi sono passati davanti
infiniti nomi, maschili e femminili. Come potremo mai identificare
in questo pagliaio l'ago che cerchiamo? E a chi potremmo
chiedere? Quando finir di guardare i registri di Legge
passer a quelli di Filosofia e infine a Economia e mi trover
sempre davanti allo stesso caos di nomi. Mi scusi se mi permetto,
perch lei ha molta pi esperienza di me, ma mi pare
un lavoro sicuramente enorme e forse inutile".
Dervsoglou ha descritto esattamente quel che stiamo facendo.
Dato che non abbiamo nessun elemento e nessun indizio,
cerchiamo un ago in un pagliaio, confidando nella fortuna,
in qualche cosa che stuzzichi la nostra curiosit e poi...
pensaci tu, Signore. E anche Koula ha ragione:  uno dei casi pi
difficili che abbiamo dovuto affrontare in tanti anni di servizio.
"Fotis ha ragione", annuncio ai miei collaboratori. "Dato
che non abbiamo elementi, facciamo analisi su analisi e brancoliamo
nel buio. Siamo in un ginepraio e aspettiamo che qualcuno
o qualcosa ci tiri fuori".
"E se cercassimo in un altro pagliaio?" chiede Koula.
Dermitzakis la guarda, sorpreso. "E dove?"
"Su internet e sui social. Anche questi sono enormi pagliai,
ma ci sono conversazioni, commenti, elementi che vengono
caricati... forse dai social potremmo ricevere informazioni
pi rapidamente".
"Giusto. Del resto, non facciamo altro che gettare reti
vuote sperando che si riempiano. Parler subito con Vellidis,
perch si metta al lavoro. Al limite potremmo prendere qualche
sardina, perch i dentici mi sembrano difficili da pescare.
Nel frattempo, tu continua a sfogliare registri, anche se capisco
che la cosa ti dia sui nervi", chiedo a Dervsoglou.
Li rispedisco nel loro ufficio e io vado a trovare Vellidis. 
nel suo ufficio e parla con un suo collaboratore, che congeda
mentre mi accoglie.
"Dall'espressione che hai, indovino che si tratta di qualcosa
di urgente", mi dice.
Gli presento un resoconto dettagliato sul percorso di indagine
e qual  il punto a cui siamo arrivati. L'unica cosa sicura
in questa storia  che non faccio altro che presentare resoconti.
"Mi metti in difficolt", commenta. "Puoi dirmi, almeno,
da dove cominciare a cercare, altrimenti affonderemo nel caos".
"Ti direi di cominciare dal personale universitario: professori,
studenti, personale non docente. Questa , secondo me,
la fonte pi accessibile".
"Sono d'accordo, ma devo avvertirti. Sui social lo pseudonimo
 la regola. Non  affatto escluso che molti di coloro
che stiamo cercando si nascondano dietro uno pseudonimo, in
particolare su Facebook".
"Capisco, ma quando trovate qualcosa di interessante siete
in grado di risalire al vero nome dell'autore?"
"Di solito s. Dev'essere proprio uno smanettone espertissimo
per riuscire a sfuggirci".
Restiamo intesi e scendo nel mio ufficio. Non faccio in
tempo a sedermi che mi squilla il telefono.  Ghikas.
"Hai tempo per fare due chiacchiere con il tuo ex superiore,
ora pensionato?" mi chiede. "Non ti chieder di venirmi
a trovare. Possiamo vederci in un caff vicino alla Centrale,
per stare un po' insieme".
Non so esattamente di che cosa debba parlarmi, o se semplicemente
si rode dalla curiosit di sapere qualche novit sulle
indagini. In ogni caso, non ho niente di urgente e gli fisso un
appuntamento in un locale in fondo a viale Alexandras.
Lo trovo gi seduto, con un caff greco davanti. Si alza per
salutarmi, mi stringe la mano e mi poggia l'altra sulla spalla.
"Grazie di essere venuto, Kostas. Non sai che significa vivere
lontani dall'ufficio, che era la tua vita, e stare a casa a contare
le ore".
"E la pesca?" gli chiedo.
"Sai com': a settembre c' spesso vento forte. Uscire a
pescare con il vento non  per i principianti come me. Siamo
andati per una settimana alla casa al mare, ma la sera rinfrescava,
mia moglie aveva freddo e siamo tornati".
Si ferma finch il cameriere non prende anche la mia ordinazione,
poi prosegue: "Non ti ho chiesto di vederti solo per
piangere un po'. Devo dirti una cosa che ti far piacere. Mi ha
telefonato Kapsidis".
"Il vicecomandante?"
"S. Mi ha detto che in tutti questi anni ho avuto al mio
fianco un ottimo ufficiale. Mi ha anche detto che hai due grandi
doti: cervello fino e grande esperienza". Si ferma e scoppia
a ridere. "E io gli ho risposto che non ti avrei tenuto alle mie
dipendenze per tanti anni solo per farti fare di testa tua e poi
cercare di raccogliere i cocci".
"La ringrazio per avermi informato. Sono contento che il
vicecomandante sia soddisfatto della collaborazione, ma non
mi sembra di meritarmi tanti elogi".
"Lascia stare la modestia. Ti conosco e so che te li meriti".
"Il fatto  che in quest'ultimo caso ci siamo impantanati.
A meno che non siamo incappati in qualche genio del crimine,
c' qualcosa che ci sfugge e non riusciamo a capire cosa".
Faccio un rapporto anche a lui, sia perch spero che a
dire e ridire la stessa storia potrei accorgermi di qualcosa che
mi sfugge, sia perch so che gli far piacere ascoltarmi: gli ricorder
i vecchi tempi.
E, a dire il vero, mi ascolta con la stessa attenzione che mi
ha sempre riservato. "Effettivamente,  un caso molto spinoso.
Ma, Kostas, mi pare che tu non stia tenendo conto di una
cosa".
"Cosa?" gli chiedo pieno di ansia.
"Hai dimenticato che le donne, prima della crisi economica,
andavano in pensione a cinquant'anni e se avevano figli
minorenni, a quarantacinque. Cos succedeva nelle banche, e
cos nella pubblica amministrazione".
Mi viene da darmi una botta in testa. Come ho fatto a non
pensarci. "Vede? Alla fine, non sono poi cos sveglio",
commento.
"Ma va' l. Qualcosa sfugge sempre quando ci si affanna a
cercare. Per questo si collabora. Anche con i pensionati",
conclude ridendo.
Restiamo ancora un po' a contarcela, per finire i caff e lasciare
che Ghikas sfoghi tutta la sua insoddisfazione per la vita
del pensionato.
Torno in ufficio con la testa fissa alla mia distrazione. Per
consolarmi penso che gli elogi del vicecomandante mi assicurano
non solo che sono riuscito ad aprire uno spiraglio della
porta, ma che ci ho infilato anche il tacco, per non farlo
chiudere.
...
34.

Caterina ci ha invitato a casa sua e cuciner per noi.  una
delle rare volte in cui mia figlia decide di trasferirsi in cucina.
Fino a questo momento della pulizia della casa si  sempre
occupato Fanis, che torna prima dal lavoro quando non
 di turno, oppure se la sbrigano insieme nel fine settimana.
Quanto al mangiare, Fanis, a mezzogiorno mangia in ospedale,
Caterina si arrangia in qualche modo, mentre per la cena preparano
qualcosa al volo, se Adriana non li ha equipaggiati di
qualche vaschetta da frigo.
"In quanto futura madre, devo abituarmi all'idea di cucinare,
e far bene a esercitarmi fin d'ora", mi ha detto, ridendo,
al telefono.
"Lascia stare, non fare l'eroina. Lo sai bene che sar tua
madre a cucinare per te".
"S,  vero. E lo considero un risarcimento".
"Risarcimento? E per cosa?" le chiedo.
"Per il fatto che mi fa uscire pazza. Se sono andata dal ginecologo,
se lavoro troppo, che cosa mangio, che cosa bevo.
Insomma, una relazione dettagliata, e due volte al giorno. Ora mi
rimbambisce con la gravidanza, e domani lo far con Lambros.
Nel frattempo, almeno, cucina bene, cos mi risarcisce".
Mi metto a ridere, perch so che non esagera. Per Adriana,
gli unici modi efficaci per farsi passare l'ansia sono o opprimerti
o cucinare per te.
Faccio i bagagli e mi dirigo verso casa, quando mi telefona
Adriana. "Non passarmi a prendere. Sono con Tasia, Arghir
e Calliope e vado direttamente da Caterina".
La soluzione non mi dispiace, perch faccio prima ad andare
a Neo Psichik passando da viale Alexandras piuttosto
che da Pangrati, dove  casa mia.
Arrivo quindi per primo ed  Fanis ad aprirmi. "Caterina
 in cucina con Mnia che le fornisce assistenza psicologica".
In soggiorno c' Uli con un bicchiere di vino. Ci salutiamo
e vado in cucina, per salutare mia figlia. Non la vedo da
quando abbiamo cenato insieme al centro di assistenza con
Zisis, e mi rendo conto che ha messo su peso e anche la pancia
 aumentata.
"Ha cominciato a tirar calci?" le chiedo.
"Pap, sai che il calcio mi piace, ma non penso proprio
che mio figlio far il calciatore".
La lascio alla sua cucina con l'assistenza della psicologa, e
torno in soggiorno.
"Caterina, mi ha detto che sei impelagato in un caso molto
complicato", mi dice Uli appena mi siedo.
Non ho mai capito perch, quando ci incontriamo, nessuno
chiede a Fanis di parlare dei suoi pazienti, n a Caterina
delle sue cause legali, mentre io devo intrattenere la compagnia
con le mie storie poliziesche, sia che si tratti delle Tre Grazie, sia
che si tratti di Uli. D'altro canto, Uli mi sta particolarmente simpatico,
e quindi non voglio troncare di netto la conversazione.
"Tutti i casi sono complicati, Uli", gli spiego. "Solo che
stavolta ci muoviamo in territori sconosciuti, che sono anche i
pi difficili".
"Uli, perch dai noia al commissario costringendolo a parlare
di omicidi, quando hai tu da raccontargli delle belle novit?"
interviene Mnia mentre fa il suo ingresso in soggiorno.
"Quali sono le belle novit?" chiede Fanis.
Uli sembra esitare, sul momento, ma poi decide di parlare:
"Ho chiuso un importante contratto. Mi hanno dato l'incarico
di organizzare la rete internet di un'azienda tedesca in
tutti i Balcani".
"Bravo, Uli! Congratulazioni!" esclamiamo Fanis e io
all'unisono.
"Eravamo in Germania con certi amici di Uli", spiega
Mnia. "Tra di loro c'era una coppia, amici di amici. Il marito
 direttore di un'azienda. Quando ha sentito che cosa faceva
Uli in Grecia, gli ha offerto il lavoro e oggi  arrivato il
contratto".
"bravo!" si interrompono all'improvviso, perch suona
il campanello.  Zisis. Come al solito, ha portato qualcosa.
"Ascolta, zio Lambros", gli dice Fanis che da Caterina ha
preso l'abitudine di chiamare il nostro amico "zio Lambros". "Il
prossimo regalo ce lo farai quando nascer il tuo omonimo. Fino
a quel momento non devi portare nulla quando vieni a cena".
"Parole al vento", spiego a Fanis. "Di' quel che vuoi, ma
lui continuer a portare il suo pacchetto. Zisis e il pacchetto
sono come marzo e la quaresima: inseparabili! "
"Ma non ho portato niente di che! " si giustifica Zisis. "Un
po' di trouffes per il dessert".
Caterina esce dalla cucina. "Ma, insomma: dov' la mamma?"
mi chiede.
"Con le sue amiche. Sta arrivando".
"Ho capito", mi risponde ammiccando. Quindi, bacia
Zisis e ritorna in cucina.
Zisis racconta l'incredibile storia di un greco-canadese
che si era introdotto nel centro di accoglienza quella mattina
in cerca della sorella. Aveva perso le sue tracce da quando
sono morti i loro genitori. E ora  venuto in Grecia per cercarla
e portarla con s in Canada.
"Ma Aglaia, sua sorella, non ha accettato", continua Zisis.
"Gli ha detto: "Ghiannis, se vuoi regalarmi un biglietto andata
e ritorno per farmi conoscere tua moglie ed i miei nipoti, vengo
volentieri. E se potrai anche darmi dell'argent de poche per
aiutarmi a vivere un po' meglio, te ne sar grata. Ma ormai, 
centro di accoglienza  casa mia.  tardi perch possa ricominciare
una nuova vita in Canada, specialmente ora che sono diventata
vecchia".
"Che roba! Un'occasione del genere e l'ha buttata", esclama
Mnia. "Che coraggio! "
"Quanti anni avr?" chiede Fanis a Zisis.
"Non lo so di preciso, ma pi di settanta di sicuro".
"E che ti aspettavi? Che partisse per il Canada senza sapere
una parola di inglese o di francese?" replica Fanis a Mnia.
"Sarebbe stata condannata al silenzio, senza poter parlare neppure
con i nipoti. Rispetto a una vita del genere, anche il centro
d'accoglienza  un paradiso".
La conversazione non pu continuare perch arriva
Adriana. "Ha la precedenza la gravida", ci annuncia e corre in
cucina, senza salutare nessuno.
Torna, poco dopo, con un ampio sorriso. "La pancia ormai
mostra chiaramente che  incinta", commenta felice. Ma
subito dopo l'assale la solita preoccupazione: "Tutti questi
anni in cui non era incinta, non ci ha mai offerto neanche un
caff. Proprio ora che non dovrebbe stancarsi, le  presa la voglia
di mettersi a cucinare ed a invitare gente a cena".
"Non ti preoccupare, non le succede niente", le risponde
Fanis. "Anzi, le fa bene muoversi".
"Da quel che so tu, Fanis, non sei un ginecologo, ma un
cardiologo",  la stoccatina di Adriana.
"S, ma il ginecologo di Caterina  un mio carissimo amico
dai tempi dell'universit e abbiamo ampiamente discusso
dell'argomento", rimbecca Fanis.
"Peccato non averti conosciuto prima, Adriana", dice Zisis.
"Vale anche per me, Lambros. Ma perch?"
"Perch saresti stata una segretaria ideale del partito.
Avresti imposto una disciplina ferrea".
"Io, caro Lambros, non so niente di partiti politici. Ma
conosco bene la disciplina della povert".
Zisis si alza e la abbraccia stretta. "Dopo tanti anni nel
partito, una frase del genere  la prima volta che la sento! "
E qui hanno termine le effusioni, perch Caterina e Mnia
fanno il loro ingresso con le pietanze.
"Su, tutti a tavola! " esclama Caterina.
Ci sediamo e diamo un'occhiata, curiosa, ai piatti, ma la
mia curiosit  pi concentrata sulla reazione di Adriana alla
cucina di Caterina. Ha preparato un souffl di spinaci come
entre, e quindi del maiale con gli asparagi.
"Per l'insalata non voglio elogi:  opera di Mnia", annuncia.
Prima brindiamo alla salute del nipote venturo, dopo facciamo
gli auguri a Uli per il suo nuovo lavoro e quindi attacchiamo
il souffl, con qualche cautela all'inizio, ma poi con
entusiasmo.
"Caterina, il tuo souffl  eccellente", dichiara Mnia.
Siamo tutti d'accordo, fuorch Adriana.
La guardo di sottecchi. Mangia con calma, senza fretta e si
vede che studia ogni boccone.
"E quindi, che te ne pare?" chiede Caterina.
Adriana smette di masticare e la guarda. "Dove hai imparato
a cucinare? Io, di sicuro non ti ho insegnato, perch ogni
volta che cucinavo te ne andavi dalla cucina".
Non le dice che il piatto  buono, ma le chiede dove ha
imparato a cucinare. Questo  l'elogio in stile Adriana.
"Mamma, sveglia! Ci sono infiniti libri di ricette".
"Se sapessi quanti souffl ho dovuto sorbirmi prima che
fosse sicura di averlo cucinato alla perfezione", commenta
Fanis rivolto ad Adriana.
La conversazione si interrompe perch passiamo al maiale
con gli asparagi, che  la seconda sorpresa gastronomica.
Finora mi compiacevo di mia figlia avvocatessa, ora mi tolgo il
cappello davanti alla cuoca. Tutti sono entusiasti salvo Adriana
che di nuovo continua a tacere. Comincio a preoccuparmi che
la carne non le sia piaciuta, ma all'improvviso posa forchetta e
coltello e, rivolta a sua figlia, dice: "Mi darai la ricetta?"
Caterina resta prima a bocca aperta, poi esclama: "Ragazzi,
da adesso in poi accetto congratulazioni. Se la mamma mi
chiede la ricetta vuol dire che so cucinare! "
"Ragazza mia, cosa vuoi che ti dica? Sono cresciuta in un
paese dove i bambini li faceva nascere la levatrice e le bambine
imparavano a cucinare dalle loro madri. Oggi sono gli
ostetrici-ginecologi a far partorire le donne e le ragazze imparano
a cucinare sui libri. Il mondo  cambiato, ma per me 
troppo tardi per cambiare testa".
Caterina si alza dalla sua sedia, corre dalla madre e le d
un gran bacio.
"Ehi, d'accordo: la carne era molto buona, ma non ti dare
troppe arie. Hai ancora molto da imparare! "
"Tale madre, tale figlia", commenta Zisis.
 la prima volta che Adriana si apre con sua figlia, e per
di pi in pubblico. Ma guarda un po' che cosa riesce a fare un
nipote, rifletto tra me. E pensare che non  ancora nato. Lascia
che diventi grande e far ballare a tutti il sirtaki con la nonna a
guidare le danze!
Il resto della sera trascorre piacevolmente tra scherzi
e chiacchiere. Fanis ci serve una grappa italiana insieme alle
trouffes di Zisis.
 ormai mezzanotte quando ci alziamo. Prendiamo con
noi Zisis per accompagnarlo al centro di accoglienza. La strada
 vuota e arriviamo in tempo zero a Kypseli passando dai
Tourkovouna. Diamo la buonanotte a Zisis e mi immetto sulla
Patision per sbucare, da Syntagma, a Pangrati.
"Avete interrogato i fondi di caff con le tue amiche?"
stuzzico un po' Adriana perch sono di buonumore.
"Non ci siamo incontrate per i fondi del caff, ma per fare
due chiacchiere. Sei maligno, eh? Ma comunque, ti dir che,
dopo aver bevuto il caff, gi che c'eravamo, abbiamo dato anche
un'occhiata alle tazzine".
"E che vi hanno detto?"
"Che Lambros si trover la strada spianata e la cosa mi ha
fatto molto piacere. E poi Tasia ha fatto uno scherzo".
"Che scherzo? Sul nipote?"
"No, su di te. Ha chiesto a Calliope di chiedere alla tazzina
qualcosa anche su di te, per aiutarti a trovare l'assassino dei
professori. Calliope non ha risposto. Ma poi Tasia ha insistito.
Mi dir che la tazzina in fondo non gli serve. Direttamente da
te e da Arghir potrebbe imparare molte pi cose, perch avete
lavorato in universit".
Schiaccio il freno di botto. "Dove hanno lavorato?"
"In universit. Ma molti anni fa".
Accosto la Seat al marciapiede di via Patision. "E tu lo sapevi?"
le chiedo.
"E come facevo a saperlo? Le abbiamo conosciute che
erano gi in pensione".
"E cosa hanno detto quando hanno sentito Tasia che faceva
riferimento all'universit?"
"Calliope ha detto: Noi non lavoriamo pi in universit
da tempo immemorabile. Cosa vuoi che impari da noi il commissario?
Ora non sappiamo pi nulla. Poi si  messa a ridere
e la storia  finita l".
Schiaccio l'acceleratore e riparto a tutto gas.
"Ma sei impazzito, santo cielo?" grida Adriana. "Passi col
rosso? Vuoi ammazzarci prima che possiamo baciare il nipote?"
...
35.

Non ho chiuso occhio per tutta la notte. Adriana ha continuato
a lagnarsi perch non ho fatto altro che rigirarmi nel letto,
svegliandola.
Ora sono nel mio ufficio a spaccarmi la testa. Non potrebbe
essere, in fondo, una diabolica coincidenza? Abbiamo conosciuto
casualmente tre signore a Ppingo, due zitelle ed una
vedova. Avrebbero dovuto rivelarci i dettagli della loro vita
professionale o farci vedere i titoli di studio per farsi accettare
da noi come amiche?
Milioni di studenti e di studentesse sono passati dalle
universit greche. Che cosa hanno di particolare queste tre
signore? Non  sufficiente che ci abbiano detto che sono pensionate,
cosa peraltro vera?
E qui si pone il primo interrogativo. Perch dopo gli omicidi,
quando ero alla disperata ricerca del bandolo della matassa,
non mi hanno detto che avevano lavorato all'universit? Va
bene: ammettiamo pure che non ci siano arrivate, come non
ci sono arrivate altre migliaia di ex studenti, i quali infatti non
sono venuti a deporre in Centrale.
Ma ecco che arriviamo al secondo interrogativo, che 
cruciale. Perch tutti i nostri incontri con le Tre Grazie venivano
fissati dopo ogni omicidio? Dopo l'esecuzione di Rapsanis,
ci ha invitati Arghir. Dopo l'assassinio di Archontidis, ci siamo
trovati a casa nostra, sia pure con il pretesto del nipote.
E dopo l'omicidio di Kostpoulos, Tasia ci ha invitati a cena.
E ogni volta mi hanno bersagliato di domande sulle indagini.
Sar stata una coincidenza? Non posso escluderlo, ma non ne
sono del tutto convinto perch, a questo punto, le coincidenze
diventano un po' troppe. Ci siamo conosciuti, casualmente,
d'accordo, prima che cominciassero gli omicidi, e poi ci siamo
trovati a cena ogni volta dopo ogni omicidio: questo forse non
 casuale.
E proprio perch non so decidermi se si tratta di una
coincidenza o di qualcos'altro, decido di indagare. Il problema
 che non so da che parte cominciare. Non conosco neanche
i loro cognomi. A Ppingo si sono presentate semplicemente
con il nome - "mi chiamo Arghir", "mi chiamo Calliope",
"mi chiamo Tasia" - e abbiamo continuato a usare il "signora"
pi il nome.
Certo, potrei anche telefonare alla foresteria di Ppingo
e informarmi sul loro cognome, ma c' il rischio che la proprietaria
lo comunichi alle tre donne e io voglio essere particolarmente
discreto, perch se mi sbagliassi, chi la sente pi
Adriana che mi accuserebbe di aver sospettato delle sue amiche
della tazzina, come direbbe Zisis?
L'altra soluzione potrebbe essere quella di chiedere ad
Adriana di invitare a casa le tre amiche in modo da permettermi
di sottoporle a un interrogatorio informale. Ma rigetto
immediatamente anche questa idea. L'unica cosa che riuscirei
a ottenere  suscitare i loro dubbi e indurle a mettersi sulla difensiva.
 molto meglio lasciarle all'oscuro.
Improvvisamente mi viene un'idea e chiamo Askalidis.
Gli do l'indirizzo di Arghir e gli chiedo di cercare sui campanelli
del condominio dove abita fino a trovare il suo nominativo
completo.
Non appena Askalidis se ne va, chiamo Dervsoglou.
"Non cercare pi alla cieca. Ora individua le impiegate che si
chiamano Arghir e Calliope".
Quindi chiamo Dermitzakis e Koula per aggiornarli.
"Non so che cosa potr venir fuori da questa ricerca. Magari
nulla. Per mi sono venuti dei dubbi per le ragioni di cui vi ho
parlato".
Ed ecco che Koula scoppia a ridere. "Be', cosa c' da ridere?"
le chiedo, infastidito.
"Signor commissario, abbiamo cercato tra i terroristi, su
internet, tra i professori e alla fine siamo finiti a cercare tra i
campanelli".
A Dermitzakis viene voglia di assecondarla, ma Koula ritorna
seria e mi chiede: "Mi pu dare una descrizione delle tre
donne?"
Gliele descrivo volentieri. "Se mi d il permesso, potrei
andare ad appostarmi davanti al condominio di Arghir e appena
dovessi vedere qualcuna delle tre signore, potrei cominciare
a seguirla o magari attaccare discorso. Chiss, potrebbe
uscirne qualcosa di buono. Visto che stiamo cercando tra i
campanelli, possiamo anche cercare tra i pettegolezzi".
Penso che non abbia tutti i torti e l'autorizzo. Tanto, in
questo momento, sto seguendo pi il mio istinto che gli elementi
o gli indizi di cui dispongo.
Poco dopo ritorna Askalidis. "La signora si chiama
Arghir Terzidi", mi annuncia.
Sto per chiamare Dervsoglou, ma mi fermo. Il problema
sta nel non perdere tempo inutilmente. Sarebbe quindi opportuno
telefonare a Fenekidis e a Kardasis per chieder loro se conoscono
una tale Arghir Terzidi. Alla fine, opto per Kardasis,
che  pi anziano.
" a lezione, signor commissario. Sar disponibile tra
qualche ora", mi rispondono dalla segreteria.
Nel frattempo, chiamo Vellidis e gli chiedo di cercare se
su Facebook o su Twitter c' qualche Arghir Terzidi.
" sospettata?" mi chiede.
"Non lo so ancora. Me lo sto chiedendo".
Sto nuovamente per chiamare Dervsoglou ma stavolta mi
viene in mente un'idea che solo la Menekidi potrebbe chiarirmi.
Koula non c', quindi mi sposto nell'ufficio dei miei assistenti.
"Dobbiamo trovare la deposizione di una tale Menekidi",
dico.
Dermitzakis trova subito il fascicolo con la deposizione.
La leggo in fretta e mi accerto che i primi due professori di cui
gli assassini parlano nelle rivendicazioni, Theodorakpoulos e
Zoras appartenevano entrambi alla facolt di Filosofia.
Sto sui carboni ardenti, finch passa un'ora e provo a richiamare
Kardasis. Per fortuna, stavolta lo becco.
"Signor professore, mi scusi ancora per il disturbo.
Ricorda per caso se  passata dalla facolt di Legge qualche
studentessa di nome Arghir Terzidi?"
Ci pensa su un po', poi mi risponde. "No, non ricordo
nessuna studentessa con questo nome. Ma non vuol dire molto.
Ho avuto tanti studenti e studentesse che  impossibile mi
ricordi i nomi di tutti".
"Si ricorda, forse, qualche impiegata amministrativa che
si chiamasse cos? Temo che dovr tornare indietro parecchio
con la memoria, perch non penso sia andata in pensione di
recente".
"No, non ricordo quest'impiegata, n ricordo di averne
mai sentito parlare".
Quindi, il nome di Arghir  ignoto al professor Kardasis.
La Menekidi ci aveva detto che i due primi professori, non
Zolotas, insegnavano alla facolt di Filosofia. La conclusione 
che probabilmente stiamo perdendo tempo con la ricerca negli
annuari di Legge.  pi probabile che qualcuno dei responsabili
avesse a che fare con Filosofia.
Finalmente chiamo Dervsoglou e gli chiedo di trasferirsi
a Filosofia per cercare l il nome di Arghir. Spedisco con lui
anche Askalidis in modo da accelerare la ricerca.
Ora mi rendo conto che mi sono messo a lavorare di gran
carriera dimenticandomi completamente dell'aggiornamento
al vicecomandante. Gli telefono subito e inizio a informarlo,
anche se stavolta la cosa mi fa piacere, perch so che far salti
di gioia, dato che abbiamo fatto un passo avanti.
Mi ascolta, come sempre, senza interrompermi con domande.
"Mi sembrano notizie molto buone. Congratulazioni",
conclude.
"Niente congratulazioni, per il momento. Primo perch
tutto  partito da un'informazione fortita e, secondo, perch
non so se abbiamo effettivamente individuato le tracce dei
responsabili".
"Ciononostante, penso che sia il caso di informare il
comandante".
Penso che se Koula o Dervsoglou dovessero segnare
qualche progresso significativo, mi sentirei il fuoco al posteriore
e non avrei pi tempo n spazio per rapporti o
aggiornamenti.
"Va bene, ma allora la prego di farlo subito, perch quando
avremo raccolto un po' di informazioni non so se avr pi
il tempo per assentarmi".
"Bene. Allora, venga subito. La aspetto".
Prendo la Seat e mi dirigo verso via Katechaki.  la prima
volta che faccio il tragitto di ottimo umore, senza essere in
pensiero per quel che mi diranno il comandante o il ministro.
So che quel che posso mostrare creer un clima di euforia, e
non perch abbia qualche risultato tangibile, ma solo perch
da qualche parte si  accesa una luce nel buio, anche se  solo
un lumino notturno.
 mezzogiorno e viale Mesoghion  intasata. Mi ci vuole
mezz'ora per arrivare a destinazione, ma non mi preoccupo.
L'incontro  stato deciso all'ultimo momento e non c' un'ora
definita.
Vado direttamente nell'ufficio del vicecomandante, che si
alza non appena mi vede. "Venga. Il comandante  sui carboni
ardenti".
In effetti, lo troviamo che cammina avanti e indietro. Ci
conduce immediatamente al tavolo delle riunioni, si siede a capotavola
e noi alla sua destra e alla sua sinistra.
"Dunque, signor commissario, sono in attesa di buone
notizie", esordisce.
"Non so quanto siano buone le notizie che sto per darle,
di sicuro per la prima volta abbiamo una direzione precisa verso
cui indirizzare le nostre indagini", gli rispondo per diminuire
le sue grandi aspettative.
Comincio con una descrizione analitica, dall'informazione
casuale fino alle iniziative che ho preso finora. "Questo non significa
che abbiamo individuato i responsabili ma, come le dicevo,
sono molte le coincidenze che nutrono i nostri sospetti".
"Come pensa di procedere?" mi chiede il vicecomandante.
"Per prima cosa dobbiamo chiarire se effettivamente queste
signore avevano a che fare con l'universit, se appartenevano
al personale amministrativo. Se questa ipotesi trovasse
conferma, allora la probabilit che siano coinvolte si accresce
di molto".
"Ho due domande da farle", interviene il comandante.
"La prima: che cosa la induce a sospettare di queste persone?
In fondo non  certo un reato che abbiamo tralasciato, o anche
evitato, di riferirle il fatto che avevano lavorato in universit".
"Non si sono limitate a tralasciare di informarmi, signor
comandante. Dopo ogni delitto organizzavano un incontro.
Cercavano subito di avere informazioni sulle indagini, senza
per rivelare che avevano lavorato all'universit. Questo lo
dico, salvo la verifica che stiamo portando avanti del fatto che
siano state effettivamente impiegate in segreteria. Se questa
cosa venisse dimostrata, allora sarebbe strano, e anche sospetto,
che non mi abbiano rivelato le loro passate funzioni e non
abbiano pensato a indirizzarmi verso qualche loro collega o
conoscente che avrebbe potuto darci una mano per procedere
con le indagini. Ma, ovviamente, le ripeto: sempre che sia dimostrato
che, effettivamente, abbiano lavorato in universit".
"Bene. E ora la seconda domanda. Lei le ha conosciute da
vicino. Le considera capaci di commettere non uno, ma addirittura
tre omicidi?"
"In linea di principio, gli omicidi che ci danno pi problemi
sono proprio quelli che vengono compiuti da persone che
non riterremmo mai capaci di commetterli. Oltre a questo, i
due delitti perpetrati con il veleno potrebbero essere stati facilmente
compiuti da donne. L'uccisione di Archontidis, in effetti,
ci pone qualche problema in pi, ma non dimentichiamo
che avevano complici che ancora non abbiamo individuato".
"Mi ha convinto", mi dice, soddisfatto, il comandante.
"Penso che possiamo informare il ministro".
"Posso chiederle un favore?"
"Certo".
"Aspetti ancora un attimo a informare il ministro. Ci lasci
prima completare l'indagine preliminare. Se gli elementi non
venissero confermati, temo che ne rimarrebbe molto deluso".
Il vicecomandante appoggia la mia posizione. "Sono d'accordo
anch'io con il signor commissario. Non anticipiamo
troppo i tempi".
Ci salutiamo e io riprendo la direzione della Centrale.
...
36.

Ho appena bevuto un sorso di caff che spunta Koula con un
sorriso a due piazze.
"Calliope, di cognome, fa Zafiratou, e abita in via Fokidos
11, agli Ambelkipi", mi annuncia.
"Brava, Koula, congratulazioni. Come hai fatto a
scoprirlo?"
"Sono stata due volte fortunata. Prima mi sono piazzata
sul marciapiede di fronte al condominio dove abita la Terzidi.
Non sapevo n quando n se sarebbe uscita di casa, ma per
mia fortuna si  presentata all'ingresso dopo qualche ora.
Ho visto che si dirigeva alla fermata del filobus e sono salita
con lei.  scesa agli Ambelkipi e ha svoltato poco sopra la
Fokidos. Sono rimasta all'angolo e l'ho vista entrare in un condominio.
Ho lasciato passare un po' di tempo, e poi sono andata
a guardare i campanelli. E c'era una Calliope Zafiratou.
Altre Calliopi non ce n'erano".
"Bravissima!" L'elogio  accompagnato dalla speranza
che, finalmente, la fortuna abbia cominciato a girare dalla nostra
parte.
Non posso sottrarmi alla tentazione di pensare che, sebbene
non abbia alcun elemento per farlo, l'incontro di Arghir
con Calliope abbia a che fare con la conversazione di ieri pomeriggio
e con il fatto che, ora Adriana sa che lavoravano in
universit. In effetti, questa situazione esclude dai sospetti
Tasia perch, se avesse fatto parte della banda, non avrebbe
sollevato quel tema rischioso.
Telefono innanzitutto a Vellidis per comunicargli il nome
completo di Calliope. Quindi decido di ricorrere ancora una
volta alla fonte sicura di Kardasis, ma di nuovo la risposta che
ottengo da lui  negativa. Anche il nome di Calliope Zafiratou
non gli dice nulla.
Mi torna in mente allora Cleonte Roupakidis. Quando
ci siamo conosciuti mi aveva detto che era alla facolt di
Economia per un seminario. Quindi era un professore. Avevo
messo Economia in secondo piano, perch Zolotas era conosciuto
a livello nazionale, mentre gli altri due professori insegnavano
a Filosofia. Un tentativo, comunque, non mi costa
nulla.
"Devi trovarmi il numero di un professore. Si chiama
Cleonte Roupakidis e abita a Pallini", dico a Koula.
Dopo due minuti ho il numero di Roupakidis e gli telefono.
Risponde proprio lui. "Sono il commissario Charitos,
professore".
"Commissario! Che sorpresa! Bella, spero..."
"N bella n brutta. Semplicemente, avrei bisogno di
un 'informazione".
"Mi dica".
"Il nome Calliope Zafiratou le dice niente?"
"Calliope!" esclama. "Ma certo!  stata una delle colonne
della segreteria di facolt". Segue una pausa, dopodich mi
chiede, un po' preoccupato: "Ha qualcosa a che fare con gli
omicidi?"
"No. Stiamo facendo una serie di controlli, ma vorrei parlargliene
di persona, sempre che abbia del tempo da dedicarmi".
"Un pensionato che non avesse tempo sarebbe un caso
unico al mondo!" replica ridendo. "Venga anche adesso, se lo
desidera".
Vorrei portarmi dietro Askalidis, ma l'ho spedito ad aiutare
Dervsoglou. Quindi sono costretto ad andare da solo. Ma
forse  meglio cos perch Roupakidis probabilmente si sentir
di parlare pi liberamente, se saremo da soli. Chiedo un'autopattuglia,
per non perdere tempo.
Prima di uscire mi metto d'accordo con Dimitriou. "Devi
darmi un fotografo per scattare un'istantanea di due donne".
Resta un attimo in silenzio. " quel che immagino?"
"Non lo so ancora. Semplicemente, vorrei compiere un
accertamento. Insieme al fotografo andr Koula Vlari, la mia
assistente, perch lei le ha viste".
"Andrai con un fotografo della Scientifica per fotografare
Arghir Terzidi e Calliope Zafiratou", comunico a Koula
quando entra nel mio ufficio.
"Dovr stare ancora un sacco in piedi!" si lamenta
scherzosamente.
Entro nell'autopattuglia e chiedo al conducente di mettere
la sirena. C' traffico in strada, ma con la sirena non troviamo
intoppi e nel giro di mezz'ora siamo a Pallini.
Roupakidis ha una villa a due piani e un giardino piuttosto
grande e molto curato. Suono e il cancello si apre. Il tempo
di attraversare il giardino e Roupakidis apre la porta della villa
per accogliermi.
"Che giardino meraviglioso! " esclamo.
"La consolazione del pensionato. Mi assicura tre ore di lavoro
ogni giorno".
"Altri vanno a pesca, come l'ex direttore della Centrale di
polizia".
"Siamo entrambi ostaggi delle condizioni meteorologiche.
Quando tira troppo vento non si pu uscire a pescare, e quando
piove non ti puoi occupare del giardino".
Entra in casa e lo seguo. Mi conduce in un ampio soggiorno
con mobili antichi, specchi e consolle. Mi indica una poltrona,
mentre lui si siede di fronte a me sul divano. Mi offre un
caff, ma rifiuto cortesemente.
"Dunque, cosa succede con la Zafiratou?" mi chiede.
"In questo momento, ancora nulla. Semplicemente,
nell'mbito delle indagini stiamo analizzando tutte le possibilit.
Tra queste c' anche il personale amministrativo delle
universit, tanto quello attualmente in servizio, quanto quello
in pensione. Nell'annuario della facolt di Economia ci siamo
imbattuti nel nome della Zafiratou. Dato che  andata in pensione,
ho pensato che lei poteva averla conosciuta ai tempi in
cui lavorava in segreteria di facolt".
"La Zafiratou dirigeva la segreteria. Una persona con
due doti rare da trovare insieme: grande capacit e altrettanto
grande disponibilit. Quando avevamo un problema o una
complicazione, tutti correvamo dalla Zafiratou per un aiuto.
Nel nostro primo incontro le ho parlato del rispetto che gli
impiegati amministrativi nutrivano verso i vecchi professori.
Posso dirle che nel caso di Calliope Zafiratou il rispetto era reciproco.
Voglio dire che non solo la Zafiratou rispettava i docenti,
ma anche che loro la rispettavano molto".
Fa una pausa e mi guarda, prima di continuare. "E ora
che le ho spiegato chi era Calliope Zafiratou, posso chiederle
perch la state indagando?"
"Non stiamo indagando su di lei. Ma dobbiamo interrogare
alcuni impiegati amministrativi.  evidente che non possiamo
interrogarli tutti, cerchiamo quindi di individuare quelli
che possono darci maggiori informazioni".
La mia risposta sembra convincerlo. "La Zafiratou potr
dirvi molte cose. Vale la pena di parlarle".
"Si ricorda, per caso, quando  andata in pensione?
Potremmo chiederlo direttamente a lei, ma a saperlo prima
potremo gi preparare le domande giuste".
Roupakidis cerca di ricordare: "Se non mi inganno  stata
una delle ultime donne ad andare in pensione a cinquant'anni,
prima che cambiasse la legge. Lo ricordo perch io sono diventato
emerito poco dopo".
"Un'ultima domanda. Che rapporti aveva la Zafiratou con
i professori pi giovani?"
Ci pensa su prima di rispondere: "Direi formali. Sempre
impeccabile, ma a giudicare dall'atteggiamento, direi che non
le erano particolarmente simpatici. Aveva sicuramente un debole
per la vecchia guardia, di cui facevo parte anch'io",
aggiunge con un sorriso.
"La ringrazio molto, signor professore. Mi ha dato informazioni
molto importanti".
"Vede? A volte anche gli incontri fortiti possono essere
produttivi", mi dice mentre si alza per accompagnarmi alla
porta. Attraverso il giardino ed entro nell'autopattuglia.
Le informazioni che mi ha dato Roupakidis mi sono state
davvero preziose. Hanno confermato la preferenza di Calliope
per i professori della vecchia guardia, mentre sembra non nutrisse
particolare simpatia per i pi giovani.
Il secondo elemento  che Calliope Zafiratou non era
in pensione da tempo immemorabile, come aveva detto ad
Adriana, ma da poco pi di una decina d'anni.
Ecco cosa penso mentre torno in Centrale, dove mi aspetta
un'altra sorpresa. Appena mi siedo compaiono Dervsoglou
e Askalidis, entrambi con un sorriso che compete con quello
di Koula.
"L'abbiamo trovata, signor commissario", dichiara orgoglioso
Dervsoglou. Estrae di tasca un taccuino e legge:
"Pensionata dal 2005. Era dirigente della segreteria del dipartimento
di Psicologia".
"Ottimo, ragazzi! Bel lavoro! " esclamo e se ne vanno tutti
contenti.
Quindi, abbiamo una dirigente di segreteria alla facolt di
Economia e una alla facolt di Filosofia. Non abbiamo nessuno
a Legge, e questo potrebbe essere un problema, dato che
la prima vittima  stata un docente di Legge. Potrei indagare
anche su Tasia, ma non avrebbe senso: se fosse implicata non
avrebbe rivelato ad Adriana il luogo dove le sue due amiche
avevano lavorato.
Telefono al vicecomandante, per non fargli sentire la mia
mancanza.
"Non solo stiamo procedendo, ma addirittura acceleriamo",
commenta. "Crede sia il caso di informare il
comandante?"
"S, ma la pregherei di occuparsene lei. Non vorrei assentarmi
dall'ufficio perch sono in attesa dei risultati del laboratorio
fotografico". Si dichiara d'accordo e riattacchiamo.
Poco dopo mi chiama Koula. "Abbiamo la fotografia di
Calliope. Siamo in attesa di quella di Arghir".
Immagino che sia abbastanza inutile restare attaccato al
telefono, quindi me ne torno a casa. Tra l'altro so bene che
anche a casa c' qualcuno che aspetta da me un rapporto dettagliato,
dato che ieri sera ho tagliato corto la conversazione
in auto per non rovinare la bella atmosfera che si era creata a
casa di Caterina e stamattina sono uscito di volata per andare
in Centrale.
Trovo Adriana in cucina intenta a stirare. "Vuoi un caff?"
mi chiede.
"No. Mi siedo per farti compagnia".
"Oggi ho ribaltato la casa", mi annuncia.
"Come mai? Che ti  preso?"
"Dal nervoso. Non so che cosa sia preso a te, ieri sera, che
c' mancato poco ci ammazzassimo, ma ho capito che ha a che
fare con le nostre amiche".
"Non con tutte e tre. Tasia non c'entra".
Poggia il ferro e mi guarda. "Dal giorno in cui ho conosciuto
Arghir, Tasia e Calliope mi sono trovata invischiata
mio malgrado con il tuo lavoro, e come sai  una cosa che non
sopporto. Ieri sera, per, mi  nato il sospetto che non sia invischiata
solo io, come spettatrice, ma lo siano anche le mie
amiche. Spero che tu mi dica che sbaglio: mi faresti un gran
regalo".
"Vorrei farlo, ma purtroppo non posso".
"Sono state loro a uccidere i professori?" mi chiede,
spaventata.
"Non saltare alle conclusioni. Non  assolutamente detto.
Il fatto  che quando ho sentito che entrambe lavoravano all'universit
e in qualche modo ce l'avevano nascosto, mi  entrata
la pulce nell'orecchio".
"Magari la tua pu essere una deformazione professionale.
Sono tutt'e tre pensionate, quindi non avevano ragione di
dichiarare che lavoro facessero prima".
"Non  esattamente cos. Se ricordi, hanno fatto in modo
di incontrarci dopo ogni omicidio, quando mi hanno sempre
assillato di domande. Secondo me - e capisco che penso da
poliziotto - l'hanno fatto per avere informazioni. A che gli servivano
le informazioni se loro non c'entravano nulla con i delitti?
Poi c' anche da dire che quando Tasia ti ha rivelato che
lavoro facevano, hanno mentito".
"In che senso?"
"Ti hanno detto che erano in pensione da tempo immemorabile.
Ti informo che, invece, Arghir  andata in pensione
nel 2005. E Calliope forse anche pi tardi".
Non commenta, ma si limita a prendere il ferro in mano e
a riprendere a stirare con foga. Mi rendo conto che  sconvolta
e cerco qualcosa da dirle.
"Se la cosa pu consolarti, la mia posizione non  pi
semplice".
"In che senso?"
"Dentro di me, prego che le nostre amiche non abbiano
niente a che fare con gli omicidi. Ma se davvero non c'entrassero,
allora mi troverei da capo nel buio pi totale e non saprei
dove andare a sbattere la testa per trovare i responsabili. In altre
parole: davanti il burrone e dietro il fiume in piena".
Smette ancora di stirare e mi guarda. "Posso chiederti un
favore?"
"Che favore?"
"Andiamo a cena fuori, stasera. Noi due soli. Se resto qui
esco pazza. A te la smania ti  presa ieri e non hai chiuso occhio.
Oggi  toccato a me: sono carica come non mai, e stanotte
la passer in bianco".
"Dove vuoi andare?"
"Che ne dici di andare all'Oenothera? Piace a tutti e due".
Mi sembra una buona idea, anche perch con la Seat,
Kesarian, il quartiere dove si trova il ristorante,  a due passi
da casa. La serata  dolce e ci sediamo fuori, dietro la chiesa.
Cerco un argomento di conversazione che la possa interessare
e riesca a scacciare dalla sua mente i cattivi pensieri. E,
com' naturale, ricorro al nipotino in arrivo. Adriana comincia
a parlarmi dei capi che dovr cominciare ad acquistare. Poi
passa alla stanza di Lambros nel nuovo appartamento, che 
ancora tutta da pensare.
Quando arriva l'insalata con i carciofi e i frutti di mare,
insieme alle alici marinate che le piacciono moltissimo, comincia
a spilluzzicare e trova un po' di tranquillit. Mi preoccupo di
farle bere anche qualche bicchiere di vino in modo che si rilassi
e riesca a dormire.
...
37.

Mio padre diceva che le cattive notizie arrivano come un'alluvione,
mentre quelle buone con il contagocce. La prima notizia
della giornata, per,  buona e mi fa pensare di poterlo
smentire.
Non appena entro in ufficio, mi chiama Vellidis. "Abbiamo
scoperto lo pseudonimo della Terzidi su Facebook", mi
annuncia.
"E quale sarebbe?"
Sartina. Ha scritto molti post su Facebook riguardo agli
omicidi. Te li stampo e te li mando".
In turco, "sarto" si dice "terzi". Lo so perch in Epiro
sono rimaste parecchie parole turche dai tempi di Al Pasci.
Koula stamattina non  venuta, e questo significa che sta
ancora cercando di fotografare Calliope. Convoco gli altri tre
aiutanti e gli racconto la mia conversazione con Roupakidis,
sia per riempire i tempi vuoti dell'attesa, sia per tenere sotto
controllo l'ansia.
"Questo Roupakidis  stato un bel colpo di fortuna",
commenta Askalidis.
"Be', il primo colpaccio l'abbiamo messo a segno con la
rivelazione che una delle due signore ha fatto all'altra davanti
alla moglie del commissario. Questo caso si risolver grazie a
un jolly", replica Dermitzakis.
Un assistente di Vellidis mi porta nel frattempo la stampata
degli interventi di Arghir su Facebook. Li affido a
Dermitzakis, spiegandogli di che si tratta.
"Dividete il materiale tra di voi, cos facciamo prima. Mi
interessano solo i contenuti in cui si trovano commenti agli
omicidi dei tre professori".
Dopo cinque minuti arriva Koula, che mi porta la seconda
buona notizia.
"Abbiamo fotografato anche Calliope. Non  stato facile,
perch non usciva mai di casa, ma alla fine ce l'abbiamo fatta.
Ora le foto sono in laboratorio".
Chiamo subito Dimitriou. "Ne abbiamo molte: frontali,
di profilo e anche di spalle", mi spiega.
"Tra quanto saranno pronte? Voglio mostrarle al testimone
oculare che ha visto le due donne sull'auto di Kostpoulos".
"Tra un paio d'ore. La informo".
"Bene, e mandane qualcuna anche a me, per il fascicolo".
"In ogni caso, le consiglierei di portare il testimone qui
alla Scientifica. Abbiamo gli strumenti tecnici per fargliele vedere
al meglio. Se vedesse solo le stampe, magari la testimonianza
potrebbe non essere del tutto affidabile e, in sguito,
potrebbe ritrattarla".
Sono d'accordo con lui e incarico Dermitzakis. "Informa
il testimone che passi a prenderlo tra un paio d'ore con l'autopattuglia
per portarlo alla Scientifica, dove gli mostreranno
le fotografie della Terzidi e della Zafiratou. Deve dirci se sono
le donne che ha visto nella macchina di Kostpoulos. Tu hai
esperienza e sai come indirizzarlo".
"Non si preoccupi. Se sono loro, lo capiremo con
certezza".
Non riesco a controllare la mia impazienza per due ragioni.
La prima  che stiamo arrivando alla conclusione del caso e
questo mi d soddisfazione, anche se le responsabili sono persone
che conosco e con cui ho passato dei bei momenti. La seconda
 che ancora non so bene come la prender Adriana e
mi preoccupo per la sua reazione.
Dermitzakis si ripresenta dopo qualche ora, per dirmi che
il laboratorio della Scientifica ha finito e quindi va a prelevare
il testimone.
L'incessante aumento della tensione viene interrotto da
Askalidis, che entra nel mio ufficio con un foglio delle stampate
di Facebook in mano.
"Tutto l'account della Terzidi  pieno di commenti sui tre
omicidi, ma mi sono imbattuto in un commento che potrebbe
scagionarla e vorrei che lo leggesse".
Me lo mette davanti e leggo: "Anche se i tre professori a
cui sono dedicate le rivendicazioni sono stati indubbiamente
luminari e docenti dediti con passione al loro lavoro, penso
che si stia commettendo una grande ingiustizia. Perch anche
oggi ci sono molti insegnanti che combattono quotidianamente
per tenere in piedi le nostre universit. Anche loro si meritano
una lode, non solo i vecchi".
Rileggo il commento e poi vado a vedere la data. Risale a
tre giorni fa. Quindi mi rivolgo ad Askalidis.
"Il commento non solo non la scagiona, ma addirittura
aumenta i miei sospetti".
Gli racconto il mio incontro con Demertzs, e il suo commento
sull'impegno dei giovani professori per non fare affondare
l'universit.
"Ho citato questa conversazione una sera alle tre signore",
spiego. "Il commento della Terzidi risale al giorno dopo il
nostro incontro".
Ad Askalidis sfugge un fischio di sorpresa. "Proprio una
donna senza scrupoli", commenta. "Rubava i commenti degli
altri per caricarli sulla sua pagina Facebook".
"Avete trovato qualcos'altro?" gli chiedo.
"Niente di particolare, a parte conversazioni con altri
utenti sulla rovina dell'universit".
Tra un po' non avremo pi bisogno delle vecchie ricerche
porta-a-porta, penso. Leggeremo i commenti e i post su
Facebook e scopriremo cos l'assassino. Calliope vive in un altro
mondo: che te ne fai dei fondi del caff quando hai Facebook?
 tale l'impegno degli utenti nel cercare di attirare l'attenzione
su di s che tra poco gli assassini scriveranno "Guardate che
cosa ho fatto! " con allegata la foto del delitto, per incassare i "mi
piace"! A quel punto dovr dare le dimissioni anch'io perch io
e Facebook siamo su due pianeti diversi e non ci capisco niente.
La porta si apre ed entra Dermitzakis. "Allora?" gli chiedo.
"Le ha riconosciute entrambe, anche se di una non  sicuro".
"Non importa. Abbiamo trovato un capello sulla poltrona
del passeggero. Forse possiamo procedere anche da l all'identificazione.
Dov' il testimone?"
"L'ho portato nella stanza degli interrogatori".
"Ricordami come si chiama".
"Kiriakos Dimoulis".
"Vieni con me". Avverto anche Koula che venga con il
computer.
Ci trasferiamo nella stanza degli interrogatori. Prendo con
me le fotografie. Koula  gi arrivata e sta preparando il computer.
Mi trovo davanti il cinquantenne calvo, seduto con un
caff davanti che segue il lavoro di Koula.
"Lei  Kiriakos Dimoulis?" gli chiedo formalmente una
volta seduto.
"Esatto".
"Signor Dimoulis, al laboratorio della Scientifica le hanno
mostrato delle fotografie di due donne?"
"Esatto".
"Ha riconosciuto in quelle donne le due passeggere che
ha visto nell'automobile di Stlios Kostpoulos?"
Esita un momento prima di rispondere, come se ci pensasse
su. "Ascolti, voglio essere sincero, per non essere frainteso. Sono
quasi del tutto certo riguardo alla donna che era seduta dietro. 
quella che ho visto in fotografia. Quanto a quella seduta davanti,
ho molti pi dubbi, perch era in parte coperta da Kostpoulos".
Gli metto davanti le due fotografie. "Quale delle due era
seduta dietro?"
Dimoulis guarda attentamente un'altra volta. "Lei", mi
dice e mi indica Calliope. "Quanto all'altra, come le ho detto:
potrebbe essere lei, ma non ne sono certo".
"La ringrazio, signor Dimoulis. Firmi la deposizione e poi
 libero di andare".
Torno nel mio ufficio e chiamo subito il vicecomandante.
"Vorrei che parlasse con il giudice istruttore per farmi avere
al pi presto i mandati di perquisizione delle abitazioni della
Terzidi e della Zafiratou".
"Quindi, abbiamo finito?" mi chiede tutto contento.
"Ho la sensazione che ci troviamo molto vicini alla conclusione
delle indagini, ma abbiamo ancora qualche vuoto da
colmare". Gli sciorino tutto il pacchetto delle indagini. "Se lo
ritiene opportuno, ora possiamo informare il ministro".
"Mi accordo con il comandante e la richiamo".
"Abbiamo giusto il tempo di attesa dei mandati di perquisizione.
Dopodich dovremo muoverci di gran carriera".
Mi richiama dopo cinque minuti. "L'aspettiamo tutti con
ansia", mi dice. "Il ministro ha annullato una riunione perch
ritiene che questo caso abbia la precedenza".
Riprendo la strada per via Katechaki. Mi sento come una
linea di bus Alexandras-Katechaki. In ogni caso arrivo prima
dell'autobus perch, se si eccettua un piccolo ingorgo nel sottopassaggio
della Mesoghion, per il resto la strada  vuota.
Mi dirigo direttamente all'ufficio del vicecomandante. Al
suo quartier generale ormai mi conoscono, e quindi mi fanno
passare senza farmi aspettare e limitandosi a un saluto.
"Il ministro  entusiasta",  la prima cosa che il vicecomandante
mi dice non appena entro. "Venga. La aspetta".
Anche per arrivare all'ufficio del ministro troviamo tutte
le porte aperte. Arriviamo direttamente in sala riunioni, dove
troviamo ad attenderci il comandante. Poco dopo fa la sua
comparsa il ministro.
"Sono pronto ad ascoltare la buna novella", annuncia
mentre si siede.
Comincio a raccontare da come ho conosciuto le Tre
Grazie e gli faccio un resoconto dettagliato di come sono nati i
miei sospetti. Termino con il testimone oculare che ha riconosciuto
con sicurezza Calliope.
"Per quel che riguarda la donna che era seduta davanti,
non  sicuro di averla identificata perch era in parte coperta
da Kostpoulos".
"Quindi, dell'altra donna non abbiamo un riconoscimento",
conclude il ministro.
"No. Ma non c' dubbio che le due amiche fossero insieme
nell'auto di Kostpoulos. E poi la Scientifica ha trovato un
capello femminile sullo schienale della poltrona del passeggero.
L'identificazione, a questo punto, potremmo averla con il
DNA".
"Questo mi fa piacere", dichiara soddisfatto il ministro.
"Vorrei anche che mi dicesse che cosa si aspetta dalla perquisizione
nei domicili delle due donne".
"In questo momento non abbiamo ancora trovato le armi
con cui sono stati compiuti gli omicidi. Molti assassini le fanno
scomparire. Se per riuscissimo a trovare almeno uno dei due
veleni, saremmo molto facilitati in fase di interrogatorio".
"E pensa di trovare le armi del delitto in questo caso,
magari per l'inesperienza delle sospettate?" mi chiede il
comandante.
"A essere sincero, non mi aspetto di trovare la spranga e
il coltello che sono stati utilizzati nell'omicidio di Archontidis.
Non  escluso, per, che riusciamo a trovare il parathion o l'acido
cianidrico, o anche solo qualche traccia in una posata o in
un contenitore casalingo".
"Le faccio i miei auguri", mi saluta il ministro e si alza.
Il comandante propone di passare dal suo ufficio, perch
potrebbero essere arrivati i mandati di perquisizione. Con mia
grande gioia, sono gi l ad aspettarmi. Li prendo e mi ritiro
fino a nuovo ordine.
...
38.

Tutto il mio stato maggiore  riunito nel mio ufficio. Do a
Dermitzakis i mandati di perquisizione del giudice istruttore e
chiedo a Koula di informare la Scientifica in modo da tenersi
pronti quando li avvertiremo.
"Voglio che mi portiate qui Arghir Terzidi", dico
a Dervsoglou e ad Askalidis. Quindi mi rivolgo ancora
a Dermitzakis. "E tu prendi con te un agente e vai dalla
Zafiratou. Se vi chiedono perch le convochiamo, dite che vorremmo
porre loro alcune domande riguardo agli omicidi dei
tre professori. Tenete con voi il mandato di perquisizione. Se
una di loro dovesse rifiutarsi di comparire, allora le mostrerete
il mandato, informandola che rimarrete tutti in attesa dell'arrivo
della Scientifica".
Sono pronti a uscire ma li fermo. "Un attimo. Non ho finito.
Quando porterete qui le due signore, comincerete a interrogarle.
Se vi chiedessero dov' il commissario, rispondete
secchi: Saremo noi a interrogarvi. Mi terrete costantemente
informato in modo da lasciarmi decidere quando comparire.
Voglio farle innervosire prima di intervenire in prima persona".
Ora escono e mi lasciano solo, ma dopo poco arriva Koula
per informarmi che la squadra della Scientifica  pronta e
aspettano soltanto il mio via.
Mi preparo a entrare in attesa, ma Vellidis non me lo permette.
"Abbiamo trovato anche il nickname della Zafiratou".
"E sarebbe?"
"Sibilla".
Mi chiedo da quando in qua i fondi del caff sono considerati
profetici. "Dato che tutti i miei sono in missione, salgo da
te, cos guardiamo insieme i commenti", propongo a Vellidis.
"Bene, lo preferisco anch'io. Se li dessi a uno dei miei,
non saprebbe cosa cercare".
Salgo subito nel suo ufficio. "Mi interessano due punti. Il
resto non mi interessa in questo momento".
Gli do prima la data in cui Arghir ha postato il commento
su Facebook in cui parla dei professori che sono trattati ingiustamente.
Cerchiamo la data corrispondente sulla pagina
Facebook di Calliope, ma non troviamo nessun commento.
"Ora voglio trovare un'altra data", e gli chiedo di cercare
il giorno seguente, quando Tasia ha rivelato ad Adriana che le
due signore avevano lavorato all'universit.
Vellidis trova il punto. Gli d una rapida occhiata e me lo
passa. "C' una strana domanda che potrebbe interessarti".
Leggo il punto che mi indica Vellidis. Calliope non fa una
domanda, ma ben due che dicono molto. "Ma insomma, 'sta
donna non riesce a trattenere la lingua? C'era proprio bisogno
di dire davanti all'altra nostra amica dove lavoravamo?"
"Ecco il jolly!" dico a Vellidis, mentre mi ricordo di
Dermitzakis.
" sembrato strano anche a me, ma cosa c'entra il jolly?"
mi chiede Vellidis. Gli spiego di che si tratta e si mette a ridere.
"Non so se sia un jolly, ma nella mia lingua si chiama colpo
di culo".
Prendo la stampata e ritorno al mio ufficio. Chiedo a
Koula di portarmi una copia delle pagine Facebook della
Terzidi. Cerco la stessa data e quella successiva, ma non trovo
risposta alle domande di Calliope. Evidentemente Arghir,
pi astuta, non ha voluto dar sguito alla conversazione.
Poco dopo ecco che fa la sua comparsa Askalidis. "Le abbiamo
portate nella stanza degli interrogatori".
"Si sono opposte?"
"La Terzidi, pi che altro si  lagnata. Ma cosa volete?
Non so niente, e tra l'altro il commissario  mio amico. Poteva
interrogarmi direttamente lui. Le spieghiamo che si tratta di
un interrogatorio ufficiale e che non c'entra niente con le amicizie
personali. Ha preso la borsa ed  entrata nell'autopattuglia
con il muso lungo fino al pavimento".
"Le avete detto nulla sulle indagini?"
"No, non ce n' stato bisogno".
"Bene, iniziate con le domande, e tenetemi informato.
Mandatemi Dermitzakis".
Dermitzakis mi dice che la Zafiratou non si  minimamente
opposta e li ha seguiti senza discutere.
"Tu sei il pi esperto. Quando vedi che  il caso che intervenga,
vieni a dirmelo".
Entro nuovamente in fase di attesa, perch voglio stancarle
ed innervosirle prima di farmi vedere. Voglio impostare nel
modo migliore l'interrogatorio e quindi cerco di farmi una scaletta
delle domande, anche perch se ci sono di mezzo questioni
personali, le cose sono pi difficili e gli errori pi facili.
Passa circa un'ora prima che si ripresenti Dermitzakis.
"Non le stiamo interrogando, ma innervosendo", mi spiega.
"E sono cotte a puntino. La Terzidi ha minacciato di
andarsene".
 arrivato il momento di entrare in gioco. Prendo la stampata
del post su Facebook di Calliope con la domanda ad
Arghir.
Le due signore siedono vicine, da un lato del tavolo. Di
fronte hanno Askalidis con Dervsoglou e al loro fianco c'
Koula con il suo computer.
Arghir, appena mi vede, balza in piedi. "Finalmente, ci hai
fatto l'onore di presentarti. C'era bisogno di mandarci a prendere
dai tuoi sottoposti, che non fanno altro che esasperarci?"
Mi siedo a capotavola e le guardo senza rispondere. Dico
ad Askalidis e a Dervsoglou che non ho pi bisogno di loro e
possono andare. Tengo con me solo Dermitzakis e Koula.
Quindi mi rivolgo alle due signore: "Questo  un interrogatorio
ufficiale e deve avvenire con tutti i crismi, perch verr
verbalizzato. Quindi io mi rivolger alle signore Zafiratou e
Terzidi e voi al signor commissario".
Restano di stucco e si guardano. Arghir sta per dire qualcosa,
ma poi si pente. Aspetta di sapere dove vado a parare.
"La prima domanda che vi far ha a che fare con un mio
dubbio. Perch, per tutto il tempo che ci siamo frequentati, non
mi avete rivelato che, fino alla pensione, avete fatto parte del
personale amministrativo dell'Universit di Atene? Lei, signora
Terzidi,  stata direttrice della segreteria del dipartimento di
Psicologia della facolt di Filosofia, mentre lei, signora Zafiratou,
era dirigente della segreteria della facolt di Economia".
Arghir non lascia spazio a Calliope e risponde subito per
entrambe: "Non ci  neanche passato per la testa", mi risponde.
"Perch avremmo dovuto dirglielo? Non abbiamo pi nulla
a che fare con l'universit".
"Del resto, siamo andate in pensione da tanti anni",
aggiunge Calliope.
"Non cos tanti. La signora Terzidi  andata in pensione
nel 2005 e lei poco dopo. Non so, in effetti, la data precisa
del suo pensionamento, ma basta una telefonata per risolvere
il quesito".
Si guardano. "Be', non  che siamo in pensione dall'anno
scorso. Sono passati pi di dieci anni", dice Calliope, cercando
di mostrarsi disponibile.
"Un conto  l'anno scorso, un conto  il tempo immemorabile,
come avete detto a mia moglie. Dal pensionamento
sono passati circa quattordici anni. Quindi avete conosciuto
almeno due dei tre professori che sono stati uccisi: Archontidis
e Kostpoulos. Voi, per, l'avete taciuto, mentre se me ne aveste
parlato avreste potuto dare una mano alle indagini".
"Non siamo della polizia e non ci  neanche passato per la
testa", spiega Arghir.
"Non siete della polizia, ma vi sembra un caso che dopo
ogni omicidio avete sempre organizzato un incontro, durante
il quale mi avete tempestato di domande riguardo alle indagini
della polizia? "
"Non siamo state noi.  stata la Anghelidou", protesta
Calliope. "Tasia ha la fissa dei romanzi polizieschi".
"Se convoco qui la Anghelidou e vi interrogo in contraddittorio,
sono sicuro che mi dir che siete state voi a indurla, in
qualche modo, a farmi le domande in modo da permettervi di
raccogliere informazioni".
"Questo  proprio indegno".
"La convoco?"
Aspetto una risposta, ma tacciono perci continuo. "C' anche
un altro elemento", dico e metto davanti a Calliope la stampata
di Facebook con la sua risposta. La guarda muta, mentre io
gliela leggo ad alta voce: "Ma insomma, 'sta donna non riesce a
trattenere la lingua? C'era proprio bisogno di dire davanti all'altra
nostra amica dove lavoravamo?" Con la coda dell'occhio mi
accorgo che Arghir lancia a Calliope un'occhiata furiosa.
"Questa domanda spiega senza ombra di dubbio che non
volevate rivelarmi dove avevate lavorato".
Di nuovo mi metto in attesa di una risposta, ma non la ottengo.
" stato semplice per la Sezione Crimine informatico
scoprire chi si nascondeva dietro gli pseudonimi", spiego con
un sorriso: "Sibilla, per la signora Zafiratou, dato che legge i
fondi del caff e Sartina per la signora Terzidi, dal suo cognome,
visto che terzi in turco vuol dire sarto".
All'improvviso mi accorgo che sono crollate entrambe.
Hanno gli occhi fissi sul tavolo e non osano sollevarli per guardarmi.
Al contrario, Dermitzakis e Koula, che seguono la conversazione,
mi lanciano uno sguardo molto chiaro.
"Passiamo a un'altra domanda. Conosceva bene Aristotele
Archontidis, signora Terzidi?"
Arghir  contenta di cambiare argomento e si riprende.
"Non lo conoscevo bene, come, del resto, nessuno lo conosceva.
Quando ero in servizio lui era professore associato. Una
persona chiusa e molto formale. Teneva a distanza anche il resto
del personale, docente o non docente che fosse. Come pu
immaginare, non abbiamo avuto rapporti stretti".
Poi, mi rivolgo a Calliope: "E lei, mi pu dire in che rapporti
era con il professor Stlios Kostpoulos?"
"I normali rapporti di un'impiegata con un docente", mi
risponde senza esitare.
"Quindi, mi potete spiegare che cosa ci facevate nella
macchina di Kostpoulos la sera in cui  stato assassinato,
poco prima che venisse ucciso?"
Restano basite. Erano pronte a tutto, dal momento in cui
era sfuggita a Tasia l'informazione sul loro impiego in universit.
Quel che non si aspettavano era che sapessimo che si erano
incontrate con Kostpoulos nella sua automobile.
"Per vostra sfortuna, mentre eravate nell'auto di
Kostpoulos vi  passata accanto un'altra automobile. Il conducente
era un vicino di Kostpoulos, che ha riconosciuto la macchina
e vi ha inquadrate con i fari. Quando gli abbiamo fatto
vedere le foto, vi ha riconosciute. La signora Terzidi era seduta
di fianco al conducente, la signora Zafiratou sul sedile posteriore.
Poco dopo Kostpoulos moriva per un'iniezione di acido
cianidrico, che gli  stata praticata sulla schiena. A parte questo,
poi, abbiamo anche trovato un capello sul sedile del passeggero.
Se prendiamo un capello dei suoi, signora Terzidi, siamo sicuri
che il dna corrisponde. Quindi, ci potete dire perch vi trovavate
nell'auto di Kostpoulos poco prima che venisse assassinato?"
Risponde Arghir, che  la pi pronta. "Ah, questo!"
esclama. "C'era il figlio di una mia amica che voleva fare un
dottorato con Kostpoulos e ho pregato Calliope di farmelo
incontrare per parlargli".
" la stessa che ha telefonato alla segreteria di facolt per
conoscere gli orari di Kostpoulos, dato che voleva incontrarlo
per un dottorato?"
Solleva le spalle. "Non lo so. Pu darsi".
"Perdiamo il nostro tempo inutilmente, signore. Non c'
alcun dubbio che l'iniezione di acido cianidrico sia stata praticata
a Kostpoulos dalla signora Zafiratou, che era seduta dietro,
mentre la signora Terzidi lo intratteneva parlandogli della
sua ipotetica amica. Ed  anche certo che una di voi ha preparato
la torta al parathion che avete fatto recapitare a Clearco
Rapsanis. Il fatto che Rapsanis fosse un ingordo era noto non
solo a Legge ma in tutta l'universit. A casa di Rapsanis, la
torta l'ha portata una ragazza in motorino con il casco. Era la
stessa che voleva fare un dottorato con Kostpoulos?"
"Ma che dice!" insorge la Zafiratou. "Come le viene in
mente!  peggio dei suoi assistenti!"
"Basta giocare a nascondino, perch non ha senso.  sicuro
che avete dei complici. La ragazza che ha portato la
torta a Rapsanis e che telefonava per conoscere gli orari di
Kostpoulos; ma poi c' anche un ragazzo, anche lui con il
motorino e il casco, che  stato visto passare nella zona in cui
Archontidis andava a correre proprio poco prima dell'omicidio.
Sappiamo che Archontidis  stato colpito alle spalle da un
motorino in impennata che l'ha gettato a terra. Quindi  arrivato
il colpo di spranga e dopo la coltellata. Non  escluso che
il ragazzo non sia solo un complice ma l'esecutore materiale
del delitto".
"Sta proprio sfogliando il libro delle favole!" esclama
Arghir.
"Possiamo trovare facilmente conferma che non si tratta
di favole", interviene Dermitzakis. "Non dobbiamo far altro
che controllare i numeri che avete composto nei vostri cellulari,
a uno a uno. Sono sicuro che troveremo tutte le telefonate
che avete fatto e a chi".
"E aggiungo anche un'altra cosa", completo. "Il giudice
istruttore ha firmato un mandato di perquisizione per i vostri
appartamenti. Prenderemo i vostri computer e li rovesceremo
come guanti".
Segue una pausa di silenzio. Arghir e Calliope si scambiano
un'occhiata di intesa. Alla fine, Calliope si rivolge a me.
"Pu lasciarci sole per due minuti, signor commissario?"
"Completamente sole non mi  permesso. La signora
Vlari rimarr in un angolo della stanza. Se parlerete sottovoce,
non potr ascoltarvi".
Faccio cenno a Dermitzakis di uscire dalla stanza, ma non
ci allontaniamo. Aspettiamo davanti alla porta.
"Questo  il caso pi demenziale che mi sia capitato in
tanti anni che lavoro con lei, signor commissario", mi dice
Dermitzakis. "Ho visto gli assassini pi improbabili, ma due
pensionate perbene che ammazzano tre professori di universit
non me lo sarei immaginato neanche in sogno. Possiamo
essere orgogliosi: la Grecia  sempre all'avanguardia!"
Dopo cinque minuti, la porta si socchiude e Koula fa capolino.
"Potete entrare", ci dice.
Non appena seduti, Arghir prende la parola. "Allora,
 tempo di finirla con questa storia, signor commissario", mi
dice. "Quando perquisirete casa mia, troverete nell'armadietto
sotto il lavello della cucina una borsa di tela. Dentro, c'
quel che resta del parathion e dell'acido cianidrico. Troverete
anche la spranga e il coltello. Sulla spranga ci sono le mie impronte
digitali. Sul coltello quelle di Calliope. Siamo state noi
a ucciderli. Non ci sono n complici n altri assassini. Se la signora
verbalizza la nostra deposizione, noi la firmeremo. Pu
prenderci le impronte digitali per confrontarle".
"E la ragazza che ha portato la torta?" chiede Dermitzakis.
"Era una ragazza in motorino. L'ho fermata, le ho dato
cinquanta euro e lei ha portato la torta. Non so come si chiama
e non l'ho mai pi rivista".
"E la ragazza che telefonava in segreteria per conoscere
gli orari di Kostpoulos?"
"Non ne ho idea", risponde Calliope.
"E il giovanotto in motorino che ha fatto cadere
Archontidis?"
"Non so chi fosse, ma penso sia passato di l per caso",
risponde Arghir. "Sono stata io a colpire Archontidis alle spalle
con la spranga e quando  caduto Calliope lo ha accoltellato".
Mi rendo conto che hanno deciso di prendere tutte le responsabilit
su di s per non tradire i loro complici. Li cercheremo,
s, ma sar difficile trovarli. Non abbiamo n il numero
di targa n conosciamo il modello del motorino. Non  neanche
escluso che abbiano cancellato i numeri dai cellulari, ma in
caso contrario avranno gi deciso che cosa dire nel caso vengano
individuati.
Spedisco Arghir e Calliope con Dermitzakis per le formalit
dell'arresto e torno nel mio ufficio.
...
39.

L'attesa mi rende molto nervoso. Sono certo che nella perquiizione
troveremo quanto Arghir ci ha preannunciato, ma un
conto  essere certi di una cosa, un altro  che te la confermino
ufficialmente.
Ho quasi perso la cognizione del tempo, quando finalmente,
entra, sorridente Dermitzakis. "Trovato tutto: il parathion,
l'acido cianidrico, la spranga e il coltello. Erano l
dove la Terzidi ci aveva detto: nell'armadietto sotto il lavello
della cucina, in una borsa di tela. Li ha presi la Scientifica per
identificare le impronte digitali".
"Dove sono ora le signore?"
"Di nuovo nella stanza degli interrogatori per completare
la deposizione".
"Bene, manda Koula. Stavolta le interrogher da solo,
voglio capire il movente, e credo che si apriranno pi facilmente
se parleranno solo con me".
Siedono l'una di fianco all'altra e conversano a voce bassa.
Ogni tanto, a una delle due scappa un sorriso. Le guardo dalla
porta e non riesco a non domandarmi se hanno capito che
cosa le aspetta, o se invece non se ne rendono conto.
Mi siedo di fronte a loro. "Avete confessato, abbiamo trovato
le armi dei delitti, quindi la parte ufficiale  terminata.
Ora possiamo tornare a una conversazione pi personale".
Faccio una pausa, e poi chiedo: "Ma, ragazze mie... Si pu sapere
che cosa vi  saltato in mente? Perch l'avete fatto?"
Non si aspettavano questo tono e sono sorprese. Si guardano,
e Arghir chiede a Calliope: "Parli tu o parlo io?"
"Parla tu".
Arghir si volta verso di me e ride: "Tutta colpa dei tedeschi",
dichiara.
"Ancora con questa storia dei tedeschi?" ribatto, anche
perch non capisco che cosa ci sia da ridere. "Cosa c'entrano i
tedeschi col fatto che avete ammazzato tre persone?"
"Non i tedeschi in generale", mi spiega Calliope. "Ci riferiamo
ai tedeschi che spiccavano il volo dalla cima dell' Astraka".
Resto a bocca aperta a guardarle. Anche Koula ha sollevato
lo sguardo dallo schermo del computer e fissa la scena con
occhi sbarrati.
"Lascia che ti spieghi, Kostas, e vedrai che capirai", mi
dice Arghir. "Ricordi quella mattina a Ppingo, quando abbiamo
visto l'uccello umano che volteggiava sull'Astraka?"
"Certo che lo ricordo".
"Ricorderai anche che quella stessa sera, mentre eravamo
a cena con il gruppo dei tedeschi, abbiamo scoperto che erano
tutti docenti universitari e che, come ci dissero, sarebbero ripartiti
la mattina dopo per la Germania, per tornare in universit".
"Ricordo anche questo".
"Calliope e io eravamo nella stessa camera. Prima di addormentarci
ci siamo messe a chiacchierare: Ma guarda un
po' questi universitari tedeschi... l'estate mettono le ali, salgono
su una montagna, si trasformano in uccelli artificiali, volano
e se la spassano. I nostri, non appena gliene si d l'occasione,
prendono il volo, s, ma per abbandonare se stessi, gli studenti
e i corsi, per diventare politici artificiali e posarsi poi sulle
poltrone ministeriali. I tedeschi si posano su una valle e poi
tornano all'universit. I nostri, invece, dopo che  finita l'esperienza
ministeriale, tornano di nuovo all'universit e riprendono
come se non fosse successo niente. A quel punto, Calliope,
arrabbiata, esclam: Le cose non andavano cos ai nostri tempi,
e questo andazzo deve finire! Io le ho risposto di non farsi
illusioni. Cara Calliope, l'andazzo non si fermer da solo.
Qualcuno dovrebbe rimetterci la pelle, e allora gli altri si spaventerebbero
e si darebbero una raddrizzata. Ecco, questo 
l'unico modo per far finire le cose. E l  finita la conversazione.
Come sai, abito a pianterreno e dietro casa ho un cortile
con piante e fiori. Ho sempre a casa del parathion contro
gli insetti. Il giorno dopo il nostro ritorno, mi sono incontrata
con Calliope e le ho spiegato il mio piano: avrei fatto una bella
torta, nella crema ci avrei messo del parathion e l'avrei spedita
a Rapsanis. All'inizio mi ha detto che ero matta, ma io ho insistito
che non c'era altro modo per cambiare la situazione, e
per far tornare le universit a ci che erano un tempo. Il resto,
caro Kostas, lo sai".
"S, d'accordo. Ma perch proprio Rapsanis?" chiedo.
"Tu avevi lavorato alla segreteria di Filosofia, Calliope a quella
di Economia. Perch proprio Rapsanis?"
"Per due ragioni. La prima  che tutta la comunit accademica
sapeva che Rapsanis era un insaziabile pachiderma.
Quindi, sapevo che non ci avrebbe pensato un solo attimo a
ingozzarsi di torta".
"E la seconda?"
"Ioannis Theodorakpoulos  un mito in facolt da quando
io ero ancora studentessa. Non era un mio professore, ma
sono andata a due sue conferenze quando era diventato emerito:
un dono degli di starlo ad ascoltare mentre parlava di
Platone. Un giorno, in una conversazione tra professori, sentii
Rapsanis dire che quel che Theodorakpoulos diceva su
Platone poteva valere ai suoi tempi, ma oggi era superato. Lo
disse con tale sprezzo che ne rimasi disgustata. Un mostro ingurgitante
che si permetteva di denigrare un luminare delle
lettere e della filosofia. Per questo ho voluto dedicare la sua
esecuzione alla memoria di Theodorakpoulos".
"E Archontidis?" chiedo.
"Archontidis era uno studioso eccellente. Tutti gli studenti
erano entusiasti delle sue lezioni, in particolare quelle
sui poeti dell'et ionica. Molti suoi colleghi sostenevano che
aveva riportato lo studio della Scuola di Solomos e dei suoi seguaci
ai fasti di Gheorghios Zoras. Le sue lezioni erano affollatissime,
e aveva molti studenti che lo seguivano anche dopo
la laurea. E questo fior fior di studioso abbandona i suoi corsi,
i suoi studenti per diventare... cosa poi? Un volgare viceministro.
Neanche ministro! Ma avrei dovuto capirlo prima,
quando vedevo che era sempre al centro delle organizzazioni
politiche universitarie. Il fatto che avesse fatto politica in
Italia, l'ho scoperto pi tardi. Ma dico: possibile che uno studi
nella stessa universit frequentata da Solomos e da Ugo
Foscolo per poi finire a fare il viceministro? Spero almeno che
ora si sia riconciliato con l'anima di Zoras, a cui abbiamo dedicato
la sua morte".
In tutta questa follia, i ragionamenti hanno una loro logica
e finiscono per persuadere anche me che con l'universit non
ho mai avuto nulla a che fare.
"Bene. I vostri moventi mi convincono", spiego. "Ho un
problema con l'esecuzione di Archontidis, invece. Come possono
aver fatto due donne della vostra et a gettare a terra un
uomo che faceva jogging e ad accoltellarlo? Impossibile che ci
siano riuscite senza un complice".
"Ora te lo spiego, Kostas, e vedrai che capirai. L'abbiamo
aspettato nel parco, Quando  passato davanti a noi l'abbiamo
salutato con un sorriso. Appena ci ha superate io l'ho colpito
in testa con la spranga. Si  fermato, barcollante, ma non  caduto.
Allora l'ho colpito di nuovo ed  piombato a terra. Gli
ho dato un'altra botta per essere sicura. A quel punto aveva
gi perso i sensi e Calliope gli ha piantato il coltello nella schiena,
all'altezza del cuore".
"E il giovanotto con il motorino? Dove si trovava il giovanotto
con il motorino? Abbiamo trovato tracce di pneumatici
sul luogo del delitto".
"Non so di che motorino e di quale giovanotto parli", mi
riponde. "Comunque, noi non abbiamo visto nessun motorino.
Eravamo del tutto sole".
Hanno deciso insieme di confessare e, al tempo stesso, di
coprire i loro due giovani complici. Non riusciremo a sapere
nulla di pi.
Mi rivolgo ora a Calliope: "Kostpoulos l'avete ucciso
perch era tornato all'universit?"
"Esattamente. Come ti ha detto anche Arghir, i tedeschi
atterrano sulla valle e poi tornano in universit. I nostri, invece,
passano dalla poltrona ministeriale all'universit e allo stipendio.
Non solo abbandonano i corsi e gli studenti. La cosa
che irrita maggiormente  la logica: Tanto che cosa abbiamo
da perdere? La cattedra e lo stipendio ci aspettano
comunque".
"Come avete fatto a entrare nella macchina di
Kostpoulos?"
"Ah, sai che domanda!" esclama Calliope con aria di
sufficienza. "Conoscevo il suo numero di cellulare sin da quando
ero in segreteria. Kostpoulos, allora, era associato. Gli ho
telefonato pregandolo, se possibile, di incontrarlo, perch volevo
parlargli del figlio di una mia amica. Mi ha risposto che
aveva una cena con certi colleghi che venivano dall'estero, ma
se volevo potevamo trovarci dopo, vicino casa sua, per fare
due chiacchiere. Mi ha anche detto che in universit era impossibile
fissare un appuntamento, perch era pieno di lezioni.
Quindi l'abbiamo aspettato in via Dimosthenous. Quando
 arrivato, gli ho fatto cenno e siamo salite. Arghir si  seduta
di fianco a lui per intrattenerlo con la storia del ragazzo
che studiava alla London School of Economies, ma Londra
non gli piaceva e voleva fare un dottorato in Grecia. Mentre
chiacchierava con Arghir, io gli ho fatto l'iniezione di veleno.
Siamo subito scese ed abbiamo preso un taxi". Fa una pausa
prima di aggiungere, con un sorriso: "Non abbiamo calcolato
la macchina di passaggio, ma nella vita non tutte le ciambelle
riescono col buco".
Non ho altro da chiedere. E non ha neanche tanto senso
insistere sui complici. Non me li riveleranno, e dal momento
che abbiamo il parathion, l'acido cianidrico e le impronte digitali
sulla spranga e il coltello, possiamo concludere che tutti e
tre gli omicidi sono esclusivamente opera loro.
"Non abbiamo altro da dirci", annuncio, alzandomi.
"Koula preparer le vostre confessioni e ve le dar da firmare.
Posso solo dirvi che  la prima volta che non sono per niente
contento di aver risolto un caso".
"Non te la prendere troppo", mi dice Calliope. "Neanche
noi te ne vogliamo. Ci siamo trovati a dover assolvere doveri
contrapposti: noi abbiamo compiuto il nostro e tu il tuo".
"Per, volevamo chiederti un favore", mi dice Arghir.
"Che favore?" Penso ad Adriana, ma mi sbaglio.
"Vorrei che ci mettessero nello stesso carcere". Resto
basito a guardarle. Arghir coglie la mia sorpresa e mi spiega:
"Siamo due zitelle pensionate, Kostas. Doppia solitudine:
quella della pensionata e quella della zitella. Se finiremo nella
stessa prigione almeno vivremo insieme in una cerchia di persone.
Di sicuro ci sentiremo meno sole di adesso. E poi potremo
essere di qualche aiuto alle altre detenute. Pensa soltanto
al successo che avr Calliope con le tazzine del caff!"
"In ogni caso, fino al processo, rimarrete nel carcere femminile
di Koridalls. Far in modo che vi inseriscano nella
stessa ala".
"E dopo il processo?" mi chiede Calliope. "Perch non
dubitiamo che ci daranno l'ergastolo".
"A quel punto, la decisione spetta all'amministrazione penitenziaria,
che dipende dal ministero della Giustizia. Vedr
che cosa posso fare".
Arghir, mi abbraccia e mi schiocca un bacio sulla guancia.
"Grazie, davvero, Kostas. E chiedi scusa da parte nostra
ad Adriana. Dille che noi le vorremo sempre bene".
L'interrogatorio pi informale ed al tempo stesso irregolare
che abbia condotto in vita mia si conclude qui. Torno nel
mio ufficio con sentimenti contrastanti. Da un lato sono soddisfatto
per aver risolto un caso davvero complicato, anche, se a
cose fatte, sembra semplice. Dall'altro, mi spiace di dover mettere
in galera due donne che ho conosciuto e con cui ho passato
bei momenti. Infine, mi consola un po' pensare che, con
il carattere che si ritrovano, di sicuro troveranno un modo per
star bene anche in carcere.
Chiamo il vicecomandante per dirgli che abbiamo finito.
"Abbiamo le armi utilizzate per tutti e tre gli omicidi e le confessioni
delle responsabili".
"Congratulazioni, signor commissario. Informo subito il
comandante", mi risponde, entusiasta.
Passano cinque minuti e mi richiama: "Il ministro vuole
un resoconto di prima mano".
L'ultima cosa che vorrei in questo momento  tornare verso
la Katechaki. Potrei prendere l'autopattuglia, ma lascio subito
perdere perch, dopo la riunione, devo proprio tornare a casa.
Ho ancora il pensiero fisso su Calliope ed Arghir e infatti
non mi accorgo del traffico n di quanto tempo ci metto ad
arrivare.
Con mia grande sorpresa, il vicecomandante mi aspetta
nell'ingresso. "Venga, perch sulla poltrona del ministro sono
spuntati i chiodi e ho paura che finir per sanguinare", mi accoglie
ridendo.
Per la prima volta, ministro e comandante mi stanno
aspettando.
"Congratulazioni", mi dice il comandante, tendendomi la
mano.
"Sono impaziente di sentire le buone notizie", dichiara il
ministro.
Mi siedo e faccio un resoconto completo degli sviluppi
odierni. I miei interlocutori non si limitano ad ascoltarmi: si
vede che pendono dalle mie labbra.
"Insomma, possiamo annunciare alla stampa che il caso 
chiuso?" mi chiede il ministro.
"Direi di s, e penso che l'annuncio debba farlo lei, signor
ministro. Si tratta degli omicidi di due ministri in carica e di
un ex, quindi penso che sia giusto che la comunicazione arrivi
dal vertice del ministero. Se poi i giornalisti volessero ulteriori
chiarimenti, potranno rivolgersi a me. Domani vi spedir una
relazione completa, in modo che anche voi possiate conoscere
tutti i dettagli".
"Credo che il signor commissario abbia ragione", conferma
il comandante.
"Congratulazioni vivissime, signor commissario", mi dice
il ministro alzandosi. "Ho apprezzato molto il suo lavoro, perch
si trattava di un caso estremamente complesso".
"A che ora mi manda la relazione?" mi chiede il vicecomandante
in corridoio.
"Domani alle dieci l'avr sulla sua scrivania".
Incasso un'altra salva di congratulazioni ed entro nella Seat.
Sono molto felice delle manifestazioni di entusiasmo dei miei superiori,
ma so che ora mi attende una serata difficile con Adriana.
...
40.

Ho la sensazione di non avere le forze per affrontare Adriana.
Se dovesse perdere il controllo, non sono affatto sicuro di riuscire
ad affrontarla con calma, dandole tutte le spiegazioni del
caso.
Nei casi difficili  giusto chiedere aiuto. In questo caso,
l'unico che pu fornirmi aiuto  Zisis. Passo quindi dal centro
di accoglienza per pregarlo di venire con me. Seduti a un tavolo
della sala ricreativa gli racconto tutta la storia. Mi ascolta
senza interrompermi.  uno degli aspetti pi strani di questo
stranissimo caso: tutti mi ascoltano senza interrompermi. Non
so se si debba al fatto che ho ormai una certa esperienza e ho
imparato a raccontare, o perch la vicenda  interessante... mi
sa la seconda che ho detto.
"Vorrei pregarti di venire con me", concludo. "Se ci sarai
anche tu, quando le parler, forse si controller e non ci saranno
scenate".
"Dammi un minuto per sistemare alcune cose e vengo con
te", mi risponde.
In capo a un quarto d'ora siamo a casa. Adriana d a Zisis
un bacio di sfuggita, ma  molto in ansia e quindi si rivolge subito
a me, anche se non sa se pu parlare apertamente davanti a Zisis.
"Com' andata? Tutto bene?"
"Non c' bisogno di tenere nulla nascosto. Zisis sa gi
tutto".
Si dirige in silenzio verso il soggiorno e noi la seguiamo.
Le descrivo con tutti i particolari il mio incontro con Arghir
e Calliope, a parte l'epilogo sul carcere. Mi ascolta senza guardarmi,
gli occhi fissi alla parete sopra lo schermo del televisore.
Quando termino, resta in silenzio, con lo sguardo sempre
allo stesso punto. Mi volto verso Zisis, inquieto, ma lui mi fa
cenno di aspettare.
Dopo un po', Adriana si gira verso di me: "Ma possibile
che non abbiano avuto neanche uno scrupolo?" mi chiede
con una voce appena percettibile. "Animali! Si sono attaccate
a noi nella foresteria, siamo andate in gita insieme, abbiamo
continuato a vederci di ritorno ad Atene, dicevano di essere
nostre amiche, e tutto questo era una finta, uno stratagemma
per ammazzare la gente ed avere il commissario che conduceva
le indagini dalla loro parte! "
"Ma no, Adriana! Quando ci siamo conosciuti non avevano
ancora progettato gli omicidi. L'idea gli  venuta vedendo i
tedeschi, come ti ho spiegato".
Mi guarda come se davanti a s avesse un ritardato mentale.
"Marito mio, sei un buon commissario, ma come uomo
sei proprio un ingenuo", mi dice, con accondiscendenza. Poi,
all'improvviso, alza la voce e grida: "Ma che tedeschi e tedeschi!
Sono tutte stupidaggini! E tu hai creduto alla favoletta
che ti hanno raccontato? Avevano pianificato gi tutto, e puntavano
proprio alla nostra amicizia sin dal principio. E Tasia,
in tutto questo, cosa c'entra?"
"Nulla. Tasia era ignara di tutto. Mi faceva le domande
perch erano state loro due a chiederglielo, e non ha mai pensato
a niente di male. Per questo ha tirato fuori la storia del
loro vecchio lavoro e te l'ha rivelato. Se fosse stata della partita,
se ne sarebbe stata zitta".
"Domani telefono a Maria della foresteria per farmi dire
se, quando hanno prenotato, sapevano che saremmo andati
anche noi da loro".
In quel momento, interviene Zisis. "Adriana, lascia perdere",
le dice. "Sono ipocrite e false, lo riconosco. Hai tutte le ragioni
di dire che si sono comportate da bestie. Lo accetto. Ma
poi lascia perdere: le hanno prese come topi nel cacio e basta".
" stato un tradimento, Lambros", gli risponde furibonda.
"Quel che hanno fatto  un tradimento".
"E lo dici a me?" le risponde Zisis, calmo. "Ho rovinato la
mia vita alla ricerca di traditori tra i miei compagni. La paura
del tradimento  la strada pi rapida per vedere intorno a s
solo traditori. Alla fine, guardi tutti gli amici che ti sono intorno
con sospetto, come potenziali traditori. Chiedilo a me, che
lo so bene". Fa una pausa e poi prosegue: "E ti dir qualcos'altro.
Ai vecchi tempi, voi e noi i traditori li fucilavamo. Ma in
questo modo abbiamo ucciso anche tanti innocenti. Oggi, le
vostre ex amiche sono in galera e verranno processate. Se c'
una traditrice  l'amica che ha rivelato il lavoro che facevano.
E loro sono le tradite, non tu".
Ringrazio Zisis, ma mi complimento con me stesso per
aver avuto l'idea di portarlo con me.
"Posso assicurarti che non sono per nulla disperate dalla
prospettiva di andare in prigione", spiego ad Adriana.
Resta a bocca aperta, mentre le racconto l'ultimo pezzo
di interrogatorio, quando mi hanno pregato di destinarle allo
stesso carcere in modo da farsi compagnia e stare meglio.
"Arghir mi ha detto: Pensa soltanto al successo che avr
Calliope con le tazzine del caff!"
"Sono completamente pazze", mormora. "Sono pazze e
dovrebbero chiuderle in manicomio".
"Non sono sicuro che in manicomio se la passerebbero
meglio che in prigione", le faccio notare.
"Le puoi definire pazze", interviene nuovamente Zisis. "Io,
invece, le definirei donne con dei princpi. Princpi che hanno
guidato le loro esistenze e che, alla fine, le hanno condotte al
baratro. Purtroppo, i princpi funzionano cos, Adriana. A volte,
ti conducono alla disperazione e, da l, alla rovina".
Improvvisamente, Adriana balza in piedi. Ha completamente
cambiato atteggiamento. "Lambros, non andartene. Vado
in cucina a preparare qualcosa da mangiare tutti insieme".
"Ma come fai a pensare di metterti a cucinare proprio ora,
dopo quello che ti ho detto?" le chiedo. "Ma lascia perdere!
Andiamo a mangiare fuori".
"Ho un cosciotto di capretto. Non faccio in tempo a pulire
le patate, ma lo preparo con i risoni e sar pronto in un'oretta.
Abbiamo anche dei piselli da ieri. Voi andate a prendere
una bottiglia di vino".
"A volte, devo confessare che non so che fare con mia
moglie", confido a Zisis, ed  la prima volta che lo faccio.
"Possibile che si metta a cucinare proprio adesso?"
"Ecco la differenza", risponde Zisis.
"Quale differenza?"
"Due donne in carriera, con solidi princpi, hanno ammazzato
tre persone, per reagire alla disperazione. La donna
di casa, invece, reagisce in cucina. E tu ti lamenti di ringraziare
la tua buona sorte! "
La ringrazio, la ringrazio, ma ogni tanto mi fa saltare i nervi.
...
.
...
FINE.